martedì 19 marzo 2019

Dall’enciclica Lavorando - Laborem exercens, diffusa il 14 settembre 1981 sotto l’autorità del papa Karol Wojtyla - Giovanni Paolo 2°- La solidarietà tra i lavoratori From the encyclical Through Work - Laborem exercens, released September 14, 1981 under the authority of Pope Karol Wojtyla - John Paul 2 ° - Solidarity among workers


Dall’enciclica Lavorando - Laborem exercens,  diffusa il 14 settembre 1981 sotto l’autorità del papa Karol Wojtyla - Giovanni Paolo 2°- La solidarietà tra i lavoratori
From the encyclical Through Work - Laborem exercens, released September 14, 1981 under the authority of Pope Karol Wojtyla - John Paul 2 ° - Solidarity among workers

Note/Notes:
 Dopo il testo italiano del brano dell’enciclica che ho citato,  c’è il testo ufficiale in inglese pubblicato dalla Santa Sede. La traduzione del mio appunto seguente su Solidarnosc  è stata fatta con l’aiuto di Google Translator.
After the Italian text of the passage from the encyclical I quoted, there is the official text in English published by the Holy See. The translation of my following note on Solidarnosc was done with the help of Google Translator.

 Solidarietà, Solidarnosc in lingua polacca,  si chiamava il sindacato - partito fondato nel 1980 in Polonia che nel corso degli anni ’80 attuò una rivoluzione anticomunista dal basso. Tre mesi dopo la pubblicazione dell’enciclica Lavorando - Laborem exercens   quel sindacato venne messo fuori legge e il suo capo, Lech Walesa, venne arrestato. Nel 1990, dopo le prime elezioni libere in Polonia, Lech Walesa divenne il primo Presidente del nuovo stato costruito dopo le prime elezioni politiche libere nel 1989 e l’uscita dal sistema sociale e politico comunista. L’enciclica Lavorando - Laborem exercens  fu, in sostanza, il manifesto ideologico di Solidarnosc, la cui forza sociale e politica fu nell’essere un movimento operaio cattolico, quindi un’agitazione sociale di massa dal basso, resa coerente e coesa dai principi della dottrina sociale della Chiesa  e dall’appartenenza ecclesiale e capace di un’efficace critica sociale e politica in base ai quei principi. Instaurato un regime economico capitalista ,quelle idee, a forte connotazione universalistica e umanitaria, basate sull’anelito alla fraternità mondiale per instaurare la pace globale, apparvero presto messi in seconda linea e progressivamente si sviluppò il nazionalismo identitario, basato anche su un tradizionalismo religioso non in linea con gli sviluppi successivi al Concilio Vaticano 2°,  che oggi appare connotare la politica di governo in Polonia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

 Solidarity, Solidarnosc in Polish, was called the union -  party founded in 1980 in Poland that during the 1980s implemented an anti-communist revolution from below. Three months after the publication of the encyclical Lavorando - Laborem exercens that union was outlawed and its leader, Lech Walesa, was arrested. In 1990, after the first free elections in Poland, Lech Walesa became the first President of the new state built after the first free political elections in 1989 and leaving the communist social and political system. The encyclical Lavorando - Laborem exercens was, in essence, the ideological manifesto of Solidarnosc, whose social and political strength was in being a Catholic labor movement, therefore a mass social unrest from below, made coherent and cohesive by the principles of social doctrine of the Church and of ecclesial belonging and capable of effective social and political criticism based on those principles. With the establishment of a capitalist economic regime, those ideas, with a strong universalistic and humanitarian connotation, based on the yearning for global fraternity to establish global peace, soon appeared to be on the second line and progressively identitarian nationalism developed, based also on a religious traditionalism not in line with developments following the Second Vatican Council, which today appears to connote the politics of government in Poland.
Mario Ardigò - Catholic Action in the Catholic parish of San Clemente Pope - Rome, Monte Sacro, Valli district

8. Solidarietà degli uomini del lavoro
Se si tratta del lavoro umano nella fondamentale dimensione del suo soggetto, cioè dell'uomo-persona che esegue un dato lavoro, si deve da questo punto di vista fare almeno una sommaria valutazione degli sviluppi, che nei novant'anni trascorsi dalla Rerum Novarum sono avvenuti in rapporto all'aspetto soggettivo del lavoro. Difatti, per quanto il soggetto del lavoro sia sempre lo stesso, cioè l'uomo, tuttavia nell'aspetto oggettivo si verificano notevoli variazioni. Benché si possa dire che il lavoro, a motivo del suo soggetto, è uno (uno e ogni volta irripetibile), tuttavia, considerando le sue oggettive direzioni, bisogna costatare che esistono molti lavori: tanti diversi lavori. Lo sviluppo della civiltà umana porta in questo campo un arricchimento continuo. Al tempo stesso, però, non si può non notare come nel processo di questo sviluppo non solo compaiono nuove forme di lavoro, ma pure che altre spariscono. Pur concedendo che in linea di massima questo sia un fenomeno normale, bisogna, tuttavia, vedere se non si infiltrino in esso, e in quale misura, certe irregolarità, che per motivi etico-sociali possono essere pericolose.
Proprio a motivo di una tale anomalia di grande portata è nata nel secolo scorso la cosiddetta questione operaia, definita a volte come «questione proletaria». Tale questione - con i problemi ad essa connessi - ha dato origine ad una giusta reazione sociale, ha fatto sorgere e quasi irrompere un grande slancio di solidarietà tra gli uomini del lavoro e, prima di tutto, tra i lavoratori dell'industria. L'appello alla solidarietà e all'azione comune, lanciato agli uomini del lavoro - soprattutto a quelli del lavoro settoriale, monotono, spersonalizzante nei complessi industriali, quando la macchina tende a dominare sull'uomo, - aveva un suo importante valore e una sua eloquenza dal punto di vista dell'etica sociale. Era la reazione contro la degradazione dell'uomo come soggetto del lavoro, e contro l'inaudito, concomitante sfruttamento nel campo dei guadagni, delle condizioni di lavoro e di previdenza per la persona del lavoratore. Tale reazione ha riunito il mondo operaio in una comunità caratterizzata da una grande solidarietà.
Sulle orme dell'Enciclica Rerum Novarum e di molti documenti successivi del Magistero della Chiesa bisogna francamente riconoscere che fu giustificata, dal punto di vista della morale sociale, la reazione contro il sistema di ingiustizia e di danno, che gridava vendetta al cospetto del Cielo, e che pesava sull'uomo del lavoro in quel periodo di rapida industrializzazione. Questo stato di cose era favorito dal sistema socio-politico liberale che, secondo le sue premesse di economismo, rafforzava e assicurava l'iniziativa economica dei soli possessori del capitale, ma non si preoccupava abbastanza dei diritti dell'uomo del lavoro, affermando che il lavoro umano è soltanto uno strumento di produzione e che il capitale e il fondamento, il coefficiente e lo scopo della produzione.
Da allora, la solidarietà degli uomini del lavoro, insieme con una presa di coscienza più netta e più impegnativa circa i diritti dei lavoratori da parte degli altri, ha prodotto in molti casi cambiamenti profondi. Si sono escogitati diversi nuovi sistemi. Si sono sviluppate diverse forme di neo-capitalismo o di collettivismo. Non di rado gli uomini del lavoro possono partecipare, ed effettivamente partecipano, alla gestione ed al controllo della produttività delle imprese. Per il tramite di appropriate associazioni, essi influiscono sulle condizioni di lavoro e di rimunerazione, come anche sulla legislazione sociale. Ma nello stesso tempo vari sistemi ideologici o di potere, come anche nuove relazioni, sorte ai diversi livelli della convivenza umana, hanno lasciato persistere ingiustizie flagranti o ne hanno creato di nuove. A livello mondiale, lo sviluppo della civiltà e delle comunicazioni ha reso possibile una più completa diagnosi delle condizioni di vita e di lavoro dell'uomo in tutta la terra, ma ha anche messo in luce altre modalità di ingiustizia, ben più vaste di quelle che, nel secolo scorso, stimolarono l'unione degli uomini del lavoro per una particolare solidarietà nel mondo operaio. Così nei Paesi che hanno già compiuto un certo processo di rivoluzione industriale; così anche nei Paesi nei quali il cantiere primario del lavoro non cessa di essere la coltivazione della terra, o altre occupazioni ad essa consimili.
Movimenti di solidarietà nel campo del lavoro - di una solidarietà che non deve mai essere chiusura al dialogo e alla collaborazione con gli altri - possono essere necessari anche in riferimento alle condizioni di ceti sociali che prima non erano in essi compresi, ma che subiscono, nei sistemi sociali e nelle condizioni di vita che cambiano, un'effettiva «proletarizzazione», o addirittura si trovano in realtà già in una condizione di «proletariato», la quale, anche se non ancora conosciuta con questo nome, di fatto è tale da meritarlo. In questa condizione possono trovarsi alcune categorie o gruppi dell'«intellighenzia» lavorativa, specialmente quando insieme con l'accesso sempre più largo all'istruzíone, col numero sempre crescente delle persone, che hanno conseguito diplomi per la loro preparazione culturale, diminuisce il fabbisogno del loro lavoro. Tale disoccupazione degli intellettuali avviene o aumenta, quando l'istruzione accessibile non è orientata verso i tipi di impiego o di servizi richiesti dai veri bisogni della società, o quando il lavoro, per il quale si esige l'istruzione, almeno professionale, è meno ricercato o meno pagato di un lavoro manuale. E ovvio che l'istruzione di per se stessa costituisce sempre un valore ed un importante arricchimento della persona umana; ma ciononostante, taluni processi di «proletarizzazione» restano possibili indipendentemente da questo fatto.
Perciò, bisogna continuare interrogarsi circa il soggetto del lavoro e le condizioni in cui egli vive. Per realizzare la giustizia sociale nelle varie parti del mondo, nei vari Paesi e nei rapporti tra di loro, sono necessari sempre nuovi movimenti di solidarietà degli uomini del lavoro e di solidarietà con gli uomini del lavoro. Tale solidarietà deve essere sempre presente là dove lo richiedono la degradazione sociale del soggetto del lavoro, lo sfruttamento dei lavoratori e le crescenti fasce di miseria e addirittura di fame. La Chiesa e vivamente impegnata in questa causa, perché la considera come sua missione, suo servizio, come verifica della sua fedeltà a Cristo, onde essere veramente la «Chiesa dei poveri». E i «poveri» compaiono sotto diverse specie; compaiono in diversi posti e in diversi momenti; compaiono in molti casi come risultato della violazione della dignità del lavoro umano: sia perché vengono limitate le possibilità del lavoro - cioè per la piaga della disoccupazione -, sia perché vengono svalutati il lavoro ed i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia. 

8. Worker Solidarity
  When dealing with human work in the fundamental dimension of its subject, that is to say, the human person doing the work, one must make at least a summary evaluation of developments during the ninety years since Rerum Novarum in relation to the subjective dimension of work. Although the subject of work is always the same, that is to say man, nevertheless wide-ranging changes take place in the objective aspect. While one can say that, by reason of its subject, work is one single thing (one and unrepeatable every time), yet when one takes into consideration its objective directions one is forced to admit that there exist many works, many different sorts of work. The development of human civilization brings continual enrichment in this field. But at the same time, one cannot fail to note that in the process of this development not only do new forms of work appear but also others disappear. Even if one accepts that on the whole this is a normal phenomenon, it must still be seen whether certain ethically and socially dangerous irregularities creep in, and to what extent.
  It was precisely one such wide-ranging anomaly that gave rise in the last century to what has been called "the worker question", sometimes described as "the proletariat question" . This question and the problems connected with it gave rise to a just social reaction and caused the impetuous emergence of a great burst of solidarity between workers, first and foremost industrial workers. The call to solidarity and common action addressed to the workers-especially to those engaged in narrowly specialized, monotonous and depersonalized work in industrial plants, when the machine tends to dominate man - was important and eloquent from the point of view of social ethics. It was the reaction against the degradation of man as the subject of work, and against the unheard-of accompanying exploitation in the field of wages, working conditions and social security for the worker. This reaction united the working world in a community marked by great solidarity.
  Following tlle lines laid dawn by the Encyclical Rerum Novarum and many later documents of the Church's Magisterium, it must be frankly recognized that the reaction against the system of injustice and harm that cried to heaven for vengeance and that weighed heavily upon workers in that period of rapid industrialization was justified from the point of view of social morality. This state of affairs was favoured by the liberal socio-political system, which, in accordance with its "economistic" premises, strengthened and safeguarded economic initiative by the possessors of capital alone, but did not pay sufficient attention to the rights of the workers, on the grounds that human work is solely an instrument of production, and that capital is the basis, efficient factor and purpose of production.
From that time, worker solidarity, together with a clearer and more committed realization by others of workers' rights, has in many cases brought about profound changes. Various forms of neo-capitalism or collectivism have developed. Various new systems have been thought out. Workers can often share in running businesses and in controlling their productivity, and in fact do so. Through appropriate associations, they exercise influence over conditions of work and pay, and also over social legislation. But at the same time various ideological or power systems, and new relationships which have arisen at various levels of society, have allowed flagrant injustices to persist or have created new ones. On the world level, the development of civilization and of communications has made possible a more complete diagnosis of the living and working conditions of man globally, but it has also revealed other forms of injustice, much more extensive than those which in the last century stimulated unity between workers for particular solidarity in the working world. This is true in countries which have completed a certain process of industrial revolution. It is also true in countries where the main working milieu continues to be agriculture or other similar occupations.
  Movements of solidarity in the sphere of work-a solidarity that must never mean being closed to dialogue and collaboration with others- can be necessary also with reference to the condition of social groups that were not previously included in such movements but which, in changing social systems and conditions of living, are undergoing what is in effect "proletarianization" or which actually already find themselves in a "proletariat" situation, one which, even if not yet given that name, in fact deserves it. This can be true of certain categories or groups of the working " intelligentsia", especially when ever wider access to education and an ever increasing number of people with degrees or diplomas in the fields of their cultural preparation are accompanied by a drop in demand for their labour. This unemployment of intellectuals occurs or increases when the education available is not oriented towards the types of employment or service required by the true needs of society, or when there is less demand for work which requires education, at least professional education, than for manual labour, or when it is less well paid. Of course, education in itself is always valuable and an important enrichment of the human person; but in spite of that, "proletarianization" processes remain possible.
  For this reason, there must be continued study of the subject of work and of the subject's living conditions. In order to achieve social justice in the various parts of the world, in the various countries, and in the relationships between them, there is a need for ever new movements of solidarity of the workers and with the workers. This solidarity must be present whenever it is called for by the social degrading of the subject of work, by exploitation of the workers, and by the growing areas of poverty and even hunger. The Church is firmly committed to this cause, for she considers it her mission, her service, a proof of her fidelity to Christ, so that she can truly be the "Church of the poor". And the "poor" appear under various forms; they appear in various places and at various times; in many cases they appear as a result of the violation of the dignity of human work: either because the opportunities for human work are limited as a result of the scourge of unemployment, or because a low value is put on work and the rights that flow from it, especially the right to a just wage and to the personal security of the worker and his or her family.