domenica 3 novembre 2019

Note per un tirocinio di democrazia 10.4


Note per un tirocinio di democrazia 10.4

  L’altro giorno, passando velocemente in rassegna alcuni pezzi su siti WEB di quotidiani, me ne è capitato uno di fronte nel quale l’autore, piuttosto critico con le riforme promosse in vari campi dal Papa regnante, avvertiva che la sua fede era rimasta al catechismo delle medie. Questo è un bel problema! Se almeno avesse continuato ad approfondire fino alla maggiore età! No, la sua fede  è, in definitiva, lo dice lui, ma lo dice come se ce se ne potesse vantare, proprio quella di un ragazzino. E da quel livello fa la morale a un Papa. Un prete ottantenne che ha passato tutta la sua vita ad approfondire i temi religiosi e che, in più, da prete e da vescovo, ha fatto tanta esperienza di come si vive socialmente la fede, a tutti i livelli, e che ora, da Papa, ha una visuale ancora più ampia.
  I ragazzini possono governare il mondo? No, non ne sono capaci, perché, appunto, ragazzini. Possono però porsi e porre domande, ma le pongono a chi è più grande, agli altri intorno e a loro stessi come saranno crescendo. Sono questi adulti a dover rispondere, ma, se nelle fede sono rimasti dei ragazzini, non sapranno farlo, e in genere infatti non sanno farlo, perché sono rimasti al livello di chi li interroga. Questa, per ciò che posso constatare, è la condizione della gran parte degli laici adulti che frequenta le parrocchie che ho conosciuto nella mia vita. Ma già chi è arrivato alle medie con la formazione religiosa è piuttosto avanti:   i più si sono fermati prima, a quella per la Prima Comunione. Questa credo sia la principale causa per cui i valori  della nostra fede trovano sempre meno credito nella nostra società, che nel mondo è tra quelle maggiormente da essi inculturate, se non altro perché sede del Papato, da certi punti di vista un bel problema ma una risorsa importante sotto altri. Esso, ad esempio, ha travagliato pervicacemente la costruzione della nostra unità nazionale, ma, dal 1941, è stato all’origine di processi democratici che hanno potentemente influito nella progettazione e attuazione della nostra Repubblica e dell’Unione Europea. In quest’ultima è stato, ed è ancora,  molto rilevante il ruolo dei cristiano democratici.
  Una adulto insufficientemente formato sui temi della sua fede sta sempre a ricasco dei preti, e in questo modo non è in grado di svolgere nella società in cui è immerso quel lavoro che la dottrina sociale richiede, di  animare le dinamiche collettive con i valori cristiani, e della religione coglie poi prevalentemente gli aspetti più superficiali, la coreografia, certi costumi etnici locali, la festa del paese, il presepio come lo vedeva fare da bimbo, lo strumentario liturgico ecc. E quando, ad esempio, si trova di fronte a questioni di vita o morte, a cose serie, guerra  o non guerra, ammazzare o non ammazzare, salvare o non, alla fine nel proprio bagaglio culturale trova poco di utile e così diventa facile preda di sbrigativi e loquaci faccendieri, che insieme lo spaventano e lo allettano, promettendogli impunità e arricchimento a spese altrui, di chi deve soccombere perché altri sopravvivano. E, invariabilmente, poi soccombe egli stesso, perché chi si lascia trascinare in quel modo è un debole, e i deboli  sono quelli poi destinati a rimetterci perché quei faccendieri prosperino. E’ per questo che Luigi Sturzo e i compagni con cui costruì la prima formazione politica ispirata alla dottrina sociale dell’Italia democratica, nel 1919, dopo la guerra mondiale  in cui l’Italia era stata gettata e che l’aveva profondamente trasformata, proposero di essere liberi e forti: ma la forza che serve per essere liberi non è quella bruta, animalesca, di chi azzanna e uccide e poi depreda, divenendone schiavo nel mentre asservisce altri a proprio profitto, nella rapina sociale,  secondo quello che, ad esempio, propose il fascismo mussoliniano, ma la forza di un’etica matura,  forte perché sorretta da un pensiero  sufficientemente informato e convinto dell’utilità sociale della libertà di tutti, da vivere in una collettività. Un ragazzino, invece, tende al conformismo, a fare come i suoi coetanei, perché è debole e non sa mai che pesci prendere e, ad un adulto sembra in questo anche un po’ ridicolo, ma non se ne scandalizza perché sa che così appunto sono e fanno i ragazzini, i quali poi, crescendo, (in genere) cambiano.   Cambiano? Cambiano se trovano intorno una cultura che li guida e li sollecita nel cambiamento, fino a che raggiungono una qualche autonomia e possono agire da protagonisti. Ma, ad esempio, la cultura del consumismo alla quale siamo costantemente esposti, in particolare rimanendo troppo attaccati ai programmi informatici che ci gestiscono tramite i nostri telefoni cellulari, non ha interesse a questo sviluppo: meglio un adulto-ragazzino. E appunto questo appaiono molto degli adulti che mi capita di incontrare, anche negli ambienti religiosi.
  Se la fede rimane solo un ricordo della prima gioventù o addirittura dell’infanzia serve a poco, anche a se stessi. E da anziani, quando ci si avvicina fatalmente alla fine e si vorrebbe capire il senso religioso di una lunga vita che appare trascorsa in un attimo, questa appunto è la sensazione comune che hanno gli anziani, non ci si raccapezza più, il tempo stringe, le forze mancano, e si rimane sempre per via, più fuori che dentro però, e intorno scarseggiano anche i maestri, perché questi ultimo sono per i più giovani non per gli anziani, che dovrebbero esserlo loro stessi in qualche modo, ma sono rimasti invece solo i ragazzini che furono. E poi gli anziani sperimentano con orrore una progressiva invisibilità sociale, per cui la gente più giovane intorno inizia a non accorgersi nemmeno più di loro e se arriva a notarli spesso lo fa con fastidio. In realtà, chi da più giovane non ha speso bene il tempo della formazione, scopre di aver perso per sempre quell’opportunità. Anche per le persone così sono pensate queste  note,  scritte quindi  da un anziano pure   per gli anziani. Essi infatti, sempre più numerosi, sono importanti attori sociali e, spesso, di questi tempi deludono, si dimostrano deboli, facilmente influenzabili, e questo perché paurosi di tutto, come in genere sono gli anziani perché più fragili, e soprattutto, quelli di fede, con reminiscenze religiose troppo vaghe. Ad esempio, ciò a cui spesso accenno, l’agàpe  in senso religioso: non ha lo stesso senso per un giovane nell’età della riproduzione, che dalla natura è spinto a formare una famiglia e a generare, e per un anziano, che ha passato quel tempo, e il cui mondo sociale fatalmente tende a restringersi. Un anziano/ragazzino non la vivrà nel modo giusto. La spiritualità dovrebbe soccorrere, ma se essa è solo, non tanto quella di un ragazzino, ma addirittura la vaga reminiscenza di quella di un ragazzino, e a stento ci si ricorda il Padre nostro, essa delude, quando la vita, da anziani, inevitabilmente si fa più dura, il corpo scricchiola e si ingrippa, e le gioie naturali della vita svaniscono.
  Scrivo per giovani e anziani e ai più giovani dico: attenti, che se perdete il vostro tempo ora, diventerete poi gli anziani/ragazzini che ho descritto. Pensate forse di essere unici, ma non lo siete, siete come tutti i giovani sono stati per natura, e la vita, sempre per natura, vi condurrà dove gli anziani/ragazzini di oggi sono giunti, se non lavorate bene sulla vostra cultura, intesa non in senso letterario, libresco, erudito, ma come costumi e concezioni, insomma come ciò che vi può mantenere attivi e rilevanti in società anche crescendo, non semplici pupazzi in mano dei faccendieri di turno.  Andate e battezzate, non  è questo l’ultimo comando che giunse ai testimoni delle origini?

  Gli undici discepoli andarono in Galilea, su quella collina che Gesù aveva indicato.  Quando lo videro, lo adorarono. Alcuni, però, avevano dei dubbi.  Gesù si avvicinò e disse: «A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra.  Perciò andate, fate che tutti diventino miei discepoli; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello *Spirito Santo;  insegnate loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo».
[Dal Vangelo secondo Matteo 28,16-20 - Traduzione interconfessionale in lingua corrente ABU-LDC]

  Avete dei dubbi? Leggete qui sopra, li ebbero anche gli apostoli,  e addirittura davanti al Risorto!: coraggio, cerchiamo di impegnarci!, cresciamo, impariamo, agiamo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli