ripubblico
Pensiero di Pasqua 2007
“Ma Cristo è veramente risuscitato dai morti,
primizia di risurrezione per quelli che sono morti” “Nunì dè Cristòs
eghéghertai ek nekròn, aparkè ton kekoimeménon” (I Corinzi, 15,20).
Quando,
tanti anni fa, sentivo il Papa Paolo VI, il giorno di Pasqua, proclamare con la
sua tremolante voce di anziano sofferente “Ma Cristo è risorto, è veramente
risorto!”, lo sciocco liceale che ero allora provava fastidio. Tutto
concentrato sul momento presente, come forse è inevitabile che sia per i
ragazzi, gli sembrava fuori luogo tutta quella emozione per un evento molto
lontano, da un lato verso il passato, dall’altro verso il futuro.
Gli
straordinari progressi della medicina contemporanea, che agli antichi sarebbero
apparsi miracolosi e forse lo sono veramente, mi hanno dato il singolare
privilegio di rimanere ormai da cinque anni nell’Orto degli Ulivi. In questo tempo veramente propizio per la mia
vita di fede, sempre, soprattutto nei momenti di più acuta sofferenza, mi è
tornata alla mente l’invocazione dell’anziano Papa. Proprio la sua voce, come
mi era giunta allora per televisione. Ora finalmente mi è stato concesso di
capirlo e di amarlo. Egli, negli anni ’70, non parlava al me di allora, ma al
me di adesso.
Questo
evento della risurrezione vera, quella che non si limita a rimetterti in gioco
in questa vita ma ti trasforma in un corpo animato dallo Spirito (“eghéiretai sòma pneumatikòn” – I Corinzi
15,44) è molto lontano dall’essere per i cristiani un mito consolatorio. E’
sicuramente, come si dice doverosamente, “grazia”, ma è anche frutto di uno
sforzo, di un particolare impegno della volontà, per il quale ci si sorregge
gli uni con gli altri. Già al tempo di San Paolo c’erano quelli che dubitavano. “Noi
dunque predichiamo che Cristo è risuscitato dai morti. Allora come mai
alcuni tra voi dicono che non vi è stata
risurrezione dei morti?” (I Corinzi 15,12). Ma anche molto prima accadeva.
Tanto che una delle “beatitudini” non inserite nel Discorso della Montagna è
quella proclamata dallo stesso risorto: “Gesù
gli disse: -Tu hai creduto perché hai visto; beati quelli che hanno creduto
senza aver visto!-“
La morte
del fondatore avvenne in un contesto di disillusione e ingiustizia totali. In
mezzo allo scherno e alle beffe. Come accadde allora che, in quel tempo atroce,
proprio uno dei sofferenti con Gesù, prima della resurrezione e in mezzo allo
sfacelo, abbia voluto chiedere: “Gesù,
ricordati di me quando sarai nel tuo regno” (“Iesù, mnésthetì mu, òtan èlthes
en te basiléia su” Luca, 23, 42)? Come accade che proprio quell’anziano
Papa della mia giovinezza, sofferente e incompreso, calunniato e abbandonato da
molti, e anche da me, veramente
angosciato per la dispersione del gregge, sia divenuto per me, oggi, uno di
quelli che maggiormente mi sorreggono nella fede?
E’ la
Pasqua, la nostra Pasqua.
Che sia
per tutti noi occasione di salvezza. Che anche per ciascuno di noi arrivi una
voce che convinca “Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso”, “amén soi légo, sémeron
met’emù ése en to paradéiso”.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli