lunedì 12 aprile 2021

Socialismo e vangelo

 

Socialismo e vangelo

 

 Come tutti gli anni quando a messa si legge il brano degli Atti degli apostoli, capitolo 4, versetti da 32 a 35

 

  La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.

 

 i celebranti tengono a precisare che non si trattava di socialismo o di comunismo. Anche il Papa lo ha fatto, dichiarando che non si trattava di comunismo, ma di cristianesimo allo stato puro.

  Il pensiero del Papa non è certamente né socialista né comunista, ma riflette una forma di populismo che si è sviluppata in Argentina, sulla scia di altri populismi dell’America Latina.

  Se un gruppo di persone mette tutto in comune, come in una famiglia, questo non è socialismo. E non è socialismo nemmeno esercitare azioni caritatevoli verso il prossimo sofferente, al modo del Buon Samaritano, anche su larga scala, creando apposite istituzioni.

 Il vangelo non contiene il socialismo, perché quest’ultimo è un orientamento di pensiero e di azione politica molto più recente, che si è sviluppato dalla metà dell’Ottocento, in concomitanza con la seconda rivoluzione industriale,  in tre grandi modelli: quello riformista, che opera con metodi politici democratici, quello rivoluzionario, che cerca di forzare la società con azioni violente di massa, e quello comunista, che è un socialismo rivoluzionario totalitario, che  quindi vuole essere irreversibile.

   Il socialismo che si è maggiormente affermato in Europa negli anni passati è stato quello marxista, che origina dal pensiero del tedesco Karl Marx (1818-1883). In quest’ultimo si cercò di spiegare perché, nelle società europee più ricche e industrializzate, gli operai, vale a dire i lavoratori che mettevano nel lavoro la loro fatica fisica, ricavavano salari che consentivano loro la semplice stentata sopravvivenza giorno per giorno, rimettendoci progressivamente anche la salute per le pessime condizioni di lavoro, mentre si arricchivano quelli che organizzavano la produzione, avendovi investito denaro, che però non faticavano e non rischiavano salute e vita nei processi produttivi. Quei lavoratori vennero definiti proletari, che sono coloro che dipendono per vivere dal salario erogato da altri e che non controllano la produzione. Quel termine venne impiegato anche nella prima enciclica della dottrina sociale contemporanea, la Le novità, diffusa nel 1891 dal papa Leone 13°, che è fondamentalmente un documento (critico) sul socialismo, in cui però non ci si limitò alla critica ma si propose un nuovo ordinamento sociale che consentisse di migliorare, in modo non conflittuale, le condizioni dei proletari.

 

2. Comunque sia, è chiaro, ed in ciò si accordano tutti, come sia di estrema necessità venir in aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti ai proletari, che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell'uomo. Poiché, soppresse nel secolo passato le corporazioni di arti e mestieri, senza nulla sostituire in loro vece, nel tempo stesso che le istituzioni e le leggi venivano allontanandosi dallo spirito cristiano, avvenne che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balda della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza. Accrebbe il male un'usura divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa, continua lo stesso, sotto altro colore, a causa di ingordi speculatori. Si aggiunga il monopolio della produzione e del commercio, tanto che un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all'infinita moltitudine dei proletari un gioco poco meno che servile. [dall’enciclica Le novità, 1891]

 

 Perché un pensiero possa dirsi socialista deve avere queste caratteristiche:

a) non deve considerare le sofferenze sociali come eventi di natura, al pari di  terremoti e cicloni;

b) deve manifestare consapevolezza che le sofferenze sociali derivano da un’organizzazione della società che può essere cambiata;

c) deve voler rimediare alle sofferenze sociali con riforme della società;

d) deve affidare la riforma della società all’elevazione  e all’azione delle masse di coloro che nell’organizzazione sociale hanno la peggio, nel presupposto che esse siano la maggioranza delle persone.

  Un socialista marxista individuerà poi specificamente la causa delle sofferenze sociali nel prevalere della classe dei capitalisti, vale a dire di coloro che controllano la produzione, sulla classe dei proletari, consentita da un ordinamento giuridico che consente la proprietà privata dei mezzi di produzione. La produzione, in un’ottica marxista, dovrebbe quindi  farsi nell’interesse generale e il ricavato dovrebbe andare alle persone secondo il loro bisogno. I processi produttivi dovrebbero svilupparsi senza recare danno alla salute e alla vita stessa dei lavoratori.

 Un corollario del pensiero marxista è l’osservazione che i sistemi capitalisti procedono per cicli economici favorevoli e sfavorevoli e sono travagliati da crisi distruttive, in cui le sofferenze maggiori sono quelle dei proletari. Questa parte, secondo mio padre, era quella ancora attuale del pensiero marxista in economia. I sistemi politici socialisti cercarono e cercano tuttora (la Cina popolare è il più grande e potente stato comunista mai esistito) di prevenire le crisi cicliche con una adeguata programmazione economica. L’idea di una programmazione economica per impedire crisi distruttive è un lascito diretto del pensiero socialista marxista adottato anche dai sistemi politici che ammettono il capitalismo in economia.

 Nessuna forma di dottrina sociale è mai stata o è socialista, perché non ammette il conflitto sociale, e  meno che mai la lotta di classe,  come metodo di risoluzione dell’ingiustizia sociale (pur avendo la Chiesa cattolica storicamente giustificato le guerre tra stati e quelle religiose). Vi sono state invece forme di socialismo, e anche comunismo, di ispirazione cristiana. Vi è per esse un rilevantissimo problema: in genere il socialismo considera le religioni uno strumento culturale, una sovrastruttura, per mantenere le masse asservite alle minoranze che le dominano, e certamente, storicamente, le religioni sono state anche questo. Con le religioni viene però anche rigettata l’idea che sta alla loro base, vale a dire quella di una divinità. Quindi, in genere, il socialismo fu ateo, come in particolare quello di Karl Marx fu.

 Organizzare l’economia in modo che, come si esprime la nostra Costituzione non si svolga in contrasto con l’utilità sociale, non rechi danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana e, mediante controlli e programmi pubblici, sia indirizzata e coordinata a fini sociali (art.41), si è rivelato finora un problema insolubile, per quanto qualche risultato si sia conseguito, ma di breve durata. Le società comuniste sono storicamente riuscite a contenere al massimo la povertà estrema e dare a tutti pane, casa, lavoro, cure sanitarie, assistenza nella vecchiaia, ma i risultati economici si sono rivelati in genere  deludenti, impoverendo progressivamente la collettività, in ambienti sociali che dovevano far ricorso per contenere il dissenso a pesanti limitazioni delle libertà personali. Fanno eccezione, per ora,  i comunismi cinese e vietnamita, che comprendono al loro interno aree economiche in cui  è consentito il capitalismo estremo, con evidente sfruttamento dei proletari, per cui alcuni dubitano di riconoscere ancora in esse l’orientamento comunista. In quei paesi la situazione economica è più brillante, ma non si è riusciti a fare a meno delle limitazioni alle libertà civili, particolarmente grave quella della libertà religiosa.

 Nei sistemi capitalistici, oggi come nell’Ottocento,  oltre all’intenso sfruttamento dei proletari in molti settori produttivi si manifestano ancora aree più o meno estese di povertà anche estrema e le popolazioni sono soggette alle sofferenze sociali dei cicli economici sfavorevoli (dal 2011  ad oggi in Italia ne stiamo vivendo una di quel tipo, eccezionalmente prolungato; esso originò nel 2008 negli Stati Uniti d’America).

  Dagli anni ’50 all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso il maggior peso politico assunto dai sindacati dei lavoratori in Occidente consentì, nelle società democratiche avanzate,  misure sociali di mitigazione dei rigori dell’organizzazione capitalistica. Negli anni successivi il liberismo economico ha fatto però regredire la classe lavoratrice e aumentare moltissimo le diseguaglianze sociali. Nel contempo si sono dissolti i movimenti politici socialisti e comunisti, trascinati dalla rovina del comunismo sovietico.

  Quest’ultimo era una variante totalitaria del marxismo, ideata  e realizzata in Russia dai rivoluzionari Lenin (1870-1924) e Stalin (1870-1953). Stalin  mantenne il suo potere fino alla morte  impiegando metodicamente lo sterminio di massa, una pervasiva e brutale polizia politica per reprimere ogni incipiente dissenso e un vastissimo sistema di campi di concentramento dove venivano relegati i dissenzienti, brutalizzati facendoli lavorare in condizioni estreme. Il marxismo-leninismo sovietico raggiunse la sua massima capacità di influenza in Occidente, Africa e Asia negli anni ’70: essa derivava dal fatto che l’Unione Sovietica e i suoi satelliti venivano visti dai proletari sfruttati delle altre parti del mondo come una società realmente  alternativa  ai sistemi che li soggiogavano, mantenendo viva in loro la speranza di un riscatto.

  Parabole simili hanno finora avuto i populismi latino- americani, socialisti o non. Di solito sono caduti nelle mani di despoti, come tutti i regimi comunisti che finora si sono riusciti ad affermare politicamente, e hanno impoverito le società da loro dominate.

  Nel vangelo non troviamo un pensiero politico che possa essere applicato al governo delle società. Si comanda di avere misericordia di chi soffre e di non restare inerti. Si comanda anche di condividere con i bisognosi le proprie ricchezze. E ai governanti  si comanda di esercitare il potere come  servizio. Ma il Maestro non si occupò della politica del suo tempo: il suo Regno, disse, non era di questo mondo. Tuttavia il vangelo può cambiare il cuore delle persone e questo serve anche in quel lavoro che consiste nel governare le società. Poi bisogna lasciarsi ammaestrare dalla storia, per non ripercorrere vie che non si sono rivelate buone. Bisogna studiare la società del proprio tempo e capirne realisticamente le dinamiche. Questo è come dire che la religione serve ma non basta.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli