Haters
/ Odiatori a vuoto
Su La
Stampa di ieri si dava notizia che,
da un sondaggio eseguito dall’istituto SWG, è emerso che solo il 45% degli italiani
sarebbe contro ogni atto di razzismo.
Dalle anticipazioni di un altro
sondaggio che sarà pubblicato sulla
rivista Vita e pensiero
dell’Università cattolica è emerso un calo consistente della frequenza abituale
alle liturgie cattolica rispetto a pochi anni fa, molto più marcato tra i più giovani.
Dal sondaggio di SWG è emerso che vittime di
avversione sociale sono gli stranieri, i disabili, gli ebrei e gli omosessuali,
quindi minoranze marginali e tendenzialmente marginalizzate della popolazione.
Il dato è confermato, secondo La Stampa,
dalla piattaforma digitale Vox,
secondo la quale, in particolare, gli haters /
odiatori via WEB e social verso i migranti sarebbero in maggioranza in
Lombardia, mentre i musulmani sarebbero odiati
particolarmente a Bologna, Torino, Milano e Venezia. A Roma si farebbe sentire
maggiormente l’odio contro gli ebrei,
Secondo SWG, riferisce La Stampa, quelle tendenze di avversione
sociale sono cresciute maggiormente tra gli strati più bassi della popolazione,
mentre sono contrastati maggiormente tra i giovani.
Il sondaggio che sarà pubblicato su Vita e pensiero segnala anche una crescente distanza tra i fedeli cattolici, anche quelli più
assidui alle liturgie, e il magistero di Papa e vescovi in materia di odio
sociale.
L’avversione sociale viene di solito motivata
con i problemi che incontrano le fasce della popolazione che la manifestano, dei quali si dà la colpa agli odiati.
Quali sono i problemi degli italiani meno
ricchi, vale a dire la maggioranza della popolazione, tra i quali è cresciuta particolarmente l’avversione sociale per le categorie di persone sopra indicate?
I più anziani si sentono minacciati dal
degrado sociale dei quartieri in cui vivono, che sono sporchi, mal tenuti, più
insicuri di un tempo. Si trovano a
disagio in ambienti sociali in cui aumentano coloro che parlano anche un’altra
lingua, hanno un aspetto diverso e sono sospettati di vivere in modo
parassitario, in particolare a spese dei più deboli, e quindi di costituire un pericolo anche per chi è debole a causa dell'età avanzata.
Per i più giovani il problema maggiore è la
difficoltà di trovare occasioni di lavoro, alle dipendenze di altri o in forma
autonoma. Pensano che gli stranieri li privino di opportunità di lavoro dipendente che, per
quanto meno qualificate e redditizie, ora sono anch'esse ambite in mancanza di altro o di meglio.
Per l’età di mezzo, gli adulti non anziani, il
timore di perdere il lavoro e il disagio per gli stipendi o i ricavi troppo
bassi dal lavoro autonomo svolto sono le maggiori preoccupazioni. Si teme di non avere le risorse sufficienti per far fronte ai debiti contratti per la famiglia, ad esempio per l'acquisto di un appartamento in cui si abita, e per garantire ai figli un futuro sereno. La cura degli anziani non autosufficienti, nella quale si è poco aiutati dai servizi pubblici locali, a volte complica molto la vita. Si parla, a questo proposito, di generazione panino, stretta tra le esigenze dei più giovani e quelle dei più anziani. La diminuzioni dei servizi pubblici di assistenza sociale è strettamente correlata alla diminuzione delle risorse degli enti pubblici che li organizzano, e, in particolare, alla particolare insistenza che negli ultimi anni si è manifestata per la riduzione delle tasse, dalle quali quelle risorse in massima parte provengono.
Difficile spiegare, anche dal punto di vista
degli haters /odiatori, l’avversione per disabili,
ebrei e omosessuali: non si vede proprio come queste categorie possano provocare o aggravare quei problemi che ho descritto. Ma il
discorso non è diverso anche per l’altra categoria di odiati: gli stranieri, e in particolare
i musulmani. I sociologi chiariscono che sono venuti in gran parte a coprire le carenze di lavoratori che stavano creando molti problemi al sistema produttivo nazionale, per la sensibile contrazione della popolazione dei nativi italiani, in mancanza di sufficienti politiche sociali per sostenere la natalità, contrazione molto marcata in particolare tra le persone in età lavorativa e riproduttiva (con la conseguenza che nei prossimi anni ci si aspetta una ancora maggiore contrazione della natalità). Sempre i sociologi avvertono che negli ultimi anni i numeri dell'immigrazione sono stati quasi gli stessi della nostra emigrazione, un fenomeno veramente imponente e che ha riguardato un gran numero di lavoratori italiani ad alta specializzazione che in massima parte sono stati accolti in altri stati dell'Unione Europea, beneficiando della libera circolazione delle forze del lavoro che è una delle principali regole dell'Unione.
Un approccio razionale alle questioni che
agitano gli haters / odiatori porterebbe ad
individuare, in una società complessivamente ricca, la nostra nonostante ciò che comunemente si ritiene, anzi tra le più ricche del
pianeta, con un sistema di sicurezza sociale tra i più completi del mondo ma in via di lento smantellamento, le cause dei loro problemi sociali nel modo in cui, nel pubblico e nel
privato, sono organizzati il lavoro e la distribuzione dei suoi proventi, insomma nel
modo, quindi , in cui si fanno le parti della ricchezza sociale. I sociologi
avvertono che negli ultimi vent’anni in Italia sono molto cresciute le
diseguaglianze sociali e che coloro che si trovano nelle fasce sociali più
basse dispongono di un minore potere d’acquisto rispetto ad anni recenti, e questo anche se vi sono
esempi di ricchezze sfacciate tra i ceti obiettivamente privilegiati. Il sistema non funziona, non riesce a produrre benessere
diffuso, funziona solo per aumentarlo in alcune ristrette categorie di persone,
i ceti più ricchi, nelle cui mani è in genere accentrata anche la sua direzione e
progettazione. Bisognerebbe pensare a una riforma del sistema, ma, naturalmente, per
quale motivo chi beneficia dell’ingiustizia sociale ed è riuscito a controllare gli stati maggiori dovrebbe pensare seriamente
a cambiarlo, tanto più che la pressione sociale di chi sta peggio non lo
assedia più, ma si rivolta invece, veicolata potentemente dai social sul WEB, contro altri ceti poveri e altre categorie
marginali le quali, sebbene non sempre in ristrettezze economiche, vengono
considerate colpevoli di mali sociali in base a immaginifiche, obsolete e
malvagie mitologie del passato, che si cerca di riesumare.
Senza riforme i problemi non possono che
aggravarsi, come qualsiasi malattia che non venga curata.
Pensare a una riforma richiede però, prima di
tutto, sentirne l’esigenza, dopo aver individuato le reali cause di ciò che non
va. E poi viene, appunto, il pensiero,
vale a dire una cultura politica, una riflessione sulle azioni sociali da
progettare per contrastare le cause dei mali sociali, che devono essere capiti realisticamente. Infine viene l’organizzazione
di un movimento, di un’azione collettiva, che, con i metodi e secondo le regole
della democrazia, legittimi una nuova direzione pubblica, che abbia la volontà
e la capacità di attuare la riforma. Ora, è proprio essenzialmente su questi
processi che si abbatte l’odio degli odiatori, che, in definitiva,
principalmente riguarda non tanto quelle categorie marginali di vittime, ma
quelli i quali vengono definiti buonisti, che sono coloro che pensano che
i mali sociali derivino da un sistema sociale che non va e, per questo, vogliono
cambiarlo. Li si accusa, in particolare, di tradimento degli italiani, perché
vogliono migliorare la condizione sociale anche degli stranieri che si sono stabiliti tra noi, stanno male come gli altri ceti meno favoriti dal sistema, e che chiedono una maggiore integrazione.
L’odio sociale cresce tra gli strati più
bassi della popolazione, ma in definitiva, favorisce, contrastando i
riformatori, gli strati più ricchi, che dall’attuale situazione sono favoriti. Come ogni forma di odio, esso comporta poi un
indebolimento o addirittura un abbandono della fede religiosa che ha nel
vangelo delle Beatitudini la sua Costituzione sociale, il suo progetto
di riforma sociale, negli obiettivi e nei metodi, nell’attesa del Regno, alla
fine dei tempi e non per mano nostra.
In definitiva si odia, sì, ma si odia per
lasciare tutto com’è, e quindi si odia a vuoto. Ed è proprio l’odio che
impedisce di capire le cause reali dei problemi sociali, e quindi di
individuarne le soluzioni. Bisognerebbe provare a odiare di meno e capire di
più.
Un buono strumento per iniziare a capire
razionalmente i problemi sociali, addirittura a livello planetario, è l’enciclica
Laudato si’, diffusa da papa
Francesco nel 2015.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
