sabato 11 aprile 2020

Pasqua in famiglia 2020, al tempo di Covid-19


Pasqua in famiglia 2020, al tempo di Covid-19

  Siamo confinati in casa come prevenzione del contagio della malattia virale Covid-19. Le disposizioni governative non vietano gli atti liturgici, ma prescrivono una distanza di sicurezza minima tra le persone. I vescovi italiani, ritenendo che sarebbe stato impossibile mantenere in chiesa quel distanziamento interpersonale minimo, hanno allora disposto che non si celebrino liturgie con la presenza del popolo. Quindi i preti celebrano da soli, con l'eventuale presenza dei loro assistenti liturgici, accoliti, ministranti, lettori, cantori, e di persone che si occupino della riprese e trasmissione via network delle immagini delle liturgie, dove programmate. Infatti, come nella scuola, si è iniziato a praticare quel collegamento telematico con i fedeli, costretti a mantenersi lontani. È l'unica forma liturgica possibile per loro, di questi tempi, a parte la preghiera personale? È un problema. Innanzi tutto spesso i laici non saprebbero come fare in altro modo, in particolare in famiglia,  perché non hanno ricevuto una sufficiente formazione. Poi perché queste pratiche sono viste con un certo sospetto tra i cattolici, per ormai millenarie questioni teologiche sul ruolo del sacerdozio ordinato, per cui si osserva che non c'è Chiesa senza quel tipo di sacerdozio, intendendo anche che non c'è possibilità di liturgia senza di esso. Ma quest'ultima conclusione non è una conseguenza inevitabile del ruolo inderogabile del sacerdozio ordinato nella nostra Chiesa. Limitandosi a ragionare su di essa ci si può liberare del peso di sofisticate controversie teologiche per le quali, essendo durate da almeno mille anni, gli specialisti hanno senz'altro le risorse intellettuali e morali per mantenerle vive per un altro millennio ed oltre, sempre che le Chiese cristiane riescano a sopravvivere ad esse.
  Dove i sacerdoti mancano o sono impediti ad esercitare il loro ministero, e questo accade in molte parti dell'Asia e dell'Africa e in alcune parti dell'America Latina, ma sta cominciando ad accadere anche nelle nazioni che compongono il cosiddetto "Occidente", perché sempre meno uomini accettano le gravi limitazioni personali imposte tra i cattolici per essere ammessi al sacerdozio e le donne non vi sono ammesse, le famiglie provano a fare da sé. Accadde nell'Europa orientale al tempo in cui fu dominata dai regimi comunisti, che cercavano di scoraggiare le pratiche religiose.
  Si dice che la famiglia è "Chiesa domestica", per intendere che è lì che ci si inizia a formare alla fede e per tutta la vita si continua ad essere motivati a mantenerla. Poi però, nel generale clericalismo che affligge i cattolici, le si fa poco spazio. Di essa non ci si fida e se ne temono le stravaganze, in particolare le degenerazioni verso concezioni basate su visioni, sacralità e personalità miracolanti, che pure, ma solo con la mediazione del clero, vengono altrove incoraggiate come "religiosità popolare".
  Nel suo messaggio per questa Pasqua, l'arcivescovo di Milano ha scritto che le liturgie televisive non sono equivalenti a quelle con la propria presenza personale. Quando si ha fame, ha osservato, non basta a sfamarci guardare immagini del cibo. E allora?
  Non è difficile organizzare liturgie domestiche, come si faceva un tempo con il Rosario in famiglia. Leggendo e meditando insieme le letture bibliche delle liturgie pasquali, facendo qualche canto e finendo con il Padre nostro. In quel contesto potrebbero essere inserite le meditazioni e omelie che i sacerdoti trasmettono via network.
  Quando avevo le mie figlie piccole, organizzai per loro una vera e propria Veglia pasquale, con l'accensione del fuoco (in cucina), una processione con le candele fino al soggiorno, con le altre luci spente, poi l'accensione delle luci della stanza, e alcune delle preghiere e letture che si fanno in quell'occasione. Le mie figlie mi dicono che se ne ricordano. All'epoca non le portai alla Veglia in parrocchia perché la si faceva durare troppo a lungo. Il nuovo parroco, don Remo, dal 2016 ha iniziato a farla durare meno, mantenendo tutto ciò che le è essenziale. Purtroppo dura ancora troppo per me. L'altr'anno, dopo tanti anni, ho partecipato, è stata molto bella, ma poi per un mese ho avuto le gambe doloranti. Non posso stare troppo seduto. Però è un problema solo mio, che sono diventato anziano.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma , Monte Sacro,
Valli