sabato 6 febbraio 2021

Sollevare

 

Sollevare

  

1. Da sabato prossimo, 13 febbraio, affronteremo la quarta tappa  del percorso formativo Da corpo a corpo  dell’Azione cattolica, caratterizzata dal verbo Sollevare  e dal motto In ricerca di una verità che ci è data.

  Viene proposta la lettura di due libri: 

-     Mauro  Magatti – Chiara Giaccardi, La scommessa cattolica, Il Mulino 2019, €14,25 (in e-book €10,99);

-     Michele Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli 2015, €7,12 (€4,99 in ebook).

  Il secondo, dalle recensioni che ne ho letto, fa sarcasmo sui giovani d’oggi e perciò non mi interessa.

  Il primo invece l’ho letto e ve ne riferirò da oggi.

  E’ scritto da due sociologi.

  C’è ancora un nesso tra il destino delle nostre società e il cristianesimo?”,  si chiedono gli autori.

  Di solito affrontiamo il problema, nella visuale del clero, chiedendoci se ci sarà ancora posto per la nostra  Chiesa, la Chiesa cattolica romana, nelle nostre società.

   Nel libro, in fondo, si condivide questa impostazione. Infatti inizia con  queste affermazioni:

 

«Duemila anni di storia, un miliardo e trecento milioni di fedeli in continua crescita grazie alla spinta demografica dei paesi del Sud del mondo. Da un certo punto di vista la Chiesa cattolica gode di un’ottima salute. Eppure, dietro la facciata rassicurante dei numeri, si odono scricchiolii allarmanti che non possono essere sottovalutati. Crollo della partecipazione nelle società  più avanzate; difficoltà particolarmente forti tra i giovani e i ceti più istruiti; sensibile riduzione delle vocazioni. Sintomi eloquenti ai quali si aggiunge la perdita di reputazione casata dagli scandali finanziari e dagli abusi sessuali.

  La Chiesa cattolica romana è sì un’organizzazione solida e ancora autorevole, ma al di là degli sprazzi di vitalità che mantiene, specie nelle periferie del mondo, appare invecchiata, impacciata, irrigidita, soprattutto in Europa. Nel continente, cioè, in cui non solo essa è prosperata per molti secoli, ma dove ha sede la cattedra del successore di Pietro.»

 

 Nelle statistiche sulle religioni del mondo, di solito ci si basa sull’inculturazione di una fede in una società e, quindi, da questo punto di vista, gli italiani sono computati più o meno tutti tra i cattolici, e così si arriva ad una Chiesa cattolica di un miliardo e trecento milioni. Dal punto di vista spirituale la realtà è diversa. In Europa il distacco dalla fede cristiana è molto sensibile, a prescindere dai riferimenti culturali che ancora vi sono, ad esempio nelle legislazioni, e  non significa solo allontanamento da una Chiesa, ma da un’antropologia cristiana, da un modo di essere umani secondo il vangelo.

 Le Chiese cristiane sono sempre state percorse da scandali, il più grave dei quali è stato l’impiego della violenza politica, in certi  casi stragista, per difenderne il dominio. Ma rimaneva nelle società da loro pervase quell’antropologia, centrata ad esempio sulla parabola del Buon Samaritano, di recente posta a base dell’enciclica Fratelli tutti  del papa Francesco. Essa, in un certo senso, precede l’evangelizzazione delle persone, anche se ne è stata storicamente determinata. E’ essa che è stata posta in questione fin dall’epoca dell’affermarsi del cosiddetto darwinismo sociale, basato su un’indebita estensione nella sociologia del criterio di evoluzione per selezione naturale delle specie viventi: del darwinismo sociale è uno sviluppo l’ideologia del liberismo economico. L’ideologia secondo la quale chi, nel conflitto sociale, prevale è per ciò solo il migliore, degno di sopravvivere e perpetuarsi, al contrario di chi perde ed è sottomesso o addirittura sterminato. E’ questo, non l’indifferentismo, secondo il quale religione o non religione fa lo stesso, ciò che minaccia il cristianesimo, e naturalmente anche le Chiese cristiane nei limiti in cui si sono mantenute cristiane, quindi propongono l’antropologia del  Buon Samaritano.

  C’è un senso di scoramento che serpeggia, più che tra i fedeli, nel clero e ancor più nell’episcopato. Non basta più la manutenzione dell’ordinario, il fare come sempre si è fatto.

  Strutture ecclesiali burocratizzate e gerarchiche, linguaggio obsoleto. Liturgie verbose e stanche, piene di parole lontane e impermeabili alla via. Ci si esprime come quando la fede era un’evidenza sociale, quindi ai tempi in cui c’era una pressione politica  per costringere la gente a manifestarsi obbedienti alla gerarchia religiosa.

 Ma, sostengono gli autori del libro, per una grande religione la questione non è mai prima di tutto organizzativa, né solo comunicativa, anche se questi aspetti sono importanti. E’ a questo punto che vogliono concentrarsi sulla domanda di fondo: c’è ancora spazio per la “buona novella” cristiana nel mondo di oggi?

2. Questo mese invieremo la Lettera mensile ai soci il 15, inserendovi link e codice dell’incontro in Google Meet di sabato 20, sui temi dell’enciclica Fratelli tutti,  e i resoconti delle riunioni del 23 e 30 gennaio. Lunedì prossimo 8 febbraio invieremo, anche per posta ordinaria per i soci che non hanno ancora comunicato un indirizzo email, l’invito all’incontro del 13 febbraio, sulla quarta tappa del percorso formativo di AC Da corpo a corpo con il resoconto dell’incontro del 16 gennaio. In esso c’è, scritto bello grosso, il codice di accesso alla riunione del 13. La versione che invieremo per email e Whatsapp ha anche il link che può essere attivato cliccandoci sopra o facendovi sopra tap, negli schermi che funziona con il tocco.

 Ecco come viene descritta la tappa Sollevare:

 

  Gesù solleva Giairo e la donna emorroissa in diversi modi: con i gesti della cura, contagiando con la sua potenza salvifica, affidando la ragazza risvegliata e  la donna  risanata alla comunità. Sollevare diventa stile della vita adulta: quando, riconoscendo i  propri limiti, sa chiedere aiuto  come Giairo; quando accoglie il contatto con Gesù come via di salvezza, sull’esempio dell’emorroissa; quando riesce a costruire una fraternità che collabora nella cura e nel servizio reciproco.

 

 Quei gesti evangelici del sollevare  precedettero la costituzione della Chiesa, esprimono l’antropologia del cristianesimo, quindi dei seguaci di Gesù di Nazaret, il Cristo, l’Atteso, il Salvatore, il loro modo caratteristico di manifestarsi umani.

 Rinnovare  significa anche  ricostruire e, per ricostruirci come società di cristiani, dovremmo partire da lì. Ma anche sentirci liberi  di farlo.

 Gli autori del libro  La scommessa cattolica  ragionano ancora secondo il paradigma del magistero cattolico che vede nella libertà  qualcosa di negativo. Collegano liberismo  a libertà. Criticano l’ebbrezza della libertà che caratterizzerebbe la società contemporanea, quando invece il suo problema principale è la  conquista della libertà, innanzi tutto dalle potenti organizzazioni che hanno sostituito progressivamente le antiche dinastie sovrane con le quali la nostra Chiesa si era federata, instaurando una sorta di condominio. Questa conquista della libertà  è il principale obiettivo dei processi democratici come oggi li intendiamo. Certamente in essi la Chiesa com’è ora non è d’aiuto, perché la sua organizzazione e la sua teologia di quell’organizzazione è obsoleta e, per questo, sente l’umanesimo democratico come una minaccia. Quel modo di essere Chiesa servì a sacralizzare  l’antico condominio di potere: oggi è diventato inutile. Questa inutilità è l’altro fattore che minaccia la Chiesa e l’antropologia cristiana e che, in particolare, allontana i più giovani. Un’altra faccia della secolarizzazione? Certo siamo tuttora soggiogati a sistemi di potere, dunque attendiamo ancora la liberazione, ma certo essi non pretendono di essere voluti da Dio, e quindi combatterli non significa più combattere Dio. Si fanno strada con la violenza bruta o con la fascinazione mediatica, nell’uno  e nell’altro caso sfruttando la nostra debolezza. Che c’è allora di diverso dal passato? C’è che non ci si fa scudo di Dio: e questo deve essere considerato un vantaggio.  Quanto quel nome sacro è stato disonorato nelle passate cristianità! Magatti e Giaccardi tirano in ballo la radicale e ormai acclarata divaricazione tra le indicazioni morali della Chiesa e le pratiche dei fedeli in campo sessuale. Ma quando mai non c’è stata! Essa riguardò addirittura i Papi e, intorno all’anno Mille, a proposito del regime di alcuni di loro si parlò di pornocrazia. Se dovessimo collegare il riconoscimento dell’esistenza di una Chiesa cristiana al rispetto di quelle prescrizioni sessuali arriveremmo a dubitare che una Chiesa cristiana vi sia mai stata, tanto furono generalmente disattese. A quel fine le Chiese cristiane hanno funzionato malissimo.

 Siamo davvero liberi?, si chiedono Magatti e Giaccardi. Certamente non ancora. E certamente non ancora nella nostra Chiesa, dove addirittura talvolta ci viene proposta come virtuosa la scelta di rinunciare liberamente alla propria libertà, riducendosi nella condizione di gregge.

 Gli autori del libro propongono un’antropologia positiva, che chiami in causa libertà e creatività e che faccia del legame, anche con il proprio corpo, una risorsa e non un vincolo. Gli esseri umani crescono nelle relazioni positive: ogni dottrina che ne prescinda è un’inutile astrazione. E’ nell’astrazione, piuttosto frequente in teologia, che si può pensare ad un’unità che sia uniformità. Magatti e Giaccardi ricordano un detto del poeta bengalese Rabindranath Tagore (1861-1941): «Solo nell’amore unità e dualità non sono in conflitto».

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.