martedì 1 febbraio 2022

Teologia di corte e teologia critica

Teologia di corte e teologia critica

 

  La teologia è un discorso ragionevole sulla fede come fenomeno sociale, collettivo.

  Non è fare teologia parlare di come si vive la propria fede interiormente.

 La teologia è una scienza solo quando riflette su se stessa. In quell’attività può infatti essere rigorosa, definendo i criteri della propria ragionevolezza e attenendovisi. Ma non è questa il principale campo della teologia, ciò a cui serve. Il suo compito più importante è quello di giustificare, legittimandolo ragionevolmente, l’esercizio del potere religioso. Allora spiega che cosa è la verità, vale a dire ciò che deve essere accettato se si vuole essere dentro una società religiosa. Se svolge questo lavoro su richiesta e nell’interesse di autocrati, di gente che governa senza richiedere legittimazione né dal basso né dall’alto, è teologia di corte.

  Un altro tipo di teologia è quello che cerca di giustificare il potere di chi si oppone agli autocrati, e allora fa riferimento a un movimento dal basso. Questa può essere definita teologia critica.

  In entrambi i casi si parte da problemi di governo.

  Di solito il lavoro viene presentato come uno sviluppare ciò che c’è nelle fonti della rivelazione, ma, in realtà, prima si decide come si vuole il governo, poi si cerca nelle rivelazione ciò che può giustificare quel governo, e infine si presenta il risultato di quella ricerca come una verità religiosa, nel senso che ho specificato. Ad esempio, la teologia del Regno sociale di Cristo, sviluppata nei travagliati anni ’20 su impulso del Papato, ebbe questa origine storica. Ce ne derivò la solennità di Cristo re, nell’anno liturgico.

  Ai tempi nostri, a differenza che negli scorsi anni ’70,  appare particolarmente carente una teologia critica che sorregga il processo di riforma sinodale che si è voluto avviare, per rimediare al declino delle nostre Chiese, piuttosto evidente in Europa. Quindi ci mancano le parole per parlare di sinodalità. Questo dipende, credo, dall’ ostinata e lunga repressione esercitata sui teologi negli scorsi decenni.

  Ho un abbonamento a una rivista che tratta di temi ecclesiali, pubblicando anche scritti di teologi. Raramente in questi ultimi vedo articolati discorsi per mettere in questione come si vuole sviluppare la sinodalità da parte degli autocrati, sostanzialmente inscenandone una misera rappresentazione.

   Che fare?

  Meglio non pasticciare con la teologia, che del resto spesso si lancia in un immaginifico spiritualismo, che non serve a nulla. Diciamo pane al pane. Non serve la teologia per convincersi che l’autocrazia che ci sta soffocando è obsoleta, relitto dei tristi secoli passati.  Vogliamo veramente partecipare? E allora partecipiamo.  Cerchiamo di uscire dall’assurda condizione di umiliazione alla quale è costretta la maggior parte delle persone di fede. Poi, forse, tra cinquant’anni si affermerà una teologia critica che ci spiegherà perché avevamo ragione.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.