mercoledì 7 agosto 2019

Mandati a tutti i popoli della Terra

 L'evoluzione della specie umana, durata circa quattro milioni di anni, non ci ha reso in fondo molto diversi dagli altri Primati che si sono evoluti insieme a noi e sono riusciti, superando le crudeli dinamiche della natura, a sopravvivere fino ai nostri tempi. La differenza fondamentale tra noi è loro può essere individuata in alcune limitate porzioni del cervello, che ci rendono capaci di esprimere ciò che chiamiamo "spirito" (diverso dall' "anima" in senso religioso) e a cui alludiamo parlando di noi come "persona". Esso si basa su fenomeni psichici che condividiamo con altri viventi, ma, almeno allo stato delle nostre conoscenze, ci è caratteristico. Definiamo quindi "essere umano" un vivente dotato di "spirito", se non vogliamo limitarci alla classificazione puramente  zoologica. Abbiamo lo spirito e lo riconosciamo negli altri. Da bambini e nel sogno lo riconosciamo anche ad altre realtà naturali, e così facevano pure gli antichi, ma per certi versi l'abbiamo continuato a fare a lungo, fin quando l'era del pensiero scientifico non ha preso piede nelle nostre società e, considerando la natura per ciò che è, ha compreso quanto era diversa da noi. È quello che definiamo "secolarizzazione", che comprende una "demitizzazione", la liberazione dalle favole semplificatorie del lontano passato.  Anche la nostra religione ne è stata potentemente investita e in questo processo ha perso/rinunciato a molto di ciò che le si era attaccato addosso e che non le era proprio e cartteristico. Tra esso, ad esempio, la vuota pompa imperiale praticata a lungo anche dalla corte papale romana e che venne appresa nel Primo Millennio alla scuola di Costantinopoli. Ma anche l'idea che per noi esistano Terre Sante e la fiducia in persone e siti miracolanti. Per molti che sono divenuti esterni alla nostra fede perche vi hanno perso consuetudine personale profonda, e dunque riescono ad accostare solo i "fatti" religiosi,l'esteriorità, si tratta invece di idee e pratiche irrinunciabili. E considerano disadorne, e non accattivanti, le consuetudini religiose che evocano i fondamenti santi, ad esempio la celebrazione della Messa in ambienti poveri e senza orpelli d'arte. Eppure, è un detto evangelico, la natura ha saputo realizzare splendori tali che umiliano l'arte nostra, e, al più, noi cerchiamo di farcene imitatori o evocatori (leggi nel Vangelo secondo Matteo, i versetti dal 25 al 34 del capitolo 6).
   Insieme allo spirito ci distanzia dagli altri esseri viventi nostri simili l'idea che possa esistere una fraternità universale. Essa è frutto dello spirito e nessun'altro vivente l'ha mai praticata, non dico "pensata". È anche al centro della nostra fede, che la presenta in un modo che le è fortemente caratteristico. È proprio essa che giustifica la nostra missione fino agli estremi confini della Terra. Non ci venne infatti comandato di "tornare" a una qualche Terra Santa, ma di rendere tutti santi affratellandoceli, raggiungendoli dov'erano. Ci venne dato il dono delle lingue, perchè non si doveva affratellare a chiacchiere, ma soccorrendo, secondo l'esempio del nostro Maestro, il quale fu medico prima che predicatore. Il soccorso è linguaggio che può essere inteso da tutti. Cosí possiamo concludere che chi nega il soccorso va in altra direzione, precisamente quella della spietata natura dalla quale originiamo secondo la nostra biologia. Nega la nostra fede.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma Monte Sacro Valli