domenica 10 ottobre 2021

Partecipare al processo sinodale

 

Partecipare al processo sinodale

 

Il logo del Sinodo


Alle ore 9.00 di sabato 9 ottobre 2021 , alla presenza del Santo Padre Francesco, ha avuto inizio nell’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano, un Momento di Riflessione per l’inizio del Percorso Sinodale “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”.

Erano presenti rappresentanti del Popolo di Dio, tra delegati delle Riunioni Internazionali delle Conferenze Episcopali ed Organismi simili, membri della Curia Romana, delegati fraterni, delegati della vita consacrata e dei movimenti laicali ecclesiali, e il consiglio dei giovani

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 Cari amici del gruppo di Azione Cattolica in San Clemente papa, sentiamoci tutti impegnati a coinvolgere tutti  quelli che conosciamo, credenti, credenti di altre fedi, non credenti,  nel processo sinodale  che si è aperto oggi a Roma. Può essere un’esperienza umana straordinaria, ma molto dipenderà dal popolo  che è stato convocato, anche da noi. Vivere la fede in modo sinodale  non è solo un modo di vivere nella Chiesa e di  fare Chiesa, ma prima di tutto un diverso modo di vivere la nostra umanità. Qualcosa che tutti  ai tempi nostri aspettano e sperano, mentre si è  costretti a vivere chi nella disperazione della povertà materiale, chi in quella dell’insensatezza della sazietà solitaria, chi in quella di essere un ingranaggio di un’economia rapace in cui l’essere umano è degradato a semplice fattore della produzione sostituibile da sistemi artificiali e come questi da scartare se obsoleto o a consumatore desiderante, che vale solo se ha capacità di spesa, chi in quella del duro servaggio alla violenza, che degrada sia il violento che la sua vittima; avvolti noi tutti  talora da effimeri raggi di luce che fanno sognare qualcosa di diverso.

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

 

 Questa famosa lirica del poeta Salvatore Quasimodo (1901-1968), pubblicata nel 1942 nella raccolta Ed è subito sera, rende l’idea della condizione umana sulla quale si riversa la luce della fede. L’esperienza del credente è stata descritta anche come l’essere raggiunti da una luce. Ma anche come un risplendere.

 

Mosè scese dal monte Sinai. Teneva in mano le due tavole su cui erano scritti gli insegnamenti del Signore; egli non sapeva che la pelle della sua faccia era diventata splendente poiché aveva parlato con il Signore. Aronne e tutti gli Israeliti notarono che la pelle della faccia era splendente ed ebbero paura di avvicinarsi a lui.

[versione TILC – Traduzione interconfessionale in lingua corrente -  dal libro dell’Esodo, capitolo 34, versetti 29 e 30 – Es 36, 29-30]

 

  Ebbene l’esperienza della Chiesa sinodale  è quella di una vita di fede che splende. Chi fu coinvolto in quel grande evento sinodale che fu il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) ne riferisce anche in questo modo. Ecco, ora ci si sta aprendo qualcosa di analogo. Non si tratta solo di assistere  a celebrazioni che si fanno lontano da noi o di essere informati: dobbiamo imparare a replicare  nel nostro ambiente di prossimità gli eventi sinodali. Sinodalità significa partecipare attivamente, conoscersi, discorrere, argomentare, esaminare le nostre vite insieme, prendere delle decisioni condivise e, infine, integrare tutto in una liturgia, e questo è quel di più  rispetto al metodo parlamentare, la fonte di  una più alta dignità  della persona, che ci viene dall’alto, il divenire  Chiesa e non semplice istituzione pubblica. Facciamolo! Proviamoci! Non si dica, poi, che da San Clemente papa non  è venuto nulla, che la vita è trascorsa come prima, invece di muoverci verso quella luce.

  L’inizio, ieri,  è stato ottimo, per quanto ne ho appreso.

  Potete informarvi anche voi, come ho fatto io, a questo indirizzo WEB:

https://www.synod.va/it.html

1. Voglio iniziare trascrivendo la preghiera  Noi siamo davanti a te, Santo Spirito, che, come si legge nella presentazione sul sito del Sinodo 2021-2023, «è stata storicamente usata nei Concili, nei Sinodi e in altre riunioni della Chiesa per centinaia di anni, essendo attribuita a Sant'Isidoro di Siviglia (560 circa - 4 aprile 636)». E, poi, «Mentre siamo chiamati ad abbracciare questo cammino sinodale del Sinodo 2021-2023, questa preghiera invita lo Spirito Santo ad operare in noi affinché possiamo essere una comunità e un popolo di grazia. Per il Sinodo 2021-2023, proponiamo di utilizzare questa versione semplificata, in modo che qualsiasi gruppo o assemblea liturgica possa pregare più facilmente.» La preghiera venne recitata all’inizio di ogni sessione del Concilio Vaticano 2°. Vi propongo di recitarla insieme, all’inizio di ogni nostra riunione, durante il discernimento sinodale che faremo.

 

Siamo qui dinanzi a te, Spirito Santo:

 siamo tutti riuniti nel tuo nome.

 Vieni a noi,

assistici,

 scendi nei nostri cuori.

Insegnaci tu ciò che dobbiamo fare,

 mostraci tu il cammino da seguire tutti insieme.

Non permettere che da noi peccatori sia lesa la giustizia,

non ci faccia sviare l’ignoranza,

non ci renda parziali l’umana simpatia,

perché siamo una sola cosa in te

e in nulla ci discostiamo dalla verità. Lo chiediamo a Te,

che agisci in tutti i tempi e in tutti i luoghi,

 in comunione con il Padre e con il Figlio,

per tutti i secoli dei secoli. Amen

2. Sono rimasto molto colpito dalla meditazione proposta dalla teologa spagnola Christina Inogés-Sanz, che di seguito trascrivo integralmente.

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  Stiamo iniziando un processo spirituale, quello della sinodalità, e lo cominciamo con speranza, decisione e fame di conversione per imparare e vivere, veramente e umilmente, sapendo che gli atteggiamenti migliori nella Chiesa non sono quelli che escludono e separano, ma piuttosto quelli che, servendo gli altri, portano al perdono, alla riconciliazione e all’incontro.

  Siamo viaggiatori feriti pieni di speranza, fiducia e amore nel Dio che non ci abbandona e che adatta il suo passo al nostro, al ritmo dell’accoglienza, del perdono e della grazia.

Siamo davanti a te, Dio nostro, come una Chiesa ferita, profondamente ferita. Abbiamo fatto molto male a molte persone e lo abbiamo fatto a noi stessi. Per secoli ci siamo affidati più al nostro ego che alla tua Parola. Abbiamo dimenticato da tempo che, ogni volta che non ti lasciamo camminare accanto a noi, non siamo in grado di mantenerci sulla giusta rotta.

Non dobbiamo avere paura di riconoscere gli errori che abbiamo commesso. Pietro, sul quale hai detto che  avresti costruito la Chiesa, non ha iniziato bene la sua missione. Ti ha rinnegato tre volte; poi è andato alla tomba, l’ha vista vuota, è tornato con gli altri ma non ha annunciato la tua risurrezione. Questo, che era il frutto della paura che provava in quel momento, si è trasformato in decisione, forza e fede per compiere il mandato che gli avevi dato quando ha ricevuto la forza dello Spirito Santo.

  È buono e salutare correggere gli errori, chiedere perdono per i crimini commessi e imparare ad essere umili. Sicuramente vivremo momenti di dolore, ma il dolore fa parte dell’amore. E la Chiesa ci fa soffrire perché la amiamo.

 In molte occasioni, la fedeltà richiede un cambiamento. La fedeltà al mandato missionario ricevuto da Gesù stesso, la fedeltà alla nostra Chiesa, richiede di vivere il cambiamento, e questo cambiamento può supporre una rivoluzione. A questo proposito, dovremmo ricordare le parole del teologo ortodosso Olivier Clément, quando disse: «Nel corso della storia, le rivoluzioni che sono state più creative sono quelle nate dalla trasformazione del cuore».

 Questo Sinodo ci chiama a questa trasformazione del cuore.  Tutto il popolo di Dio è convocato, per la prima volta, a partecipare ad un Sinodo dei Vescovi. Tutti coloro che non abbiamo saputo ascoltare, che ci hanno lasciato senza che ce ne importasse, anche loro sono invitati a far sentire la loro voce, a mandarci le loro riflessioni, le loro preoccupazioni e il loro dolore. Insegnaci ad essere cristiani migliori! Insegnaci a recuperare l’essenza della comunità cristiana, che è comunione, non esclusione!

  Vivere fino in fondo l’esperienza del Cristo risorto, che è ciò che il testo dell’Apocalisse ci invita a fare, ci porterà a vedere la diversità della Chiesa, la diversità nella Chiesa, come la grande ricchezza che essa è. Doni, carismi, ministeri, modi di parlare e riti al servizio di tutti affinché la nostra Chiesa si identifichi col modo di essere di Gesù di Nazareth.

 Quello stesso Gesù che non ci ha lasciato norme o strutture su come essere Chiesa, ci ha lasciato uno stile di vita con cui costruire quella Chiesa chiamata ad essere un rifugio sicuro per tutti; ad essere un luogo di incontro e di dialogo interculturale, uno spazio di creatività teologica e pastorale con cui affrontare le sfide che abbiamo davanti; in breve, ad essere la Chiesa-Casa che tutti desideriamo. Credere in colui che è il primo e l’ultimo! In colui che è morto e, soprattutto, in colui che è risorto, perché a volte dimentichiamo che crediamo in qualcuno che è vivo! Lui è vivo e cammina al nostro fianco perché possiamo imparare da lui e, con lui, essere servitori gli uni degli altri, perché servizio e sinodalità vanno di pari passo. Servire per essere comunione nel nostro essere; sinodalità per essere comunione nel camminare insieme. Comunione, in definitiva, per lavorare insieme in accordo con ciò che lo Spirito ci dice, ci mostra e ci suggerisce.

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3. Il segretario generale del Sinodo dei vescovi, Mario Grech, ha parlato del grande entusiasmo che sta nascendo intorno al Sinodo. Alcun però hanno paura, perché la procedura è aperta, il risultato non è predeterminato: li ha esortati a non temere e ad esporre francamente le loro perplessità, anche così si coopera al processo sinodale.

 Il relatore generale del Sinodo Jean-Claude Hollerich ha fatto un elenco delle tentazioni che ci coglieranno durante il processo sinodale:

“È una buona idea, ma non ho tempo. Ho un'agenda piena. Qualcun altro dovrà farlo per me”

“Sembra una buona idea, ma non può essere presa sul serio. Conosciamo la struttura della chiesa e la verità del suo insegnamento. Non è questo un modo per farci ingoiare cambiamenti che sono già stati deciso in anticipo?”

“È una buona idea, ma il tempo è troppo poco, quindi non farò nulla.”

“Mi piace ascoltare il parere di pochi, ma ascoltare l'esperienza di tutti? Che utopia!”;

“Non voglio il cambiamento, il cambiamento disturba la mia vita e i miei progetti pastorali”.

 Si è detto certo che ciascuno potrebbe aggiungerne altre.

 Ma, ha aggiunto, stiamo iniziando un  viaggio in cui i pastori dovranno ascoltare il gregge; si dovrà «Ascoltare: in ascolto della presenza di Dio, ascolto, con approccio umile. Questo va contro i costumi di una società come la nostra, dove bisogna mettersi in mostra, dove bisogna “realizzarsi”. Ascoltare è passare dal “me” al “noi: è divino».

 Il gesuita Paul Béré, del Burkina Faso (Africa centro-occidentale) ha detto, nella sua meditazione, che le voci che si leveranno nella varie comunità del mondo nel corso del processo sinodale riveleranno Cristo in mezzo a noi e la sua volontà per noi.

 Nella sua testimonianza, Dominique Yon si è detta ispirata ed entusiasta davanti alla prospettiva di una Chiesa sinodale che procede in comunione per perseguire una missione comune attraverso la partecipazione di ciascuno dei suoi membri, compresi quelli alla periferia come i perseguitati o oppressi a causa dell’età, della religione, del colore o del genere. Non sarà un compito facile, ha aggiunto, ma è certamente una direzione importante per la nostra chiesa in questi tempi difficili e incerti. Nonostante le costanti divisioni che dobbiamo affrontare in questo mondo, ha detto di sperare che questo processo sinodale aiuterà ad unire tutti i fedeli in una sola chiesa in Cristo, ciascuno col suo ruolo da giocare, ciascuno reso abile dai doni dello Spirito Santo per il rinnovamento e l’edificazione della Chiesa.

 Il coreano Lazzarus You Heung-sik, Prefetto della Congregazione per il Clero, si è detto  convinto che la Chiesa è e deve essere innanzi tutto una famiglia, dove ciascuno è un dono per gli altri: uomini e donne, giovani e anziani, sacerdoti e laici, consacrati e consacrate. Una famiglia nella quale tutti si sentono corresponsabili della vita e dell’annuncio del Vangelo, inviati insieme a realizzare il sogno di Gesù: «che tutti siano uno» (Gv 17, 21). Essere Chiesa sinodale per me significa questo: vivere e camminare come famiglia, in ascolto del grido dell’umanità, al servizio degli esclusi.

 Il francese frate Aloïs, nella sua testimonianza, ha detto che il Sinodo evidenzierà grandi diversità all’interno della stessa Chiesa cattolica. Queste però possono essere tanto più feconde man mano che si approfondirà la ricerca della comunione. Non per evitare o nascondere i conflitti, ma per coltivare un dialogo che riconcilia. Per promuoverlo, ha auspicato e che vi siano, nel cammino sinodale, momenti di respiro, come soste, per celebrare l’unità già compiuta in Cristo e renderla visibile. Ha anche proposto al Papa che,  durante il processo sinodale, non solo i delegati, ma il popolo di Dio, non solo i cattolici ma i credenti delle varie Chiese, vengano invitati a un grande raduno ecumenico? Questo perché,  attraverso il battesimo, siamo sorelle e fratelli in Cristo, uniti in una comunione ancora imperfetta ma molto reale, anche quando le questioni teologiche rimangono senza risposta.

4.  Nel suo discorso, papa Francesco, ha detto che «Le parole-chiave del Sinodo sono tre: comunione, partecipazione, missione». Quest’ultima non è proselitismo, semplice opera di propaganda per procurare l’adesione. la natura della Chiesa è la koinonia [=parola del greco antico che significa essere compagni, mettendo in comune pane e vita in un lotta  o in una missione], ma richiede partecipazione vera.

 Sulla strada del Sinodo e della sinodalità ci sono tre rischi.

« Il primo è quello del formalismo. Si può ridurre un Sinodo a un evento straordinario, ma di facciata, proprio come se si restasse a guardare una bella facciata di una chiesa senza mai mettervi piede dentro. […] Dunque,  se parliamo di una Chiesa sinodale non possiamo accontentarci della forma, ma abbiamo anche bisogno di sostanza, di strumenti e strutture che favoriscano il dialogo e l’interazione nel Popolo di Dio, soprattutto tra sacerdoti e laici.

[…]

Un secondo rischio è quello dell’intellettualismo – l’astrazione, la realtà va lì e noi con le nostre riflessioni andiamo da un’altra parte –: far diventare il Sinodo una specie di gruppo di studio, con interventi colti ma astratti sui problemi della Chiesa e sui mali del mondo;

[…]

Infine, ci può essere la tentazione dell’immobilismo: siccome «si è sempre fatto così» – questa parola è un veleno nella vita della Chiesa, “si è sempre fatto così”–, è meglio non cambiare. Chi si muove in questo orizzonte, anche senza accorgersene, cade nell’errore di non prendere sul serio il tempo che abitiamo.»

 Ma ci sono anche tre opportunità.

« La prima è quella di incamminarci non occasionalmente ma strutturalmente verso una Chiesa sinodale: un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare.

 Il Sinodo ci offre poi l’opportunità di diventare Chiesa dell’ascolto: di prenderci una pausa dai nostri ritmi, di arrestare le nostre ansie pastorali per fermarci ad ascoltare.

[…]

Infine, abbiamo l’opportunità di diventare una Chiesa della vicinanza. Torniamo sempre allo stile di Dio: lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza. Dio sempre ha operato così. Se noi non arriveremo a questa Chiesa della vicinanza con atteggiamenti di compassione e tenerezza, non saremo la Chiesa del Signore. E questo non solo a parole, ma con la presenza, così che si stabiliscano maggiori legami di amicizia con la società e il mondo.»

 Ha ricordato una frase del domenicano Yves Congar (1904-1995), il teologo del "Popolo di Dio", molto ascoltato dai saggi del Concili Vaticano 2°: «Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa» (in Vera e falsa riforma nella Chiesa, Milano 1994, 193). Questa è la sfida, ha detto.  E per realizzarla, questa “Chiesa diversa”, aperta alla novità che Dio le vuole suggerire, ci ha esortato a invocare con più forza e frequenza lo Spirito e a mettersi con umiltà in suo ascolto, camminando insieme, come Lui, creatore della comunione e della missione, desidera, cioè con docilità e coraggio.

  Ha concluso con questa preghiera:

 

Vieni, Spirito Santo.

Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita, preservaci dal diventare una Chiesa da museo,

bella ma muta,

con tanto passato e poco avvenire.

Vieni tra noi,

perché nell’esperienza sinodale non ci lasciamo sopraffare dal disincanto,

non annacquiamo la profezia,

non finiamo per ridurre tutto a discussioni sterili.

 Vieni, Spirito Santo d’amore,

apri i nostri cuori all’ascolto.

 Vieni, Spirito di santità,

rinnova il santo Popolo fedele di Dio.

Vieni, Spirito creatore,

 fai nuova la faccia della terra.

Amen.