La formazione dei formatori
Ieri, discutendo con mia moglie, insegnante, della formazione religiosa di base che si fa, in genere, nelle parrocchie, ho osservato che è un peccato che non tenga conto di quello che bambini e ragazzi imparano a scuola. In particolare, nella scuola primaria (che quando vi fui alunno si chiamava elementare), si danno informazioni sugli antichi greci e romani, le cui culture sono state fondamentali nella costruzione delle teologie politiche cristiane, a loro volta fondamentali in quella della dogmatica, vale a dire l’insieme delle definizioni più importanti della nostra fede. Non per nulla la deliberazione di queste ultime come vere e proprie leggi dello stato avvenne, nell’impero romano cristianizzato, e in particolare nel suo nuovo centro culturale a Costantinopoli / Bisanzio, tra il Quarto e il Nono secolo nel corso di concili ecumenici convocati e presieduti, direttamente o mediante delegati, dagli imperatori romani che avevano sede in quella città dell’antica Tracia.
L’attuale metodo della formazione di base alla fede si basa troppo su elementi mitici e spiritualizzanti e non costituisce basi valide per l’azione del cristiano nella società in cui è immerso, che, in particolare, è il compito principale assegnato dal Magistero ai laici. Tenendo conto che la formazione primaria è, per la maggioranza della popolazione italiana acculturata alla fede, l’unica della sua vita, non stupisce poi una certa debolezza del nostro laicato nel coniugare fede e vita, che non è solo quella personale, individuale, ma anche quella sociale, il che si esprime sostenendo che la nostra è una fede comunitaria, e soprattutto non limitata a un sentire o a una convinzione intellettuale, ma che esige una pratica nelle relazioni con altre persone.
Naturalmente cambiare pone il problema preliminare della cosiddetta formazione dei formatori, che ora mi pare insufficiente, se non inesistente. Ai tempi in cui mia madre fu coinvolta nel ministero di catechista nella nostra parrocchia, negli anni ’70, il tempo fecondo del rinnovamento della catechesi nella Chiesa italiana, invece si fece, anche con l’aiuto di esperti inviati dalla Diocesi che venivano in parrocchia, ma anche con sessioni specifiche presso l’Università Lateranense. Mia madre poi la proseguì iscrivendosi al corso di laurea in Scienze dell’educazione nella vicina Università salesiana, e naturalmente, quando iniziò a mettere in pratica nel catechismo parrocchiale quello che stava imparando, venne bruscamente esonerata dal parroco, anche purtroppo a causa di mormorazioni parrocchiali. Il parroco non era una persona cattiva, ma era stato formato in un certo modo per cui aveva paura del nuovo, temendo di non riuscire a gestirlo, in particolare quando generava, appunto, mormorazioni.
Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa- Roma, Monte Sacro Valli