mercoledì 3 febbraio 2021

Spirito sinodale

 

Spirito sinodale

 

 Il Papa vorrebbe che i vescovi italiani gli chiedessero di convocare un sinodo della Chiesa italiana.

  Nel sinodo i vescovi discutono e cercano di arrivare a conclusioni comuni su temi che riguardano la Chiesa universale o su quelli di gruppi di Chiese locali. È un’istituzione antica, ma è dal 1965 che la si è ripresa nella Chiesa cattolica, dopo l’esperienza del Concilio Vaticano 2^, sostanzialmente per proseguirla nella fase attuativa. Nessuna decisione del sinodo dei vescovi ha efficacia se non approvata o ratificata dal Papa. Tuttavia dal 2018 il sinodo dei vescovi può essere incaricato dal Papa di deliberare, quindi di decidere una legge ecclesiastica, che deve però essere ratificata dal Papa. Sempre dal 2018 è prevista una fase di consultazione del popolo degli altri fedeli. Il sinodo dei vescovi non è un’istituzione democratica perché non è rappresentativa dei governati e perché prevede un potere illimitato del Papa. Se ne parla come sede di co-decisione e soprattutto  di discussione, un correttivo all’assolutismo papale.

 È previsto un sinodo diocesano come istituzione consultiva del vescovo.

 Nella pratica si sono cominciati a celebrare sinodi parrocchiali, come forme di rivitalizzazione della partecipazione dei laici, in particolare agganciandosi alla procedura per l’elezione di membri del Consiglio pastorale parrocchiale. In questi casi si possono manifestare limitati processi democratici, in particolare nell’organizzazione delle attività del sinodo. Ma tutti i poteri ecclesiastici  rimangono di competenza del solo parroco.

  È stato osservato che nella Chiesa italiana i sinodi nazionali, indetti in altre parti del mondo,  sono stati sostituiti dai convegni eucaristici nazionali, l’ultimo dei quali celebrato a Genova nel 2016.

  Il Papa vorrebbe che le proposte di riforma della Chiesa venissero da sinodi nazionali,  nel quadro della consultazione dei fedeli. I vescovi italiani sono assai restii a farsi avanti, temendo (a ragione) di essere pregiudicati nel caso che le loro iniziative non incontrino il favore del Papa regnante o del suo successore. In genere aspettano di capire che cosa vuole il Papa e allora l’assecondano. Nei limiti in cui i laici possono essere consultati, di solito si cerca di organizzare le cose in modo che non emergano franche critiche alla gerarchia. Cercare di sottrarsi a questo può costare una dura emarginazione. Nel sinodo della Chiesa tedesca attualmente in corso il dibattito appare più libero.

  Lo scandalo più grave avvertito dai laici è in genere la dura emarginazione delle donne. Sono le più colpite, e anche diffamate, dalla marcata sessuofobia e dall’obsoleto maschilismo del magistero.

 Poi c’è quello, più generale, che riguarda l’umiliante condizione del laicato, che conta praticamente nulla ed è costretto alla sottomissione verso il clero anche nelle questioni organizzative e gestionali che non riguardano questioni dottrinali. Questo porta poi la nostra  Chiesa  a diffidare dei processi democratici e a non saper esprimere una teologia della libertà e della democrazia. La prima viene in genere considerata, contro l’evidenza storica, contrapposta alla fraternità, mentre società più fraterne sono state possibili solo quando si è stati liberi di pensarle e attuarle.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli