martedì 30 novembre 2021

Manuale di sinodalità - L’incontro sinodale

 




Per informarsi sul WEB sui cammini sinodali

 

Sito del Sinodo 2021-2023 (generale)

https://www.synod.va/it.html

Siti del cammino sinodale delle Chiese italiane

https://camminosinodale.chiesacattolica.it/

https://www.chiesacattolica.it/cammino-sinodale-delle-chiese-che-sono-in-italia-i-testi-approvati-dal-consiglio-permanente/

 

Manuale di sinodalità

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L’incontro sinodale

 

 Affronto il tema dell’incontro sinodale tenendo conto delle condizioni in cui sarà tenuta la nostra assemblea sinodale di domenica 5 dicembre, che sono costretto a stimare approssimativamente non conoscendo nulla della fase preparatoria, se mai c’è stata. Sicuramente i fedeli convocati non hanno finora avuto alcuna informazione su ciò che ci si propone di fare. Queste premesse sono obiettivamente sfavorevoli, ma non c’è tempo per rimediare. Ci si potrà pensare per le prossime volte,  se si è deciso o si deciderà  che ci saranno.

  Osservo che, per organizzare la sinodalitá, anche la preparazione delle attività dovrebbe essere sinodale, vale a dire partecipata e pubblica. Se tutto viene deciso, senza minimamente informarne la comunità,  dai preti e dai consulenti che essi si sono scelti, si comincia male. La sede di queste decisioni, in base al diritto canonico, dovrebbe essere il Consiglio pastorale parrocchiale, la cui istituzione è obbligatoria nella Diocesi di Roma. Ciò implica naturalmente l’obbligatorietà della sua “manutenzione” e anche del suo regolare esercizio. In ciò nella nostra parrocchia siamo in difetto. La responsabilità è di noi tutti parrocchiani, ma quella delle persone laiche e più grave perché siamo la stragrande maggioranza del popolo della parrocchia. E non dobbiamo accampare scuse in merito perché, almeno noi adulti, siamo abituati ad esercitare i nostri diritti e doveri democratici nella società civile e quindi non abbiamo alcun pretesto di fare i finti tonti e la figura di chi cade dal metaforico pero.  I ragazzi più freschi di studi, un privilegio non comune nel mondo quello di poter raggiungere gratuitamente l’istruzione superiore, devono rimproverarsi di non aver saputo mettere a frutto ciò che hanno imparato a scuola. Non era stato forse detto loro che studiare serviva a poter partecipare alla società? E la Chiesa non è forse parte della società? Noi adulti, poi, siamo pigri. Pretendiamo, in religione, di farci portare per mano come i bambini. Poi, allora, abbiamo ciò che ci meritiamo. La Chiesa, però, così sta andando in rovina. La realtà è esattamente questa; non mi convincono le chiacchiere confuse degli spiritualisti. Occorre darsi da fare. Se il Consiglio pastorale parrocchiale appare in fase agonica è colpa nostra che non ne abbiamo avuto cura. Come potevamo pensare che provvedessero i preti, quando quell’organismo è pensato proprio limitarne i poteri, insomma come antidoto al clericalismo del clero? Naturalmente, visto che pareva non interessarci, l’hanno lasciato scivolare in obsolescenza. Ora che ci servirebbe, ci troviamo in impaccio.

  Abbiamo un riferimento per prevedere che si farà all’assemblea sinodale del 5 dicembre, vale a dire ciò che si fece  nella Quaresima del 2016, per tentare una ricomposizione della frattura radicale tra le componenti della parrocchia di orientamento fondamentalista, conciliare e spiritual/devozionale, esperimento abortito essenzialmente a causa del partito fondamentalista che disse che della riconciliazione non sentiva alcuna necessità, in fondo ricambiato. Nessuna meraviglia, perché la storia della nostra Chiesa è piena di fatti del genere, si ebbe infatti l’anatema  facile nonostante tutta la sinodalitá che si predicava e anche si provava a praticare,  ora va meglio perché la consuetudine con i principi democratici evita certe efferatezze, le quali, almeno nei confronti delle persone laiche,  in genere rimangono a livello di chiacchiere e letteratura (a preti e religiosi va peggio). Insomma all’epoca si fece una assemblea nella Chiesa parrocchiale, con una sorta di liturgia della Parola, e poi ci si divise in gruppi estemporanei di discussione. Mi parve che la presenza nei vari gruppi dei capi delle aggregazioni laicali che abitavano la parrocchia  coartasse un po’ la libertà d’espressione. Ma bisogna anche osservare che le persone non sapevano che dire, perché non si era presentato loro un progetto chiaro di attività. Tutti s’era d’accordo di volersi bene alla lontana, comunque. La situazione è ancora questa. Di fatto essa impedisce di allargare e intensificare il coinvolgimento della gente del quartiere alle attività parrocchiali, anche se indubbiamente ha ripreso a venire numerosa in chiesa e ad affidarci tanti giovani per la formazione religiosa di base. Questo risultato va ascritto a merito dei preti, diaconi e catechisti che hanno lavorato con grande impegno dall’autunno del 2015, quando si è iniziato a correggere alcuni problemi, molto evidenti, che si erano manifestati. Due anni prima era venuto in visita pastorale da noi l’Ausiliare di Settore, nel corso di un’assemblea nella Chiesa parrocchiale aveva potuto avere un panorama affidabile delle idee che circolavano in parrocchia e, sembra, da alcune di esse era parso un po’ scioccato.

  Questa volta sarebbe bene che si impiegasse un po’ di tempo, diciamo una decina di minuti, per spiegare a)chi ha deciso di convocarci, b)perché siamo stati convocati, c) che cosa ci si propone di ottenere da noi. Infatti, dalle domande che ho sentito fare in giro, mi pare che in genere non si sappia nulla in merito. Questo, naturalmente, non riguarda il nostro gruppo di Azione Cattolica, in cui da tempo stiamo approfondendo e in merito sono state diffusi due manualetti, uno di settanta pagine e l’altro, molto sintetico, di sei. Inoltre abbiamo già preso a riunirci come gruppo sinodale.

 Chi ha deciso di convocarvi? Il Papa.

 Perché siamo stati convocati. Per ascoltarci come comunità, non individualmente, uno per uno, come in un sondaggio demoscopico. La parrocchia ne riferirà in Diocesi, quest’ultima alla Conferenza episcopale nazionale e,poi, da qui si arriverà a una sintesi per Continenti e, infine,tutto perverrá all’esame del Sinodo dei vescovi della Chiesa cattolica: questo per il cammino sinodale mondiale del quale si farà  sintesi nell’ottobre 2023. Quello nazionale durerà più a lungo, fino all’ottobre 2025, e prevede altri momenti di ascolto.

 Che cosa ci si attende da noi? Che ci esprimiamo liberamente, dialogando tra noi, fino a mettere a punto una sintesi che corrisponda ad impegni collettivi, cercando di creare, come frutto del dialogo, che implica stabilire relazioni tra i dialoganti, il più ampio consenso sugli impegni collettivi che saranno decisi dal gruppo e nel gruppo. Questa appunto è sinodalitá.

  Si partecipa all’attività in quanto Popolo di Dio. Questa è un’espressione con una forte valenza teologica, che non sto qui ad approfondire. È importante, però, capire questo: di quel popolo fanno parte tutti coloro che affidano a Cristo la propria vita e la propria speranza. Quindi anche clero e religiosi. Uno degli scopi della sinodalitá è di sanare l’emarginazione di clero e religiosi dal Popolo di Dio. Dunque anche clero e religiosi sono chiamati a partecipare alla consultazione, in condizione di pari dignità con le altre persone. Ma nella fase di consultazione non hanno il potere di chiudere la bocca agli altri, perché, altrimenti, chi fosse costretto a tacere non sarebbe consultato. I nostri vescovi lo hanno scritto chiaramente: devono essere ammessi alla consultazione non solo coloro che sono integrati nelle attività ecclesiali, i quali sono sempre meno, ma anche tutti gli altri, compresi gli emarginati, gli esclusi, i poveri. Se devono essere consultati, allora si deve riconoscere loro diritto di parola.

  Naturalmente, in occasione dell’assemblea sinodale del 5 dicembre, non siamo andati a cercare gli esclusi, abbiamo dato un annuncio in parrocchia, per coloro che volessero venire, e allora verranno solo quello che già sono integrati in qualche modo, ma, riconoscendo libertà  di parola, si potrebbero comunque avere delle sorprese. In realtà non si sa che pensano anche gli integrati, perché, in genere, nella vita ecclesiale non si ha modo di esprimersi veramente.

  La missione  è al centro del processo sinodale: significa diffondere il vangelo, che non è tanto una dottrina, come purtroppo non di rado viene presentato e inteso, ma un modo di vivere e di relazionarsi. In definita nel processo sinodale ci si confronta con il vangelo e sul vangelo. Le persone laiche, a causa di consuetudini e concezioni  ecclesiali distorte, frutto di degenerazioni di origine storica, spesso non hanno consapevolezza di praticare il vangelo nella loro vita e allora pensano di prendere a modello preti e religiosi, i quali però, nati laici, sono poi stati chiamati a svolgere specifiche e particolari  funzioni nella Chiesa che hanno accettato di accollarsi al servizio di tutti, ma che non sono assolutamente le sole ad essere adempimento della missione, né per la loro specificitá  possono essere un esempio per tutti.

  Chiarito questo bisognerebbe esplicitare il programma delle attività sinodali. Quanti saranno gli incontri? Con quale periodicità? Come avverrà la sintesi?

  Nel caso si preveda un’attività che si sviluppi fino alla sospensione estiva delle attività, sarebbe bene creare una specifica organizzazione sinodale, ben distinta dai gruppi arrivi in parrocchia, che garantisca una certa circolarità del dialogo tra i vari gruppi e la sintesi. Nell’assegnazione dei vari compiti dovrebbe esserci una certa turnazione e nessuno dovrebbe rimanere senza un incarico. Ci si deve abituare a partecipare attivamente ad ogni attività, non rimanendo mai semplice platea. Tra le varie attività dovrebbe essere compresa quello di ufficio di presidenza, che sarebbe meglio istituire collegiale e a rotazione, comunque sottoponendolo al’assenso dei membri del gruppo.

  Poiché, nel processo sinodale parrocchiale, partiamo a freddo, senza alcuna preparazione a ciò che ci si propone di fare,all’inizio sará necessaria l’opera di animatori, i quali, scrivono i vescovi italiani nelle loro indicazioni metodologiche, devono mantenere un profilo neutrale, resistendo alla tentazione della predica, della catechesi o dell’omelia, e devono proporsi di suscitare autonomia nei gruppi loro affidati, e, in particolare, la costituzione di uffici di presidenza.  Da questi ultimi dovrebbero trarsi le forze per organizzare assemblee di verifica e sintesi e la circolarità delle esperienze, con la partecipazione anche ad altri gruppi sinodali, per condividerne e valutarne i risultati.

  Nella costituzione dei gruppi che il 5 dicembre proseguiranno le attività dopo il primo momento di sintesi, suggerisco, sulla base dell’esperienza:

a)  Di confinare i capi di associazioni, movimenti, confraternite operanti in parrocchia in un gruppo a sé, perché non limitino la libertà di espressione dei loro adepti;

b) Di organizzare i gruppi per fasce d’età;

c)  Di scegliere gli animatori solo tra coloro che credono nella sinodalità.

d) Di dare indicazioni perché in ciascun gruppo ci sia una persona che si occupi di stendere per iscritto la cronaca di quello che s’è fatto. Infatti, si ascolta per riferire, e quindi, prendendo coscienza di come si è come comunità, per cambiare collettivamente con l’apporto di tutti e tenendo conto di tutti. I gruppi sinodali non sono proposti come esperienze in cui si pratica l’autocoscienza a fini di edificazione privata.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli