martedì 12 gennaio 2021

Spirito

 

 Non ho l’indole del catechista, perché quando parlo di fede tendo a spaziare troppo. Inoltre di solito non uso un linguaggio esplicito, per timore di scivolare nell’ecclesialese, il gergo insincero usato negli ambienti ecclesiali,  e così di privare di senso ciò che dico.

 Questa volta, a precisa richiesta, mi ci cimento.

 Come parlare dello Spirito Santo?

 Ci fa docili  si insegna. Ma che significa? La docilità  non mi entusiasma, di solito. Dipende da verso chi  si è docili. Ci sono anche docilità colpevoli. Non bisogna confondere la docilità con la mitezza  e l’umiltà di cuore.

 Qualche volta mi è capitato anche di sentire discorsi che in definitiva miravano più che altro ad addomesticare, ma la docilità indotta dallo Spirito Santo è diversa, a meno che proprio lui si tenda  a indocilire.

 

 

 

Spirito

 

 Mia madre per vent’anni risiedette nella sede dell’Opera dello Spirito Santo, a Palestrina, facendovi volontariato come collaboratrice laica. La congregazione vuole costruire un grande santuario da quelle parti, per rendere un culto più intenso allo Spirito Santo.

 Naturalmente mia madre mi parlava spesso dello Spirito Santo e quando lo faceva mi era tutto abbastanza chiaro. Quando lo fanno altri no.

 Abbiamo qualche difficoltà a figurarcelo. Siccome scese come una colomba il giorno del battesimo del Maestro, gli è rimasta addosso l’immagine del pennuto.

 È detto Consolatore: ci è stato mandato, infatti è un dono, perché ci rimanga vicino. Per fare che? Per assicurarci che siamo figli di Dio.

 

E voi non avete ricevuto in dono uno spirito che vi rende schiavi o che vi fa di nuovo vivere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di Dio che vi fa diventare figli di Dio e vi permette di gridare «Abbà», che vuol dire «Padre», quando vi rivolgete a Dio. Perché lo stesso Spirito ci assicura che siamo figli di Dio.  [questo è scritto nella lettera di san Paolo ai Romani, nel capitolo 8, versetti 15 e 16].

 

 E su questo nostro essere figli di Dio sembra che ci sia una grande attesa in giro. Infatti nello stesso capitolo un po’ più avanti si legge [Rm 8,19-23]:

Tutto l’universo aspetta con grande impazienza il momento in cui Dio mostrerà il vero volto dei suoi figli.  Il creato è stato condannato a non aver senso, non perché l’abbia voluto, ma a causa di chi ve lo ha trascinato. Vi è però una speranza:   anch’esso sarà liberato dal potere della corruzione per partecipare alla libertà e alla gloria dei figli di Dio. Noi sappiamo che fino a ora tutto il creato soffre e geme come una donna che partorisce.   E non soltanto il creato, ma anche noi, che già abbiamo le primizie dello Spirito, soffriamo in noi stessi perché aspettiamo che Dio, liberandoci totalmente, manifesti che siamo suoi figli. 

 

  Non posso leggere quei brani senza commuovermi. Ricordo mia madre e le tante altre persone care che me li hanno amorevolmente spiegati.

  Ecco che però, a  volte, tutto viene messo in altri termini.

  Ad esempio quando viene ridotto ad un’esortazione ad  essere assennati e giudiziosi. È la predicazione dei cosiddetti doni dello Spirito Santo che una antica tradizione teologica ha ricavato essenzialmente da scritti sapienziali dell’Antico Testamento: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio. Da bambino me li fecero imparare a memoria e ci capii poco, se non che ce ne sarebbe voluto perché diventassi come mi volevano. E, invece, avevo, anzi ero, l’essenziale: ero figlio di Dio e, come scrisse sant’Ignazio di Antiochia, in viaggio per il martirio, in un’altra Lettera ai Romani, potevo già sentire quell'acqua viva  che mormora “Vieni al Padre!”:

Ogni mio desiderio terreno è crocifisso e non c’è più in me fiamma alcuna per la materia, ma un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: Vieni al Padre. Non mi diletto più di un cibo corruttibile, né dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di Davide, voglio per bevanda il suo sangue che è la carità incorruttibile.

 

   Ma c’è di peggio! Ed è quando si pretende di arruolare lo Spirito Santo per sacralizzare ogni tipo di autorità terrena: genitori, catechisti, maestri e professori, capi di congregazioni, e via dicendo fino a governi e monarchi, inventando un ottavo dono dello Spirito Santo, che sarebbe l’obbedienza a quei poteri. Lo stesso Maestro non fornì grandi esempi  in quello, tutt’altro. Egli, infatti obbedì solo al Padre e insegnò a farlo. Gli apostoli e gli altri successivi suoi seguaci si sforzarono di vivere nella stessa linea, con l’aiuto dello Spirito Santo.  Ecco ad esempio che leggiamo negli Atti degli apostoli [At 5,27-33]:

 

Li portarono via e li fecero comparire davanti al tribunale. Il sommo sacerdote cominciò ad accusarli:   «Noi vi avevamo severamente proibito di insegnare nel nome di quell’uomo, e voi invece avete diffuso il vostro insegnamento per tutta Gerusalemme. Per di più, volete far cadere su di noi la responsabilità della sua morte».   Ma Pietro e gli apostoli risposero: «Si deve ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini.  Ora, il Dio dei nostri padri ha fatto risorgere Gesù, quello che voi avete fatto morire inchiodandolo a una croce.  Dio lo ha innalzato accanto a sé, come nostro capo e Salvatore per offrire al popolo d’Israele l’occasione di cambiare vita e di ricevere il perdono dei peccati.   «Noi siamo testimoni di questi fatti: noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli ubbidiscono». I giudici del tribunale ebraico, sentendo queste cose, furibondi volevano eliminare gli apostoli.

 

    Così poi, con il pretesto di raddrizzare la gente, si immiserisce la fede. Non ci si deve stupire, allora, se la gente si allontana, specialmente quando è giovane e deve farsi strada a gomitate in una società che teme i giovani e li vuole sottomettere, predicando  l’obbedienza verso i superiori, quelli che c’erano prima dei giovani, perché nulla cambi, e quindi non si fa scrupoli di cercare di sacralizzare il proprio dominio.

   Come si dice di chi con ciò che fa e dice allontana dalla fede?  Che dá scandalo. “Guai a lui!”, è il monito evangelico.

 Si, lo so c’è una gerarchia, ed aggiungo che è sempre più difficile gestirla, in modo che continui a fare ciò che è essenziale che faccia: essere madre e maestra. “”Dobbiamo tirar su bene i nostri vescovi”, scrisse Lorenzo Milani, grande anima, ma direi che l’esortazione riguarda anche tutti gli altri ministeri, a partire da quello di genitore, e non ultimo quello di catechista.

 La nostra non è una fede che insegna ad essere schiavi. Siamo stati chiamati amici  e sicuramente tra i doni dello Spirito Santo vi è quello della libertà dei figli di Dio. Infatti leggiamo [dal Vangelo secondo Giovanni [Gv 15,12-17]:

 

Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voiNessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici se fate quel che io vi comando.  Io non vi chiamo più schiavi, perché lo schiavo non sa che cosa fa il suo padrone. Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto sapere tutto quel che ho udito dal Padre mio.   «Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho destinati a portare molto frutto, un frutto duraturo. Allora il Padre vi darà tutto quel che chiederete nel nome mio.   Questo io vi comando: amatevi gli uni gli altri».

 

 Semplice da dirsi, no? Tomi e tomi di precetti religiosi passano in secondo piano, compresi quelli dell’antica legge e, va anche detto, di ogni altra legge. Ma, naturalmente, è molto più difficile da farsi. Per questo serve la formazione religiosa, e l’aiuto dello Spirito Santo.

Mario Ardigó  -Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli