Salmo 129 (130)
[1] Canto delle
ascensioni.
Dal profondo a te grido, o Signore;
[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.
[5] Io spero nel Signore,
l'anima mia spera nella sua parola.
[6] L'anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l'aurora.
[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.
Dal profondo a te grido, o Signore;
[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.
[5] Io spero nel Signore,
l'anima mia spera nella sua parola.
[6] L'anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l'aurora.
[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.
[versione CEI
2008]
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 19 ottobre 2005
Salmo 129
Dal profondo a te grido
Primi Vespri - Domenica 4a settimana
Dal profondo a te grido
Primi Vespri - Domenica 4a settimana
1. È stato proclamato uno dei Salmi più celebri e amati dalla
tradizione cristiana: il De profundis, così chiamato dal suo avvio
nella versione latina. Col Miserere, esso è divenuto uno dei Salmi
penitenziali preferiti nella devozione popolare.
Al di là della sua applicazione
funebre, il testo è prima di tutto un canto alla misericordia divina e alla
riconciliazione tra il peccatore e il Signore, un Dio giusto ma sempre pronto a
svelarsi «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà,
che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la
trasgressione e il peccato» (Es 34,6-7). Proprio per questo motivo
il nostro Salmo si trova inserito nella liturgia vespertina del Natale e di
tutta l’ottava del Natale, come pure in quella della IV domenica di Pasqua e
della solennità dell’Annunciazione del Signore.
2. Il Salmo 129 si apre con una
voce che sale dalle profondità del male e della colpa (cfr vv. 1-2). L’io
dell’orante si rivolge al Signore dicendo: «A te grido, o Signore». Il Salmo
poi si sviluppa in tre momenti dedicati al tema del peccato e del perdono. Ci
si rivolge innanzitutto a Dio, interpellato direttamente con il «Tu»: «Se
consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è
il perdono; perciò avremo il tuo timore» (vv. 3-4).
È significativo il fatto che a
generare il timore, atteggiamento di rispetto misto ad amore, non sia il
castigo ma il perdono. Più che la collera di Dio, deve provocare in noi un
santo timore la sua magnanimità generosa e disarmante. Dio, infatti, non è un
sovrano inesorabile che condanna il colpevole, ma un padre amoroso, che
dobbiamo amare non per paura di una punizione, ma per la sua bontà pronta a
perdonare.
3. Al centro del secondo momento
c’è l’«io» dell’orante che non si rivolge più al Signore, ma parla di lui: «Io
spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il
Signore più che le sentinelle l’aurora» (vv. 5-6). Ora fioriscono nel cuore del
Salmista pentito l’attesa, la speranza, la certezza che Dio pronuncerà una
parola liberatrice e cancellerà il peccato.
La terza ed ultima tappa nello
svolgimento del Salmo si allarga a tutto Israele, al popolo spesso peccatore e
consapevole della necessità della grazia salvifica di Dio: «Israele attenda il
Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la
redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe» (vv. 7-8).
La salvezza personale, prima
implorata dall’orante, è ora estesa a tutta la comunità. La fede del Salmista
si innesta nella fede storica del popolo dell’alleanza, «redento» dal Signore
non solo dalle angustie dell’oppressione egiziana, ma anche «da tutte le
colpe». Pensiamo che il popolo della elezione, il popolo di Dio siamo adesso
noi. Anche la nostra fede ci innesta nella fede comune della Chiesa. E proprio
così ci dà la certezza che Dio è buono con noi e ci libera dalle nostre colpe.
Partendo dal gorgo tenebroso del
peccato, la supplica del De profundis giunge all'orizzonte luminoso di Dio, ove
domina "la misericordia e la redenzione", due grandi caratteristiche
del Dio che è amore.
4. Affidiamoci ora alla meditazione
che su questo Salmo ha intessuto la tradizione cristiana. Scegliamo la parola
di sant’Ambrogio: nei suoi scritti, egli richiama spesso i motivi che spingono
a invocare da Dio il perdono.
«Abbiamo un Signore buono che vuole
perdonare a tutti», egli ricorda nel trattato su La penitenza, e
aggiunge: «Se vuoi essere giustificato, confessa il tuo misfatto: un'umile
confessione dei peccati scioglie l'intrico delle colpe... Tu vedi con quale
speranza di perdono ti spinga a confessare» (2,6,40-41: SAEMO,
XVII, Milano-Roma 1982, p. 253).
Nell’Esposizione del Vangelo
secondo Luca, ripetendo lo stesso invito, il Vescovo di Milano esprime la
meraviglia per i doni che Dio aggiunge al suo perdono: «Vedi quanto è buono
Iddio, e disposto a perdonare i peccati: non solo ridona quanto aveva tolto, ma
concede anche doni insperati». Zaccaria, padre di Giovanni Battista, era
rimasto muto per non aver creduto all'angelo, ma poi, perdonandolo, Dio gli
aveva concesso il dono di profetizzare nel canto: «Colui che poco prima era
muto, ora già profetizza», osserva sant'Ambrogio, «è una delle più grandi
grazie del Signore, che proprio quelli che l'hanno rinnegato lo confessino.
Nessuno pertanto si perda di fiducia, nessuno disperi delle divine ricompense,
anche se lo rimordono antichi peccati. Dio sa mutar parere, se tu sai emendare
la colpa» (2,33: SAEMO, XI, Milano-Roma 1978, p. 175).