Note per un tirocinio di
democrazia -2
La pratica della democrazia è una conquista
culturale.
Gli esseri umani sono viventi che costruiscono
società. Ma anche gli altri primati, i viventi che ci sono biologicamente più
vicini, tra i quali vi è la specie dell’homo
sapiens nella quale sono classificati gli esseri umani dal punto di vista
biologico, lo fanno.
Le società degli altri primati sono in genere caratterizzate dal predominio
di un maschio che riesce a imporsi con la violenza sugli altri maschi e sulle
femmine. Possiamo immaginare che anche le più arcaiche società umane, in tempi
preistorici, dei quali quindi manca documentazione scritta, fossero organizzate
in questo modo. Le società che ai tempi nostri riteniamo primitive, perché più vicine a quelle dei primi tempi, sono in
genere organizzate intorno a gruppi di maschi, tra i quali emergono talvolta un
monarca, comunque esponenti dominanti che si impongono per la loro forza, e un gruppo di anziani ai quali è riconosciuta
più autorità per la loro più lunga esperienza.
Venendosi a costituire gruppi familiari nelle società dominate dai
maschi, i maschi dominanti tesero a trasmettere ai figli maschi il loro ruolo
sociale. Ci sono state però anche società matriarcali, sebbene più raramente.
Da una figura dell’individuo dominante si passò quindi a stirpi dominanti. Di
questo processo vi sono tracce nelle narrazioni storiche degli antichi. Alle origini di una stirpe dominante vi è
sempre un atto di violenza che le consente di imporsi sulle altre. E violenza
occorre anche per mantenere il proprio potere. Una stirpe dominante è
attorniata e sorretta da una corte. I consigli degli anziani evolsero in
consigli composti dagli esponenti principali delle stirpi in qualche modo
collegate a quella dominante, e non di rado, in competizione con essa ma al
momento in una situazione di compromesso: i consigli degli anziani quindi si
trasformarono in senati regi.
Troviamo questa struttura di governo supremo al vertice della Chiesa cattolica,
con la differenza che il monarca non lo è più per stirpe (a Roma a lungo venne
scelto tra stirpi dominanti nella città), ma per designazione di un senato, all’interno
del quale viene scelto il successore del monarca deceduto o dimessosi. Per quanto il diritto canonico, l’ordinamento
giuridico della Chiesa cattolica, attribuisca al monarca un potere assoluto, di
fatto il vertice della nostra Chiesa appare dominato da una oligarchia di tipo
senatorio. Questa era anche l’organizzazione della maggior parte degli stati
nazionali europei quando, alla fine del
Settecento, cominciarono a manifestarsi i processi democratici
contemporanei.
Le precedenti esperienze più vicine alle democrazie contemporanee erano
state, ad esempio, quelle, in Europa, nell’età
dei Comuni dall’Undicesimo al
Quattordicesimo secolo, quella del
Parlamento inglese, dal Duecento, quella di alcune città stato del nord Europa dal Dodicesimo secolo con propri ordinamenti che permettevano una
certa partecipazione al potere pubblico, quella Svizzera dal Trecento. Quelle
dell’antica Grecia e della Roma Repubblicana ne differiscono molto di più,
anche se vengono annoverate tra quelle democratiche. In particolare, nell’antica
Grecia i processi democratici coinvolgevano una minoranza della popolazione,
quella che vi si poteva dedicare essendo libera da altri impegni, e non vi partecipavano donne e schiavi, vale a
dire la maggior parte della popolazione. Nell’antica Roma repubblicana era più
o meno lo stesso, ma i cittadini che non
facevano parte delle stirpi dominanti erano riusciti a imporre istituzioni
molto potenti per limitare il potere del senato e delle altre istituzioni di
vertice, in particolare mediante propri Tribuni
eletti dalla plebe, vale a dire dai cittadini
che non facevano parte delle stirpi dominanti, dei patrizi.
Le
democrazie contemporanee si affermarono quindi, in Europa e in colonie europee
nel Nord America, dalla fine del Settecento, in forte polemica contro regimi
politici europei monarchici/oligarchici,
organizzati intorno a stirpi reali e ai loro senati di nobili, appartenenti a
stirpi dominanti o a gruppi di favoriti dal sovrano. Questo carattere di
polemica esiste tuttora in ogni processo democratico, perché l’organizzazione
delle società umane, senza un particolare e costante impegno, tende a ricadere
verso forme più primitive, basate su stirpi dominanti o, addirittura, maschi
dominanti, quindi verso oligarchie e monarchie. Esse tendono a liberarsi dai limiti
democratici ad ogni potere, e comunque ne sono insofferenti. La democrazia come
sviluppo culturale va costantemente rinnovata e, prima di tutto, riscoperta, di
generazione in generazione. Insomma, l’essere democratici non ci viene naturale come invece la modalità di
cercare di sopraffare chi ci si oppone. Questo perché rimaniamo esseri viventi naturali, condizionati da emozioni che
trovano base nelle nostra biologia di primati. In particolare il funzionamento
della nostra mente è condizionato dalla
biologia di un cervello che non è poi
cambiato molto negli ultimi duecentomila anni, mentre sono molto cambiate le
nostre culture e, quindi, le nostre società. L’evoluzione sociale ci è
indispensabile per mantenere in vita un mondo con più di sette miliardi di
persone. Ci riusciamo cooperando, e la democrazia consente appunto di cooperare su vasta scala, ma certi atteggiamenti primitivi che
caratterizzano ancora con l'antica violenza le nostre società e noi in esse minacciano la stabilità
che ci è necessaria per sopravvivere. Di questo si è scritto nell’enciclica Laudato si’ del 2015, sulla base di affidabili valutazioni
di sociologi, politologi, economisti, studiosi dell’ecologia del nostro
pianeta.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.