martedì 11 gennaio 2022

Manuale operativo di sinodalità -10.1- Il metodo – 1-

 

 



 

Per informarsi sul WEB sui cammini sinodali

 

Sito del Sinodo 2021-2023 (generale)

https://www.synod.va/it.html

Siti del cammino sinodale delle Chiese italiane

https://camminosinodale.chiesacattolica.it/

https://www.chiesacattolica.it/cammino-sinodale-delle-chiese-che-sono-in-italia-i-testi-approvati-dal-consiglio-permanente/

Sito della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi

http://secretariat.synod.va/content/synod/it.html

 

Manuale operativo di sinodalità

-10.1-

Il metodo – 1-

 

 

Praticare la sinodalità in un piccolo gruppo di amici è semplice. Molto più complesso è invece riorganizzare in modo in senso sinodale una parrocchia, intesa come istituzione.

  In queste cose è necessaria la progressività. Non basta progettare, occorre anche programmare. Nella programmazione è compresa la valutazione delle risorse disponibili: persone, beni materiali, opportunità locali. Progettazione  e programmazione  sono strettamente connesse. Quando ci si impegna in una costruzione sociale, ed è appunto il caso della sinodalità, è necessario essere realisti nella valutazione delle risorse: infatti non è saggio proporsi risultati troppo lontani nel tempo, perché le persone cambiano rapidamente  e dunque, con esse, una parte fondamentale delle forze disponibili.

  Meglio però non pensare a rivoluzionare l’esistente in tempi brevissimi: si rischia di sfasciare senza riuscire a sostituire in tempo utile per sbrigare gli affari correnti, che in una parrocchia sono molti. E’ più razionale, quindi, pensare a una espansione  dell’esperienza sinodale, man mano che della sinodalità si fa esperienza e tirocinio. La mia esperienza in queste cose, ormai abbastanza lunga, è che non sempre tutto riesce secondo i propositi, principalmente perché per lavorare bene insieme bisogna conoscersi e intendersi e questo richiede tempo e soprattutto un ambiente favorevole. Non bisogna però demoralizzarsi, ma nemmeno pretendere troppo.

  Nella precedente lunga era della parrocchia si è fatta l’esperienza di che cosa accade quando si cerca di inculcare con troppo poca progressività e troppo poca duttilità un modello sociale progettato senza tener conto delle condizioni sociali in cui si è immersi e dell’ambiente umano. Se ne rimane frustrati. Sentivo spesso lamentare, dopo l’insuccesso di varie iniziative: “Vi scivola tutto addosso”. In effetti era così. Alle persone che venivano in chiesa non era consentito di dire la propria né di loro si teneva veramente conto, ci si limitava a cercare di inculcare  certe idee di orientamento che mi parve fondamentalista, ma loro poi reagivano per vie di fatto, allontanandosi. Così da parte di chi dirigeva il processo si era insoddisfatti dei praticanti, perché, si diceva, si limitavano a voler essere buoni, mentre si sarebbe voluto  da loro qualcosa di più, perché anche i pagani desiderano mostrarsi buoni. La gente di fede, secondo quella concezione, dovrebbe invece mostrarsi  super-buona, qualcosa di eccezionale, sorprendente, in modo da far vedere che cosa può produrre il soprannaturale. Così, invece di essere confortati dall’idea che in genere  si prova ancora ad essere buoni, e soprattutto che l’idea di bontà è ancora basata sull’etica cristiana, se ne era delusi. La sfiducia traspariva e così se ne era anche ricambiati. In democrazia la gente non accetta più di essere strapazzata in quel modo. Quindi poi diminuì anche la gente che veniva in chiesa.

  Nella progettazione è bene partire dall’idea fondamentale di sinodalità: realizzare un’effettiva partecipazione alle decisioni che riguardano tutti, secondo un benevolente spirito evangelico per il quale tutti si interessano a tutti e non solo a ciò che a ciascuno viene in tasca – la mentalità  condominiale  è l’antitesi dello spirito sinodale, con una contestuale assunzione di responsabilità per l’esecuzione delle decisioni prese. Questo è molto importante in un ambiente come quello italiano in cui c’è una certa propensione a dirigere – si dice che ciascuno si pensa come direttore tecnico della Nazionale di calcio, ma molto meno a impegnarsi nel dare una mano con continuità in qualsiasi cosa, accettando anche i relativi rischi.

  Quindi si dovrà cercare di cominciare nei campi in cui è possibile e si vuole realmente  creare spazi di decisione condivisa e di assunzione di responsabilità.

  Ribadisco che, quando si istituisce uno spazio di responsabilità, la partecipazione alle decisioni implica anche l’impegno a partecipare con continuità all’esecuzione di quelle decisioni, anche se poi si cambia idea o ce se ne stufa o, anche, si trova di meglio da fare. In questo bisogna darsi una disciplina, un’etica, che sia presidiata anche da una adeguata spiritualità. Questo perché non si partecipa ad un condominio o ad un qualche passatempo od hobby, ma alla Chiesa. L’abbandono di solito è praticato dai fedeli come forma di reazione al totalitarismo ecclesiale o di gruppo, quando insomma si è tiranneggiati, impediti a partecipare,  e ad un certo punto non lo si sopporta più e allora ci si allontana. Nella sinodalità, se  è reale, è tutto diverso: tutti fanno conto su tutti, di tutti si tiene conto, e tutti sono necessari all’attuazione del programma deliberato. Si è, prima di tutto, amici. E lo si è, nella Chiesa, per diffondere e praticare il vangelo, dunque per estendere quel particolare tipo di amicizia insegnato dal Maestro, che trasforma la società in senso benevolente e solidale.

  La preparazione della sinodalità dovrebbe consistere innanzi tutto nel capire chi è disposto a fare che cosa e dove si può iniziare a sperimentare questa partecipazione. Comunque non ci si dovrebbe riunire solo per parlare  come si sta facendo ora nella fase di ascolto  nei cammini sinodali che sono in corso, perché altrimenti se ne esce frustrati e dalla frustrazione scaturisce la demotivazione. Per di più, ora si parla, forse si ascolta, ma viene sconsigliato il dibattito, vale a dire la discussione sulle argomentazioni in campo, e soprattutto non si passa mai a proporre e votare su mozioni per deliberare che fare  prendendo i conseguenti impegni.

  Le disponibilità personali di impegno, che sono quelle che contano nel costruire la sinodalità, variano a seconda delle persone, ad esempio a seconda dell’età, degli impegni di studio, di lavoro o di famiglia, di tutte le altre attività sociali in cui si è inseriti. Il tempo delle persone è una risorsa preziosa, che non va sprecata. Spesso mi pare che clero e religiosi, i quali hanno fatto in definitiva della religione un mestiere e si esonerano da carichi di famiglia, non abbiano piena consapevolezza che il tempo delle altre persone è in gran parte preso da altro.

  Sento criticare i giovani perché pensano solo a divertirsi tra loro, in particolare pensando molto al sesso, senza considerare che non fanno nulla di diverso da ciò che la natura impone loro di fare. Così si propongono loro forme di spiritualità del tutto inadeguate dalle quali, assolutamente a ragione, essi si esonerano. Tutti sappiamo bene che l’etica religiosa proposta ai giovani  non è sostenibile, e infatti nella nostra vita più o meno tutti ce ne siamo affrancati, ma poiché siamo tiranneggiati da un’immaginifica teologia che è lo scotto che sembra doversi pagare per rimanere agganciati alla Chiesa, ci passiamo sopra, letteralmente. Non coinvolgeremo i più giovani se non offriamo loro di partecipare in modo che sia loro realmente  utile.

  Il grosso problema del modo di vivere la religione proposto in genere nelle parrocchie è che spesso è inutile. L’indifferenza religiosa che clero e religiosi lamentano dipende in gran parte da questo.

 Dunque: si cominci a contare le forze  e a vedere che cosa ogni persona che risponda all’appello  è disposta a fare con continuità.

  Può accadere che il tempo che una persona mette a disposizione della religione sia assorbito quasi interamente nella partecipazione di comunità totalitarie. In gran parte i movimenti  che hanno preso piede dopo il Concilio Vaticano 2° hanno queste caratteristiche che hanno recepito fondamentalmente dall’esperienza storica delle congregazioni religiose.

 Nella riunione sinodale a cui ho partecipato e che verteva sui compagni di viaggio, uno dei partecipanti ci ha confidato che tutta la sua energia era assorbita dal piccolo gruppo in cui viveva molto intensamente la propria spiritualità. Dal punto di vista spirituale, così, si fa vita da monaci cenobiti  ed è come se sulla porta di quel piccolo gruppo fosse scritto “Clausura” come nelle parti dei conventi che sono inibite agli estranei.

  Che succede se, come accade nella nostra parrocchia, una parte significativa dei praticanti, spesso frequentanti ma non residenti, è in quella condizione? Certo con loro la sinodalità sarà difficile, come in effetti lo si è dimostrato da noi. Probabilmente non è con loro che si dovrebbe iniziare. La sinodalità, infatti, assorbe tempo. Forse potrebbero essere coinvolti in un secondo momento, ma forse anche tra loro si potrebbe trovare chi comunque riesce a ricavare tempo anche per la sinodalità. Capisco, però, i loro problemi, la loro via  è comunque virtuosa, la riconosco come genuinamente cristiana, e non sto ad attaccare loro dei pipponi moraleggianti. Si potrebbero inserire in esperienze di sinodalità che comportino minor impiego di tempo, ma che consentano comunque di frequentarsi con continuità varcando le rispettive clausure. Ad esempio iniziare un’esperienza di autoformazione come un gruppo di lettura, che non appare come particolarmente connotata in senso religioso e quindi valida in una parrocchia, ma in realtà lo è, perché comporta condivisione  e, nel dibattito, tirocinio di convivenza. Se pensiamo alla liturgia della Messa, sotto certi aspetti chi vi partecipa lo fa anche con lo spirito di un gruppo di lettura, perché vi si condivide ciò che chiamiamo Parola  e che ricaviamo dalle letture bibliche che si fanno, e che vengono (o dovrebbero essere) spiegate nell'omelia e meditate da tutti.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli