Spirito sinodale
Il Papa vorrebbe che i vescovi italiani gli
chiedessero di convocare un sinodo della Chiesa italiana.
Nel
sinodo i vescovi discutono e cercano di arrivare a conclusioni comuni su temi
che riguardano la Chiesa universale o su quelli di gruppi di Chiese locali. È
un’istituzione antica, ma è dal 1965 che la si è ripresa nella Chiesa
cattolica, dopo l’esperienza del Concilio Vaticano 2^, sostanzialmente per
proseguirla nella fase attuativa. Nessuna decisione del sinodo dei vescovi ha
efficacia se non approvata o ratificata dal Papa. Tuttavia dal 2018 il sinodo
dei vescovi può essere incaricato dal Papa di deliberare, quindi di decidere
una legge ecclesiastica, che deve però essere ratificata dal Papa. Sempre dal
2018 è prevista una fase di consultazione del popolo degli altri fedeli. Il
sinodo dei vescovi non è un’istituzione democratica perché non è
rappresentativa dei governati e perché prevede un potere illimitato del Papa. Se
ne parla come sede di co-decisione e soprattutto di discussione, un correttivo all’assolutismo
papale.
È previsto un sinodo diocesano come istituzione
consultiva del vescovo.
Nella pratica si sono cominciati a celebrare
sinodi parrocchiali, come forme di rivitalizzazione della partecipazione dei
laici, in particolare agganciandosi alla procedura per l’elezione di membri del
Consiglio pastorale parrocchiale. In questi casi si possono manifestare limitati
processi democratici, in particolare nell’organizzazione delle attività del
sinodo. Ma tutti i poteri ecclesiastici rimangono
di competenza del solo parroco.
È stato osservato che nella Chiesa italiana i
sinodi nazionali, indetti in altre parti del mondo, sono stati sostituiti dai convegni eucaristici
nazionali, l’ultimo dei quali celebrato a Genova nel 2016.
Il Papa vorrebbe che le proposte di riforma
della Chiesa venissero da sinodi nazionali,
nel quadro della consultazione dei fedeli. I vescovi italiani sono assai
restii a farsi avanti, temendo (a ragione) di essere pregiudicati nel caso che
le loro iniziative non incontrino il favore del Papa regnante o del suo
successore. In genere aspettano di capire che cosa vuole il Papa e allora
l’assecondano. Nei limiti in cui i laici possono essere consultati, di solito
si cerca di organizzare le cose in modo che non emergano franche critiche alla
gerarchia. Cercare di sottrarsi a questo può costare una dura emarginazione.
Nel sinodo della Chiesa tedesca attualmente in corso il dibattito appare più
libero.
Lo
scandalo più grave avvertito dai laici è in genere la dura emarginazione delle
donne. Sono le più colpite, e anche diffamate, dalla marcata sessuofobia e
dall’obsoleto maschilismo del magistero.
Poi c’è quello, più generale, che riguarda
l’umiliante condizione del laicato, che conta praticamente nulla ed è costretto
alla sottomissione verso il clero anche nelle questioni organizzative e
gestionali che non riguardano questioni dottrinali. Questo porta poi la
nostra Chiesa a diffidare dei processi democratici e a non
saper esprimere una teologia della libertà e della democrazia. La prima viene
in genere considerata, contro l’evidenza storica, contrapposta alla fraternità,
mentre società più fraterne sono state possibili solo quando si è stati liberi
di pensarle e attuarle.
Mario Ardigó – Azione
Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli