domenica 26 aprile 2020

DALLA MESSA DELLE NOVE NELLA CHIESA PARROCCHIALE - 3° Domenica del Tempo di Pasqua - immagini e sintesi dell'omelia


Immagini e sintesi dell'omelia

 Per rivedere la celebrazione:







Sintesi dell’omelia pronunciata dal parroco mons. Remo Chiavarini durante la messa della 3° Domenica del Tempo di pasqua, il 26 Aprile 2020, celebrata nella chiesa parrocchiale senza la presenza del popolo, per le misure di prevenzione sanitaria in corso di epidemia di Covid-19, ma teletrasmessa mediante Youtube.
 Sintesi di Mario Ardigò – dell’Azione cattolica parrocchiale – per come ha inteso le parole del celebrante.


 Come domenica  scorsa ci ha  fatto compagnia    Tommaso, così questa domenica, 3° del Tempo pasquale, possiamo dire che ci fanno compagnia questi due discepoli , che scendono  da Gerusalemme  verso Emmaus.  Il giorno è sempre quello: quel primo giorno della settimana, giorno di grandi annunci, di grandi incontri.
 E, come Tommaso rappresentava tutti noi, è la figura del discepolo che è chiamato a fare un cammino per riconoscere che Gesù è il vivente,  anche i discepoli di Emmaus  ci rappresentano, perché anche noi dobbiamo fare questo cammino.
 Il primo tratto è quello di ritornare ciascuno alla propria casa, dopo aver vissuto un’esperienza che poteva essere molto promettente, molto coinvolgente, ma che ormai era finita, i  verbi che utilizzano nel loro linguaggio sono ormai al passato: soprattutto speravamo è il verbo sintomatico.
  Vanno ad Emmaus. Anche lì, vedete, Emmaus   è un grande rebus, nella geografia evangelica, biblica, perché sia gli archeologi che gli esegeti sono alla ricerca di questo luogo, e in Terra Santa, come sa chi qualche volta c’è andato, ci sono tanti luoghi che vogliono essere la Emmaus del Vangelo. Probabilmente non c’è una Emmaus fisica, perché ognuno ha la sua Emmaus, possiamo dire, cioè il luogo dove è chiamato, e soprattutto a riconoscere il Signore.
Quindi ciascuno di noi ritorna, con un cuore un pochino disilluso, e rientra nella sua casa,  a volte con lo stesso atteggiamento del chiudere le porte, si fa sera, e ormai tutto è  finito,  non c’è più, possiamo dire,   possibilità di futuro.
  Ma succede un fatto, che è molto interessante e il Vangelo lo esplicita bene. C’è l’invito: «Rimani con noi!». Quindi si apre la nostra casa, la nostra vita, a uno straniero, uno sconosciuto, e con lui anche si condivide la cena. E la cosa interessante è che, mentre spezzano il pane, i loro occhi si aprono.
  Ecco qua allora che cosa ci dice il Vangelo. Per riconoscere Gesù bisogna fare questo passo: spezzare il pane, che ha un significato grande. Certamente nel Vangelo quello spezzare il pane è il gesto dell’Eurcaristia, Gesù prese il pane e lo spezzò, per cui è nell’Eucaristia domenicale che si aprono i nostri occhi, e siamo chiamati a riconoscere la presenza del Signore. Ma lo spezzare il pane, anche umanamente, significa condividere, non rinchiuderci in noi stessi, saper entrare in questa com-pagnia,  che come sapete significa   spezzare e mangiare lo stesso pane.  E allora lì si  aprono gli occhi e non c’è più bisogno di vederlo fisicamente  il Signore, perché si capisce che il Signore c’è.  E riprende il coraggio,  la forza, e [quei discepoli] sono capaci, nonostante il buio, di riprendere il cammino e di ritornare a Gerusalemme.
  Anche noi abbiamo bisogno di riprendere un cammino, di riprendere forza. Come   possiamo farlo? Secondo quello che ci dice il Vangelo. Se sappiamo condividere, spezzare il pane insieme, allora  i nostri  occhi si aprono,  e riconosciamo che Gesù è sempre stato con noi,  anche quando non lo percepivamo,  anche quando ci diceva che, lui il Messia, doveva  soffrire. Quindi possiamo dire: era necessario passare attraverso la prova, la sofferenza,  che non era fine a se stessa, ma era in preparazione di qualcosa di più grande.
  Allora [quei discepoli] non hanno più paura e riprendono il cammino.

  E’ quello che ci auguriamo anche noi. Lo chiediamo al Signore: di  saperlo riconoscere, attraverso la nostra condivisione,   in mezzo a noi  e  riprendere  con forza e con  entusiasmo il cammino che la vita ci presenta davanti.