sabato 23 novembre 2019

Note per un tirocinio di democrazia - 16 - Notes for a apprenticeship in democracy - - La questione dell’educazione alla democrazia come origine degli attuali problemi politici italiani - The question of education to democracy as the origin of current Italian political problems


Note per un tirocinio di democrazia - 16
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Notes for a apprenticeship in democracy -

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La questione dell’educazione alla democrazia come origine degli attuali problemi politici italiani
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The question of education to democracy as the origin of current Italian political problems

Note: after the text in Italian, I insert the translation in English, made with the help of Google Translate

   In Italia, socialisti e cattolico-sociali considerarono a lungo la democrazia un metodo politico che avvantaggiava la borghesia, la classe che controllava la produzione industriale, la classe dei padroni. Infatti, osservavano, essa, basata sul dominio delle maggioranze, finiva per favorire le minoranze più ricche.
   In effetti questo, in Italia, fu vero fino a che a) dal 1913 i ceti sociali meno ricchi non vennero ammessi al voto, almeno i cittadini  maschi, e b) i partiti di massa socialisti e cattolico-sociale non organizzarono politicamente i propri aderenti per la partecipazione consapevole alle elezioni: alle elezioni del 1921, le prime dopo la Prima guerra mondiale (1914-1918), essi furono i più votati.
  Il fascismo mussoliniano, in un clima di gravi violenze sociali, prese piede dall’anno successivo prima che il lavoro potesse essere consolidato. Il Concordato tra il Regno d’Italia e il Papato, trattato con il fascismo mussoliniano e concluso nel 1929, consolidò il dominio del fascismo italiano, spingendo verso di esso le masse italiane. Il fascismo, poi, organizzò un proprio nazionalismo condizionato dall’adesione di massa al suo partito. Il 25 luglio 1943, durante la Seconda guerra mondiale, Mussolini fu arrestato per ordine del Re e dall’8 settembre di quell’anno, dopo l’armistizio concluso con gli allegati dal nuovo governo italiano, l’Italia fu in gran parte occupata dall’esercito tedesco.
  Nel Nord Italia fu organizzata una guerra partigiana, detta  di Resistenza,  contro gli occupanti tedeschi e il nuovo stato costituito dal Mussolini, la Repubblica sociale italiana. Contemporaneamente le forze che animavano quella guerra iniziarono a progettare una nuova repubblica democratica.
  Dopo la resa delle forze armate tedesche e fasciste, nell’aprile / maggio 1945, e soppresso il partito fascista, i partiti democratici, azionisti, cattolico sociali, comunisti, liberali, repubblicani e   socialisti organizzarono quella repubblica, deliberandone la Costituzione nel 1948, che entrò in vigore il 1 gennaio 1948.
  Da quel momento era necessario organizzare una formazione delle masse alla democrazia, dopo il lungo dominio su di esse del fascismo clericale.
  Tuttavia negli anni ’50 l’unità delle forze che avevano vinto in Europa il nazismo tedesco e i vari fascismi ad esso alleati si divisero in due blocchi contrapposti, uno egemonizzato dagli statunitensi e l’altro dai sovietici dell’Unione Sovietica, il primo ad economia capitalista e istituzioni liberali democratiche, l’altro ad economia e istituzioni comuniste, di tipo leninista / staliniano. Questo impedì in Italia, dove la polarizzazione si produsse tra la Democrazia Cristiana, il partito sostenuto dal Papato e dagli altri vescovi italiani e in linea con la politica statunitense, e il Partito Comunista Italiano, in linea con la politica sovietica pur nell’accettazione leale e partecipe della nuova democrazia repubblicana, quel lavoro di formazione  democratica di massa su base nazionale.
  La partecipazione alla politica venne sempre mediata per i più dall’appartenenza a partiti politici di massa che avevano vinto il fascismo: quindi si era prima democratici cristiani, comunisti o socialisti e poi democratici, e questo anche per la forte ripresa della diffidenza che aveva fin dalle origini caratterizzato l’assimilazione della democrazia da parte dei cattolici  e dei socialisti, dai quali si erano staccati i comunisti divenendo, dal 1948, la maggior forza di opposizione. Cattolici e socialisti temevano di veder negati i propri valori da maggioranze politiche formate in ambito democratico. Gli uni  e gli altri ritenevano di avere valori non negoziabili da difendere e fecero fatica ad assimilare i valori della democrazia, che in realtà non li negava ma che dai primi scaturivano.
  Tutto questo è spiegato molto bene in questo brano, tratto dal libro di Pietro Scoppola (storico di tendenza cattolico-democratica  - 1925-2007), Lezioni sul Novecento, che vi consiglio di acquistare (è disponibile anche in e-book - richiede una preparazione culturale a livello di quella che ci si attende da chi ha un titolo di studio di scuola media superiore):
«La democrazia non si fonda sui valori dell’odio verso il nemico, sui principi di un Paese armato che deve affermare la sua potenza nel mondo; essa, al contrario, si basa sul senso di solidarietà fra gli uomini e sul riconoscimento del binomio diritti-doveri come costitutivi della cittadinanza democratica. Il  problema, dunque, non è quello di sostituire alla Resistenza armata la Resistenza civile, come alcuni hanno cercato di fare, ma di ammettere la presenza, sullo stesso piano, di varie forme di Resistenza: la Resistenza armata; quella [dei militari] italiani (quali 600.000) che rifiutarono di obbedire ai nazisti e furono deportati in Germania nei campi di concentramento; ancora, più molecolarmente, per passaggi continui, la solidarietà spontanea popolare agli ebrei, agli sfollati, e perfino l’azione, a tutela della cittadinanza, delle autorità italiane che teoricamente erano legate ai tedeschi. L’insieme di questi elementi ha costituito una riserva morale radicalmente alternativa all’ideologia fascista e ha permesso al Paese di ricostruirsi su valori democratici.
[…]
  Perché, allora, partendo da questa cittadinanza nascente ci ritroviamo dopo cinquant’anni, di nuovo, con un’identità nazionale in crisi?
[…]
  Le risposte alle domande sulle attuali difficoltà italiane devono essere cercate nell’evoluzione dei primi cinquant’anni della Repubblica, e non all’atto della sua fondazione. Fra i temi da esaminare per cercare di affrontare l’argomento, uno non è  stato probabilmente ancora analizzato: la mancata formazione alle cittadinanza.
[…]
E’ evidente che il legame tra nazione e cittadinanza consapevole diventa un elemento indispensabile per raggiungere una forte coesione nazionale.
[…]
  Mentre declina la prospettiva di un’educazione alla democrazia, emergono con forza le identità di partito. Il passaggio dal fascismo alla democrazia avviene principalmente sulla base dell’eredità della mobilitazione di massa creata - con obiettivi chiaramente differenti - dal fascismo. La capacità dei partiti popolari di mobilitare un’adesione diffusa - al partito come allo Stato nato dalla nuova Costituzione - appare comunque cosa diversa dal rispetto al consenso pieno alla democrazia, al sentimento di una cittadinanza comune. Questo meccanismo, che presuppone un canale di appartenenza partitica come strumento necessario di adesione alle basi del nuovo Stato - legato al clima di guerra fredda e della contrapposizione ideologica -, contribuì alla formazione delle cosiddette “identità separate”. Prima ancora che cittadini italiani, si era cattolici, comunisti, laici, tutti rappresentanti di identità separate e concorrenti.
[…]
  Riassumendo: nei venti mesi dell’occupazione tedesca abbiamo avuto il formarsi spontaneo di una nuova identità collettiva fondata non più su quell’idea di nazione proveniente dalla tradizione risorgimentale [Risorgimento: nell’Ottocento, il movimento per l’unificazione nazionale italiana sotto un regime politico di democrazia liberale] che il fascismo aveva impoverito dissociandone l’idea di libertà, ma su diverse forme di Resistenza e di solidarietà spontanea, molecolare. La successiva istituzionalizzazione  non avviene nel senso della cittadinanza democratica complessiva, ma attraverso identità separate. E’ questa la prima fase di un lungo e articolato processo che spiega l’attuale crisi nazionale. E’  chiaro che nel momento in cui entrano in crisi i partiti tradizionali rimane un vuoto, non essendosi formata un’identità collettiva comune; la debolezza delle “identità di parte” restituisca così il senso di una crisi d’insieme.»
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa, Roma, Monte Sacro, Valli

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The question of education to democracy as the origin of current Italian political problems

In Italy, socialists and social-catholics long considered democracy a political method that benefited the bourgeoisie, the class that controlled industrial production, the class of the bosses. In fact, they observed, based on the domination of majorities, ended up favoring the richest minorities.
   In fact this, in Italy, was true until a) since 1913 the less wealthy social classes were not allowed to vote, at least the male citizens, and b) the socialist and Catholic-social mass parties did not organize their members politically for conscious participation in the elections: in the 1921 elections, the first after the First World War (1914-1918), they were the most voted.
  Mussolini's fascism, in a climate of serious social violence, took hold the following year before work could be consolidated. The Concordat between the Kingdom of Italy and the Papacy, dealt with Mussolini's fascism and concluded in 1929, consolidated the dominion of Italian fascism, pushing the Italian masses towards it. Fascism, then, organized its own nationalism conditioned by mass adherence to its party. On 25 July 1943, during the Second World War, Mussolini was arrested by order of the King and from 8 September of that year, after the armistice concluded with the annexes by the new Italian government, Italy was largely occupied by the German army.
  In Northern Italy a partisan war was organized, called the Resistance, against the German occupiers and the new state constituted by Mussolini, the Italian Social Republic. At the same time the forces that animated that war began to design a new democratic republic.
  After the surrender of the German and fascist armed forces, in April / May 1945, and suppressed the fascist party, the democratic parties, shareholders, Catholic social, communists, liberals, republicans and socialists organized that republic, deciding on the Constitution in 1948, which entered into force on 1 January 1948.
  From that moment it was necessary to organize a formation of the masses for democracy, after the long domination of them by clerical fascism.
  However, in the 1950s the unity of forces that had won German Nazism in Europe and the various fascisms allied to it were divided into two opposing blocs, one dominated by the Americans and the other by the Soviets of the Soviet Union, the first with an economy. capitalist and liberal democratic institutions, the other a communist economy and institutions, of the Leninist / Stalinist type. This prevented in Italy, where the polarization occurred between the Christian Democrats, the party supported by the Papacy and the other Italian bishops and in line with US politics, and the Italian Communist Party, in line with Soviet politics even in loyal acceptance and participating in the new republican democracy, that work of democratic formation of mass on a national basis.
  Participation in politics was always mediated for the most part by belonging to mass political parties that had conquered fascism: so we were first Christian democrats, communists or socialists and then democrats, and this was also due to the strong recovery of the mistrust that had from the origins characterized the assimilation of democracy by Catholics and socialists, from which the communists had detached themselves, becoming, from 1948, the greatest opposition force. Catholics and socialists feared that their values ​​were denied by political majorities formed in a democratic environment. Both believed that they had non-negotiable values ​​to defend and found it difficult to assimilate the values ​​of democracy, which in reality did not deny them but originated from them.
  All this is very well explained in this passage, taken from the book by Pietro Scoppola (a historian of Catholic-democratic tendency - 1925-2007), Lessons on the Twentieth Century, which I recommend you buy (it is also available in e-book - requires preparation) cultural at the level of what is expected from those with a high school diploma):
«Democracy is not based on the values ​​of hatred towards the enemy, on the principles of an armed country that must assert its power in the world; on the contrary, it is based on the sense of solidarity among men and on the recognition of the binomial rights-duties as constitutive of democratic citizenship. The problem, therefore, is not that of replacing the armed resistance with civil resistance, as some have tried to do, but of admitting the presence, on the same level, of various forms of Resistance: armed resistance; that of [the Italian military] (such as 600,000) who refused to obey the Nazis and were deported to concentration camps in Germany; still, more molecularly, for continuous passages, the spontaneous popular solidarity to the Jews, the displaced persons, and even the action, to protect citizenship, of the Italian authorities that were theoretically linked to the Germans. The combination of these elements has constituted a moral reserve radically alternative to the fascist ideology and has allowed the country to rebuild itself on democratic values.
[...]
 Why, then, starting from this nascent citizenship we find ourselves again after fifty years, again, with a national identity in crisis?
[...]
  The answers to the questions on the current Italian difficulties must be looked for in the evolution of the first fifty years of the Republic, and not at the time of its foundation. Among the topics to be examined to try to address the topic, one was probably not yet analyzed: the lack of citizenship training.
[...]
It is evident that the link between nation and conscious citizenship becomes an indispensable element to reach a strong national cohesion.
[...]
  While the prospect of education for democracy declines, party identities emerge forcefully. The transition from fascism to democracy takes place mainly on the basis of the legacy of mass mobilization created - with clearly different objectives - from fascism. The capacity of the popular parties to mobilize widespread adhesion - to the party as well as to the State born of the new Constitution - appears however something different from respect for the full consensus of democracy, the feeling of a common citizenship. This mechanism, which presupposes a channel of party affiliation as a necessary instrument of adhesion to the foundations of the new state - linked to the climate of cold war and ideological opposition -, contributed to the formation of the so-called "separate identities". Even before being Italian citizens, they were Catholics, Communists, lay people, all representatives of separate and competing identities.
[...]
To sum up: in the twenty months of the German occupation we had the spontaneous formation of a new collective identity founded no more on that idea of nation coming from the Risorgimento tradition [Risorgimento: in the nineteenth century, the movement for the Italian national unification under a regime political of liberal democracy] that fascism had impoverished by dissociating the idea of freedom, but on different forms of resistance and spontaneous, molecular solidarity. The subsequent institutionalization does not take place in the sense of overall democratic citizenship, but through separate identities. This is the first phase of a long and complex process that explains the current national crisis. It is clear that when the traditional parties are in crisis it remains a void, as a common collective identity has not been formed; the weakness of the "part identity" thus restores the sense of an overall crisis.»
Mario Ardigò - Catholic Action Group in the Catholic parish of "Saint Clemente pope" - Rome, Monte Sacro district, Valli