mercoledì 20 ottobre 2021

Che fare, che dirsi sinodalmente

 

Il logo del Sinodo


Che fare, che dirsi sinodalmente

 

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Proposta di delibera all’assemblea degli associati del Gruppo parrocchiale di Azione Cattolica in San Clemente papa

 

  Propongo all’assemblea del nostro gruppo di Azione Cattolica l’approvazione della seguente delibera, con una richiesta al Consiglio pastorale parrocchiale  della nostra parrocchia:

 

 “La Chiesa è convocata in Sinodo per progettarsi come Chiesa sinodale. E’ stato aperto anche un processo sinodale specificatamente  della Chiesa italiana. I nostri vescovi ci esortano a partecipare attivamente, in particolare nelle fasi preparatorie diocesane, dedicate all’ascolto del Popolo di Dio,  costituendo gruppi sinodali. Ci sono state poste dieci domande, su altrettanti temi centrali dei processi sinodali iniziati il 9 ottobre 2021. E’ richiesta una risposta collettiva,  non individuale. Bisogna quindi discuterne e poi concordare che rispondere, e ciò varrà anche come assunzione di impegni. Ma per discutere occorre prima capire di che si tratta, aiutandoci gli uni gli altri in questo lavoro e, se possibile, valendoci anche di persone competenti.

  I Sinodi si presentano come fasi attuative dei principi stabiliti dal Concilio Vaticano 2°. Si tratta di uno dei principali campi di impegno dell’Azione Cattolica.

  Per contribuire al processo sinodale in corso, ci proponiamo come uno dei gruppi sinodali parrocchiali, impegnandoci a dedicare ai temi della Chiesa sinodale, e in particolare alle dieci domande  formulate per il processo sinodale diocesano, dal dicembre 2021 all’aprile 2022, quando si concluderà la fase diocesana per il Sinodo generale, due delle nostre riunioni mensili, aprendole alla partecipazione di tutti i parrocchiani. Ci impegniamo a non fare opera di proselitismo a favore dell’Azione Cattolica nel corso di quegli incontri. In quella sede saremo solo gruppo sinodale parrocchiale.

  Chiediamo al Consiglio pastorale parrocchiale  di approvare questo nostro programma di attività nel processo sinodale e di riconoscerci come  gruppo sinodale parrocchiale.

   Deleghiamo la Presidente del gruppo a presentare questa richiesta al Consiglio pastorale parrocchiale  e a  concordare i dettagli organizzativi dell’attività proposta.”

 

Mario

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  Quando c’è in questione qualcosa che attiene all’esercizio di una libertà, clero e religiosi non sanno bene che dire in positivo. Quindi iniziano con il precisare ciò che non è. E’ così anche per il processo sinodale.

  Assumono un tono omiletico, insomma di predicazione come si fa a messa. Questo consente di evocare tante belle immagini senza spiegare nulla di preciso. Mettono in mezzo lo Spirito Santo, che dovremo ascoltare, ma naturalmente, siccome non ci si parla come quando siamo tra noi ma è qualcosa che si sente dentro e ognuno sente  in modo diverso, non si va molto avanti. Se poi significasse semplicemente obbedire  a clero e religiosi, come oggi viene preteso e noi facciamo e non facciamo, perché non sempre siamo convinti, allora si rimane dove siamo, non si cambia, e invece il processo sinodale  si fa per cambiare.

  A volta sembra che siamo più che altro noi  persone laiche, noi il popolo,  a dover ascoltare, e, in particolare ad ascoltarci tra noi per poi riferirne in diocesi, perché poi si possano scrivere le dieci pagine, non di più, che vogliono gli organizzatori del Sinodo dei vescovi. Ci conosciamo poco, dicono, ed è vero. Questo perché siamo più che altro una platea. Tutte le volte che cerchiamo di essere altro ci arriva un altolà. “Non abbiamo ascoltato lo Spirito”, “Vogliamo fare un Parlamento”… La realtà è che, se si vuole essere sinodali, tutti  devono ascoltare tutti, ma noi laici in genere non siamo ascoltati, e abbiamo la sensazione che clero e religiosi presumano di poter fare a meno di noi, come realmente  si è ritenuto fino al Concilio Vaticano 2°, quindi in genere non ci ascoltano  e comunque raramente prendono sul serio ciò che diciamo.

  Bisogna essere chiari, allora.

  Si è sinodali  se si può partecipare veramente, anche nella fase della decisione. Altrimenti no. Se in parrocchia continua a decidere tutto solo il parroco, non c’è sinodalità e tutto rimane come prima. Anche se, magari, il parroco ci utilizza più ampiamente, delegandoci. La sinodalità è partecipare  non come delegati.  Quando noi persone laiche agiamo da cristiani in società, non agiamo per delega di qualche prelato. I teologi spiegano che lo facciamo perché partecipi dell’apostolato  in virtù del battesimo. Ma si può dire anche così: il vangelo ci ha convinto e quindi cerchiamo di praticarlo valendoci delle libertà che abbiamo nella società in cui viviamo. In Italia c’è una società democratica e quindi s’è fatto molto. E non di rado nella profonda diffidenza di clero e religiosi, se non nell’aperta ostilità. La Repubblica democratica l’abbiamo costruita anche noi, tra l’altro tenendo presenti molti principi della dottrina sociale. La sua Costituzione è piena di valori, molti dei quali riconducibili anche al vangelo, dichiarati  inviolabili, e quindi sottratti al gioco delle maggioranze. In genere, però, il clero diffama questa democrazia, della quale diffida perché, a ragione, pensa che su quella strada si potrebbe arrivare a una vera  sinodalità anche nella Chiesa. Dice che la Chiesa non  è una democrazia.  Certo, è così, aggiungo: purtroppo non lo è. Il non esserlo è all’origine di molti suoi guai d’oggi.

  Se si deve partecipare veramente a valutare e decidere il da farsi lo si può fare democraticamente, quindi rispettando la dignità di ciascuna persona, o nel senso che si fa come decide un qualche autocrate, che è colui il cui potere non dipende dai governati, ma lo legittima da sé. Certo, si può sempre sperare che il Cielo sia d’accordo nel riconoscerglielo, e noi, come si dice, siamo salvati in speranza, ma ciò non toglie che la soggezione agli autocrati  è umiliante, e poi non di rado l’autocrazia produce risultati discutibili. Intendiamoci: lo dice il Papa che le cose non vanno bene come vanno. Per questo si vuole cambiare e lo si vuole fare con un processo sinodale, nel quale, innanzi tutto, si decida insieme che dire a chi deve organizzare il cambiamento. Però, già agendo sinodalmente in questa fase si comincia ad essere diversi, a cambiare. Ecco il senso di un Sinodo sul sinodo.

  Se saranno organizzate procedure  e strutture, come ha chiesto il Papa aprendo il processo sinodale,  allora la consultazione potrà essere ampia e, soprattutto, reale. Si vedrà, allora, quante persone sono rimaste che vogliono partecipare. Incontrandoci si potrà forse ampliarne il numero. Forse. Ma solo se ci sarà un reale apertura sulla partecipazione. La sinodalità non è un effetto speciale  come quelli sui quali ha fatto conto la politica ecclesiastica della fascinazione mediante grandi eventi. Ci si incontra, si dialoga, ci si vede come realmente  si è, faccia a faccia,  e come realmente  stanno le cose, nel bene e nel male. Non si è più solo platea.

  L’organizzazione di procedure  e strutture  compete al Consiglio pastorale  parrocchiale, non al solo parroco, altrimenti si comincia male. Il Consiglio pastorale parrocchiale  è l’organismo di partecipazione già previsto  dal diritto canonico, e questo s’è fatto in attuazione del principio della pari dignità dei fedeli formulato dal Concilio Vaticano 2°.

  Il Consiglio pastorale parrocchiale  s’è ridotto a poca cosa? E’ stato surclassato dalla Equipe pastorale, una collegio di consulenti nominati dal parroco? Bisogna resuscitarlo. Convocare l’assemblea parrocchiale perché elegga alcuni componenti, come previsto dal diritto. Fulvio De Giorgi, nel suo Quale Sinodo per la Chiesa italiana. Dieci proposte, Scholé / Morcelliana 2021, consiglia proprio di far coincidere il processo sinodale con l’elezione dei componenti elettivi dei Consigli pastorali parrocchiali. La trovo una buona idea.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli