Dal Vangelo
secondo Luca, capitolo 12, versetti 8 e 9: «8 Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio
dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; 9 ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli
angeli di Dio.»
C’è una relazione tra Terra, dove siamo noi
ora quaggiù, e il Cielo, la nostra
vera e unica patria secondo la fede, che indichiamo con lassù per significare la
distanza, ma senza sapere dove precisamente sia, essendoci state date solo immagini
di come è, ed è insieme a Dio e ai suoi angeli. Quella
relazione è mediata da Gesù, detto anche la via e la porta,
che danno accesso al Cielo. Non si tratta di fargli atto di formale
sottomissione, ma di fare ciò che comanda,
ed egli ci comanda l’amore-agàpe, l’amore di condivisione e soccorso. Il modello
è il farsi prossimi agli altri come il Samaritano della parabola
narrata nel Vangelo secondo Luca, nel capitolo 10, versetti dal 25 al 37. Questo
mi è stato insegnato. La pratica della fede sta tutta qui. E’ una cosa semplice
da dirsi e da capire, molto più difficile da farsi. Molto, molto più difficile
di tutta la teologia di ogni tempo, che è solo cultura pensata e detta, per di
più riferita a quel Cielo di cui ho scritto prima, che ci si sottrae nella sua
distanza dalle cose e dalla vita di quaggiù.
La pratica della fede richiede una certa sapienza: la si impara, certo, ma la
si deve anche sperimentare, e non è detto che vada sempre bene al primo colpo.
E’ come tutte le cose umane: sempre perfettibile. Per la fede, ciò che motiva a
quella pratica, è invece diverso. Dicono che si cresce nella fede, ma nella mia esperienza non è
proprio così. Vedo che si ricomincia sempre da capo, di età in età, e non è
detto che si migliori con la sua pratica, acquisendo quindi una certa sapienza
pratica. Non è detto che i vegliardi siano migliori dei più giovani. E’ questo
che si vuol dire in religione quando si afferma che la fede ci è
donata. E’ come con la manna, il pane dal Cielo, dell’episodio biblico,
che non poteva essere accumulata (leggi nel libro dell’Esodo, i versetti dal 14
al 21 del capitolo 16). Il dono deve essere rinnovato di giorno in giorno, per
tutti i giorni della vita. Così può accadere che uno sappia di teologia e di
liturgia, che quindi sappia parlare con sapienza della fede e sappia insegnare
preghiere e riti ma, ad un certo punto, non abbia più la fede, ad esempio se
non accetta di riceverla in dono ma cerca di costruirsela in base a ciò che sa. E’ descritta anche come sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna, acqua viva (leggi dal Vangelo secondo Giovanni, i versetto 10 e 14 del
capitolo 4). Ci viene da Gesù, questo si
insegna in religione. Non è opera nostra. E, del resto, è tanto diversa dalla
logica delle cose di quaggiù! Solo dal Cielo ci poteva venire. Supera ogni
nostra attesa. Ci conduce al Cielo.
Per chi
si allontana da Gesù le cose di quaggiù
riprendono però il loro aspetto di natura e la società appare nuovamente
espressione della sua dura e spietata legge, che è quella a cui soggiacciono
gli animali i quali, dal punto di vista della biologia, discendono anch’essi dalle
antiche belve nostre progenitrici. Nell’allontanarsi
non si tratta della fede pensata o parlata,
ma della sua pratica, ad esempio
quando si rifiuta di soccorrere, di farsi prossimi ai sofferenti che chiedono aiuto. Ci è infatti
comandato di amare, non di ragionare
sull’amore. Non obbedire al comandamento dell’amore - agàpe è appunto il rinnegare Gesù e dipende da noi. Ci è
stato insegnato infatti che ogni cosa che si fa ai sofferenti è come se fosse
fatta a lui (leggi nel Vangelo secondo Matteo, dal capitolo 25 i versetti dal 31 al 46). Questo ci ripete il
Papa, accorato, quasi ogni giorno, ma è
poco ascoltato, anche da chi parla di fede e sbandiera simboli religiosi. «Maria Santissima ci aiuti a lasciarci purificare il cuore dal fuoco
portato da Gesù, per propagarlo con la nostra vita, mediante scelte decise e
coraggiose.» ha detto all’Angelus domenica scorsa. Così avvenga, così
sia, amen.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli