domenica 17 maggio 2020

DALLA MESSA DELLE NOVE IN PARROCCHIA, VIA YOUTUBE - SINTESI DELL'OMELIA


DALLA MESSA DELLE NOVE IN PARROCCHIA, VIA YOUTUBE - SINTESI DELL'OMELIA


Sintesi dell’omelia svolta dal parroco, mons. Remo Chiavarini, durante la messa delle nove celebrata nella chiesa parrocchiale, il 17 maggio 2020, 6° Domenica del Tempo di Pasqua, senza la presenza del popolo, per le misure di prevenzione del contagio della malattia Covid-19, ma diffusa in televisione mediante il network Youtube.

[la messa può essere rivista al link

 [Sintesi di Mario Ardigò, dell'Azione Cattolica parrocchiale, per come ha compreso le parole del celebrante]

******************************************

Vangelo
Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Parola del Signore

*******************************************

Sintesi dell’omelia

 E’ una domenica particolare questa, sesta del Tempo di Pasqua, perché comincia a comparire nella Scrittura che abbiamo ascoltato, in modo particolare con il Vangelo, nonché nel brano degli Atti degli apostoli, un personaggio - chiamiamolo così - che sarà sempre più centrale nelle prossime domeniche.
 E chi  è questo personaggio?
   Ecco vediamo subito … dice così: «Io pregherò il Padre ed egli vi dar un altro Paraclito». Poi dice: «Lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce, voi lo conoscete.»
 Quindi comincia a entrare in gioco questo Spirito, questo Paraclito. E già noi sappiamo, perché siamo un pochino smaliziati!, che siamo proiettati alla Pentecoste, al culmine, al termine, alla conclusione, al frutto maturo, di tutto questo lungo periodo che ha avuto la  Pasqua come cuore, come centro, ma ha avuto tutta la preparazione della Quaresima, e poi a questo sviluppo che porta - come dire? - a questo frutto maturo  che è il dono dello Spirito. Questo Paraclito che ci viene donato, che - impareremo a capirlo - è il mondo in cui Dio si rende presente - possiamo dire - nella vita, nella concretezza, nel cuore delle persone, di coloro che, attraverso la fede, hanno aperto la loro vita a questo Dio che si vuole donare.
  Quindi iniziamo idealmente questa novena che ci porterà a Pentecoste, alla conclusione del Tempo di Pasqua.
  Il tempo corre veloce, anche questo tempo che abbiamo vissuto quest’anno in maniera del tutto particolare.  Con una Pasqua inedita, possiamo dire, da un certo punto di vista, almeno come celebrazione.
 Ma liturgia, con i suoi ritmi, ci accompagna, ci fa capire che andiamo verso questa conclusione, questa maturazione.
 Noi vogliamo chiedere veramente al Signore di non perdere questo ritmo, ma, anche in questo modo inedito, di vivere bene questa Pasqua di questo anno unico e particolare, che la Provvidenza ci ha dato da vivere.
  Perché è il dono dello Spirito che dobbiamo accogliere dentro di noi, perché è quel dono che ci rende figli di Dio veramente, che crea in noi quell’immagine che il Padre vuole che si configuri e che si disegni in maniera perfetta - possiamo dire - ,  in maniera tale che ciascuno di noi possa essere figlio nel Figlio.
  Quando il Padre Dio ci guarda possa vedere in noi l’immagine del Figlio, di Gesù. E questo è opera dello Spirito, che è il vero dono dell’Incarnazione, il vero dono della Passione eil vero dono della Resurrezione del Signore.
  E quindi, con questo atteggiamento, camminiamo verso questa pienezza del Tempo Pasquale, che ci attende, ormai tra due settimane, quando celebreremo la Pentecoste. Domenica prossima ci sarà la celebrazione dell’Ascensione e capiremo anche il messaggio che ci viene dato dalla Parola di Dio, dalla Liturgia, e celebreremo la festa dell’Ascensione finalmente di nuovo  insieme, intorno all’altare del Signore! [Camminiamo]  con  queste parole molto belle che il Vangelo ci lascia,  «Non vi lascerò orfani» -  ricordiamo sempre che siamo ancora nel Cenacolo, proprio alla vigilia della Passione del Signore ed  è Gesù che parla, e apre il suo cuore e ci dice che rimane cono noi, che vuole rimanere con noi, lui pregherà e ci sarà donato questo Paraclito, questo avvocato difensore, questa vita nuova, che non ci abbandonerà più-. E poi c’è questa comunione grande: «Chi ama me, sarà amato dal Padre mi e anch’io lo amerò e mi manifesterà a lui». Il grande comandamento dell’amore, che sempre ritorna al centro della predicazione del Signore.  

Dopo la Preghiera dei fedeli

Dio grande e misericordioso che nel Signore risorto riporti l’umanità alla speranza eterna, accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale, con la forza di questo sacramento di salvezza, per Cristo nostro Signore!
  E così, come ci siamo detti, siamo in questo tempo particolare che ci porterà alla Pentecoste, passando domenica prossima per la festa dell’Ascensione, alla conclusione di questo bellissimo Tempo di Pasqua.
 Possiamo dire che viviamo questo tempo, nelle ultime due settimane del mese di maggio, con un a grande Novena in preparazione alla Pentecoste, per ricevere il dono dello Spirito, che è il vero frutto maturo della Passione, delle Resurrezione del Signore, perché tutto porta lì. Porta al fatto che Dio vuole rimanere in noi, nella nostra vita. Vuole vivere con noi e questo è opera dello Spirito. Quindi viviamo questi quindici giorni con questa invocazione particolare: «Vieni Santo Spirito! Vieni in ciascuno di noi! Vieni sulla tua Chiesa!  Vieni nel mondo intero!». Perché c’è bisogno che lo spirito rinnovi  e faccia nuova  la faccia della Terra, la faccia della Chiesa, la faccia di ciascuno di noi, possiamo dire. Ciascuno si deve rinnovare attraverso questo dono.
 Ci saranno degli appuntamenti importanti.
  Domenica prossima ci sarà il diaconato di Salvatore, in questa chiesa, nel pomeriggio, nella celebrazione del pomeriggio. E, in vista dell’ordinazione di domenica, giovedì prossimo, alle 20:30, faremo una veglia di preghiera.
  Ci sarà da domani, di nuovo, la possibilità di partecipare all’Eucaristia. Quindi si ritorno normalmente all’orario di sempre, nei giorni feriali alle nove del mattino e alle sette del pomeriggio, e poi, da sabato e domenica, nell’orario normale di ogni domenica ogni ora, con la partecipazione anche della gente, con ancora delle regole un po’ particolari, ma poi di volta in volta ci sarà detto come poter partecipare.
 Che il Signore ci aiuti a vivere bene queste norme, come abbiamo sempre fatto finora. Ci hanno permesso di camminare  sulla strada che ci porterà fuori da questo tempo particolare, che la Provvidenza ha voluto che noi vivessimo.  Come tutti i tempi, come in tutte le cose, ci saranno dei messaggi dietro, che vanno anche compresi, capiti. Il Signore che cosa ci ha voluto dire, ci vuol dire, attraverso questa pandemia.
  Detto questo invochiamo il dono della benedizione di Dio per vivere bene anche questo tempo che ci attende, che sia un tempo di grazia, un tempo nel quale si manifesta l’amore del Signore. E noi siamo pronti ad accogliere questo amore e a leggere  i segni dei tempi.  Perché il Signore parla, sempre, e sta a noi capire questo linguaggio, e decifrarlo.   

Prima della benedizione finale

 Da domani la celebrazione delle messe riprenderà negli orari consueti, con la partecipazione anche della gente.
  Non sia semplicemente un ritorno ad una consuetudine, ma sia una ripartenza vera, che ci trovi desiderosi di ripartire con un  nuovo entusiasmo, per rimettere veramente al centro questo appuntamento con il Signore, nella sua Eucaristia, non soltanto per la nostra comunità parrocchiale, ma per tutte quelle comunità sparse nel mondo.