Note per un tirocinio
di democrazia 10.4
L’altro giorno, passando velocemente in rassegna alcuni pezzi su siti
WEB di quotidiani, me ne è capitato uno di fronte nel quale l’autore, piuttosto
critico con le riforme promosse in vari campi dal Papa regnante, avvertiva che
la sua fede era rimasta al catechismo delle medie. Questo è un bel problema! Se
almeno avesse continuato ad approfondire fino alla maggiore età! No, la sua
fede è, in definitiva, lo dice lui, ma
lo dice come se ce se ne potesse vantare, proprio quella di un ragazzino. E da
quel livello fa la morale a un Papa. Un prete ottantenne che ha passato tutta
la sua vita ad approfondire i temi religiosi e che, in più, da prete e da
vescovo, ha fatto tanta esperienza di come si vive socialmente la fede, a tutti
i livelli, e che ora, da Papa, ha una visuale ancora più ampia.
I ragazzini possono governare il mondo? No, non ne sono capaci, perché,
appunto, ragazzini. Possono però porsi e porre domande, ma le pongono a chi è
più grande, agli altri intorno e a loro stessi come saranno crescendo. Sono
questi adulti a dover rispondere, ma, se nelle fede sono rimasti dei ragazzini,
non sapranno farlo, e in genere infatti non sanno farlo, perché sono rimasti al
livello di chi li interroga. Questa, per ciò che posso constatare, è la
condizione della gran parte degli laici adulti che frequenta le parrocchie che
ho conosciuto nella mia vita. Ma già chi è arrivato alle medie con la
formazione religiosa è piuttosto avanti:
i più si sono fermati prima, a quella per la Prima Comunione. Questa
credo sia la principale causa per cui i valori
della nostra fede trovano sempre
meno credito nella nostra società, che nel mondo è tra quelle maggiormente da
essi inculturate, se non altro perché sede del Papato, da certi punti di vista
un bel problema ma una risorsa importante sotto altri. Esso, ad esempio, ha
travagliato pervicacemente la costruzione della nostra unità nazionale, ma, dal
1941, è stato all’origine di processi democratici che hanno potentemente
influito nella progettazione e attuazione della nostra Repubblica e dell’Unione
Europea. In quest’ultima è stato, ed è ancora, molto rilevante il ruolo dei cristiano
democratici.
Una adulto insufficientemente formato sui temi della sua fede sta sempre
a ricasco dei preti, e in questo modo non è in grado di svolgere nella società
in cui è immerso quel lavoro che la dottrina sociale richiede, di animare le dinamiche collettive con i valori
cristiani, e della religione coglie poi prevalentemente gli aspetti più superficiali, la
coreografia, certi costumi etnici locali, la festa del paese, il presepio come lo vedeva fare da bimbo, lo
strumentario liturgico ecc. E quando, ad esempio, si trova di fronte a
questioni di vita o morte, a cose serie, guerra
o non guerra, ammazzare o non ammazzare, salvare o non, alla fine nel proprio bagaglio
culturale trova poco di utile e così diventa facile preda di sbrigativi e loquaci faccendieri,
che insieme lo spaventano e lo allettano, promettendogli impunità e
arricchimento a spese altrui, di chi deve soccombere perché altri sopravvivano.
E, invariabilmente, poi soccombe egli stesso, perché chi si lascia trascinare
in quel modo è un debole, e i deboli sono quelli poi destinati a rimetterci perché
quei faccendieri prosperino. E’ per questo che Luigi Sturzo e i compagni con cui
costruì la prima formazione politica ispirata alla dottrina sociale dell’Italia
democratica, nel 1919, dopo la guerra mondiale
in cui l’Italia era stata gettata e
che l’aveva profondamente trasformata, proposero di essere liberi e forti: ma la forza
che serve per essere liberi non è
quella bruta, animalesca, di chi azzanna e uccide e poi depreda, divenendone
schiavo nel mentre asservisce altri a proprio profitto, nella rapina sociale, secondo quello che, ad esempio, propose il
fascismo mussoliniano, ma la forza di un’etica matura, forte perché sorretta da un pensiero
sufficientemente informato e
convinto dell’utilità sociale della libertà di tutti, da vivere in una
collettività. Un ragazzino, invece, tende al conformismo, a fare come i suoi
coetanei, perché è debole e non sa mai che pesci prendere e, ad un adulto sembra in questo anche un po’ ridicolo, ma non se ne scandalizza perché sa che
così appunto sono e fanno i ragazzini, i quali poi, crescendo, (in genere) cambiano. Cambiano? Cambiano se trovano intorno una
cultura che li guida e li sollecita nel cambiamento, fino a che raggiungono una qualche
autonomia e possono agire da protagonisti. Ma, ad esempio, la cultura del
consumismo alla quale siamo costantemente esposti, in particolare rimanendo
troppo attaccati ai programmi informatici che ci gestiscono tramite i nostri
telefoni cellulari, non ha interesse a questo sviluppo: meglio un adulto-ragazzino. E appunto questo
appaiono molto degli adulti che mi capita di incontrare, anche negli ambienti
religiosi.
Se la fede rimane solo un ricordo della prima gioventù o addirittura
dell’infanzia serve a poco, anche a se stessi. E da anziani, quando ci si
avvicina fatalmente alla fine e si vorrebbe capire il senso religioso di una
lunga vita che appare trascorsa in un attimo, questa appunto è la sensazione
comune che hanno gli anziani, non ci si raccapezza più, il tempo stringe, le
forze mancano, e si rimane sempre per via, più fuori che dentro però, e intorno
scarseggiano anche i maestri, perché questi ultimo sono per i più giovani non
per gli anziani, che dovrebbero esserlo loro stessi in qualche modo, ma sono
rimasti invece solo i ragazzini che furono. E poi gli anziani sperimentano con
orrore una progressiva invisibilità sociale, per cui la gente più giovane
intorno inizia a non accorgersi nemmeno più di loro e se arriva a notarli
spesso lo fa con fastidio. In realtà, chi da più giovane non ha speso bene il tempo
della formazione, scopre di aver perso per sempre quell’opportunità. Anche per
le persone così sono pensate queste note, scritte quindi da un anziano pure per gli anziani. Essi infatti, sempre più
numerosi, sono importanti attori sociali e, spesso, di questi tempi deludono,
si dimostrano deboli, facilmente influenzabili, e questo perché paurosi di
tutto, come in genere sono gli anziani perché più fragili, e soprattutto,
quelli di fede, con reminiscenze religiose troppo vaghe. Ad esempio, ciò a cui
spesso accenno, l’agàpe in senso religioso: non ha lo stesso senso per
un giovane nell’età della riproduzione, che dalla natura è spinto a formare una
famiglia e a generare, e per un anziano, che ha passato quel tempo, e il cui mondo
sociale fatalmente tende a restringersi. Un anziano/ragazzino non la vivrà nel
modo giusto. La spiritualità dovrebbe soccorrere, ma se essa è solo, non tanto
quella di un ragazzino, ma addirittura la vaga reminiscenza di quella di un
ragazzino, e a stento ci si ricorda il Padre
nostro, essa delude, quando la vita, da anziani, inevitabilmente si fa più
dura, il corpo scricchiola e si ingrippa, e le gioie naturali della vita
svaniscono.
Scrivo per giovani e anziani e ai più giovani dico: attenti, che se
perdete il vostro tempo ora, diventerete poi gli anziani/ragazzini che ho
descritto. Pensate forse di essere unici, ma non lo siete, siete come tutti i
giovani sono stati per natura, e la vita, sempre per natura, vi condurrà dove
gli anziani/ragazzini di oggi sono giunti, se non lavorate bene sulla vostra
cultura, intesa non in senso letterario, libresco, erudito, ma come costumi e
concezioni, insomma come ciò che vi può mantenere attivi e rilevanti in società
anche crescendo, non semplici pupazzi in mano dei faccendieri di turno. Andate e battezzate, non è questo l’ultimo comando che giunse ai
testimoni delle origini?
Gli undici
discepoli andarono in Galilea, su quella collina che Gesù aveva indicato. Quando lo
videro, lo adorarono. Alcuni, però, avevano dei dubbi. Gesù si
avvicinò e disse: «A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò
andate, fate che tutti diventino miei discepoli; battezzateli nel nome del
Padre e del Figlio e dello *Spirito Santo; insegnate
loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò
sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo».
[Dal Vangelo
secondo Matteo 28,16-20 - Traduzione interconfessionale in lingua corrente
ABU-LDC]
Avete dei dubbi?
Leggete qui sopra, li ebbero anche gli apostoli, e addirittura davanti al Risorto!:
coraggio, cerchiamo di impegnarci!, cresciamo, impariamo, agiamo.
Mario Ardigò
- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli