La teologia di papa
Francesco - Il sogno di una
Chiesa evangelica - 2 -
Una collana di libri divulgativi dedicata alla La teologia di papa Francesco. è stata pubblicata dalla Libreria
Editrice Vaticana.
Si tratta di libretti, nel senso di volumi di piccolo
formato, tascabili. Una persona se li può
portare con sé durante il giorno e leggerli nei ritagli di tempo, ad esempio in
metropolitana.
Parlano della teologia di papa
Francesco, ma non sono libri di teologia. Non sono rivolti agli studiosi di teologia,
ma ad un pubblico colto di non specialisti. Possono essere compresi da chi ha
fatto le superiori o, comunque, si sente in grado di leggere tutte le parti di
un quotidiano.
Che cos’è la teologia?
Può essere intesa come
disciplina scientifica: la riflessione con metodo rigoroso, quindi sistematico
e conseguente alla premesse, sulla fede della Chiesa. Si è riconosciuti come
teologi dopo aver seguito un percorso di formazione specifico ed aver
dimostrato di saper ragionare con quel metodo. Un teologo deve innanzi tutto
essere istruito sulle Scritture, conoscere tutto il pensiero di fede espresso
sul settore specialistico a cui si è dedicato ed essere sufficientemente
informato su pensiero espresso negli altri settori. Questo modo di procedere
non è diverso da quello di altri campi della scienza.
Può essere però essere intesa anche come il complesso delle
convinzioni di fede di una persona o di un determinato gruppo di fedeli. Allora
esprime il modo in cui quella persona o quel gruppo dicono e vivono la loro
fede religiosa. Ogni credente ha quindi una propria teologia. Quando si parla
di teologia di un Papa è questo il senso che si utilizza.
Nel presentare la collana, il
teologo Roberto Repole ha ricordato che i Papi in maggioranza non sono stati
teologi di professione, vale a dire scienziati della teologia. Tuttavia essi,
come tutti i preti, hanno avuto una formazione teologica approfondita. Hanno
saputo esprimere la loro fede in termini teologici, che troviamo utilizzati nei
loro documenti ufficiali, ad esempio nelle encicliche, che contengono leggi per
la Chiesa. I Papi si avvalgono della collaborazione di teologi di professione,
come di altri scienziati di varie discipline, ma hanno una loro teologia, nel
senso di concezioni e progetti di fede.
Ci sono, nella teologia espressa da papa
Francesco, elementi di novità. Alcuni li apprezzano, altri lei temono. Conoscendo meglio la teologia di papa
Francesco si può arrivare a capire che i timori sono ingiustificati. La novità,
infatti, è l’accentuazione e lo sviluppo
del tema del Vangelo della misericordia, come fonte e criterio di riforma
ecclesiale. Ma vi è anche la ripresa
dell’immagine della Chiesa come popolo di
Dio proposta in modo innovativo dal Concilio Vaticano 2°.
Propongo una sintesi dei volumi
della collana, a partire da quello sull’ecclesiologia, vale a dire su come il
Papa pensa la Chiesa, le sue prospettive, le riforme necessarie. Questo per
invogliare ad approfondire mediante la lettura integrale dei testi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte
Sacro, Valli
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Roberto Repole, Il sogno di una Chiesa evangelica. L’ecclesiologia di papa Francesco, Libreria
editrice Vaticana, 2017, €12.00
Sintesi
nota: il testo è
tratto dal volume. Gli elementi di raccordo tra parentesi quadre sono inseriti
da chi ha estratto la sintesi.
Sintesi di Mario
Ardigò
Capitolo 2°
Il “santo popolo
fedele di Dio”
parte prima
Se ci
si domanda a chi si riferisca Francesco quando parla di Chiesa, la risposta
appare nitida: al santo popolo di Dio.
La categoria più importante con cui li [Concilio] Vaticano 2° ha parlato della Chiesa è stata quella del
popolo di Dio.
Con l’intenzione di arginare un’interpretazione sociologica e
democratizzante del popolo di Dio, il Sinodo dei Vescovi del 1985 affermò che
idea centrale e fondamentale dei documenti conciliari è stata l’ecclesiologia di comunione (1).
[Ciò] servì a chiarificare che quanto sta a fondamento della Chiesa è la
comunione con Dio.
Uno degli effetti di questa nuova fase di recezione e di
interpretazione del Concilio fu, però,
anche quello di far cadere il sospetto sulla categoria [di popolo di Dio], con il
pericoloso conseguente di mettere in primo piano una visione di Chiesa nella
quale l’idea di comunione può facilmente indurre o a una eccessiva
spiritualizzazione o a un eccessivo giuridicismo.
L’immagine della Chiesa che mi piace - ha affermato - è quella del santo
popolo fedele di Dio. Non c’è identità piena senza appartenere a un popolo.
Nessuno si salva da solo, come individuo isolato. Il popolo è soggetto. E la Chiesa è il popolo di Dio in
cammino nella storia, con gioia e dolori.
[da A. Spadaro, Intervista a papa
Francesco, pubblicata su Civiltà
Cattolica, 19-8-2013]
Nell’insegnamento di Francesco vengono nuovamente valorizzati, occorre
menzionare, anzitutto il fatto che con la Chiesa si manifesta l’intenzione di
Dio di salvare gli uomini non
individualmente ma in quanto appartenenti
al suo popolo. In un mondo occidentale
come quello contemporaneo, l’individuo si percepisce [invece] sganciato da ogni
vincolo o legame e quale soggetto di diritti infiniti.
Considerare la Chiesa quale popolo di Dio permette, poi, di mettere maggiore evidenza
la sua destinazione universale. Una delle preoccupazioni più vive di
Francesco è che la Chiesa rimanga aperta
a tutti, che chiunque vi si possa sentire chiamato, che ciascuno vi si possa
sentire a casa. Questa universalità [è] connessa con l’idea di una Chiesa
misericordiosa, dove tutti possano trovare ospitalità. Esiste, infatti, un
nesso intrinseco tra questa universalità e la misericordia - di Dio prima e
della Chiesa di conseguenza - che permette di mettere in primo piano i più lontani,
i poveri e i peccatori; soltanto quando siano raggiunti anche loro, si può
realizzare una reale universalità; quest’ultima non si può mai costituire, al
contrario, partendo dai “più vicini”.
Egli è il primo papa proveniente dall’America Latina e con lui le
periferie del sud del mondo vengono
collocate al centro della Chiesa. L’America Latina è, infatti, «il subcontinente più diseguale e
segnato dall’inequità - dice il teologo argentino Galli -, il che interpella la
coscienza cristiana. In esso si sovrappongono la povertà e il cristianesimo:
molti vivono la povertà a partire dalla propria fede e tutti dobbiamo vivere la
fede per superare la povertà ingiusta. L’opzione per i poveri e la religione
cattolica popolare segnano la fisionomia di una Chiesa dei poveri».
L’aspetto inequivocabilmente più importane consegnato da un’ecclesiologia
del popolo di Dio è, però quello della pari dignità e della corresponsabilità
di tutti i cristiani. Il soggetto evangelizzatore non può essere solo qualcuno,
ma tutti il popolo di Dio e, dunque, tutti i cristiani.
Dice Francesco:
«Tutti facciamo il
nostro ingresso nella Chiesa da laici. Il primo sacramento è il Battesimo. Ci
fa bene ricordare che la Chiesa non è un’elite dei sacerdoti, dei consacrati,
dei vescovi, ma che tutti formiamo il santo popolo fedele di Dio».
Ciò non toglie né sminuisce, naturalmente, il
senso e l’importanza dei ministri ordinati, [ma] essi sono dentro la Chiesa , a
servizio del suo esistere: «Un
pastore non si concepisce senza un gregge, che è chiamato a servire. Il pastore
è pastore di un popolo, e il popolo lo serve dal di dentro».
Francesco dichiara di apprezzare la «santità quotidiana»
di questo popolo, quella riscontrabile in ogni soggetto ecclesiale in qualunque
situazione di vita. Dalla visione della Chiesa quale popolo di Dio, Francesco
[desume] una concezione “popolare” della Chiesa, per la quale la voce e l’apporto
di ciascuno sono realmente indispensabili e nessun gruppo - né di chierici, né
di laici - può avanzare la pretesa di
essere tutto o di sostituire gli altri. Tale prospettiva si traduce nella
visione di un popolo di Dio che è tale in forza di legami tra i cristiani, come
qualcosa di dato e al tempo stesso di perseguito, nella forza dello Spirito
Santo. Il Papa rintraccia nella
fraternità mistica la vera medicina contro la malattia dell’individualismo:
«dal momento che il
modo di relazionarci con gli altri, che realmente ci risana invece di farci
ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa
scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere
insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino
per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono».
note:
(1) Assemblea straordinaria del
Sinodo dei Vescovi del dicembre 1985 sul tema "20°
anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II".
Osservazioni mie
Un teologo si
interesserà a rintracciare le vicende storiche della teologia del popolo di Dio
per cercare di fondarle rigorosamente nelle origini. Una persona che voglia
semplicemente rendere ragione della propria fede, una volta acquisita
consapevolezza dei riferimenti alle Scritture di tale pensiero, noterà i suoi elementi
pratici di novità rispetto ad un’immagine di Chiesa che è ancora piuttosto
radicata nella gente, quella che la presenta essenzialmente come gente radunata
intorno ai chierici e ai religiosi consacrati, Papa e vescovi innanzi a tutti,
gli elementi veramente caratterizzanti. Sempre nell’esperienza pratica si
renderà conto della difficoltà di costruire una Chiesa di popolo sfrondata di
tutti gli elementi culturali che di solito definiscono dal punto di vista
antropologico e sociologico il popolo, salvo che di quello di origine teologica
individuato nella misericordia reciproca. Un’unità di popolo di tipo spirituale, mistica, quindi, mentre solitamente ci si riconosce in un
popolo in base alla condivisione di una certa cultura storicamente data. Ma la
visione universalistica del popolo di Dio, destinato a comprendere nell’unità
misericordiosa tutti i popoli della Terra, porta anche a superare,
relativizzandole, anche se non annullandole, tutte le culture che
caratterizzano quei popoli. E ciò mentre la religione popolare, quella ad esempio
centrata su certi santuari e feste locali, è fortemente legata a specifici
elementi culturali locali, spesso con una storia di commistioni tra elementi religiosi
e non e tra elementi religiosi di diversa origine, anche non cristiana.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa -
Roma, Monte Sacro, Valli