lunedì 7 ottobre 2019

Note per un tirocinio di democrazia - 2


Note per un tirocinio di democrazia -2

 La pratica della democrazia è una conquista culturale.
 Gli esseri umani sono viventi che costruiscono società. Ma anche gli altri primati, i viventi che ci sono biologicamente più vicini, tra i quali vi è la specie dell’homo sapiens nella quale sono classificati gli esseri umani dal punto di vista biologico,  lo fanno. Le società degli altri primati sono in genere caratterizzate dal predominio di un maschio che riesce a imporsi con la violenza sugli altri maschi e sulle femmine. Possiamo immaginare che anche le più arcaiche società umane, in tempi preistorici, dei quali quindi manca documentazione scritta, fossero organizzate in questo modo. Le società che ai tempi nostri riteniamo primitive, perché più vicine a quelle dei primi tempi, sono in genere organizzate intorno a gruppi di maschi, tra i quali emergono talvolta un monarca, comunque esponenti dominanti che si impongono per la loro forza,  e un gruppo di anziani ai quali è riconosciuta più autorità per la loro più lunga esperienza.
  Venendosi a costituire gruppi familiari nelle società dominate dai maschi, i maschi dominanti tesero a trasmettere ai figli maschi il loro ruolo sociale. Ci sono state però anche società matriarcali, sebbene più raramente. Da una figura dell’individuo dominante si passò quindi a stirpi dominanti. Di questo processo vi sono tracce nelle narrazioni storiche degli antichi.  Alle origini di una stirpe dominante vi è sempre un atto di violenza che le consente di imporsi sulle altre. E violenza occorre anche per mantenere il proprio potere. Una stirpe dominante è attorniata e sorretta da una corte. I consigli degli anziani evolsero in consigli composti dagli esponenti principali delle stirpi in qualche modo collegate a quella dominante, e non di rado, in competizione con essa ma al momento in una situazione di compromesso: i consigli degli anziani quindi si trasformarono in senati regi. Troviamo questa struttura di governo supremo al vertice della Chiesa cattolica, con la differenza che il monarca non lo è più per stirpe (a Roma a lungo venne scelto tra stirpi dominanti nella città), ma per designazione di un senato, all’interno del quale viene scelto il successore del monarca deceduto o dimessosi.  Per quanto il diritto canonico, l’ordinamento giuridico della Chiesa cattolica, attribuisca al monarca un potere assoluto, di fatto il vertice della nostra Chiesa appare dominato da una oligarchia di tipo senatorio. Questa era anche l’organizzazione della maggior parte degli stati nazionali europei quando,  alla fine del Settecento, cominciarono a manifestarsi i processi democratici contemporanei. 
  Le precedenti esperienze più vicine alle democrazie contemporanee erano state, ad esempio, quelle, in Europa,  nell’età dei Comuni  dall’Undicesimo al Quattordicesimo secolo,  quella del Parlamento inglese, dal Duecento, quella di alcune città stato  del nord Europa dal Dodicesimo secolo  con propri ordinamenti che permettevano una certa partecipazione al potere pubblico, quella Svizzera dal Trecento. Quelle dell’antica Grecia e della Roma Repubblicana ne differiscono molto di più, anche se vengono annoverate tra quelle democratiche. In particolare, nell’antica Grecia i processi democratici coinvolgevano una minoranza della popolazione, quella che vi si poteva dedicare essendo libera da altri impegni, e  non vi partecipavano donne e schiavi, vale a dire la maggior parte della popolazione. Nell’antica Roma repubblicana era più o meno  lo stesso, ma i cittadini che non facevano parte delle stirpi dominanti erano riusciti a imporre istituzioni molto potenti per limitare il potere del senato e delle altre istituzioni di vertice, in particolare mediante propri Tribuni   eletti dalla plebe, vale a dire dai cittadini che non facevano parte delle stirpi dominanti, dei patrizi.  
  Le democrazie contemporanee si affermarono quindi, in Europa e in colonie europee nel Nord America, dalla fine del Settecento, in forte polemica contro regimi politici  europei monarchici/oligarchici, organizzati intorno a stirpi reali e ai loro senati di nobili, appartenenti a stirpi dominanti o a gruppi di favoriti dal sovrano. Questo carattere di polemica esiste tuttora in ogni processo democratico, perché l’organizzazione delle società umane, senza un particolare e costante impegno, tende a ricadere verso forme più primitive, basate su stirpi dominanti o, addirittura, maschi dominanti, quindi verso oligarchie e monarchie.  Esse tendono a liberarsi dai limiti democratici ad ogni potere, e comunque ne sono insofferenti. La democrazia come sviluppo culturale va costantemente rinnovata e, prima di tutto, riscoperta, di generazione in generazione. Insomma, l’essere democratici non ci viene  naturale come invece la modalità di cercare di sopraffare chi ci si oppone. Questo perché rimaniamo esseri viventi naturali, condizionati da emozioni che trovano base nelle nostra biologia di primati. In particolare il funzionamento della nostra mente  è condizionato dalla biologia di un cervello che non  è poi cambiato molto negli ultimi duecentomila anni, mentre sono molto cambiate le nostre culture e, quindi, le nostre società. L’evoluzione sociale ci è indispensabile per mantenere in vita un mondo con più di sette miliardi di persone. Ci riusciamo cooperando, e la democrazia consente appunto di cooperare su vasta scala,  ma certi atteggiamenti primitivi che caratterizzano ancora con l'antica violenza le nostre società e noi in esse minacciano la stabilità che ci è necessaria per sopravvivere. Di questo si è scritto nell’enciclica Laudato si’  del 2015, sulla base di affidabili valutazioni di sociologi, politologi, economisti, studiosi dell’ecologia del nostro pianeta.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.