mercoledì 13 novembre 2019

Haters / Odiatori a vuoto


Haters / Odiatori a vuoto


Una lapide in via del Banco di S. Spirito, di fronte a Ponte S. Angelo a Roma, fa memoria delle radici antiche dell'intolleranza verso minoranze incolpevoli e addirittura virtuose. In questo caso radici cristiane contro altri cristiani


  Su La Stampa  di ieri si dava notizia che, da un sondaggio eseguito dall’istituto SWG,  è emerso che solo il 45% degli italiani sarebbe contro ogni atto di razzismo.
  Dalle anticipazioni di un altro sondaggio  che sarà pubblicato sulla rivista Vita e pensiero dell’Università cattolica è emerso un calo consistente della frequenza abituale alle liturgie cattolica rispetto a pochi anni fa, molto più marcato tra i più giovani.
  Dal sondaggio di SWG  è emerso che vittime di avversione sociale sono gli stranieri, i disabili, gli ebrei e gli omosessuali, quindi minoranze marginali e tendenzialmente marginalizzate della popolazione. Il dato è confermato, secondo La Stampa, dalla piattaforma digitale Vox, secondo la quale, in particolare, gli haters / odiatori via WEB e social verso i migranti sarebbero in maggioranza in Lombardia, mentre i musulmani sarebbero odiati particolarmente a Bologna, Torino, Milano e Venezia. A Roma si farebbe sentire maggiormente l’odio contro gli ebrei,
   Secondo SWG, riferisce La Stampa, quelle tendenze di avversione sociale sono cresciute maggiormente tra gli strati più bassi della popolazione, mentre sono contrastati maggiormente tra i giovani.
  Il sondaggio che sarà pubblicato su Vita e pensiero  segnala anche una crescente distanza  tra i fedeli cattolici, anche quelli più assidui alle liturgie, e il magistero di Papa e vescovi in materia di odio sociale.
  L’avversione sociale viene di solito motivata con i problemi che incontrano le fasce della popolazione che la manifestano, dei quali si dà la colpa agli odiati.
 Quali sono i problemi degli italiani meno ricchi, vale a dire la maggioranza della popolazione, tra i quali è cresciuta particolarmente l’avversione sociale per le categorie di persone sopra indicate?
  I più anziani si sentono minacciati dal degrado sociale dei quartieri in cui vivono, che sono sporchi, mal tenuti, più insicuri di un tempo.  Si trovano a disagio in ambienti sociali in cui aumentano coloro che parlano anche un’altra lingua, hanno un aspetto diverso e sono sospettati di vivere in modo parassitario, in particolare a spese dei più deboli, e quindi di costituire un pericolo anche per chi  è debole a causa dell'età avanzata.
  Per i più giovani il problema maggiore è la difficoltà di trovare occasioni di lavoro, alle dipendenze di altri o in forma autonoma. Pensano che gli stranieri li privino di  opportunità di lavoro dipendente che, per quanto meno qualificate e redditizie, ora sono anch'esse ambite in mancanza di altro o di meglio.
 Per l’età di mezzo, gli adulti non anziani, il timore di perdere il lavoro e il disagio per gli stipendi o i ricavi troppo bassi  dal lavoro autonomo svolto sono le maggiori preoccupazioni. Si teme di non avere le risorse sufficienti per far fronte ai debiti contratti per la famiglia, ad esempio per l'acquisto di un appartamento in cui si abita, e per garantire ai figli un futuro sereno. La cura degli anziani non autosufficienti, nella quale si  è poco aiutati dai servizi pubblici locali, a volte complica molto la vita. Si parla, a questo proposito, di generazione panino, stretta tra le esigenze dei più giovani e quelle dei più anziani. La diminuzioni dei servizi pubblici di assistenza sociale è strettamente correlata alla diminuzione delle risorse degli enti pubblici che li organizzano, e, in particolare, alla particolare insistenza che negli ultimi anni si è manifestata per la riduzione delle  tasse, dalle quali quelle risorse in massima parte provengono.
   Difficile spiegare, anche dal punto di vista degli  haters /odiatori, l’avversione per disabili, ebrei e omosessuali: non si vede proprio come queste categorie possano  provocare o aggravare quei problemi che ho descritto. Ma il discorso non è diverso anche per l’altra categoria di odiati:  gli stranieri, e in particolare i musulmani. I sociologi chiariscono che sono venuti in gran parte a coprire le carenze di lavoratori che stavano creando molti problemi al sistema produttivo nazionale, per la sensibile contrazione della popolazione dei nativi italiani,  in mancanza di sufficienti politiche sociali per sostenere la natalità, contrazione molto marcata in particolare tra le persone in età lavorativa e riproduttiva (con la conseguenza che nei prossimi anni ci si aspetta una ancora maggiore contrazione della natalità). Sempre i sociologi avvertono che negli ultimi anni i numeri dell'immigrazione sono stati quasi gli stessi della nostra emigrazione, un fenomeno veramente imponente e che ha riguardato un gran numero di lavoratori italiani ad alta specializzazione che in massima parte sono stati accolti in altri stati dell'Unione Europea, beneficiando della libera circolazione delle forze del lavoro che è una delle principali regole dell'Unione. 
  Un approccio razionale alle questioni che agitano gli  haters / odiatori porterebbe ad individuare, in una società complessivamente ricca, la nostra nonostante ciò che comunemente si ritiene,  anzi tra le più ricche del pianeta, con un sistema di sicurezza sociale tra i più completi del mondo ma in via di lento smantellamento,  le cause dei loro problemi sociali nel modo in cui, nel pubblico e nel privato, sono organizzati il lavoro e la distribuzione dei suoi proventi,  insomma nel modo, quindi , in cui si fanno le parti della ricchezza sociale. I sociologi avvertono che negli ultimi vent’anni in Italia sono molto cresciute le diseguaglianze sociali e che coloro che si trovano nelle fasce sociali più basse dispongono di un minore potere d’acquisto rispetto ad anni recenti, e questo anche se vi sono esempi di ricchezze sfacciate tra i ceti obiettivamente privilegiati. Il sistema non funziona, non riesce a produrre benessere diffuso, funziona solo per aumentarlo in alcune ristrette categorie di persone, i ceti più ricchi, nelle cui mani è in genere accentrata anche la sua direzione e progettazione. Bisognerebbe pensare a una riforma del sistema, ma, naturalmente, per quale motivo chi beneficia dell’ingiustizia sociale ed  è riuscito a controllare gli stati maggiori dovrebbe pensare seriamente a cambiarlo, tanto più che la pressione sociale di chi sta peggio non lo assedia più, ma si rivolta invece, veicolata potentemente dai social sul WEB, contro altri ceti poveri e altre categorie marginali le quali, sebbene non sempre in ristrettezze economiche, vengono considerate colpevoli di mali sociali in base a immaginifiche, obsolete e malvagie mitologie del passato, che si cerca di riesumare.
  Senza riforme i problemi non possono che aggravarsi, come qualsiasi malattia che non venga curata.
   Pensare a una riforma richiede però, prima di tutto, sentirne l’esigenza, dopo aver individuato le reali cause di ciò che non va.  E poi viene, appunto, il pensiero, vale a dire una cultura politica, una riflessione sulle azioni sociali da progettare per contrastare le cause dei mali sociali, che devono essere capiti realisticamente. Infine viene l’organizzazione di un movimento, di un’azione collettiva, che, con i metodi e secondo le regole della democrazia, legittimi una nuova direzione pubblica, che abbia la volontà e la capacità di attuare la riforma. Ora, è proprio essenzialmente su questi processi che si abbatte l’odio degli  odiatori, che, in definitiva, principalmente riguarda non tanto quelle categorie marginali di vittime, ma quelli i quali  vengono definiti  buonisti, che sono coloro che pensano che i mali sociali derivino da un sistema sociale che non va e, per questo, vogliono cambiarlo. Li si accusa, in particolare, di tradimento degli italiani, perché vogliono migliorare la condizione sociale  anche  degli stranieri che si sono stabiliti tra noi, stanno male come gli altri ceti meno favoriti dal sistema,  e che chiedono una maggiore integrazione.
  L’odio sociale cresce tra gli strati più bassi della popolazione, ma in definitiva, favorisce, contrastando i riformatori, gli strati più ricchi, che dall’attuale situazione sono favoriti.  Come ogni forma di odio, esso comporta poi un indebolimento o addirittura un abbandono della fede religiosa che ha nel vangelo delle Beatitudini  la sua Costituzione sociale, il suo progetto di riforma sociale, negli obiettivi e nei metodi, nell’attesa del Regno, alla fine dei tempi e non per mano nostra.
 In definitiva si odia, sì, ma si odia per lasciare tutto com’è, e quindi si odia a vuoto. Ed è proprio l’odio che impedisce di capire le cause reali dei problemi sociali, e quindi di individuarne le soluzioni. Bisognerebbe provare a odiare di meno e capire di più.
 Un buono strumento per iniziare a capire razionalmente i problemi sociali, addirittura a livello planetario, è l’enciclica Laudato si’, diffusa da papa Francesco  nel 2015.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli