Bene
pubblico e bene comune -2-
Le dinastie sovrane che furono egemoni in
Europa fino all’inizio dell’Ottocento governavano nel proprio interesse, ma
avevano la necessità di un sistema di potere che, coalizzandosi, mantenesse il
controllo di tutta l’altra gente, indispensabile per fare guerra e per produrre
ciò che occorreva. La struttura di questo sistema di potere fu fondamentalmente
quella feudale, introdotta intorno all’Ottavo secolo, in cui vi è gerarchia di dinastie a ciascuna delle
quali era attribuito il controllo di popolazione e territorio in base a un
patto con chi stava sopra e, sopra tutti, con la dinastia sovrana, in quanto non riconosceva
nessuno sopra di sé. I titoli nobiliari, che ancora vengono tramandati ma in
genere senza più significato politico o con significato politico molto
attenuato, definivano i vari gradi di quella catena gerarchica: baroni, conti,
marchesi, duca, arciduca, principi e simili. La caratteristica fondamentale del
sistema feudale, oltre che il patto di sottomissione con i livelli superiori
della gerarchia, era un’ampia autonomia delle dinastie dominanti. Dal Seicento,
con il formarsi degli stati moderni coagulatisi interno a dinastie sovrane che
andavano riducendo l’autonomia dei feudatari, si andò formando un ceto di
funzionari alle dirette dipendenze del sovrano, strutturati in catene
gerarchiche al cui vertice stavano ministri e primi ministri di nomina regia.
Con l’affermarsi dei processi democratici, questa organizzazione amministrativa
finì sotto il controllo dei parlamenti e fu impiegata per i disegni di riforma
sociale che si venivano sviluppando e, in particolare, ai nuovi compiti che gli
stati attribuivano a loro stessi.
Sfruttando le opportunità offerte dai
processi democratici, anche le masse di chi contava meno in società e dei meno
istruiti incolti ebbero voce: i loro interessi vennero presi in considerazione.
Si elevarono alla politica di governo mediante i partiti politici di massa, che
iniziarono a svilupparsi dalla fine dell’Ottocento e che determinarono riforme
legislative che disposero l’allargamento degli aventi diritto al voto. In
Italia fu fondamentale la riforma elettorale del 1912, perché pose i
presupposti per il superamento del divieto di partecipare alla politica
nazionale imposto dal Papato ai fedeli italiani tra il 1964 e il 1974, in polemica con il nazionalismo
italiano, che finì per sopprimere lo Stato pontificio, il piccolo regno dei
Papi nell’Italia centrale con capitale Roma.
«Fu la Francia, nel 1848,
il primo Paese a concedere il suffragio universale a tutti i cittadini di sesso
maschile: e questo divenne l’obiettivo del movimento radicale e operaio nel 19°
sec., cui si aggiunse successivamente la richiesta del voto femminile. Con le Costituzioni
degli Stati contemporanei, fra il primo e il secondo dopoguerra, questo
obiettivo è stato raggiunto nella maggior parte dei sistemi politici nel mondo
(compresi i sistemi non competitivi): negli USA nel 1920, in Gran Bretagna nel
1928, in Germania nel 1945, in Francia nel 1946. In Italia il suffragio
universale è stato adottato progressivamente, in primo luogo con la riforma
elettorale Giolitti del 1912, che concedeva il voto a tutti i cittadini maschi
che avessero compiuto i 30 anni e a coloro che, avendo compiuto i 21 anni,
fossero in possesso di particolari requisiti. Nel dic. 1918 il diritto di voto
fu concesso indistintamente a tutti i cittadini maschi maggiorenni. Una prima
parziale estensione ai cittadini di sesso femminile fu operata nel 1925,
limitatamente alle elezioni amministrative, ma la soppressione del carattere
elettivo dei consigli comunali e provinciali impedì l’effettiva applicazione
della riforma. Soltanto nel 1945 fu accordato alle donne il diritto di voto,
esercitato per la prima volta in occasione delle elezioni della primavera del
1946. Un ulteriore allargamento del suffragio può essere considerato
l’abbassamento nel 1975 della soglia di maggiore età dai 21 ai 18 anni e la
conseguente inclusione nelle liste elettorali per la Camera dei deputati dei
giovani appartenenti a questa fascia di età.»
[dall’Enciclopedia
Treccani on line - voce Suffragio - http://www.treccani.it/enciclopedia/suffragio_%28Dizionario-di-Storia%29/].
Il
Papato rimase profondamente diffidente verso i processi democratici fino al
2013, con l’inizio del regno di Jorge Mario Bergoglio - papa Francesco e ciò
nonostante la progressiva assimilazione dell’ideologia democratica nella
dottrina sociale, in particolare in un processo tra il 1939 e il 1991, anno nel
quale, con l’enciclica Centesimus Annus -
Il centenario venne definitivamente rimosso il sospetto di eresia che
gravava sui processi democratici dal 1901, quando, in definitiva, l’idea di una
democrazia cristiana era stata scomunicata con l’enciclica Le gravi preoccupazione sui problemi sociali
- Graves de communi re del papa
Vincenzo Gioacchino Pecci - Leone 13°. Fondamentale in questa assimilazione
della democrazia fu l’Azione Cattolica, fondata nel 1906 in uno dei periodi più
bui della nostra storia religiosa, mentre infuriava la persecuzione
anti-modernista. Fondamentale nell’organizzazione dell’Azione Cattolica fu l’azione
e il pensiero di Giuseppe Toniolo (1845-1918), sociologo ed economista, uno dei
primi teorici, con lo scomunicato don Romolo Murri, di una democrazia cristiana. Il
lavoro di inculturazione della democrazia tra le masse dei cattolici svolto in
Azione Cattolica fu essenziale per sorreggere il lungo dominio politico, dal
1946 al 1994, del partito della Democrazia
Cristiana, fondato nel 1942 da Alcide De Gasperi e da altri esponenti del
Partito Popolare fondato da don Luigi Sturzo e disciolto da regime fascista di
Benito Mussolini, e da politici più giovani formatisi in Azione Cattolica alla
scuola di Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo 6°. La formazione di
quel partito conseguì ad una profonda svolta nella dottrina sociale,
manifestata con una serie di radiomessaggi papali diffusi tra il 1939 e il 1945
sotto l’autorità del papa Eugenio Pacelli - Pio 12° ma, si ritiene, elaborati
con l’opera fondamentale di Montini, all’epoca addetto alla Segreteria di
stato, il principale ministero di governo del Papato, a capo delle struttura
amministrativa della Chiesa cattolica. Questo lavoro di inculturazione della
democrazia nelle masse cattoliche svolto dall’Azione Cattolica fu ostacolato
oggettivamente durante il lungo regno di Karol Wojtyla - Giovanni Paolo 2°,
profondamente diffidente verso il dialogo intrattenuto storicamente, fin dall’Ottocento,
dai cattolici democratici italiani con il mondo socialista. Ora c’è chi propone
di rivitalizzare l’iniziativa politica democratica dei cattolici, ma, per l’insufficienza
dell’attività di formazione nei trent’anni passati, ne mancano presupposti
culturali e, innanzi tutto, la capacità di dialogo democratico. Questo accade
in un contesto sociale nel quale alcune correnti politiche vorrebbe nuovamente
strumentalizzare la religione per sacralizzare nuovamente le nazioni in senso etnico e un potere nazionalista.
Questa strategia ha scarsamente attecchito in Italia, nell’epoca dello stato
unitario, fondato nel 1861 per iniziativa di una dinastia sovrana italiana,
quella dei Savoia, che dal 1848 aveva aperto a processi democratici
parlamentari, per il fatto che il nostro nazionalismo si è svolto
prevalentemente contro gli interessi
politici del Papato, che intendeva mantenere un dominio politico territoriale
almeno sulla città di Roma (che infine riebbe, in un microstato di quartiere,
con l’istituzione, a seguito dei Patti Lateranensi conclusi nel 1920 con il
Regno d’Italia dominato dal regime fascista mussoliniano, della Città del
Vaticano). Vi è anche da considerare l’acculturazione molto scarsa alla
religione del neo-nazionalismo italiano, il quale, in sostanza, cerca di
inventare una propria patina religiosa senza saper esprimersi religiosamente e,
soprattutto, senza voler veramente ragionare ed agire secondo i principi religiosi.
In questo contesto, infatti, la religione conta più che altro come elemento
caratterizzante, al pari della pastasciutta. Ma la dottrina sociale, ad esempio
in quella espressa nell’enciclica Laudato
si’ del 2015, del papa Francesco,
propone un’influenza molto più significativa nell’organizzazione della società
e, innanzi tutto, il principio di agàpe, di unione fraterna universale, ripudiato da
ogni nazionalismo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli.
Public
good and common good - 2 -
The sovereign dynasties
that were hegemonic in Europe until the beginning of the nineteenth century
ruled in their own interest, but they needed a system of power that, by
coalescing, maintained the control of all the other people, indispensable to
make war and to produce what was needed. The structure of this system of power
was basically the feudal one, introduced around the 8th century, in which there
is a hierarchy of dynasties to each of which the control of population and
territory was attributed on the basis of a pact with those who are above and
above all, with the sovereign dynasty, as he did not recognize anyone above
himself. The noble titles, which are still handed down but generally without
any political significance or with much weakened political significance,
defined the various degrees of that hierarchical chain: barons, counts,
marquises, duke, archduke, princes and the like. The fundamental characteristic
of the feudal system, as well as the submission pact with the higher levels of
the hierarchy, was a broad autonomy of the dominant dynasties. From the
seventeenth century, with the formation of modern states coagulated in
sovereign dynasties that were reducing the autonomy of the feudal lords, a
group of officials became directly dependent on the sovereign, structured in
hierarchical chains at the top of which were ministers and prime ministers of
nomination directed. With the emergence of democratic processes, this
administrative organization ended up under the control of the parliaments and
was used for the social reform designs that were being developed and, in
particular, for the new tasks that the states attributed to themselves.
Taking advantage of the opportunities offered by
democratic processes, even the masses of those who counted less in society and
the less educated fallow were voiced: their interests were taken into account.
They raised themselves to the politics of government through the mass political
parties, which began to develop at the end of the nineteenth century and which
led to legislative reforms that provided for the enlargement of those entitled
to vote. In Italy the electoral reform of 1912 was fundamental, because it laid
the foundations for overcoming the prohibition to participate in the national
policy imposed by the Papacy on Italian faithful between 1964 and 1974, in
controversy with Italian nationalism, which ended up suppressing the State
Pontifical, the small kingdom of the Popes in central Italy with capital Rome.
"It was France, in 1848, the first country to grant universal
suffrage to all male citizens: and this became the goal of the radical and
workers' movement in the 19th century, to which the request for women's votes
was added. . With the Constitutions of the contemporary States, between the
first and the second post-war period, this goal was achieved in most political
systems in the world (including non-competitive systems): in the USA in 1920,
in Great Britain in 1928, in Germany in 1945, in France in 1946. In Italy
universal suffrage was adopted progressively, first with the Giolitti electoral
reform of 1912, which granted the vote to all male citizens who turned 30 and
to those who, having completed the 21 years, were in possession of special
requirements. In December 1918 the right to vote was granted without
distinction to all adult males. A first partial extension to female citizens
was made in 1925, limited to administrative elections, but the suppression of
the elective character of municipal and provincial councils prevented the
effective application of the reform. Only in 1945 was granted to women the
right to vote, exercised for the first time in the spring elections of 1946. A
further enlargement of the suffrage the
lowering of the age threshold from the age of 21 to 18 can be considered, and
the consequent inclusion in the electoral lists for the Chamber of Deputies of
young people belonging to this age group ».
[from the Treccani Encyclopedia online - Suffragio entry -
http://www.treccani.it/enciclopedia/suffragio_%28Detico-di-Storia%29/].
The Papacy remained deeply
suspicious of democratic processes until 2013, with the beginning of the reign
of Jorge Mario Bergoglio - Pope Francis and this despite the progressive
assimilation of democratic ideology into social doctrine, particularly in a
trial between 1939 and 1991, the year in which, with the encyclical Centesimus
Annus - The centenary was definitively removed the suspicion of heresy that
weighed on the democratic processes since 1901, when, ultimately, the idea of
a Christian democracy had been excommunicated with the encyclical The grave
concern about social problems - Graves de communi re of pope Vincenzo
Gioacchino Pecci - Leone 13 °. Fundamental in this assimilation of democracy
was Catholic Action, founded in 1906 in one of the darkest periods of our
religious history, while the anti-modernist persecution was raging. Fundamental
in the organization of Catholic Action was the action and thought of Giuseppe
Toniolo (1845-1918), a sociologist and economist, one of the first
theoreticians, with the excommunicated don Romolo Murri, of a Christian
democracy. The work of inculturating democracy among the masses of Catholics
carried out in Catholic Action was essential to sustain the long political
domination, from 1946 to 1994, of the Christian Democratic party, founded in
1942 by Alcide De Gasperi and other exponents of the Popular Party founded by
Don Luigi Sturzo and dissolved by the fascist regime of Benito Mussolini, and
by younger politicians trained in Catholic Action at the school of Giovanni
Battista Montini, the future Pope Paul 6 °. The formation of that party
resulted in a profound change in the social doctrine, manifested with a series
of papal radio messages broadcast between 1939 and 1945 under the authority of
Pope Eugene Pacelli - Pius 12 ° but, it is believed, elaborated with the work
fundamental of Montini, at the time assigned to the Secretariat of State, the
main ministry of government of the Papacy, at the head of the administrative
structure of the Catholic Church. This work of inculturation of democracy among
the Catholic masses carried out by the Catholic Action was objectively impeded
during the long reign of Karol Wojtyla - John Paul II, deeply suspicious of the
dialogue maintained historically, since the nineteenth century, by Italian
democratic Catholics with the world socialist. Now there are those who propose
to revitalize the democratic political initiative of Catholics, but because of
the lack of training in the past thirty years, they lack cultural assumptions
and, above all, the capacity for democratic dialogue. This happens in a social
context in which some political currents would again want to exploit religion
to re-sacralize nations in an ethnic sense and a nationalist power. This
strategy has scarcely taken root in Italy, in the epoch of the unitary state,
founded in 1861 on the initiative of an Italian sovereign dynasty, that of the
Savoy, which from 1848 had opened to parliamentary democratic processes, due to
the fact that our nationalism took place predominantly against the political
interests of the Papacy, which intended to maintain a territorial political
domination at least on the city of Rome (which finally got back, in a
neighborhood microstate, with the institution, following the Lateran Pacts
concluded in 1920 with the Kingdom of Italy dominated by the Mussolini fascist
regime, of the Vatican City). There is also to consider the very poor
acculturation to the religion of Italian neo-nationalism, which, in essence,
tries to invent its own religious patina without being able to express itself
religiously and, above all, without really wanting to reason and act according
to religious principles. In this context, in fact, religion counts more than
anything else as a characterizing element, like pasta. But the social doctrine,
for example in the one expressed in the Encyclical Laudato si' in 2015, by Pope
Francis, proposes a far more significant influence in the organization of
society and, above all, the principle of agape, of universal fraternal union,
repudiated by every nationalism.
Mario Ardigò - Catholic Action in San Clemente pope - Rome, Monte
Sacro, Valli.