domenica 6 dicembre 2020

Scheda di lettura - ANNI Gioele, LANCELLOTTI Roberta (a cura di), Serve ancora la politica - Dieci interviste di protagonisti d’oggi - introduzione di Marco Damilano, Ave, 2020 - Parte seconda

 

Scheda di lettura - ANNI Gioele, LANCELLOTTI Roberta (a cura di), Serve ancora la politica - Dieci interviste di protagonisti d’oggi - introduzione di Marco Damilano, Ave, 2020 - parte seconda


 

2. Il libro vuole tentare di rispondere ad alcune domande. C’è ancora spazio per la politica? E: la politica di oggi sa ancora mettersi a disposizione dei cittadini in modo disinteressato? Infine:  serve ancora la politica?

  Propone dieci interviste, a donne  e uomini coinvolti nelle istituzioni politiche in vari ruoli e in vari partiti, e, in particolare, anche in amministrazioni pubbliche.

  Che cos’è quella che papa Francesco definisce la politica con la “P” maiuscola?

 Le curatrici ricordano  un principio espresso da Dag Hammarskjöld, morto nel 1961 in un incidente aereo durante una missione di pace: «Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto».

3. Un elemento comune tra tutte le esperienze degli intervistati e il tirocinio fatto nell’associazionismo cattolico, in Azione Cattolica, tra gli scout, nelle Comunità di vita cristiana  dei gesuiti, ma anche nelle parrocchie. Chiedono di non essere lasciati soli dal punto di vista della formazione spirituale. Questa è un’esigenza che sentii molto viva quando nel 1982, dopo la laurea, entrai nel Meic qui a Roma e ebbi occasione di incontrare giovani politici. All’epoca la sottovalutai. Bisogna capire che non di rado si pensa al politico proveniente dal mondo cattolico come a una persona a cui chiedere favori o addirittura da manovrare per un’azione politica a sostegno di interessi della Chiesa. Questo perché una parte del suo elettorato è suscitato in ambienti ecclesiali e questi si pensano in diritto di avere una contropartita. Tuttavia questa, che mira ad un tornaconto particolare o è disposta a concederlo nel governo della cosa pubblica, è appunto la politica con la “p” minuscola, che è l’opposto di quell’altra di cui si diceva.

4. Anna Zambon  a ventidue anni fa politica nel Consiglio comunale di Gallarate. Si interessò alla politica per merito degli incontri proposti dall’AC diocesana di  Milano. Al liceo fu eletta rappresentante nel Consiglio d’istituto: la sua prima responsabilità politica.  Non fu una perdita di tempo, come alcuni la considerano: si impara ad assumersi responsabilità, per dimostrare con ogni decisione che la rappresentanza serve.

  Tramite il suo parroco conobbe l’AC, da adolescente. Lì fece esperienza dell’incontro con le persone, che apre la m ente e spinge a uscire dai propri schemi. Fece anche l’educatrice in ACR.

 Se si fa parte d una comunità non ci si sente più solo. Questa l’importanza di un partito. Serve a partecipare a incontri di formazione alti, ad allargare gli orizzonti.

 I partiti sono importanti, se rimangono strumenti, come corpo intermedio tra cittadini e rappresentanti. Non devono diventare veicoli di propaganda.

   In Consiglio comunale è minoranza. Può essere pesante, perché sembra che tutte le proposte vengano bocciate a priori. Comunque si acquisisce competenza sulla macchina complessa dell’amministrazione pubblica.

  L’importanza della competenza  risalta anche nelle altre interviste.

  Sembra che tra i giovani prevalgano pessimismo e individualismo, anche se c’è interesse per i temi ambientali e su quelli legati alla scuola.

  Se un politico si mostra competente può sperare di essere ascoltato.

 I populismo offre risposte semplici a problemi complessi, ma la sfida di oggi è quella di comunicare alle persone valori complessi in modo semplice. Per questo occorre la competenza. Per formarsela bisogna, ad esempio, no fermarsi ai social, ma leggere i giornali.

  Per l’intervistata, Politica con la “P” maiuscola è mettersi al servizio di una causa, innanzi tutto mettere gli altri al primo posto.

  La Chiesa dovrebbe riconoscere l’impegno significativo di tanti laici: dovrebbe organizzare luoghi in cui si possa discutere dei temi di maggiore attualità.

5. Gilberto Zoffoli, ingegnere di sessant’anni, fa politica a Cesena.

 A lungo ha operato in Azione Cattolica, iniziando come animatore. Ha anche lavorato alla Presidenza nazionale.

 In AC ha compreso l’importanza  delle relazioni con ogni tipo di persona e dello studio attento e meticoloso. La rete associativa protegge dalla solitudine chi ha la responsabilità di incarichi pubblici.

 A Cesena partecipò a un laboratorio di partecipazione politica basato sul progetto dell’Azione cattolica Sul sentiero di Isaia.  Fu poi promotore della nuova esperienza politica del Movimento romagnolo. Infine gli venne la proposta di una candidatura come singolo, ma fu battuto. Tuttavia continuò a fare politica in Comune.

 Avverte l’importanza di dare rappresentanza ai corpi intermedi, di intercettare persone nuove e di riavvicinarle alle istituzioni.

  Vuole ispirarsi al popolarismo di Luigi Sturzo, capace di una visione d’insieme, mentre il populismo esaspera l’appartenenza  a una parte politica contro le altre. Da Sturzo ha ricavato la spinta a prendere a cuore specialmente chi nel popolo resta indietro.

 La sua esperienza di cattolico si riflette nell’azione politica e nelle proposte concrete. Tuttavia non ostenta l’appartenenza religiosa, che non deve dividere bensì unire.

  Vede nel partito l’opportunità di una formazione alla politica e di un dialogo continuo con la città e con i suoi corpi sociali.

  In politica lo spirito giusto è quello di mettersi in gioco per servire, senza alcun tornaconto personale. Quello che conta è il domani della comunità e il rispondere alla chiamata al servizio.

  A suo avviso, l’associazionismo cattolico continua a formare laici maturi e competenti, ma di questi tempi è richiesto uno sforzo in più nel servizio alla società e nelle istituzioni.

6. Ida Carmina fa il sindaco a Porto Empedocle in Sicilia, uno dei punti di primo approdo dei migranti che sono soccorsi in mare.

 Ha iniziato la politica negli organi rappresentativi nella scuola e nell’università.

  L’esperienza in Azione Cattolica è stata molto importante per imparare la partecipazione, la democrazia, il valore del gruppo.

 Ha iniziato come attivista, ma ora ha la responsabilità dell’amministrazione pubblica. Uno dei principali problemi di cui ha dovuto occuparsi è il risanamento finanziario del Comune.

  E’ insegnante in un istituto nautico e ha formato generazioni di ragazze  e ragazzi: da qui deriva anche la fiducia della gente nei suoi confronti.

 Si definisce cattolica democratica. Ritiene che il problema principale della sua terra sia la corruzione.

 Ha sperimentato che il ruolo di opposizione è completamente diverso da quello al governo: quando si fa opposizione si persegue una visione ideale, ma quando si governa la devi concretizzare.

 Per alcune sue prese di posizione sul problema dell’immigrazione le è stato dato della razzista. Ma come potrebbe esserlo?, osserva: il santo prediletto di Porto Empedocle è san Calogero, un santo nero. E dichiara che sulla tutela dell’uomo  e sui diritti inviolabili non si può transigere.

  Chiede di non lasciare soli gli amministratori: è  bello quando c’è una comunità che sostiene.

7. Fabio Scionti, ingegnere, è stato sindaco a Taurianova, terra oppressa dalla criminalità organizzata. Ha anche subito un attentato.

 E’ impegnato in Azione Cattolica. La sua candidatura nasce in quell’ambiente, e in quello dell’associazionismo in generale.

  Dell’AC apprezza soprattutto la dimensione intergenerazionale, che aiuta a percepire il senso di una comunità traversale. In AC ha imparato il metodi di affrontare insieme ogni tematica.

  Ha cercato di avere sempre una visione di medio o lungo periodo, con un approccio pragmatico-democratico alle scelte, sviluppando un processo decisionale razionale e partecipativo.

  Gli è stata formativa anche l’esperienza di arbitro di calcio.

  E’ importante, dice, che i cittadini capiscano che, se hanno diritto  a determinati servizi, non devono chiederli per favore alla classe politica, con atteggiamento clientelare. La gente, non tutta però. pensa che il politico debba mettersi a disposizione di chi ha determinati interessi.

  Ha cercato di inserire nell’amministrazione persone competenti, ad esempio nel riordino del settore dei tributi e nella gestione dei consumi energetici. Ha promosso interventi  nei servizi sociali, un campo molto importante dell’amministrazione pubblica locale. Bisogna contrastare le infiltrazioni da parte degli emissari dei gruppi criminali.

  Tiene alla prossimità con le persone.  Ha avuto come alleati le associazioni di tutti i tipi. E’ riuscito ad aprire due Case della partecipazione, luoghi di aggregazione in differenti punti del paese.

  Pensa che la scuola sia fondamentale. Il giorno dopo l’elezione a sindaco, prima di sedersi alla scrivania del suo ufficio, è andato in tutte le classi per salutare i ragazzi, a uno a uno.

  E’ preoccupato  della deriva del linguaggio di odio e di contrappposizione e spera che la voce dei cattolici  cominci a farsi sentire con più forza:  serve il coraggio di proporre idee in linea con i principi del Vangelo.

 Mettere a disposizione le proprie competenze per un periodo limitato: questa è, per lui, l’ottica del servizio. La politica con la “p” minuscola guarda, invece, alla carriera.

  Pensa che la parrocchia sia importante per la formazione al servizio alla comunità: in particolare i parroci possono far maturare una coscienza collettiva e incidere grazie al contatto diretto con le persone.

  Senza politica si va semplicemente alla deriva. La politica è visione, coraggio di scegliere dove si vuole andare e come si vuole vivere.

 

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.