Bene pubblico e bene comune - 6 -
A che serve l’organizzazione
sociale? Alla gloria della dinastia sovrana? A impedire che ci si estenui in
continui conflitti? A realizzare opere e servizi ad uso collettivo? A fare più
ricca e potente la propria nazione, espandendone i domini? A contrastare e
correggere le dinamiche sociali che portano a concentrazioni di risorse a danno
dei più? A combattere la povertà? A soccorrere gli indigenti? A diffondere una
religione nazionale? Storicamente tutti questi obiettivi sono stati utilizzati
per giustificare sistemi di potere politico, quindi quelle organizzazioni
sociali che costituiscono lo scheletro delle collettività più importanti,
quelle che rivendicavano la sovranità, non riconoscendo altri poteri sopra di
sé. Si parte sempre dalla constatazione che il disordine è pericoloso per la
sopravvivenza sociale e individuale. All’interno di ogni società agiscono,
muovendosi ed entrando in contrasto, altri gruppi e il fare ordine significa
anzitutto ottenerne la sottomissione. Il risultato è un regime, vale a dire un
ordinamento politico attuato secondo una gerarchia che dirige, a vari livelli
di potere, lo sviluppo della società che
domina imponendole regole e dandole altre direttive per l’azione collettiva. La
storia politica dell’umanità è stata
segnata dall’evoluzione, dissoluzione, abbattimento, costituzione, scontro, di regimi. Si è trattato di un processo continuo: ogni costituzione è stata quindi
preceduta da evoluzione, dissoluzione o abbattimento. Come nella generazione
biologica, ogni nuovo regime porta tracce culturali del precedente, anche nel
caso di regimi imposti per invasione o colonizzazione. L’Italia in questo può
essere considerata un laboratorio politico
molto interessante avendo subito storicamente un gran numero di
invasioni, con conseguenti mutamenti di regimi politici. L’attuale Repubblica
italiana nacque dalla dissoluzione prima e poi anche dall’abbattimento del
regime fascista mussoliniano favorito da un’invasione militare durante la
Seconda guerra mondiale (1939-1945). Un esempio italiano di un regime politico
sorto per invasione è quello che dominò la parte nordorientale della Penisola
sotto l’impero d’Austria nell’Ottocento. Altro esempio è quello del Meridione d’Italia dal
Quattrocento al Settecento, epoca nel corso delle quali quali le potenze che lo
invasero, Spagna e Austria, vi mantennero vice-re.
I processi democratici contemporanei
consentono, con alcuni limiti, l’evoluzione
pacifica dei regimi in modo da adattarli agli assetti sociali correnti. Ma ebbe
carattere sostanzialmente pacifico la spettacolare evoluzione verso regimi
democratici di tipo liberale-occidentale che avvenne molto rapidamente, dal
1989 ai primi anni ’90 nell’Europa Orientale dominata da regimi comunisti di
tipo sovietico. Nell’Italia di oggi è in corso una evoluzione di regime che
iniziò a manifestarsi dal 2011, in
conncomitanza con una grave recessione economica che, originata dagli Stati
Uniti d’America, coinvolse duramente l’Europa. Ogni regime definisce i suoi
obiettivi fondamentali, che dipendono dagli interessi politici dei gruppi che
sono riusciti a imporsi in società. Questi obiettivi definiscono il bene pubblico, inteso come finalità del
regime. Il bene pubblico che hanno di mira le forze che sorreggono in Italia l’evoluzione
di regime è essenzialmente costituito dall’intenzione di rendere meno gravosi i
nostri obblighi verso l’Unione Europea, continuando però a beneficiare di suoi
aiuti, e di contrastare più efficacemente lo spostamento in Italia di masse di
indigenti, in gran parte provenienti dall’Asia e dall’Africa attraverso le
nostre frontiere meridionali. Questo viene presentato come una rivendicazione
di sovranità, nel senso di non riconoscere al di sopra dell’Italia altre
autorità o principi al di fuori di quello dell’interesse nazionale, per cui la
politica che ne deriva viene chiamata sovranismo.
Non è facile, però, come lo stato nel passato, individuare i gruppi sociali emergenti, i
corpi sociali che guidano l’evoluzione di regime. Questo perché la politica di
massa si fa sempre meno nei partiti politici e molto più mediante reti sociali,
nelle quali si agisce fondamentalmente da individui, reagendo agli stimoli
proposti da chi le reti controlla rimanendo dietro le quinte, come il regista
in uno spettacolo teatrale, che sembra svolgersi ad iniziativa degli attori, mentre è
appunto organizzato da una regia.
Stabilire quale sia o
debba essere il bene pubblico di riferimento è molto importante nell’attività
politica, e questo anche a livello di prossimità, nei gruppi in cui più da
vicino si svolge la personalità di ciascuno e dove cominciamo a formarci un
orientamento nelle cose sociali. La dottrina sociale è sostanzialmente un
complesso di principi e direttive proprio su quei temi. Ha alla base un’etica
religiosa, ma necessariamente tiene anche conto dello sviluppo storico delle
società e delle esigenze contemporanee. Questo significa che le soluzioni
politiche non discendono necessariamente da quell’etica, ma ne sono influenzate.
Storicamente sono possibili diverse opzioni e il successo dell’una o dell’altra
dipende in genere dalla capacità di coinvolgere larghi strati sociali, in modo
da accrescere il consenso intorno ad una scelta. Fino all’affermarsi dei
processi democratici, a fine Settecento, le masse contavano poco o nulla e del resto sapevano anche poco
perché erano incolte e si limitavano a prendere atto del potente di turno e ad
acclamarlo. Nessun processo di democrazia popolare può affermarsi se non vi è
un’elevazione del livello di istruzione delle masse: questo risultato fu
conseguito in Italia a partire dagli anni Cinquanta, anche se, a partire dall’unità
nazionale, conseguita nel 1861, si cercò almeno di fornire un’istruzione
elementare ai più giovani. Una della caratteristiche degli orientamenti
politici che sorreggono l’evoluzione di regime in corso è la poca importanza
che si dà alla formazione: si ritiene che ciascuno sia in grado di intuire quale sia il proprio interesse e
che questo sostanzialmente basti a definire il bene pubblico, così che basti un sondaggio a individuarlo. La linea
dell’Azione Cattolica, seguendo la dottrina sociale, è stata invece un’altra e
uno dei settori più importanti dell’attività associativa è sempre stato
storicamente quello della formazione sociale, e in particolare alla politica.
Questa linea è stata perseguita con particolare efficacia a partire dagli anni
Trenta sotto l’impulso di Giovanni Battista Montini, divenuto papa nel 1963 con
il nome di Paolo 6°, e portò, dopo la dissoluzione e abbattimento del regime
fascista mussoliniano, ad una lunga egemonia politica dei cattolico-democratici
italiani tra il 1946 e il 1994. Il regime repubblicano popolare democratico
costituito dal 1948 ne porta tracce evidenti.
L’importanza della
competenza, quindi della formazione adeguata, negli affari sociali è stata indicata nel discorso che il 9 febbraio
scorso papa Francesco ha tenuto ai dirigenti dell’Associazione Nazionale
Magistrati italiana:
«In un tempo nel quale così spesso la verità
viene contraffatta, e siamo quasi travolti da un vortice di informazioni
fugaci, è necessario che siate i primi ad affermare la superiorità della realtà
sull’idea (cfr Esortazione apostolica La
gioia del Vangelo -Evangelii Gaudium, 233); infatti, «la realtà
semplicemente è, [mentre] l’idea si elabora» (nello stesso documento, 231). Il vostro impegno
nell’accertamento della realtà dei fatti, anche se reso più difficoltoso dalla
mole di lavoro che vi è affidata, sia quindi sempre puntuale, riportato con
accuratezza, basato su uno studio approfondito e su un continuo sforzo di
aggiornamento. Esso saprà avvalersi del dialogo con i diversi saperi
extra-giuridici, per comprendere meglio i cambiamenti in atto nella
società e nella vita delle persone, ed essere in grado di attuare con sapienza,
ove necessario, un’interpretazione evolutiva delle leggi, sulla base dei
principi fondamentali sanciti dalla Costituzione.»
Non
basta, quindi, immaginare, per
progettare il nuovo, ma occorre anche conoscere la realtà su cui si opera. Questo richiede un
lavoro di approfondimento collettivo e personale. Quello personale non basta, perché
si tratta di incidere su realtà collettive. Tenere conto solo del proprio interesse
è insufficiente, perché l’organizzazione sociale richiede di comporre
armonicamente interessi di moltudini e non è la stessa cosa organizzare la
propria famiglia o un parrocchia e strutturare e dirigere uno stato.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli
Public good and common good -6-
What is the purpose of social organization?
To the glory of the sovereign dynasty? To prevent it from being extinguished in
constant conflicts? To create works and services for collective use? To make
their nation richer and more powerful, expanding its domains? To counteract and
correct the social dynamics that lead to concentrations of resources to the
detriment of the most? To fight poverty? To succor the indigent? To spread a
national religion? Historically all these objectives have been used to justify
systems of political power, therefore those social organizations that
constitute the skeleton of the most important collectives, those that claim
sovereignty, not recognizing other powers above themselves. We always start
from the observation that disorder is dangerous for social and individual
survival. Within each society, other groups act, moving and entering into
conflict, and ordering means first of all to achieve submission. The result is
a regime, that is to say a political order implemented according to a hierarchy
that directs, at various levels of power, the development of the dominating
society by imposing rules and giving it other directives for collective action.
The political history of humanity has been marked by evolution, dissolution,
destruction, constitution, conflict, of regimes. It was a continuous
process: each constitution was therefore preceded by evolution, dissolution or
demolition. As in biological generation, each new regime brings cultural traces
of the previous one, even in the case of regimes imposed by invasion or
colonization. Italy in this can be considered a very interesting political
laboratory having historically suffered a large number of invasions, with
consequent changes in political regimes. The current Italian Republic was born
from the dissolution first and then also by the overthrow of the fascist
Mussolini regime, favored by a military invasion during the Second World War
(1939-1945). An Italian example of a political regime created by invasion is
the one that dominated the northeastern part of the Peninsula under the
Austrian Empire in the nineteenth century. Another example is that of the South
of Italy from the fifteenth to the eighteenth century, during which time the powers
that invaded him, Spain and Austria, kept you vice-king. Contemporary
democratic processes allow, with some limits, the peaceful evolution of the
regimes so as to adapt them to current social arrangements. But the spectacular
evolution towards democratic regimes of the liberal-western type that occurred
very rapidly, from 1989 to the early 90s in Eastern Europe dominated by
Soviet-type communist regimes, was essentially peaceful. In today's Italy, a
regime evolution is underway that began to emerge from 2011, in conjunction
with a severe economic recession which, originating from the United States of
America, severely affected Europe. Each regime defines its fundamental
objectives, which depend on the political interests of the groups that have
succeeded in establishing themselves in society. These objectives define the
public good, intended as the purpose of the regime. The public good that
targets the forces that support the evolution of the regime in Italy is
essentially the intention to make our obligations to the European Union less
burdensome, while continuing to benefit from its aid, and to fight more
effectively the shift in Italy of masses of the poor, mostly coming from Asia
and Africa through our southern borders. This is presented as a claim of
sovereignty, in the sense of not recognizing above Italy other authorities or
principles outside of the national interest, for which the resulting policy is
called sovereignism. It is not easy, however, like the state in the past, to
identify the emerging social groups, the social bodies that drive the evolution
of the regime. This is because mass politics becomes less and less in political
parties and much more through social networks, in which we act fundamentally as
individuals, reacting to the stimuli proposed by those who control networks
remaining behind the scenes, like the director in a theatrical show, that seems
to take place at the initiative of the actors, while it is precisely organized
by a director.
Establishing what is or should be the public
good of reference is very important in political activity, and this also at the
level of proximity, in the groups in which the personality of each one takes
place and where we begin to form an orientation in social things . The social
doctrine is basically a set of principles and directives on precisely those
issues. It is based on a religious ethic, but it also takes into account the
historical development of societies and contemporary needs. This means that
political solutions do not necessarily derive from that ethics, but are
influenced by them. Historically, different options are possible and the
success of one or the other depends in general on the ability to involve large
social strata, in order to increase the consensus around a choice. Until the
establishment of democratic processes, at the end of the eighteenth century,
the masses counted little or nothing, and besides they knew very little because
they were uncultivated and confined themselves to taking note of the powerful
person in charge and to acclaim him. No process of popular democracy can be
affirmed if there is no elevation in the level of education of the masses: this
result was achieved in Italy starting in the 1950s, even if, starting from the
national unity, achieved in 1861, at least to provide elementary education to
younger people. One of the characteristics of the political orientations that
support the ongoing regime evolution is the little importance given to
training: it is believed that everyone is able to understand what is their own
interest and that this is basically sufficient to define the public good, so
that a survey is enough to identify it. The line of Catholic Action, following
the social doctrine, was instead another one and one of the most important
sectors of the associative activity has always historically been that of social
formation, and in particular to politics. This line was pursued with particular
effectiveness starting from the 1930s under the impulse of Giovanni Battista
Montini, who became Pope in 1963 under the name of Paolo 6 °, and led, after
the dissolution and demolition of the Mussolini fascist regime, to a long
political hegemony of Italian Catholic-Democrats between 1946 and 1994. The
popular democratic republican regime established in 1948 bears evident traces.
The importance of competence, therefore of
adequate formation, in social affairs was indicated in the speech that Pope
Francis held to the leaders of the Italian National Magistrates Association
last February 9:
"In
a time when so often the truth is counterfeited, and we are almost overwhelmed
by a whirlwind of fleeting information, it is necessary that you be the first
to affirm the superiority of reality on the idea (cf. Apostolic Exhortation Joy
of the Gospel -Evangelii Gaudium , 233); in fact, "reality is simply,
[while] the idea is elaborated" (in the same document, 231). Your
commitment to ascertaining the reality of the facts, even if made more
difficult by the amount of work entrusted to you, is therefore always punctual,
accurately reported, based on an in-depth study and on a continuous updating
effort. It will be able to make use of the dialogue with the various
extra-juridical knowledge, to better understand the changes taking place in
society and in people's lives, and be able to implement with skill, where
necessary, an evolutionary interpretation of the laws, on the basis of
fundamental principles enshrined in the Constitution. "
It
is not enough, therefore, to imagine, to design the new, but we also need to
know the reality on which we operate. This requires a collective and personal
in-depth study. The personal one is not enough, because it is about affecting
collective realities. Taking into account only one's own interest is
insufficient, because the social organization requires to harmoniously compose
interests of multitudes and it is not the same thing to organize one's family
or a parish and to structure and direct a state.
Mario
Ardigò - Catholic Action in San Clemente pope - Rome, Monte Sacro, Valli