mercoledì 3 novembre 2021

Metodi di sinodalità 2

 

Il logo del Sinodo


Metodi di sinodalità 2

 

  I processi sinodali che sono stati aperti quest’anno per iniziativa di papa Francesco riguardano tutte le Chiese del mondo e questo ne rende imprevedibile il risultato. Benché si inizi in sede locale, la procedura programmata prevede sintesi a livello nazionale e continentale e poi una sintesi a livello mondiale nell’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi indetta per l’ottobre 2023. Si realizzerà quindi una estesa circolarità di esperienze e proposte e non è detto che ciò che uscirà dal Sinodo come indirizzo per la Chiesa universale rifletta quelle europee, e italiane in particolare.

  In genere c’è l’idea che salvare il mondo sia innanzi tutto un compito di chi detiene il potere sociale dominante nei suoi sistemi politici. Ma c’è anche l’idea che i problemi del mondo sono stati causati in gran parte da quello stesso ceto politico. E non mi pare che si colga la contraddizione.

  Al fondo delle concezioni espresse nelle encicliche Laudato si’ (2015) e Fratelli tutti (2020) c’è invece la convinzione che salvare il mondo sia compito di tutte le persone che lo abitano e che per farlo occorra non solo influire sui ceti politici dominanti, ma anche cambiare stili di vita, ambizioni e desideri di tutti, cosa che, naturalmente, si è poco disposti a fare nelle società dominanti del mondo, tra le quali quella italiana.

  Negli scorsi anni ’60  e 70, invece, i principali progetti di riforma sociale, compresi quelli che furono espressi da forze di tipo religioso, prevedevano il cambiamento delle abitudini della gente, nel quadro di un nuovo modello di sviluppo. Nei decenni successivi, quelli dell’affermazione di un neo-capitalismo che promise il benessere universale per sgocciolamento  dai più ricchi alle altre componenti sociali, si diffuse un diverso modo di pensare, secondo il quale furono calibrate anche le aspirazioni personali e anche i modi di socialità. Si pensò, così, di poter bastare a sé stessi, ma anche che si dovesse  farlo. E questo in un mondo globalizzato, vale  a dire governato secondo un sistema di interazioni politiche estremamente complesso, che sorregge poi un’economia che consente transazioni economiche sicure a livello mondiale, per cui si è diventati molto dipendenti da società molto lontane da noi. Anche i più potente sistemi politici della terra, che in genere non sono più stati nazionali, vale a dire che pretendono di riunire sotto un unico governo un solo popolo in senso etnico, ma federazioni che comprendono più popoli, non riescono più a dominare l’intero sistema, che quindi si regge su accordi  internazionali. Poiché questa situazione si è prodotta al tempo del dominio di quel neo-capitalismo di cui ho scritto, essa gli ha aperto la strada e l’economia gliela ha indicata. Più recentemente si è acquisita consapevolezza dei problemi a breve termine che derivano dall’intenso sfruttamento ambientale che sorregge quell’economia e del fatto che il risultato dello sgocciolamento, come avvertivano molti economisti e sociologici negli ultimi decenni, era fallace. A fronte del più intenso sfruttamento ambientale si sta realizzando una concentrazione della ricchezza in poche mani, anche se un certo aumento del livello di benessere si  è indubbiamente prodotto nelle società più povere, che un tempo erano definite Terzo mondo, ciò a fronte, paradossalmente, di un impoverimento delle classi medie delle società più ricche, complessivamente indicate come Occidente.

  La sinodalità ecclesiale  che viene ora proposta come modo ordinario di vivere la fede, non solo come metodo per organizzare una consultazione  nella fase preparatorio per il Sinodo dell’ottobre 2023, non è limitata al progetto di una riforma ecclesiale, ma di un’azione sociale popolare  per salvare il mondo, nel presupposto che vi siano ancora popoli  disposti collettivamente ad assumersi questo compito e che in essi vi siano anche le capacità di portarlo a termine. La riforma è naturalmente ancorata al vangelo e, senza di esso, non avrebbe più orientamento e si risolverebbe solo in una vaga agitazione sociale. L’idea, compiutamente espressa, è che la pratica popolare  del vangelo possa cambiare il modello di sviluppo che sta portando alla rovina il mondo, come indicato nell’enciclica Laudato si’.

  Se passiamo a tradurre tutto ciò che ho sopra osservato in indicazioni operative per l’organizzazione di gruppi sinodali, si possono enucleare alcune idee che possono servire da linee guida e che di seguito espongo.

   Un gruppo sinodale  nel quale si possa realizzare un reale  ascolto delle persone non può avere più di una trentina di partecipanti. Per limiti cognitivi di specie non possiamo realizzare una effettiva e forte intesa relazionale per gruppi più numerosi. Non dobbiamo quindi pretendere troppo dal lavoro che si fa in quell’ambito. Il risultato deriverà da un’interazione molto più vasta, appunto perché il processo sinodale si svolge a livello mondiale e le soluzioni, riguardando problemi globali, non potranno che venire che su grande scala. Sarà quindi molto importante la sintesi che si farà ad ottobre 2023, alla quale seguirà una fase attuativa che dovrebbe, però, già trovare comunità acculturate alla sinodalità e dunque capaci di agire collettivamente e in modo partecipato per salvare il mondo.

  Non dobbiamo avere fretta: dobbiamo rispettare di maturazione personale.

 Nelle relazioni sociali superficiali che oggi vanno per la maggiore, vale a dire quelle mediate da reti telematiche, le agitazioni sociali si diffondono rapidamente, ma sono effimere, perché ciascuno può sganciarsene rapidamente cliccando sul tasto ESCI/LOG OUT. Esse sono funzionali alle strategie economiche prevalenti nel neo-capitalismo dominante, che richiede consumatori pronti a variare rapidamente le proprie abitudini di acquisto. Ma nel processo sinodale noi non vendiamo nulla: vogliamo invece suscitare quella che, nel lessico del Papa, viene chiamata amicizia sociale, nella quale ogni persona fa conto in modo durevole sulle altre. L’idea che per salvare il mondo bastino singole prese di posizione, una risposta ad un quesito referendario, un voto elettorale, si è rivelata ingannevole: da qui, credo, la disaffezione al voto che si è manifestata nell’ultima tornata di elezioni amministrative. Il vero cambiamento deriverà da relazioni forti ed estese: ma estendere relazioni forti richiede tempo. Il tempo è superiore allo spazio, insegna il Papa, proprio per rendere quel concetto.

  Non dobbiamo avvilirci se il nostro lavoro di sinodalità in una realtà di base come la parrocchia all’inizio coinvolgerà meno persone di quante vorremo. Occorre perseverare.

  Infine, il vangelo. Ci sono molti modi per definirne l’azione in noi. Uno di questi è che è come un alimento. Per questo i nostri vescovi consigliano di realizzare nella socialità sinodale che vogliamo intraprendere momenti liturgici di ascolto e meditazione del vangelo e  di preghiera. Da chi ci verrà l’aiuto?, recita il salmo: il vangelo ci dà la risposta.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli