sabato 19 settembre 2020

Rinnovarsi per espandere il gruppo

 

Rinnovarsi per espandere il gruppo

 

  Essere riusciti a mantenere una realtà istituzionale come il nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica, con gli organi statutari e l’assistente ecclesiastico,  in tempi difficili e, fino al settembre del 2015, anche sostanzialmente avversi è stato un grande risultato. Lo si deve, in particolare, alla pervicacia e ostinazione dei nostri soci più anziani, i quali non hanno accettato di rassegnarsi a rinunciare alla loro Azione Cattolica.

  In generale, la crisi dell’Azione Cattolica italiana è stata legata alla crisi della nostra democrazia popolare, sia nella società civile che nella considerazione ecclesiastica. Nella Chiesa la fiducia nei processi democratici non è ripresa neanche col nuovo Papato, anzi, per certi versi la crisi si è acuita. Il magistero di papa Francesco, in particolare, riflette concezioni che si sono sviluppate in un altro mondo, nell’America latina, tanto diverso dalla nostra Europa nonostante i tanti discendenti di immigrati europei che ci sono là. In quel continente, l’anelito anche religioso, a migliorare le condizioni sociali delle masse in condizioni peggiori non fa molto conto sulle virtù della democrazia. L’esperienza dell’Europa occidentale  degli ultimi settant’anni è stata radicalmente diversa. Quella è stata l’epoca in cui l’Azione Cattolica ha agito da protagonista nella società e nella politica del nostro Paese. La nostra democrazia popolare repubblicana è in gran parte opera sua.

  Nel caso specifico del nostro gruppo parrocchiale, esso, dall’inizio degli anni ‘80 non fu più ritenuto un valido strumento di formazione laicale all’impegno civile ispirato ai valori di fede. Per questo l’esperienza di Azione Cattolica non fu più proposta ai giovani e agli adulti per l’aggiornamento permanente alla partecipazione sociale per arricchire la società in cui erano immersi nella prospettiva di quei valori.  Così, per dinamica naturale, nell’arco di circa vent’anni nel nostro gruppo sono rimasti prevalentemente gli irriducibili, o per età, o per formazione, o anche, come nel mio caso, per scelta ideologica. Nell’ottobre del 2015 questo processo poteva essere invertito, essendo venuta meno la sfiducia, ma non abbiamo trovato le forze per farlo. Così, in definitiva, si è continuato  come si faceva quando lo scopo era principalmente quello di resistere, mentre nella nuova situazione occorreva cercare di espandersi, coinvolgendo gente nuova.

 Poi, a febbraio di quest’anno, è arrivato il Covid 19 a complicare tutto, perché neanche quel minimo è stato più possibile:  è da febbraio che non ci riuniamo più. E non sappiamo se e quando si potrà tornare alla normalità, sempre che la nostra condizione di prima possa essere considerata normale. La pandemia è in forte ripresa in Europa, e anche in Italia. Sono state mantenute severe misure di prevenzione, che ormai sono entrate nelle nostre consuetudini quotidiane, questo ostacola l’espandersi della pandemia, ma non la blocca del tutto, e i clinici hanno dato indicazioni per arrivare a diagnosi precoci, a tracciare i contagi nella popolazione, e, infine, hanno individuato metodi terapeutici più validi. Muoiono meno persone che nella scorsa tragica primavera. Ma il rischio rimane molto serio, soprattutto per i più anziani, soprattutto quando ci si raduna  vicini in spazi chiusi senza mantenere un sufficiente distanziamento. Nel caso di contagio, i protocolli di prevenzione non riguardano solo il malato, ma prevedono il confinamento dei suoi familiari conviventi e di tutti coloro che hanno avuto contatti ritenuti significativi con lui. Per chi lavora, questo significa almeno quindici giorni a casa, con tutti i problemi che ne conseguono, anche solo per approvvigionarsi di alimenti. Se si ammalasse uno del nostro gruppo dopo aver partecipato recentemente ad una nostra riunione, anche tutti i presenti a quella riunione e i loro familiari conviventi sarebbero sottoposti al confinamento domiciliare per almeno quindici giorni e, comunque, fino a un doppio test molecolare (il tampone) negativo.

    Però, se non decidiamo di reagire, è possibile che non resti, a questo punto,  che scrivere la parola FINE  sulla storia del nostro gruppo.

  Reagire si può, tuttavia, ma richiede lo sforzo di cambiare certe abitudini consolidate, ad esempio facendo pratica del programma per videoconferenza  Google Meet.

  «Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla», ha detto papa Francesco  nell’ Omelia di Pentecoste svolta il  31 maggio 2020). Ci ha invitati a primear,  a prendere l’iniziativa.

  C’è un lavoro da fare nella società italiana di oggi per il quale l’Azione Cattolica ha e sa quello che serve: la formazione e il tirocinio democratici secondo i valori umanitari della  nostra fede; la riflessione sul nostro tempo per coglierne i segni  di speranza. Ma, per lavorare in società, occorre riuscire a coinvolgere gente nuova, pena il trasformarsi progressivamente in una specie di “gruppo anziani”, che però già esiste in parrocchia, e quindi in una cosa inutile.

  Lo strumento telematico, che già tanto è stato utilizzato nella scuola durante la fase del lungo lockdown e ancora lo sarà a lungo, finché non saremo fuori della pandemia, può esserci molto utile in questo. Perché consente la facile partecipazione in videoconferenza di altre persone interessate, senza che debbano venire tra noi: in questo momento non avremmo nemmeno gli spazi sufficienti per accoglierli in sicurezza, in particolare rispettando le prescrizioni di distanziamento interpersonale.

  Non è detto che si debba fare tutto  in videoconferenza, ma anche sfruttando quel mezzo: basta che, nelle nostre riunioni in parrocchia, attiviamo anche  una videoconferenza, puntando la telecamera di un computer portatile verso i presenti o verso chi parla. Chi partecipa da fuori, può intervenire in videoconferenza e può sentire ciò che dicono quelli che parlano nell’aula dove c’è chi partecipa in presenza.

 Ma occorre scegliere temi che possono interessare tutti, anche le persone più giovani, e quindi tratti dall’attualità sociale.

 I tempi devono essere molto contenuti, in modo da far stare tutto in un’ora. Il tempo, in epoca di Covid 19,  è divenuto prezioso, perché, per consentire di stare tutti  insieme almeno un po’ in parrocchia e con il raccomandato distanziamento, dobbiamo cercare di stringere, di impiegare meglio il tempo.

 Anche gli interventi quindi  devono essere contenuti in tempi limitati, ad esempio in non più di tre minuti e, per essere veramente interessanti, bisognerebbe darsi la regola di farli non solo esprimendo il proprio punto di vista, come si dice di solito, ma collegandosi  agli argomenti di chi ha parlato prima, in modo da non mettere insieme tante idee slegate, ma un nucleo di idee collegate dal filo rosso di quei riferimenti. Sarà possibile così,  all’esito, fare una sintesi e, magari, tradurre quella sintesi in preghiera, in modo da fare della nostra vita sociale una preghiera collettiva. Infatti non dobbiamo pretendere troppo dalle nostre forze: il successo di un’impresa religiosa non dipende solo dalle forze umane.

  La conferenza iniziale dell’incontro, da impiegare per presentare il tema del giorno, dovrebbe essere anch’essa molto sintetica e non dovrebbe prendere più di dieci minuti. In seguito il dibattito potrebbe proseguire in altre riunioni, se lo si ritiene necessario, o nello scambio di idee con altri mezzi telematici, come un mailing list del gruppo, mediante la quale si può proseguire lo scambio di idee mandando un messaggio di testo che sarà ricevuto da tutti gli iscritti.

 In conclusione: il problema del nostro gruppo non è di tornare alla normalità, vale a dire alla situazione di prima, ma di continuare a puntare sugli obiettivi che già prima ci prefiggevamo di raggiungere, senza esserci ancora riusciti.

  Non rassegniamoci, non perdiamo la speranza!

  Infine, propongo di istituzionalizzare la prassi di mandare ai soci per posta ordinaria almeno una lettera ordinaria ogni mese, per sostenerli nella riflessione e nella preghiera. Con la tariffa ordinaria si possono spedire quattro facciate, nelle quali ci si può fare entrare veramente molto.

   A tutti i soci del gruppo sarà, appunto, comunicata per lettera la data, l’ora e la stanza i cui terremo la prima riunione in presenza di quest’anno di attività 2020/2021.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli