mercoledì 4 agosto 2021

Pluralismo e comunità

 Pluralismo e comunità 

 

  Una comunità è una collettività legata da relazioni più strette, in intensità e frequenza. Alle origini, i cristianesimi furono comunitari, ben prima che si producesse la loro istituzionalizzazione.

 Necessariamente il vivere comunitariamente tende a separare le persone,  in maniera più o meno forte, dall’esterno. Questo grado di separatezza è richiesto per essere riconosciuti come partecipi della comunitá. Gli elementi caratterizzanti la comunità, e quindi separanti dal resto, variano a seconda delle culture, del contesto sociale, dei fini del radunarsi. In genere il passaggio da fuori a dentro  è segnato da riti di iniziazione, mentre quello da dentro a fuori da riti di esclusione. Una procedura sociale ha il carattere di rito quando presenta elementi simbolici. Il simbolo è un segno o un’azione che richiama sinteticamente il senso di ciò che accade o si vuole intendere. Ogni comunità, in quanto racchiude e separa, ha un certo grado di integralismo. Ciò che socialmente si ritiene non possa essere superato, pena l’esclusione dalla comunità, ne è il fondamento. Ogni comunità esprime anche un certo fondamentalismo. Vengono chiamate, però, integraliste quelle comunità che più intensamente fanno della separatezza una ragion d’essere e fondamentaliste quelle che estremizzano i loro elementi caratterizzanti, condizionando ad essi la disponibilità a relazionarsi con l’esterno.

  Moti integralisti e fondamentalisti hanno segnato i cristianesimi fin dai primi tempi, ma essi sono convissuti con la tendenza all’apertura universale, nella convinzione di essere mandati a tutte le genti della Terra per diffondere il vangelo. Si tratta di una condizione paradossale. In particolare nello spirito di agápe si vorrebbe includere, e questo comporta anche il separare sotto certi aspetti, ma nello stesso tempo mantenendo la solidarietà umana con chi è (per ora) fuori. Si vive quindi l’inclusione come un accogliere, rimanendo sempre disponibili a questa accoglienza nonostante i forti legami comunitari, ciò che Papa Francesco esprime invitando ad abolire le dogane ai nostri confini comunitari. Mantenere in equilibrio questi elementi apparentemente contrastanti non è stato storicamente facile, specialmente dopo la marcata istituzionalizzazione delle nostre Chiese.

   Si ha istituzionalizzazione quando una società produce un proprio diritto, quindi norme su chi comanda, il modo di farlo e i doveri e facoltà dei consociati, che siano formali, definite, imposte come obbliganti da una comunità, di modo che la loro violazione comporti una sanzione che può giungere anche all’esclusione o peggio.

  In una parrocchia,  che oggi si vuole come istituzione e comunità, quindi istituzione comunitaria troviamo tutti gli elementi a cui sopra ho accennato. La nostra missione è di questi tempi cercare di rafforzare l’elemento comunitario, che, come è accaduto nel resto della società italiana, si è molto indebolito, sia per l’allentarsi delle relazioni sociali di prossimità derivante dai costumi sociali correnti, sia per l’affermarsi da noi di tendenze integraliste e fondamentaliste.

  I cristianesimi fin dagli inizi furono, e sono ancora, marcatamente pluralistici: questo significa che non c’è mai stato un solo modo di vivere da cristiani, al di là del consenso più o meno ampio su riti e definizioni. Questo pluralismo è spesso stato vissuto come imperfezione, talvolta cercando di correggerlo con l’esclusione, talaltra provando a pacificarlo mediante l’integrazione. L’accettazione di un ampio pluralismo di vita sociale orientata secondo i cristianesimi, pur nella rigidità in materia di definizioni, fu una delle caratteristiche del Medioevo europeo, molto idealizzato in genere tra i cattolici. In quel contesto, anche l’istituzionalizzazione, vale a dire la normazione, fu più marcatamente una produzione sociale, piuttosto che, come avvenne dal Seicento, un’imposizione di autorità deliberanti. La tendenza delle società europee di oggi è nel senso di recuperare quel pluralismo, superando lo statalismo che vi imperò almeno fino agli anni Cinquanta. Nella Chiesa italiana si manifestano analoghe tendenze.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa- Roma, Monte Sacro, Valli