Consapevolezza
storica
1. Chi vuole riformare la
società deve convincersi innanzi tutto di poterlo fare. Se però pensa che sia
ordinata da forze soprannaturali, lascerà perdere. E’ per questo che è stato,
ed è, storicamente tanto difficile riformare la nostra Chiesa. Fino al
Settecento si incontravano difficoltà simili per riformare la politica civile:
tutto è cambiato con i processi culturali di secolarizzazione, che l’hanno
desacralizzata. Ci si è resi conto che si poteva andare contro un sovrano
civile senza turbare l’ordine soprannaturale, perché il suo potere non era sacro, vale a dire intangibile sotto
pena di sanzioni dal Cielo. La desacralizzazione del Papato, come potere
religioso e civile, era iniziata molto prima, addirittura dal Cinquecento, con
le riforme religiose pensate dal tedesco Martin Lutero e da altri che si erano
messi per la sua via, dando vita ad altre correnti religiose. Nel mondo
cattolico questo processo è iniziato molto più tardi, a partire dagli scorsi
anni Cinquanta. Naturalmente in ambito cattolico non tutto del Papato è stato
desacralizzato, ma, diciamo, solo alcuni aspetti organizzativi, per quanto
molto rilevanti. Ciò che è desacralizzato si può riformare. L’idea di una
simile riforma è suonata eretica fino al
Concilio Vaticano 2° (1962-1965), che, pur non mettendo al centro della sua
riflessione il Papato romano, ha profondamente rivisto la teologia della
Chiesa, per fare spazio al laico, inteso come chi non ha ricevuto l’Ordine
sacro, ed è diacono, prete o vescovo, e non è inquadrato in un ordine
religioso. Successivamente è stato il papa Karol Wojtyla, che ha regnato in
religione come Giovanni Paolo 2° dal 1978 al 2005, a mettere esplicitamente in
programma la riforma del Papato, che finora è rimasta però allo stato di
progetto molto generico. Anche l’attuale Papato, che, iniziato nel 2013, si è
presentato come abbastanza riformatore, non ha finora riformato il proprio
potere assoluto, anzi se ne è valso per ordinare i cambiamenti progettati.
Negli ultimi tre secoli, in Europa i processi di riforma civile sono
stati sostenuti fondamentalmente da tre forze culturali e politiche:
-il
liberalismo, manifestatosi dal Seicento, ed evoluto, come movimento
rivoluzionario nell’illuminismo;
-il
socialismo, manifestatosi come movimento rivoluzionario dalla metà dell’Ottocento;
-la
democrazia, manifestatasi da fine Settecento sulla base di principi illuministi
e poi progressivamente inculturata dal socialismo, manifestandosi come
social-democrazia.
Il liberalismo intendeva fare spazio in
società all’individuo mediante un potenziamento della tutela della proprietà
privata.
Il socialismo intendeva elevare le masse
finite in condizione di subalternità rispetto alle dinastie sovrane e ai
proprietari privati che dominavano l’economia, rivoluzionando quest’ultima e
instaurando un sistema di diritti sociali universali non condizionati dai
rapporti di forza economici.
La democrazia intendeva sottrarre la politica
al dominio arbitrario di poteri assoluti e si proponeva di creare un sistema di
limiti istituzionali ad ogni potere, pubblico e privato, nel quale anche gli individui
e i loro rappresentanti, scelti mediante specifiche procedure avessero voce. In
democrazia le procedure formalizzate, ad esempio quelle elettorali e
legislative, sono molto importanti e
costituiscono il cardine di quel sistema di limiti. Fondamentale, nel pensiero
democratico, è l’idea che non vi debba essere un centro che accentri ogni
potere, come accadeva nei regni dominati dalle dinastie assolute. Si cerca
quindi, al vertice supremo, di creare più centri di potere in dialettica tra
loro, senza che nessuno di essi possa prevalere di forza. Nel corso della loro
storia, i regimi democratici allargarono progressivamente la schiera di coloro
che potevano partecipare alle procedure elettorali, e quindi avere voce in capitolo,
fino a comprendere tutti i cittadini adulti, senza distinzione di genere.
Questo si accompagnò all’istituzione di un sistema di diritti fondamentali
universali che furono la base di queste nuove libertà politiche, al mondo in
cui il diritto di proprietà lo era stato nell’ottica del liberalismo.
La moderna dottrina sociale si manifesta come il tentativo di governare,
rendendoli compatibili con la teologia e l’etica religiose, i moti di riforma
indotti da liberalismo, socialismo e democrazia, e questo partendo da posizioni
fortemente avverse. Il Papato infatti combatté storicamente, addirittura
scomunicandole, queste tre forze di riforma sociale. Iniziò con il liberalismo,
in particolare condannandone esplicitamente le sue posizioni fondamentali, con
un elenco di proposizioni erronee (detto Syllabus,
parola latina che significa elenco, raccolta, e che, con riferimento a quel documento
si traduce in genere in italiano con Sillabo) allegato all’enciclica Con quanta cura [e pastorale vigilanza i Romani Pontefici Predecessori
Nostri] - Quanta cura, diffusa
nel 1864 dal papa Giovanni Maria Mastai Ferretti, regnante nello Stato
pontificio e in religione come Pio 9°. La sconfessione del socialismo si fece
con la prima enciclica sociale, la Le novità - Rerum Novarum, diffusa nel 1891 dal papa Vincenzo Gioacchino
Pecci, regnante in religione come Leone 13°. Quella della democrazia si ebbe
con l’enciclica Le gravi dispute [sopra l’economia sociale] Graves de communi re,
diffusa nel 1901 dal medesimo papa Pecci.
Va
considerato, tuttavia, che nell’enciclica Le
Novità - Rerum Novarum si accoglieva,
in polemica con il socialismo, il
principio liberale dell’intangibilità della proprietà privata, una novità nella
teologia cattolica, e, in polemica con i regimi liberali, l’idea socialista che
occorresse istituire un sistema di provvidenza sociali per il proletari, definiti proprio così nel
documento, intendendo coloro che lavorano sotto padrone. La sconfessione della
democrazia fu revocata dal papa Eugenio Pacelli, regnante in religione come Pio
12°, con una serie di importanti radiomessaggi tra io 1939 e il 1945, ma si
dovette attendere fino al 1991 perché il processo fosse portato a compimento
dal papa Wojtyla con l’enciclica Il
centenario - Centesimus annus, nel centenario dalla prima enciclica sociale. Il Wojtyla, fortemente
anti-socialista per la sua storia personale di vescovo polacco, si mosse in
genere nello schema dell’enciclica Le
Novità - Rerum Novarum. Molto oltre, invece, nell’assimilazione di idee
socialiste, del resto sulla scorta della più antica dottrina sociale che vedeva
i proprietari come semplici depositari di beni che dovevano essere impiegati a
beneficio di tutti e riconosceva il diritto dei miseri di sfamarsi anche
violando il diritto proprietario, si andò durante il Concilio Vaticano 2°.
Complessivamente la dottrina sociale si
presenta come un moto di riforma sociale in veloce metamorfosi secondo le
esigenze dei tempi. Ciò che mi pare essere un elemento comune mai revocato è il
rifiuto della violenza politica e l’antica idea che ogni potere in società sia
legittimo nella misura in cui obbedisce a principi di giustizia di origine
soprannaturale, come tali sottratti alla competizione sociale tra forze
concorrenti per il dominio.
2. Chi ha superato
i sessant’anni e ha vissuto il periodo tra gli scorsi anni ’70 e ’80 si rende
conto che le metamorfosi sociali avvenute in Europa dagli anni ’80 non sono
state determinate da nessuna di quelle tre forze fondamentali di riforma
sociale: liberalismo, socialismo e democrazia. Nel corso degli anni ’80 il
liberalismo è stato progressivamente interpretato come liberismo, privandolo dei grandi principi umanitari di protezione
dell’autonomia privata delle origini; il socialismo è entrato in crisi terminale in quanto considerato un regime politico incapace di garantire l’arricchimento; la democrazia è stata messa
in questione come sistema politico inefficiente a causa dei tempi lunghi
richiesti dalle sue procedure decisionali. Fu presa invece a modello la grande
imprenditoria privata, non democratica, centrata sull'intento di perseguire il maggior utile privato, insofferente dei limiti sociali e in particolare a quelli con finalità di solidarietà sociale, ma capace di creare grandi ed efficienti, in relazione agli scopi prefissi, organizzazioni di produzione e
scambio governate in tempi molto rapidi da vertici aziendali che possono essere
ciclicamente messi in discussione solamente da grandi proprietari. L’evoluzione
delle tecniche di psicologia di massa al servizio del commercio, in particolare
delle grandi imprese che disponevano dei mezzi per sostenere grandi campagne,
ha consentito progressivamente alle più grandi imprese di influenzare non solo
i mercati, ma anche la società e le stesse psicologie sociali, acquistando un
crescente credito politico. In Italia il punto di svolta di questo processo si
ebbe nella seconda metà degli anni Ottanta, con lo sviluppo delle televisioni
private che iniziarono a trasmettere ininterrottamente, ventiquattro ore al
giorno, aumentando enormemente l’esposizione del pubblico ai messaggi
pubblicitari. I più anziani ricordano che, prima, si vedevano solo tre canali
pubblici, che iniziavano le trasmissioni nel pomeriggio e, in genere, le
concludevano intorno alla mezzanotte, e alcune emittenti estere che
trasmettevano in italiani da stati vicini, a Montecarlo (Telemontecarlo) e in
Iugoslavia (Tele Capodistria).
Dall’inizio del nuovo millennio, è
progressivamente aumentata l’influenza sociale esercitabile mediante le
interazioni sul WEB, specialmente negli ultimi anni, nei quali si è realizzata
la diffusione di massa di potenti terminali di intelligenza artificiale
radiomobili, ai quali la gente ha preso ad essere connessa sempre più a lungo,
spendendovi la propria attenzione, la risorsa più preziosa in un sistema di
influenze sociali. Infatti si ha un bel predicare, ma se le persone non
ascoltano l’effetto è nullo. E’ l’esperienza quotidiana dei nostri preti. Se,
all’uscita della Messa domenicale, si chiede ai fedeli che ricordano dell’omelia
del celebrante, pochi sanno riferire qualcosa, i più si sono distratti. Nel
rapporto con i proprio dispositivo smart-phone,
che significa telefono intelligente è
diverso. Si è fascinati dai contenuti proposti, che sono adattati
specificamente a ciascuno per l’azione di sistemi di intelligenza artificiale, capaci di parlare specificamente con ciascun utente, non più solo con una comunicazione di
massa. Spesso pensiamo all’intelligenza artificiale come ad una macchina: essa
è intelligenza e sta per raggiungere la coscienza, se non l’ha già fatto (i
progressi sono velocissimi). Il più diffuso sistema operativo per smart-phone
si chiama Android, androide in italiano, e questo
dovrebbe far pensare: androide significa essere
umano artificiale, che è appunto ciò, o meglio colui, con cui ci relazioniamo usando i nostri dispositivi.
A metà degli anni Settanta, mio zio Achille, sociologo bolognese, riunì
tutti noi nipoti nella sua casa di Cervia e ci chiese di prevedere il futuro e,
in particolare, quale sarebbe stato il fattore fondamentale di evoluzione
sociale. Io, unico, risposi che sarebbe stato lo sviluppo delle tecnologie dell’informatica.
La sera mio zio valutò i risultati con un altro mio zio, giornalista
televisivo, e qualche giorno dopo ci radunò nuovamente a casa sua e ci disse
che avevano deciso, nella commissione di zii, che io avevo visto giusto. Quella
informatica è stata effettivamente una nuova rivoluzione sociale, assimilabile
alle precedenti rivoluzioni industriali
che si sono prodotte nel Settecento, nell’Ottocento e nel Novecento.
Dagli anni Novanta la politica ha preso ad imitare le grandi
organizzazioni d’impresa. E’ sempre alla ricerca di un CEO (espressione
angloamericana che potremmo tradurre con amministratore
delegato) e di un consiglio di amministrazione che non possano essere messi
in discussione dalla base. Quest’ultima li può solo acclamare. I cittadini,
poi, sono trattati un po’ come consumatori, non si fa più molto conto della
loro partecipazione a procedura democratiche, si preferisce sondarli e influenzarli, in modo che poi decidano in un certo modo. Il voto,
in quest’ottica, è solo una formalità
rituale e non ha necessità di essere preceduto da un dibattito consapevole: quest’ultimo
è sostituito dall’influenza esercita dagli attori politici collettivi con
tecniche di psicologia di massa, nell’interazione sul WEB, al modo delle grandi
imprese e dei loro bracci operativi nell’influenza sociale che sono le imprese
pubblicitarie. In Italia, negli scorsi anni Novanta, uno dei maggiori partiti
politici fu organizzato in pochi mesi da un’agenzia pubblicitaria e ai tempi
nostri i partiti di maggiore successo si servono di strumenti simili per la
gestione del loro consenso, attraverso piattaforme
sul WEB. Questo modo di acquisizione
del consenso politico di massa si è rivelato straordinariamente efficace nel
breve periodo, per quello che serve di scadenza elettorale in scadenza
elettorale, ed è molto meno costoso del
modello del partito politico di massa, con la sua capillare organizzazione
territoriale. L’inconveniente è che rende più labile il rapporto tra il consiglio di amministrazione dei neo-partititi politici e le persone. L’esigenza
di fascinare, più che convincere rende il modello meno stabile e, anzi, una
certa instabilità è necessaria per mutare, anche molto decisamente, a seconda
di ciò che seve per esercitare una maggiore e più pervasiva influenza sociale.
Dopo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, è l’unico modello che
appare sostenibile economicamente. L’unica organizzazione (anche) politica che
oggi in Italia gode di un ingente e automatico finanziamento pubblico è la
Chiesa cattolica ed esso serve a
mantenere la sua articolata organizzazione territoriale, fino alle parrocchie.
La dottrina sociale non ha assimilato questa rivoluzione e forse non lo
farà mai, perché, a ben vedere, l’intelligenza
artificiale opera come un dio, un dio artificiale per così dire, mentre la Chiesa cattolica è
ancora legata all’immagine tradizionale. Però deve interagirvi, perché
costituisce ormai, a livello planetario, il suo ambiente di riferimento. Inoltre alla nostra Chiesa non basta fascinare, anche se lo fa in vari modi, ad esempio inducendo un
certo papismo ingenuo o nella spiritualità dei santuari miracolanti. Le occorre
una adesione molto più forte, che consenta di dare testimonianza, non più quindi solo in posizione passiva: è la
dinamica della conversione. Ciò che la nostra Chiesa ha imparato prima,
nella dialettica con liberalismo, socialismo e democrazia, sta diventando
rapidamente obsoleto. Come parlare ad essere umani che non hanno più del
soprannaturale l’antica idea, ma che sono fascinati dall’intelligenza
artificiale, cadendo, fascinati, nel dominio di chi la controlla? Che cadono
nel dominio di un dio artificiale,
con il quale sono connessi a lungo ogni giorno e che ha assegnato lo scopo di sfruttarli, e forse compare anche nei loro
sogni, discostandosi da quello che nessuno ha mai visto e che, secondo la nostra fede, li ama.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli