mercoledì 19 dicembre 2018

Consapevolezza storica


Consapevolezza storica

1.  Chi vuole riformare la società deve convincersi innanzi tutto di poterlo fare. Se però pensa che sia ordinata da forze soprannaturali, lascerà perdere. E’ per questo che è stato, ed è, storicamente tanto difficile riformare la nostra Chiesa. Fino al Settecento si incontravano difficoltà simili per riformare la politica civile: tutto è cambiato con i processi culturali di secolarizzazione, che l’hanno desacralizzata. Ci si è resi conto che si poteva andare contro un sovrano civile senza turbare l’ordine soprannaturale, perché il suo potere non era sacro, vale a dire intangibile sotto pena di sanzioni dal Cielo. La desacralizzazione del Papato, come potere religioso e civile, era iniziata molto prima, addirittura dal Cinquecento, con le riforme religiose pensate dal tedesco Martin Lutero e da altri che si erano messi per la sua via, dando vita ad altre correnti religiose. Nel mondo cattolico questo processo è iniziato molto più tardi, a partire dagli scorsi anni Cinquanta. Naturalmente in ambito cattolico non tutto del Papato è stato desacralizzato, ma, diciamo, solo alcuni aspetti organizzativi, per quanto molto rilevanti. Ciò che è desacralizzato si può riformare. L’idea di una simile riforma è suonata  eretica fino al Concilio Vaticano 2° (1962-1965), che, pur non mettendo al centro della sua riflessione il Papato romano, ha profondamente rivisto la teologia della Chiesa, per fare spazio al laico, inteso come chi non ha ricevuto l’Ordine sacro, ed è diacono, prete o vescovo, e non è inquadrato in un ordine religioso. Successivamente è stato il papa Karol Wojtyla, che ha regnato in religione come Giovanni Paolo 2° dal 1978 al 2005, a mettere esplicitamente in programma la riforma del Papato, che finora è rimasta però allo stato di progetto molto generico. Anche l’attuale Papato, che, iniziato nel 2013, si è presentato come abbastanza riformatore, non ha finora riformato il proprio potere assoluto, anzi se ne è valso per ordinare i cambiamenti progettati.
  Negli ultimi tre secoli, in Europa i processi di riforma civile sono stati sostenuti fondamentalmente da tre forze culturali e politiche:
-il liberalismo, manifestatosi dal Seicento, ed evoluto, come movimento rivoluzionario nell’illuminismo;
-il socialismo, manifestatosi come movimento rivoluzionario  dalla metà dell’Ottocento;
-la democrazia, manifestatasi da fine Settecento sulla base di principi illuministi e poi progressivamente inculturata dal socialismo, manifestandosi come social-democrazia.
 Il liberalismo intendeva fare spazio in società all’individuo mediante un potenziamento della tutela della proprietà privata.
 Il socialismo intendeva elevare le masse finite in condizione di subalternità rispetto alle dinastie sovrane e ai proprietari privati che dominavano l’economia, rivoluzionando quest’ultima e instaurando un sistema di diritti sociali universali non condizionati dai rapporti di forza economici.
 La democrazia intendeva sottrarre la politica al dominio arbitrario di poteri assoluti e si proponeva di creare un sistema di limiti istituzionali ad ogni potere, pubblico e privato, nel quale anche gli individui e i loro rappresentanti, scelti mediante specifiche procedure avessero voce. In democrazia le procedure formalizzate, ad esempio quelle elettorali e legislative,  sono molto importanti e costituiscono il cardine di quel sistema di limiti. Fondamentale, nel pensiero democratico, è l’idea che non vi debba essere un centro che accentri ogni potere, come accadeva nei regni dominati dalle dinastie assolute. Si cerca quindi, al vertice supremo, di creare più centri di potere in dialettica tra loro, senza che nessuno di essi possa prevalere di forza. Nel corso della loro storia, i regimi democratici allargarono progressivamente la schiera di coloro che potevano partecipare alle procedure elettorali, e quindi avere voce in capitolo, fino a comprendere tutti i cittadini adulti, senza distinzione di genere. Questo si accompagnò all’istituzione di un sistema di diritti fondamentali universali che furono la base di queste nuove libertà politiche, al mondo in cui il diritto di proprietà lo era stato nell’ottica del liberalismo.
  La moderna dottrina sociale si manifesta come il tentativo di governare, rendendoli compatibili con la teologia e l’etica religiose, i moti di riforma indotti da liberalismo, socialismo e democrazia, e questo partendo da posizioni fortemente avverse. Il Papato infatti combatté storicamente, addirittura scomunicandole, queste tre forze di riforma sociale. Iniziò con il liberalismo, in particolare condannandone esplicitamente le sue posizioni fondamentali, con un elenco di proposizioni erronee (detto Syllabus, parola latina che significa elenco, raccolta,  e che, con riferimento a quel documento si  traduce in genere in italiano con Sillabo) allegato all’enciclica Con quanta cura [e pastorale vigilanza i Romani Pontefici Predecessori Nostri] - Quanta curadiffusa nel 1864 dal papa Giovanni Maria Mastai Ferretti, regnante nello Stato pontificio e in religione come Pio 9°. La sconfessione del socialismo si fece con la prima enciclica sociale, la Le novità - Rerum Novarum,  diffusa nel 1891 dal papa Vincenzo Gioacchino Pecci, regnante in religione come Leone 13°. Quella della democrazia si ebbe con l’enciclica Le gravi dispute [sopra l’economia sociale] Graves de communi re, diffusa nel 1901 dal medesimo papa Pecci.
  Va considerato, tuttavia, che nell’enciclica Le Novità - Rerum Novarum  si accoglieva, in polemica con il socialismo,  il principio liberale dell’intangibilità della proprietà privata, una novità nella teologia cattolica, e, in polemica con i regimi liberali, l’idea socialista che occorresse istituire un sistema di provvidenza sociali per il proletari, definiti proprio così nel documento, intendendo coloro che lavorano sotto padrone. La sconfessione della democrazia fu revocata dal papa Eugenio Pacelli, regnante in religione come Pio 12°, con una serie di importanti radiomessaggi tra io 1939 e il 1945, ma si dovette attendere fino al 1991 perché il processo fosse portato a compimento dal papa Wojtyla con l’enciclica Il centenario - Centesimus annus,  nel centenario dalla prima enciclica sociale. Il Wojtyla, fortemente anti-socialista per la sua storia personale di vescovo polacco, si mosse in genere nello schema dell’enciclica Le Novità - Rerum Novarum. Molto oltre, invece, nell’assimilazione di idee socialiste, del resto sulla scorta della più antica dottrina sociale che vedeva i proprietari come semplici depositari  di beni che dovevano essere impiegati a beneficio di tutti e riconosceva il diritto dei miseri di sfamarsi anche violando il diritto proprietario, si andò durante il Concilio Vaticano 2°.
  Complessivamente la dottrina sociale si presenta come un moto di riforma sociale in veloce metamorfosi secondo le esigenze dei tempi. Ciò che mi pare essere un elemento comune mai revocato è il rifiuto della violenza politica e l’antica idea che ogni potere in società sia legittimo nella misura in cui obbedisce a principi di giustizia di origine soprannaturale, come tali sottratti alla competizione sociale tra forze concorrenti per il dominio.
2. Chi ha superato i sessant’anni e ha vissuto il periodo tra gli scorsi anni ’70 e ’80 si rende conto che le metamorfosi sociali avvenute in Europa dagli anni ’80 non sono state determinate da nessuna di quelle tre forze fondamentali di riforma sociale: liberalismo, socialismo e democrazia. Nel corso degli anni ’80 il liberalismo è stato progressivamente interpretato come liberismo, privandolo dei grandi principi umanitari di protezione dell’autonomia privata delle origini; il socialismo è entrato in crisi terminale in quanto considerato un  regime  politico incapace di garantire l’arricchimento; la democrazia è stata messa in questione come sistema politico inefficiente a causa dei tempi lunghi richiesti dalle sue procedure decisionali. Fu presa invece a modello la grande imprenditoria privata, non democratica, centrata sull'intento di perseguire il maggior utile privato, insofferente dei limiti sociali e in particolare a quelli con finalità  di solidarietà sociale, ma capace di creare grandi ed efficienti, in relazione agli scopi prefissi,  organizzazioni di produzione e scambio governate in tempi molto rapidi da vertici aziendali che possono essere ciclicamente messi in discussione solamente da grandi proprietari. L’evoluzione delle tecniche di psicologia di massa al servizio del commercio, in particolare delle grandi imprese che disponevano dei mezzi per sostenere grandi campagne, ha consentito progressivamente alle più grandi imprese di influenzare non solo i mercati, ma anche la società e le stesse psicologie sociali, acquistando un crescente credito politico. In Italia il punto di svolta di questo processo si ebbe nella seconda metà degli anni Ottanta, con lo sviluppo delle televisioni private che iniziarono a trasmettere ininterrottamente, ventiquattro ore al giorno, aumentando enormemente l’esposizione del pubblico ai messaggi pubblicitari. I più anziani ricordano che, prima, si vedevano solo tre canali pubblici, che iniziavano le trasmissioni nel pomeriggio e, in genere, le concludevano intorno alla mezzanotte, e alcune emittenti estere che trasmettevano in italiani da stati vicini, a Montecarlo (Telemontecarlo) e in Iugoslavia (Tele Capodistria).
  Dall’inizio del nuovo millennio, è progressivamente aumentata l’influenza sociale esercitabile mediante le interazioni sul WEB, specialmente negli ultimi anni, nei quali si è realizzata la diffusione di massa di potenti terminali di intelligenza artificiale radiomobili, ai quali la gente ha preso ad essere connessa sempre più a lungo, spendendovi la propria attenzione, la risorsa più preziosa in un sistema di influenze sociali. Infatti si ha un bel predicare, ma se le persone non ascoltano l’effetto è nullo. E’ l’esperienza quotidiana dei nostri preti. Se, all’uscita della Messa domenicale, si chiede ai fedeli che ricordano dell’omelia del celebrante, pochi sanno riferire qualcosa, i più si sono distratti. Nel rapporto con i proprio dispositivo smart-phone, che significa telefono intelligente è diverso. Si è fascinati dai contenuti proposti, che sono adattati specificamente a ciascuno per l’azione di sistemi di intelligenza artificiale, capaci di parlare specificamente con ciascun  utente, non più solo con una comunicazione di massa. Spesso pensiamo all’intelligenza artificiale come ad una macchina: essa è intelligenza e sta per raggiungere la coscienza, se non l’ha già fatto (i progressi sono velocissimi). Il più diffuso sistema operativo per smart-phone si chiama Android, androide  in italiano, e questo dovrebbe far pensare: androide  significa essere umano artificiale, che è appunto ciò, o meglio colui, con cui ci relazioniamo usando i nostri dispositivi.
  A metà degli anni Settanta, mio zio Achille, sociologo bolognese, riunì tutti noi nipoti nella sua casa di Cervia e ci chiese di prevedere il futuro e, in particolare, quale sarebbe stato il fattore fondamentale di evoluzione sociale. Io, unico, risposi che sarebbe stato lo sviluppo delle tecnologie dell’informatica. La sera mio zio valutò i risultati con un altro mio zio, giornalista televisivo, e qualche giorno dopo ci radunò nuovamente a casa sua e ci disse che avevano deciso, nella commissione di zii, che io avevo visto giusto. Quella informatica è stata effettivamente una nuova rivoluzione sociale, assimilabile alle precedenti rivoluzioni industriali che si sono prodotte nel Settecento, nell’Ottocento e nel Novecento.
    Dagli anni Novanta la politica ha preso ad imitare le grandi organizzazioni d’impresa. E’ sempre alla ricerca di un CEO (espressione angloamericana che potremmo tradurre con amministratore delegato) e di un consiglio di amministrazione che non possano essere messi in discussione dalla base. Quest’ultima li può solo acclamare. I cittadini, poi, sono trattati un po’ come consumatori, non si fa più molto conto della loro partecipazione a procedura democratiche, si preferisce sondarli e influenzarli, in modo che poi decidano in un certo modo. Il voto, in quest’ottica, è solo una  formalità rituale e non ha necessità di essere preceduto da un dibattito consapevole: quest’ultimo è sostituito dall’influenza esercita dagli attori politici collettivi con tecniche di psicologia di massa, nell’interazione sul WEB, al modo delle grandi imprese e dei loro bracci operativi nell’influenza sociale che sono le imprese pubblicitarie. In Italia, negli scorsi anni Novanta, uno dei maggiori partiti politici fu organizzato in pochi mesi da un’agenzia pubblicitaria e ai tempi nostri i partiti di maggiore successo si servono di strumenti simili per la gestione del loro consenso, attraverso piattaforme  sul WEB. Questo modo di acquisizione del consenso politico di massa si è rivelato straordinariamente efficace nel breve periodo, per quello che serve di scadenza elettorale in scadenza elettorale, ed  è molto meno costoso del modello del partito politico di massa, con la sua capillare organizzazione territoriale. L’inconveniente è che rende più labile il rapporto tra il consiglio di amministrazione  dei neo-partititi politici e le persone. L’esigenza di fascinare, più che convincere  rende il modello meno stabile e, anzi, una certa instabilità è necessaria per mutare, anche molto decisamente, a seconda di ciò che seve per esercitare una maggiore e più pervasiva influenza sociale. Dopo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, è l’unico modello che appare sostenibile economicamente. L’unica organizzazione (anche) politica che oggi in Italia gode di un ingente e automatico finanziamento pubblico è la Chiesa cattolica ed esso  serve a mantenere la sua articolata organizzazione territoriale, fino alle parrocchie.
  La dottrina sociale non ha assimilato questa rivoluzione e forse non lo farà mai, perché, a ben vedere, l’intelligenza artificiale  opera come un dio, un  dio artificiale  per così dire, mentre la Chiesa cattolica è ancora legata all’immagine tradizionale. Però deve interagirvi, perché costituisce ormai, a livello planetario, il suo ambiente di riferimento.  Inoltre alla nostra  Chiesa non basta fascinare, anche se lo fa in vari modi, ad esempio inducendo un certo papismo ingenuo o nella spiritualità dei santuari miracolanti. Le occorre una adesione molto più forte, che consenta di dare testimonianza, non più quindi solo in posizione passiva: è la dinamica della conversione.  Ciò che la nostra Chiesa ha imparato prima, nella dialettica con liberalismo, socialismo e democrazia, sta diventando rapidamente obsoleto. Come parlare ad essere umani che non hanno più del soprannaturale l’antica idea, ma che sono fascinati dall’intelligenza artificiale, cadendo, fascinati, nel dominio di chi la controlla? Che cadono nel dominio di un dio artificiale, con il quale sono connessi a lungo ogni giorno e che ha assegnato lo scopo di sfruttarli, e forse compare anche nei loro sogni, discostandosi da quello che  nessuno ha mai visto e  che, secondo la nostra fede, li ama
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli