domenica 28 novembre 2021

Manuale di sinodalità - Contenuti

 




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Manuale di sinodalità

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Contenuti

 

    La sinodalità presuppone una certa capacità di partecipare ad attività comuni in tutti i fedeli, che ora spesso manca.

  Della religione in genere non se ne sa a sufficienza, ma si pensa che basti così. In fondo non ci sono i preti? Questo atteggiamento, che in parte è stato indotto dal clero, ci ha poi portato alla grave situazione in cui ci troviamo, descritta come una frattura  tra Chiesa e società intorno.

  La formazione religiosa è molto carente e questo va addebitato al clero: è suo compito specifico di organizzarla. D’altra parte i preti sono sempre meno e, anche volendo approfondirla, non ce la fanno. La maggior parte dei fedeli, quindi, vive per tutta la vita più o meno con ciò che han imparato per la Prima comunione, che è poco. Nessuna meraviglia che non venga in chiesa.

  D’altra parte preti e religiosi tendono a replicare la formazione che loro stessi hanno avuto, che non va bene per gli altri fedeli. C’è troppa dogmatica, il settore più efferato della teologia e troppo poca storia. Un’infarinatura di dogmatica serve per chi deve predicare, come  vademecum spiccio per orientarsi; le altre persone è meglio che divengano consapevoli delle varie concezioni di fede nel corso di approfondimenti storici. Da questi ultimi emerge il collegamento tra società e concezioni religiose e la conseguente importanza del lavoro sociale. E, ad esempio, l’origine storica della divisione rigida tra clero e religiosi, da una parte, e tutti gli altri fedeli, dall’altra. Se si pensa che sia scritta in Cielo, allora diverrà impossibile cambiarla e, bisogna dirlo francamente, allora la Chiesa, come società storica, finirà, così come sono finite le aggregazioni sacerdotali dell’antica religione politeista greco-romana. Per certi versi, come scrivono gli esperti, stiamo proprio vivendo una fase agonica della nostra Chiesa. Si è interrotta la sua continuità generazionale, sta venendo abbandonata dalle donne, le ultime fedeli assidue, sopravvive dove può contare sul finanziamento pubblico o privato (la nostra è pesantemente dipendente da quello pubblico), ma proseguendo come ora, si ridurrà a un resto di clero e religiosi che faranno da custodi a dei musei religiosi.

  Queste che ho sintetizzato sono ormai delle ovvietà, sulle quali tutti quelli che hanno una visione realistica delle cose convengono. Poi ci sono anche quelli che si illudono che non sia questa la verità, ma, appunto, si illudono, sognano.

  Sento spesso chiedere quale sia lo scopo  dei processi sinodali  che papa Francesco ha attivato. E’ facile da dirsi: la pratica  della sinodalità, dove si riuscirà ad ottenerla, sarà già il principale loro risultato.

  Non si tratta di prendere posto in una sala o in una chiesa e di ascoltare  una conferenza o una predica, in posizione passiva, da platea. Questo è quello che, però, in genere si è abituati a fare.  A volte è concesso parlare, ma non si viene ascoltati da chi organizza. Altre volte si parla e si viene corretti o, addirittura, beffeggiati. Comunque non si viene presi sul serio. Del resto, durante il Secondo millennio, il termine laico, ad indicare chi non è chierico o religioso, è venuto anche a significare incolto, ignorante, illetterato. Finché il linguaggio della teologia rimase il latino, poiché la gran parte della gente non era in grado di comprenderlo e tanto meno di usarlo, ragionare di fede divenne cosa da chierici e religiosi. A lungo fu vietato tradurre la Bibbia nelle lingue comprese dal popolo e addirittura il divieto fu sanzionato con pene criminali.

  Alla gran parte dei fedeli rimasero le pratiche devozionali, essenzialmente volte alla salvezza dell’anima e poi le opere di carità strettamente intese, sostegno ai più poveri, ai malati, ai moribondi. Dalla fine dell’Ottocento, però, fu lo stesso Papato romano, assecondando movimenti sociali diffusi in tutta Europa, a spingere per un maggior attivismo sociale. Da qui quella parte del Magistero detto dottrina sociale, che presto ebbe anche rilevanza politica. Uno dei più spettacolari esempi in questo senso è l’enciclica Il Centenario – Centesimus annus, nella ricorrenza dei cento anni dall’enciclica Le novità – Rerum novarum (del 1891) – la prima della moderna dottrina sociale -, con la quale nel 1991 il papa Giovanni Paolo 2° - Karol Wojtyla, dopo aver fatto un bilancio storico dell’esperienza comunista nell’Europa orientale, tratteggiò le linee della nuova Europa che sarebbe dovuta sorgere dopo la fine della dura divisione politica europea tra regimi capitalisti e comunisti. E’ un documento che, non a caso, è pieno di storia e molto meno di dogmatica, contrariamente a ciò che era in genere accaduto con la letteratura dello stesso genere. Contiene, fatto insolito anche questo, un esplicito apprezzamento per la democrazia politica, mediante la quale i cristiani democratici europei stavano costruendo quel prodigio di pace che è l’unificazione continentale europea, portata a compimento nei decenni seguenti.

  L’inaridimento dell’azione sociale dei cattolici, in particolare di quelli italiani, è stato frutto di scelte improvvide del Papato romano. Anche questo è ormai riconosciuto in genere dagli esperti che trattato dei problemi della nostra Chiesa. Ma si tratta del passato. Ora siamo entrati in una fase nuova. Tuttavia il passato pesa, manca la gente. Lo vediamo anche nel nostro gruppo, pur tenendo conto della paura  delle persone per i luoghi di raduno a causa della recrudescenza della pandemia da Covid 19. C’è anche dell’altro, nella disaffezione che traspare.

 La sinodalità è presentata come la cura di questo male.

  Si vorrebbe suscitare un nuovo impegno del Popolo di Dio, tutti noi.

  Ma, a questo proposito, bisogna, allora, parlare di contenuti.

  La frattura tra Chiesa e società attraverso anche noi stessi, come persone. Non riusciamo più bene a integrare vita e fede. Ma il rimedio c’è: il lavoro di formazione e, in particolare, di autoformazione. Dovremmo conoscere le cose della religione almeno tanto quanto conosciamo quelle del nostro lavoro e della società in cui viviamo.

  I vescovi e lo stesso Papa ci propongono di cominciare utilizzando come libro di testo, l’esortazione apostolica La gioia del Vangelo – Evangelii Gaudium, del 2013, alla quale il nostro gruppo di AC dedicò un anno di attività. Naturalmente questa è solo la base del lavoro. L’altra parte dovremmo svolgerla utilizzando i libri di storia dei nostri figli, che non bisognerebbe mai vendere o buttare, terminato il corso di studi per i quali servirono. Infine, secondo l’esempio di Lorenzo Milani, dovremmo utilizzare il quotidiano. In particolare Avvenire  sotto la direzione di Marco Tarquinio è diventato uno strumento utilissimo per ciò che siamo stati chiamati a fare.

 Concludo osservando che questa della sinodalità non un di più che si affianca all’essenziale, ma è esso stesso l’essenziale. Spesso non ne vedo consapevolezza, anche nel nostro gruppo per la verità. Andare in chiesa  non può significare solo stanziarsi fisicamente  lì attendendo di essere spupazzati dai preti, pronti a criticarli se liturgie e prediche non ci soddisfano, come se fossimo andati al cinema e al teatro, o se non ci sentiamo sufficientemente accolti, con lo spirito di chi, dopo essere andato al ristorante, mette un like  nel sito Web specializzato. Vi dico sinceramente che di certi discorsi sto diventando veramente insofferente e non sono nemmeno obbligato ad usare la pazienza di Giobbe nei nostri preti, poverini.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro Valli