lunedì 29 marzo 2021

dalla Pasqua 2007

 

ripubblico

Pensiero di Pasqua 2007

 

 Ma Cristo è veramente risuscitato dai morti, primizia di risurrezione per quelli che sono morti” “Nunì dè Cristòs eghéghertai ek nekròn, aparkè ton kekoimeménon” (I Corinzi, 15,20).

  Quando, tanti anni fa, sentivo il Papa Paolo VI, il giorno di Pasqua, proclamare con la sua tremolante voce di anziano sofferente “Ma Cristo è risorto, è veramente risorto!”, lo sciocco liceale che ero allora provava fastidio. Tutto concentrato sul momento presente, come forse è inevitabile che sia per i ragazzi, gli sembrava fuori luogo tutta quella emozione per un evento molto lontano, da un lato verso il passato, dall’altro verso il futuro.

 Gli straordinari progressi della medicina contemporanea, che agli antichi sarebbero apparsi miracolosi e forse lo sono veramente, mi hanno dato il singolare privilegio di rimanere ormai da cinque anni nell’Orto degli Ulivi.  In questo tempo veramente propizio per la mia vita di fede, sempre, soprattutto nei momenti di più acuta sofferenza, mi è tornata alla mente l’invocazione dell’anziano Papa. Proprio la sua voce, come mi era giunta allora per televisione. Ora finalmente mi è stato concesso di capirlo e di amarlo. Egli, negli anni ’70, non parlava al me di allora, ma al me di adesso.

 Questo evento della risurrezione vera, quella che non si limita a rimetterti in gioco in questa vita ma ti trasforma in un corpo animato dallo Spirito (“eghéiretai sòma pneumatikòn” – I Corinzi 15,44) è molto lontano dall’essere per i cristiani un mito consolatorio. E’ sicuramente, come si dice doverosamente, “grazia”, ma è anche frutto di uno sforzo, di un particolare impegno della volontà, per il quale ci si sorregge gli uni con gli altri. Già al tempo di San Paolo c’erano quelli che dubitavano.  Noi dunque predichiamo che Cristo è risuscitato dai morti. Allora come mai alcuni  tra voi dicono che non vi è stata risurrezione dei morti?” (I Corinzi 15,12). Ma anche molto prima accadeva. Tanto che una delle “beatitudini” non inserite nel Discorso della Montagna è quella proclamata dallo stesso risorto: “Gesù gli disse: -Tu hai creduto perché hai visto; beati quelli che hanno creduto senza aver visto!-

 La morte del fondatore avvenne in un contesto di disillusione e ingiustizia totali. In mezzo allo scherno e alle beffe. Come accadde allora che, in quel tempo atroce, proprio uno dei sofferenti con Gesù, prima della resurrezione e in mezzo allo sfacelo, abbia voluto chiedere: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno” (“Iesù, mnésthetì mu, òtan èlthes en te basiléia su” Luca, 23, 42)? Come accade che proprio quell’anziano Papa della mia giovinezza, sofferente e incompreso, calunniato e abbandonato da molti, e anche da me,  veramente angosciato per la dispersione del gregge, sia divenuto per me, oggi, uno di quelli che maggiormente mi sorreggono nella fede?

 E’ la Pasqua, la nostra Pasqua.

 Che sia per tutti noi occasione di salvezza. Che anche per ciascuno di noi arrivi una voce che  convinca “Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso”, “amén soi légo, sémeron met’emù ése en to paradéiso”.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli