Pasqua in famiglia
2020, al tempo di Covid-19
Siamo confinati in casa come prevenzione del
contagio della malattia virale Covid-19. Le disposizioni governative non
vietano gli atti liturgici, ma prescrivono una distanza di sicurezza minima tra
le persone. I vescovi italiani, ritenendo che sarebbe
stato impossibile mantenere in chiesa quel distanziamento interpersonale
minimo, hanno allora disposto che non si celebrino liturgie con la presenza del
popolo. Quindi i preti celebrano da soli, con l'eventuale presenza dei loro
assistenti liturgici, accoliti, ministranti, lettori, cantori, e di persone che
si occupino della riprese e trasmissione via network delle immagini delle
liturgie, dove programmate. Infatti, come nella scuola, si è iniziato a
praticare quel collegamento telematico con i fedeli, costretti a mantenersi
lontani. È l'unica forma liturgica possibile per loro, di questi tempi, a parte
la preghiera personale? È un problema. Innanzi tutto spesso i laici non
saprebbero come fare in altro modo, in particolare in famiglia, perché non hanno ricevuto una sufficiente formazione. Poi
perché queste pratiche sono viste con un certo sospetto tra i cattolici, per
ormai millenarie questioni teologiche sul ruolo del sacerdozio ordinato, per
cui si osserva che non c'è Chiesa senza quel tipo di sacerdozio, intendendo
anche che non c'è possibilità di liturgia senza di esso. Ma quest'ultima
conclusione non è una conseguenza inevitabile del ruolo inderogabile del
sacerdozio ordinato nella nostra Chiesa. Limitandosi a ragionare su di essa ci
si può liberare del peso di sofisticate controversie teologiche per le quali,
essendo durate da almeno mille anni, gli specialisti hanno senz'altro le risorse
intellettuali e morali per mantenerle vive per un altro millennio ed oltre,
sempre che le Chiese cristiane riescano a sopravvivere ad esse.
Dove i sacerdoti mancano o sono impediti ad
esercitare il loro ministero, e questo accade in molte parti dell'Asia e
dell'Africa e in alcune parti dell'America Latina, ma sta cominciando ad
accadere anche nelle nazioni che compongono il
cosiddetto "Occidente", perché sempre meno uomini accettano le gravi
limitazioni personali imposte tra i cattolici per essere ammessi al sacerdozio
e le donne non vi sono ammesse, le famiglie provano a fare da sé. Accadde
nell'Europa orientale al tempo in cui fu dominata dai regimi comunisti, che
cercavano di scoraggiare le pratiche religiose.
Si dice che la famiglia è "Chiesa
domestica", per intendere che è lì che ci si inizia a formare alla fede e per
tutta la vita si continua ad essere motivati a mantenerla. Poi però, nel
generale clericalismo che affligge i cattolici, le si fa poco spazio. Di essa
non ci si fida e se ne temono le stravaganze, in particolare le degenerazioni
verso concezioni basate su visioni, sacralità e personalità miracolanti, che
pure, ma solo con la mediazione del clero, vengono altrove incoraggiate come
"religiosità popolare".
Nel suo messaggio per questa Pasqua,
l'arcivescovo di Milano ha scritto che le liturgie televisive non sono
equivalenti a quelle con la propria presenza personale. Quando si ha fame, ha
osservato, non basta a sfamarci guardare immagini del cibo. E allora?
Non è difficile organizzare liturgie
domestiche, come si faceva un tempo con il Rosario in famiglia. Leggendo e
meditando insieme le letture bibliche delle liturgie pasquali, facendo qualche
canto e finendo con il Padre nostro. In quel contesto potrebbero essere
inserite le meditazioni e omelie che i sacerdoti trasmettono via network.
Quando avevo le mie figlie piccole,
organizzai per loro una vera e propria Veglia pasquale, con l'accensione del
fuoco (in cucina), una processione con le candele fino al soggiorno, con le
altre luci spente, poi l'accensione delle luci della stanza, e alcune delle
preghiere e letture che si fanno in quell'occasione. Le mie figlie mi dicono
che se ne ricordano. All'epoca non le portai alla Veglia in parrocchia perché
la si faceva durare troppo a lungo. Il nuovo parroco, don Remo, dal 2016 ha iniziato a farla durare meno, mantenendo tutto ciò che le è essenziale. Purtroppo dura
ancora troppo per me. L'altr'anno, dopo tanti anni, ho partecipato, è stata
molto bella, ma poi per un mese ho avuto le gambe
doloranti. Non posso stare troppo seduto. Però è un problema solo mio, che
sono diventato anziano.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma , Monte Sacro,
Valli