Miei appunti dalla
conferenza del prof. Giuseppe Pulcinelli, biblista presso l’Università
Lateranense di Roma, sul tema Le Beatitudini, svolta nel quadro del ciclo di
incontri del gruppo romano Uniroma Sapienza del
MEIC - Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale sul Regno di Dio nella
Cappella Universitaria dell’Università Sapienza di Roma, dalle ore 18 del 13
novembre 2019 -
PARTE 4°
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
Nota: nei post che precedono trovate
le parti già pubblicate
Seconda Beatitudine
La seconda Beatitudine riguarda i pentùntes
- afflitti, una parola che nel greco evangelico è un participio e che
indica chi piange nello sconforto, ad
esempio perché il Regno di Dio non è ancora in essere, ma anche per colpe
personali. Nel libro di Isaia vi è un passo che riguarda la consolazione degli afflitti [Is, 61,
1-3]
Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l'anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell'abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l'anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell'abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.
[versione
CEI 2008]
Nel brano evangelico il verbo che
introduce la seconda parte della Beatitudine
è al futuro paracletèsontai - saranno consolati, perché la consolazione non è
immediata, è invece attesa.
Terza Beatitudine
La terza Beatitudine ha come destinatario i praèis - miti. Non è facile rendere in
italiano il significato della parola del greco evangelico praèis: povero, umile, non violento. Sono coloro
che, in un contesto di prepotenza e violenza, affidano a Dio la loro causa.
Gesù dice di se stesso di essere mie
e umile di cuore. Dei miti è detto che erediteranno la terra, quella in cui Dio avrà attuato la piena
giustizia. La prima e la terza Beatitudine
sono espressione del medesimo ideale
spirituale.
Quarta Beatitudine
La quarta Beatitudine è rivolta ai peinòntes kai dipsòntes ten dikaiosùnen
- agli affamati e assetatati di
giustizia. Saranno saziati (nel
Vangelo secondo Luca si aggiunge adesso). Si tratta della fame e sete di Dio, di ascoltare la Parola di Dio, di nutrirsi della sua Sapienza. Non si tratta di giustizia in senso sociale o nel senso di giustificazione davanti a Dio, come
negli scritti di Paolo. E’ giustizia in
senso morale e corrisponde a santità. La
sazietà promessa va intesa come realizzazione
del Regno di Dio.
Quinta Beatitudine
Riguarda gli eleèmones -
misericordiosi sia in senso spirituale di pietà che in quello attivo di opera.
Un esempio di questa misericordia può essere visto nella parabola
evangelica del Buon Samaritano (Lc 10,
25-37).
«Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla
prova e chiese: "Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita
eterna?". Gesù gli
disse: "Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?".
L’atteggiamento misericordioso riguarda anche quello verso i
peccatori e chi si offende.
Sesta Beatitudine
E’ indirizzata ai kataròi
te kardìa - puri di cuore. Si veda anche nel libro
dei Proverbi (Prov 22,11):
Chi ama la schiettezza del cuore
e la benevolenza sulle labbra, sarà amico del re.
il salmo 24:
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
chi non giura con inganno.
e il salmo 51
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
L’idea di purezza
davanti a Dio deriva dall’ambito
cultuale. Già i profeti però ammonivano contro un vuoto ritualismo.
Quando, in ambito biblico, si parla di cuore, non si riferisca ai sentimenti o
a un atteggiamento della volontà, ma alla sede della volontà, lì dove si
prendono le decisioni.
Il centro della spiritualità dell’ebraismo è
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il
Signore. Tu amerai
il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.
[De 5,4-5 -
versione CEI 2008].
Dei puri
di cuore è detto che vedranno Dio, la grande
aspirazione dell’ebraismo. Dei santi è detto che vedono Dio.
Settima Beatitudine
La settima Beatitudine è indirizzata ai eirenopoiòi - i facitori di pace. Non a chi è in pace, nell’animo, psicologicamente,
ma chi fa pace. Chi cerca di riconciliare le parti in
conflitto, nel senso in cui se nel parla nella lettera di Giacomo
Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto
di giustizia.[Gc 3,18 - versione CEI 2008]
Si anche Isaia 27, 1-5:
In quel giorno il
Signore punirà
con la spada dura, grande e forte,
il Leviatàn, serpente guizzante,
il Leviatàn, serpente tortuoso,
e ucciderà il drago che sta nel mare.
con la spada dura, grande e forte,
il Leviatàn, serpente guizzante,
il Leviatàn, serpente tortuoso,
e ucciderà il drago che sta nel mare.
In quel giorno
la vigna sarà deliziosa:
cantàtela!
Io, il Signore, ne sono il guardiano,
a ogni istante la irrigo;
per timore che la si danneggi,
ne ho cura notte e giorno.
Io non sono in collera.
Vi fossero rovi e pruni,
muoverei loro guerra,
li brucerei tutti insieme.
cantàtela!
Io, il Signore, ne sono il guardiano,
a ogni istante la irrigo;
per timore che la si danneggi,
ne ho cura notte e giorno.
Io non sono in collera.
Vi fossero rovi e pruni,
muoverei loro guerra,
li brucerei tutti insieme.
Oppure
si afferri alla mia protezione,
faccia la pace con me,
con me faccia la pace!
faccia la pace con me,
con me faccia la pace!
Degli operatori di pace è detto che saranno chiamati Figli di Dio: hanno un
rapporto di filiazione con il Dio della pace.
E’ da segnalare che
tutto il Discorso del monte, che
comprende le Beatitudini, si sviluppa
nell’ottica di paternità / figliolanza.
Ottava Beatitudine
E’ rivolta ai dediogmènoi èneken dikaiosùnes
- perseguitati a causa della giustizia, vale subire violenza a dire a
motivo dell’adesione a Cristo. La Beatitudine
viene collocata in una prospettiva
escatologica del Regno dei Cieli, che è la ricompensa promessa e anche la
chiusura delle Beatitudini nell’inclusione del Regno dei Cieli.
Conclusione
Destinatari delle Beatitudini sono coloro che vivono l’unione con Cristo nelle
diverse situazioni della vita. Gesù le vive tutte. Sono manifestazioni di un
amore preferenziale di Dio per coloro che le vivono.
Come, però, si può essere felici in situazioni? Lo si può essere perché
i destinatari delle Beatitudini hanno Dio dalla loro parte. Dio si è schierato
con loro, perché li ama profondamente. Essi appaiono il ritratto del suo Figlio
diletto in cui si compiace.
Nei poveri vanno inclusi anche i peccatori (mai
scandalizzarsi!), quelli che hanno più bisogno.
Dell’amore
preferenziale di Dio per i poveri si è trattato nella lettera apostolica Novo millennio Ineunte / All’inizio del
nuovo Millennio diffusa nel 2001 dal papa Giovanni Paolo 2°:
49. […] Certo, non va dimenticato che nessuno
può essere escluso dal nostro amore, dal momento che « con l'incarnazione il
Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo ». Ma stando
alle inequivocabili parole del Vangelo, nella persona dei poveri c'è una sua
presenza speciale, che impone alla Chiesa un'opzione preferenziale per loro.
Attraverso tale opzione, si testimonia lo stile dell'amore di Dio, la sua
provvidenza, la sua misericordia, e in qualche modo si seminano ancora nella
storia quei semi del Regno di Dio che Gesù stesso pose nella sua vita terrena
venendo incontro a quanti ricorrevano a lui per tutte le necessità spirituali e
materiali.
come di una presenza speciale di Gesù in
loro. Questa radicalità è il cuore del Vangelo.
Le Beatitudini
sono state vissute concretamente da
Gesù e dai santi che lo hanno seguito.
Occorre lasciarsi ispirare da loro.
A differenza dei Comandamenti, che vietano
certe condotte, le Beatitudini prescrivono delle azioni, un fare.
La santità però non consiste in uno sforzo della persona pia, una performance. Questa visione
volontaristica non è li Vangelo.
I santi sono felici perché hanno trovato la perla
preziosa, il tesoro nascosto. La
Beatitudine
va intesa come santità.
Con il Battesimo noni siamo già santi.
Ad esempio, nella prima
Beatitudine, si proclama beato colui che è vuoto, perché Dio lo può riempire.
Il primo beato è il ladrone che, crocifisso sul Golgota
accanto a Gesù, si affidò a lui con le parole “Ricordati di me!”. Gesù lo ammise in Paradiso.
«Uno dei malfattori
appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e
noi!". L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non
hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi,
giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni;
egli invece non ha fatto nulla di male". E disse:
"Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli
rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".»
[Lc 23, 39-43 - Versione CEI
2008]
Non sono i nostri sforzi a
renderci santi.
La Parola di Dio opera anche se si parte da
una sola Beatitudine: sarà poi Dio a
prendere l’iniziativa.
Si veda
l’inizio delle lettere di Paolo ai Corinzi: ai santi che sono a Corinto.
«Paolo, apostolo di
Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla Chiesa di Dio che è
a Corinto e a tutti i santi dell'intera Acaia: grazia a
voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.»
[2Cor, 1-2]
Occorre cambiare mentalità: il cristianesimo non è una morale, la morale
viene dopo ciò che Dio fa in noi. Gesù scandalizzava perché si mostrava amico
dei peccatori. Dio va incontro a chi è debole.
l’esortazione apostolica Gaudete et Exsultate - Gioite ed esultate,
diffusa da Papa Francesco nel 2018, inizia con parole tratte dalle Beatitudini del Vangelo secondo Matteo.
Occorre ricordarsi sempre che al centro della
nostra fede c’è l’Incarnazione.