martedì 15 marzo 2022

Le vie della pace

 

Le vie della pace  

 Il papato romano emerse dal primo millennio come una monarchia territoriale indipendente, come, in fondo, ancora ambisce di essere nel suo minuscolo simulacro di stato romano. Iniziò ad esserlo nell’8° secolo e non lo era mai stato prima.  In precedenza, dal punto di vista politico, il papato era sottomesso all’autorità imperiale. Tutti i concili ecumenici del primo millennio furono convocati dagli imperatori romani. Il primo concilio ecumenico convocato da un papa romano fu quello Lateranense I del 1123.

 La trasformazione del papato in una monarchia territoriale indipendente avvenne durante il dominio dei Longobardi in Italia e fu consolidata sotto il successivo dominio carolingio, in particolare sotto il re dei Franchi Carlo Magno, con il quale il papato romano si federò e strinse legami molto profondi. Quando si parla delle radici cristiane  dell’Europa si fa di solito riferimento ad una realtà che iniziò ad esistere a quei tempi.

 Successivamente l’Europa si trovò a dover fronteggiare la travolgente espansione degli arabi, di fede islamica. Essa occupò oltre la metà dei territori rimasti sotto il controllo dell’impero romano, tutta la parte africana e asiatica, esclusa parte dell’Anatolia, e inoltre la Spagna e la Sicilia. Si trattò certamente di una invasione militare, ma anche di un processo di rapidissima inculturazione che non si spiega solo con il fatto di violenza bellica. Si ebbe, sostanzialmente, una conversione di larghe masse dalla fede cristiana a quella islamica. Quest’ultima condivide con quella cristiana parte di narrazioni a carattere mitologico ed ha significative assonanze teologiche, benché diverga in questioni fondamentali dalla fede cristiana. Gli studiosi ancora si interrogano sui fattori che favorirono questo fenomeno sorprendente, che coinvolse le terre e i popoli in cui la nostra fede si era formata e da cui aveva preso l’avvio la sua espansione nell’ambiente sociale della cultura greco romana. Alcuni individuano come elementi decisivi l’assonanza con la fede cristiana, per cui la teologia islamica non giunse completamente “nuova” ai popoli cristianizzati, la semplicità del nuovo culto, a fronte delle interminabili e irriducibili sofisticate controversie teologiche che avevano travagliato fin dal primo secolo la cristianità, e la sua grande forza di integrazione politica. Inoltre la civiltà islamica, dopo la conquista della Mesopotamia e della Persia, si presentava come molto ricca, sia culturalmente sia materialmente.

 Nel nono secolo la nostra fede rischiò sostanzialmente di essere cancellata dal panorama europeo. Nell’Europa occidentale l’alleanza con la dinastia carolingia costituì un fattore fondamentale per la sua sopravvivenza, in quella orientale costituì un fattore analogo la tenuta militare dell’impero bizantino. E il potere degli arabi islamizzati cominciò ad entrare in crisi agli inizi del secondo millennio, in particolare per l’impatto delle invasioni mongole. Ad esso si sostituì storicamente quello dei turchi islamizzati, originari dell’Asia centrale. Le guerre di crociata contro gli islamici in Palestina e in Egitto segnano l’inizio di una reazione politico militare degli occidentali cristianizzati. Il califfato arabo di Baghdad fu soppresso dall’invasione dei mongoli nel 1258. In Egitto si insediò la dinastia di origine turca dei mamelucchi islamizzati. In Anatolia emerse la dinastia turca degli ottomani, islamizzata, che nel secondo millennio arrivò a dominare il nord Africa e il Vicino Oriente islamizzato, l’Europa Balcanica e le coste settentrionali del Mar Nero.

 In epoca carolingia, durante  tempi tra i  più bui che le nostre collettività di fede abbiano mai storicamente attraversato, si realizzò una inculturazione dell’organizzazione politica propria delle popolazioni germaniche, basata sul feudalesimo, con duchi  e  conti con larghi margini di indipendenza i quali si riconoscevano  vassalli dell’imperatore, in quella delle nostre collettività religiose in Europa occidentale. In sostanza, il papato romano, costituito in monarchia territoriale indipendente, venne ad accreditare una propria rete di vassalli, costituiti dai vescovi e dagli abati dell’organizzazione monastica, a loro volta organizzati come sovrani feudali al modo di  ducati  o  contee.  E, all’inizio del secondo millennio, si organizzò propriamente come un impero religioso, non riconoscente alcun potere politico sopra di sé, contrapponendosi così all’impero politico costituito dalla fine del primo millennio in Germania, che dominava anche l’Italia settentrionale, verso il quale rivendicava una supremazia religiosa analoga a quella esercitata sotto il dominio di Carlo Magno.

 Perché scrivo di questi fatti tanto lontani? Perché, bisogna capirlo bene, il senso dell’ideologia affermatasi nel Concilio Vaticano 2° (1962-1965), riguardo all’organizzazione delle nostre collettività religiose e alla posizione che in esse hanno il papato, i vescovi e i fedeli, fu quello di un marcato distacco dall’ideologia imperiale e feudale che era stata ideata a partire dall’inizio del secondo millennio, sulla base degli eventi storici dei tre secoli precedenti. E’ appunto da ciò che derivò l’importanza che da allora  si diede al  dialogo nelle questioni di fede, mentre in precedenza tutto veniva posto sotto lo schema dell’obbedienza, e l’idea che la pace sia  un compito che richiede  la collaborazione attiva delle masse e non più solo la semplice sottomissione ad un potere centrale, religioso o politico che sia.

 

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli