Resoconto sintetico dell’incontro in Google Meet di AC San Clemente del 30 gennaio
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a cura di Mario
Eravamo collegati in
15, compreso don Emanuele, il nostro assistente ecclesiastico.
Abbiamo continuato a dialogare sulla tappa del
cammino cristologico di formazione di AC caratterizzata dal verbo Abbracciare
e dal tema Il corpo è dono.
Abbiamo
condiviso un video in cui don Andrea Albertin ci ha presentato una meditazione
sul brano evangelico della Crocefissione, nel Vangelo secondo Matteo (Mt 15,
21-37). La croce di Gesù fu caricata su un passante: Simone di Cirene. Il
Signore ha invitato i suoi discepoli a prendere la loro croce di ogni giorni e
seguirlo. Gesù donò la sua vita per la nostra salvezza ma fu preso in giro:
tuttavia non reagì, fece silenzio, scelse di salvare anche quelle persone, di
essere il simbolo dell’amore di Dio che sceglie sempre di essere dalla nostra
parte. Noi siamo esortati a seguire il suo esempio.
Don Emanuele ci ha parlato della parabola del
Figliuol prodigo. Sopra il portale della nostra chiesa parrocchiale una
copia dell’affresco di Rembrandt ritrae la scena di quando il figlio, tornando,
è rialzato e abbracciato dal padre. Il figlio aveva dato scandalo. Gesù
conosceva bene il mondo della famiglia dell’epoca. Quell’abbraccio ci dice chi
è Dio. E’ il Padre che ci dà la libertà ma è pronto ad accoglierci in un
abbraccio. Nell’affresco, una delle mani è femminile e l’altra maschile: Dio è
paterno e materno.
Antonietta ci ha detto
che le sono mancati gli abbracci in famiglia. Dio non ci abbandona mai, anche
se sembra non aiutarci nel momento del bisogno..
Chiara ci ha parlato del colonnato della
basilica di San Pietro, che è come un grande abbraccio. Ne scrisse Vittorio
Bachelet in articolo del 1947 sulla rivista della FUCI Ricerca, intitolate
Attraverso la piazza. Nella piazza si è come fanciulli nelle braccia
della Chiesa, e, nell’appartamento del Papa che si affaccia in alto, c’è
qualcuno che veglia. Anni fa, in una celebrazione di AC, le effigi dei santi di
AC vennero appese alle colonne della piazza.
Beatrice ci ha parlato di un’opera
dell’artista di strada inglese Bansky in cui sono ritratti due persone che si
abbracciano tenendo in mano il cellulare. Che abbraccio è?
Elisa si
è chiesta se i giovani dovranno aver sempre paura di abbracciare.
Daniele ci ha ricordato l’episodio evangelico
in cui Gesù abbraccia i bambini, considerati senza valore sociale a
quell’epoca. Un gesto concreto molto plastico: non bisogna aver paura di
scendere e di farsi piccoli. La forza dell’abbraccio non è solo nella
tenerezza. Ha un’efficacia maggiore. Proprio papa Francesco ce lo sta
dimostrando, nel suo gesto di abbracciare gli ultimi, i piccoli, i poveri.
Questi abbracci parlano più di molte omelie.
Carlo ci parla di una pagina degli Atti degli
apostoli, al capitolo 20, in cui si
racconta l’episodio del ragazzo Eutico. Paolo parlò fino alla mezzanotte:
Eutico si addormentò e cadde dal terzo piano, morto. Paolo, scese, abbracciò il ragazzo disse che era vivo, ed
era così. Poi continuò a parlare. Il solo parlare rischia di non essere
comunicativo. Ma anche Eutico, addormentarsi così! L’insegnamento è
nell’abbraccio di Paolo al ragazzo: una comunicazione vitale richiede una
partecipazione umana, un toccare. Questo fu capace di consolare la comunità che
si era riunita intorno a Paolo.
Angela ci ha parlato di un racconto dello
scrittore Israeliano Grossmann, L’abbraccio.
Un apologo sulla solitudine e l’amore. Un bambino va a spasso con la
mamma che gli dice che è unico e speciale. Lui vorrebbe però stare con gli
altri. Alla fine vedono delle formiche sfilare e quella che da lontano appare
una massa omogene si rivela al bambino con delle diversità e il bambino
comincia a capire che siamo un po’ soli, ma siamo anche un po’ con gli altri, e
che è in questa duplice dimensione la bellezza della vita. La madre gli dice
che per quando ci si sente soli è stato inventato l’abbraccio.