Il senso della vita e
l’esperienza religiosa. L'altro mondo.
Lo studio dell’esperienza religiosa che il regime comunista della
Repubblica Popolare Cinese sta affrontando potrebbe rivelarsi di importanza
epocale. Purtroppo è guidato da persone
che hanno poca dimestichezza con la religione, anche se ne cominciano a intuire
la potenziale rilevanza politica. Questa condizione sta divenendo piuttosto
comune in Europa, non solo nei vertici politici, ma anche nelle realtà di base,
come le parrocchie romane. Per quanto posso constatare, la formazione religiosa
di base, che affannosamente ancora viene fatta, è largamente insufficiente e,
in particolare, si raccorda male con gli insegnamenti che vengono impartiti nel
sistema scolastico pubblico, vale a dire da quello al quale è obbligatorio
partecipare da giovani, o nelle scuole di stato o in quelle organizzate da
istituzioni private. L’insegnamento scolastico della religione dovrebbe servire
a creare quel collegamento, ma mi pare che in genere non vi riesca e scivoli
sempre, genericamente, verso l’intimità sociale, trattando di come le persone
vivono interiormente la loro vita collettiva e delle difficoltà che incontrano.
Questa è stata la mia antica esperienza di alunno, ma mi pare, in base a ciò
che sento, che la situazione non sia sostanzialmente cambiata. E addirittura
questo metodo mi sembra aver fatto scuola anche nel catechismo religioso
propriamente detto. E’ questa l’impostazione della formazione che presenta la
beatitudine in senso religioso come una condizione di benessere psicologico e
la religione come medicina dell’anima. Il risultato a cui si punta, in quest’ottica,
è essenzialmente uno stare bene insieme ad altri, in essi inclusa anche la persona della divinità, veramente molto
umanizzata. Così, il modello tipico di riferimento è quello, molto idealizzato,
del primo gruppo di discepoli intorno al Maestro e si vive la propria fede
religiosa come stando sempre nell’Orto degli Ulivi o nel Cenacolo. Bisogna
anche riconoscere che, nella formazione specificamente religiosa, il tempo a
disposizione per interagire con chi deve imparare è molto poco e, in genere, non si riesce a fare
di più per la scarsità delle forze disponibili, ma anche perché di solito si
ritiene inutile andare oltre l’abc della fede. Da ragazzo ho passato in una
parrocchia un tempo incomparabilmente più lungo di quelli che oggi hanno la mia
età di allora, e questa era l’esperienza comune dei miei coetanei. Detto nel gergo
ecclesiale, si faceva oratorio secondo il costume diffuso dai salesiani. Si
acquisiva più dimestichezza con i preti e i religiosi, che erano, e sono
tuttora, un modello importante per la vita di fede. Le prime costruzioni sociali,
quelle spontanee dei ragazzi e quelle comunque a loro dedicate, erano mediate,
e comunque profondamente permeate, dalla religione e dalla fede religiosa. La
situazione di oggi è di persone religiose che di religione e di fede sanno
poco, o addirittura pochissimo, e che non entrano negli spazi religiosi come a
casa propria, ma un po’ come quando si va in palestra e si è in casa d’altri, sebbene per un po’ se ne
possano utilizzare le attrezzature. In altri casi ci si sta come quando si
organizza un pranzo di nozze in un ristorante: ci si ritrova con i familiari e
gli amici, si fa festa, si mangia e si beve, si gioca e si balla, e quello che
sta intorno è solo un ambiente che si a disposizione; se in un altro ambiente lì
vicino ci sono altri che fanno festa, rimangono estranei. La direzione forse
cerca di fidelizzare quelli che vivono quegli ambienti come clienti, cercando
legarli emotivamente alla struttura e di costituire ciò che viene definita nel
gergo aziendale community, vale a dire un gruppo di utenti fidelizzati,
ma, al dunque, il legame rimane superficiale e una persona frequenta solo
finché si sente bene e trova opportunità di relazioni appaganti. Se
no, cambia senza tanti problemi e non lo si vede più; ad un certo punto
scompare e non se ne sente la mancanza, non lo si va a ricercare, come il buon
pastore della parabola con la pecora
perduta.
Recuperare una certa
maggiore dimestichezza con l’esperienza religiosa potrebbe essere l’obiettivo
di gruppi di auto-formazione di adulti colti, che sono quelli che hanno
mantenuto l’abitudine alla lettura e alla riflessione non esclusivamente
emotiva sui fatti della vita e sulla società intorno. Essi poi potrebbero
costituire la base per diffondere i risultati ottenuti anche ad altri. L’auto-formazione
significa non pretendere di essere diretti costantemente da un prete: i preti
sono pochi e hanno poco tempo, per loro il giorno è fatto di 24 ore come per
tutti. Non si tratta di fare catechismo, anche se alla cultura della fede
occorre fare riferimento, in particolare nel modo di affrontare i problemi
sociali correnti. E’ ancora possibile rendere ragione della propria fede? La
fede ha ancora un senso sociale, come sembrano ritenere oggi i comunisti
cinesi? La religione imprigiona in gabbie sociali o costruisce società aperte?
Che ruolo ha ancora il mito nella religione? I miti religiosi sono compatibili
con una visione affidabile della realtà? E’ ancora possibile orientare il senso
della vita umana secondo ciò che non si vede e non è direttamente
sperimentabile? La fede è prevalentemente emozione, e dunque sensazione
soggettiva? Quando provo a proporre ai miei coetanei un lavoro di questo tipo,
leggo nei loro volti l’obiezione che non hanno tempo. Ma, si dice, il tempo si trova, non è,
soggettivamente, una grandezza uniforme. Quando si obbietta di non avere tempo, in realtà si intende
che non si vede il senso, e questo è
appunto il problema fondamentale di noi europei occidentali e della religione
che pratichiamo (sempre meno, e in sempre minor numero, e in genere in
prevalenza da anziani). La situazione, secondo quanto di legge, è diversa nei posti che un tempo venivano
definiti come Terzo mondo, tra
Occidente capitalista e Oriente comunista. Ma la religione che vi prevale,
appare a noi europei come legata a molti
schemi del nostro passato, che da noi definiamo tradizionalisti, ma che altrove nel mondo sono ancora una novità, e
hanno un particolare scintillare europeo che ancora va di moda laggiù. E’
differente la situazione di molta parte dell’America Latina, da dove ci
provengono novità che ancora sono capaci di sorprenderci, ma come dall’esterno,
provenendo da un altro mondo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli