sabato 28 dicembre 2019

Il senso della vita e l’esperienza religiosa. L'altro mondo.


Il senso della vita e l’esperienza religiosa. L'altro mondo. 

  Lo studio dell’esperienza religiosa che il regime comunista della Repubblica Popolare Cinese sta affrontando potrebbe rivelarsi di importanza epocale. Purtroppo  è guidato da persone che hanno poca dimestichezza con la religione, anche se ne cominciano a intuire la potenziale rilevanza politica. Questa condizione sta divenendo piuttosto comune in Europa, non solo nei vertici politici, ma anche nelle realtà di base, come le parrocchie romane. Per quanto posso constatare, la formazione religiosa di base, che affannosamente ancora viene fatta, è largamente insufficiente e, in particolare, si raccorda male con gli insegnamenti che vengono impartiti nel sistema scolastico pubblico, vale a dire da quello al quale è obbligatorio partecipare da giovani, o nelle scuole di stato o in quelle organizzate da istituzioni private. L’insegnamento scolastico della religione dovrebbe servire a creare quel collegamento, ma mi pare che in genere non vi riesca e scivoli sempre, genericamente, verso l’intimità sociale, trattando di come le persone vivono interiormente la loro vita collettiva e delle difficoltà che incontrano. Questa è stata la mia antica esperienza di alunno, ma mi pare, in base a ciò che sento, che la situazione non sia sostanzialmente cambiata. E addirittura questo metodo mi sembra aver fatto scuola anche nel catechismo religioso propriamente detto. E’ questa l’impostazione della formazione che presenta la beatitudine in senso religioso come una condizione di benessere psicologico e la religione come medicina dell’anima. Il risultato a cui si punta, in quest’ottica, è essenzialmente uno stare bene insieme ad altri, in essi inclusa anche la  persona della divinità, veramente molto umanizzata. Così, il modello tipico di riferimento è quello, molto idealizzato, del primo gruppo di discepoli intorno al Maestro e si vive la propria fede religiosa come stando sempre nell’Orto degli Ulivi o nel Cenacolo. Bisogna anche riconoscere che, nella formazione specificamente religiosa, il tempo a disposizione per interagire con chi deve imparare è  molto poco e, in genere, non si riesce a fare di più per la scarsità delle forze disponibili, ma anche perché di solito si ritiene inutile andare oltre l’abc della fede. Da ragazzo ho passato in una parrocchia un tempo incomparabilmente più lungo di quelli che oggi hanno la mia età di allora, e questa era l’esperienza comune dei miei coetanei. Detto nel gergo ecclesiale, si faceva  oratorio  secondo il costume diffuso dai salesiani. Si acquisiva più dimestichezza con i preti e i religiosi, che erano, e sono tuttora, un modello importante per la vita di fede. Le prime costruzioni sociali, quelle spontanee dei ragazzi e quelle comunque a loro dedicate, erano mediate, e comunque profondamente permeate, dalla religione e dalla fede religiosa. La situazione di oggi è di persone religiose che di religione e di fede sanno poco, o addirittura pochissimo, e che non entrano negli spazi religiosi come a casa propria, ma un po’ come quando si va in palestra e si  è in casa d’altri, sebbene per un po’ se ne possano utilizzare le attrezzature. In altri casi ci si sta come quando si organizza un pranzo di nozze in un ristorante: ci si ritrova con i familiari e gli amici, si fa festa, si mangia e si beve, si gioca e si balla, e quello che sta intorno è solo un ambiente che si a disposizione; se in un altro ambiente lì vicino ci sono altri che fanno festa, rimangono estranei. La direzione forse cerca di fidelizzare quelli che vivono quegli ambienti come clienti, cercando legarli emotivamente alla struttura e di costituire ciò che viene definita nel gergo aziendale community,  vale a dire un gruppo di utenti fidelizzati, ma, al dunque, il legame rimane superficiale e una persona frequenta solo finché si sente bene  e trova opportunità di relazioni appaganti. Se no, cambia senza tanti problemi e non lo si vede più; ad un certo punto scompare e non se ne sente la mancanza, non lo si va a ricercare, come il buon pastore della parabola con la pecora perduta.
  Recuperare una certa maggiore dimestichezza con l’esperienza religiosa potrebbe essere l’obiettivo di gruppi di auto-formazione di adulti colti, che sono quelli che hanno mantenuto l’abitudine alla lettura e alla riflessione non esclusivamente emotiva sui fatti della vita e sulla società intorno. Essi poi potrebbero costituire la base per diffondere i risultati ottenuti anche ad altri. L’auto-formazione significa non pretendere di essere diretti costantemente da un prete: i preti sono pochi e hanno poco tempo, per loro il giorno è fatto di 24 ore come per tutti. Non si tratta di fare catechismo, anche se alla cultura della fede occorre fare riferimento, in particolare nel modo di affrontare i problemi sociali correnti. E’ ancora possibile rendere ragione della propria fede? La fede ha ancora un senso sociale, come sembrano ritenere oggi i comunisti cinesi? La religione imprigiona in gabbie sociali o costruisce società aperte? Che ruolo ha ancora il mito nella religione? I miti religiosi sono compatibili con una visione affidabile della realtà? E’ ancora possibile orientare il senso della vita umana secondo ciò che non si vede e non è direttamente sperimentabile? La fede è prevalentemente emozione, e dunque sensazione soggettiva? Quando provo a proporre ai miei coetanei un lavoro di questo tipo, leggo nei loro volti l’obiezione che  non hanno tempo. Ma, si dice, il tempo si trova, non è, soggettivamente, una grandezza uniforme. Quando si obbietta di non avere tempo, in realtà si intende che non si vede il senso, e questo è appunto il problema fondamentale di noi europei occidentali e della religione che pratichiamo (sempre meno, e in sempre minor numero, e in genere in prevalenza da anziani). La situazione, secondo quanto di legge,  è diversa nei posti che un tempo venivano definiti come Terzo mondo, tra Occidente capitalista e Oriente comunista. Ma la religione che vi prevale, appare a noi europei come legata a  molti schemi del nostro passato, che da noi definiamo tradizionalisti, ma che altrove nel mondo sono ancora una novità, e hanno un particolare scintillare  europeo che ancora va di moda laggiù. E’ differente la situazione di molta parte dell’America Latina, da dove ci provengono novità che ancora sono capaci di sorprenderci, ma come dall’esterno, provenendo da un altro mondo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli