sabato 20 gennaio 2018

Decidere per paura

Decidere per paura

  Le emozioni qualche volta accecano. Accade anche con la paura, quando si teme per la propria vita o altri beni essenziali e non si capisce bene come sottrarsi alla minaccia. Allora si è spinti a fuggire precipitosamente dalla situazione pericolosa per cercare di mettersi al sicuro, senza andare tanto per il sottile. Accade, ad esempio, quando scoppia un incendio in un luogo affollato. La fuga disordinata causa spesso dei danni, anche gravi. Ci si può rimettere la vita. Così, nelle strutture collettive, ad esempio scuole, uffici, navi da crociera e via dicendo, si fanno prove di fuga ordinata. In campagna elettorale l’argomento della paura è utilizzato per spingere a decisioni d’impeto, superando le obiezioni che ragionevolmente potrebbero porsi nei confronti di chi si propone come un porto sicuro. In passato, nella politica italiano, la paura del comunismo venne a lungo sfruttata per rafforzare e compattare lo schieramento opposto. Del resto ragioni per temere vi erano, quando la scelta per il comunismo avrebbe comportato un rovesciamento delle alleanze internazionali, dal blocco  Occidentale a quello sovietico, e una rivoluzione nell’economia nazionale, dal sistema capitalistico a quello collettivistico. Dagli anni ’70 l’impostazione ideologica del comunismo nell’Europa occidentale mutò e l’argomento della paura ebbe meno forza: questo in Italia coincise con un aumento della forza parlamentare dei comunisti, che, per un breve periodo, furono attratti nell’area di governo, dall’area di opposizione nella quale erano collocati dal 1948, quando si fece appello alla solidarietà nazionale per fronteggiare le due minacce di una grave crisi economica e del terrorismo politico. Dagli anni ’80 prese più forza l’argomento dell’avidità: sembrò che l’Occidente fosse coinvolto in una forte ripresa economica prodotta da un nuovo tipo di capitalismo associato a certe politiche pubbliche che lo liberavano da limiti e controlli e che, se non si fosse seguita la corrente, si sarebbe persa l’occasione favorevole. Si trattò di un moto che coinvolse anche il mondo dominato dal comunismo sovietico russo e che ne determinò rapidamente lo sfaldamento e la disgregazione istituzionale. Da questo processo si produsse il mondo in cui attualmente viviamo.
  Nell’attuale propaganda elettorale l’argomento della paura viene proposto per spingere gli elettori verso formazioni nelle quali ci sarebbero politici più competenti. La competenza deriverebbe dall’aver avuto precedenti esperienze di governo senza aver provocato il collasso del sistema.
 Un partito antisistema che, guidato da personalità determinate, cercasse di realizzare il suo programma a tappe forzate potrebbe causare importanti sconvolgimenti sociali e, in particolare, innescare una grave crisi economica. Un esempio di ciò che potrebbe succedere in questo scenario è quello del Venezuela contemporaneo. Ma nessuno dei maggiori  partiti politici di oggi ha simili intenzioni e, soprattutto, il personale politico in grado di realizzare quel tipo di progetti. Prevalgono infatti orientamenti politici di destra, che significano attenzione alla tutela della proprietà e dell’impresa, alla riduzione dei controlli e oneri pubblici, all’ordine pubblico. E, con il nuovo sistema elettorale introdotto quest’anno per l’elezione dei membri del Parlamento, con alta probabilità nessuna formazione avrà la forza parlamentare per imporre da sola le proprie politiche: necessariamente si andrà a governi sostenuti da coalizioni abbastanza eterogenee. Questa situazione ostacolerà atti di forza e colpi di testa. L’Italia è ormai tanto integrata nelle istituzioni e nell’economia dell’Unione Europa che chiunque abbia la possibilità di esprimere un governo si accorgerà presto dell’indispensabilità di politiche concertate in sede Europea.
 Né il Parlamento né il Governo controllano le istituzioni e l’economia italiana al modo in cui lo si fa mettendosi alla guida di un’autovettura. Innanzi tutto ci sono autonomie locali molto vaste: la gran parte dei servizi pubblici cittadini sono organizzati e diretti da enti locali. Poi lo stato opera nell’economia in misura molto minore rispetto a quanto avveniva fino alla metà degli scorsi anni ’90: ha quindi meno potere in questo campo. Infine sono gli apparati burocratici, composti in genere di funzionari veramente competenti nelle varie materie di interesse, a gestire in concreto la macchina amministrativa statale.
  Il rischio dell’incompetenza  della classe politica è quindi, nell’attuale situazione, ridotto a bassi livelli. Bisogna tener conto, infine, che dal 2013, anche se spesso non si riesce a rendersene conto, in Italia si è prodotto un forte ricambio di classe politica, in particolare proprio nel ceto politico di governo. Non è vero che i politici  sono rimasti sempre gli stessi. Il cambiamento della classe politica ha determinato l’accesso al potere di politici con meno esperienza. Tuttavia molta parte dei politici nazionali ha potuto imparare nel servizio parlamentare, che possiamo considerare equivalente, se fatto con impegno, a un corso universitario. Lì ha potuto impratichirsi degli affari di stato, con l’aiuto  dei funzionari parlamentari, personale di alto livello. In definitiva, nonostante l’incompetenza  da inesperienza della nuova classe politica, non si sono prodotti sfracelli. L’argomento della paura è quindi inconsistente, nella situazione attuale.
 Tuttavia certamente il risultato elettorale avrà importanti riflessi nelle vite di tutti. Cambierà sicuramente l’impostazione della politica di governo. Questo perché la precedente era determinata sostanzialmente dal risultato di un sistema elettorale che è stato cambiato. Probabilmente saranno più difficili gli estremismi, ma sarà anche più difficoltoso decidere. Tuttavia potrebbe sorgere la necessità di prendere rapidamente decisioni importanti, ad esempio sulla guerra in cui ci stiamo per i impegnare nell’Africa sub-sahariana o nel caso di intensificarsi di minacce terroristiche o di necessità di correzioni alle politiche economiche. In queste situazioni una classe politica con meno esperienza di governo dovrà affidarsi maggiormente agli apparati burocratici. Questi ultimi contano sull’azione di governo per il coordinamento reciproco, per quell’azione che con termine dell’anglo-americano viene definita  governance. Il sicuro mutamento del metodo di governo derivante dal cambiamento dello scenario politico indotto dal nuovo sistema di governo potrebbe comportare la necessità per la nuova classe di governo di un periodo di acclimatazione che potrebbe durare alcuni mesi: in questo frangente gli apparati burocratici tenderanno ad entrare in conflitto e a cercare di prevalere, ad esempio quelli militari su quelli finanziari o viceversa.  Una situazione peraltro destinata a risolversi dopo qualche tempo, soprattutto se si riuscirà a trovare le persone giuste per i posti che  contano.  Attualmente il ruolo di governo più importante, dopo quello del presidente del Consiglio dei ministri,  è quello del ministro dell’Economia e Finanze, che deve assicurare la governance  di apparati burocratici complessi e vitali.
  Le questioni sulle quali probabilmente inciderà maggiormente il risultato elettorale sono le tasse, le risorse destinate ai servizi pubblici, quindi al benessere pubblico, e le politiche sul lavoro. In questi campi si avverte maggiormente la differenza tra politiche di destra e di sinistra, tenendo però conto che, in genere, alla definizione  destra  e  sinistra  si premente oggi la parola centro,  a comporre  centrodestra  e centrosinistra, intendendo con  centro  la promessa di non essere estremisti, quindi prospettando una certa moderazione. Bisogna tener conto però che maggiore sarà la concentrazione del potere effettivo in una classe politica di governo, meno questa promessa di moderazione verosimilmente sarà adempiuta. Chi ritiene importante la moderazione nell’azione di governo farà quindi bene a prestare attenzione alla struttura delle formazioni maggiori, quelle che hanno la concreta possibilità di dirigere una coalizione di governo, per individuare chi in esse comanda veramente. Nei partiti del passato, quelli che espressero la politica nazionale fino alla metà degli scorsi anni ’90, il gruppo di comando era piuttosto esteso e componeva organismi chiamati in vario modo ma che corrispondevano grosso modo a ciò che si intende con consiglio nazionale  o  comitato centrale. La condivisione del potere produceva moderazione.  Ai tempi nostri i commentatori politici parlano invece di cerchi magici,  vale a dire a gruppi di potere piuttosto ristretti accentrati intorno a un certa personalità di spicco. Più il  potere è accentrato, più tenderà all’estremismo, minore capacità di dialogo sarà espressa. Un  cerchio magico   è sostanzialmente un’oligarchia, che è quando il potere scende  da pochi che si trovano al comando e che vogliono rimanere in pochi. Ogni oligarchia tende a divenire autarchia, vale a dire ad essere autoreferenziale, senza sentire il bisogno di giustificare  la propria supremazia nei confronti dei sottoposti. Il vertice della Chiesa cattolica è strutturato, ad esempio, come un’oligarchia autarchica di tipo sacrale, in cui si giustifica il  potere con la volontà divina: ma qui la politica propriamente oligarchica è oggi ridotta, in fondo, a poca cosa e si  lavora più per influenze di tipo morale sulle società civili, cercando di produrre un consenso in basso, attraverso meccanismi democratici. Nella politica delle istituzioni le cose si possono mettere male quando si lascia spazio ad oligarchie di governo di orientamento autarchico in cui emergono personalità piuttosto determinate. Questo fu il principale problema politico che causò il degrado staliniano  del comunismo sovietico. Negli scorsi anni ’20, L’affermazione del fascismo mussoliniano, favorita dalla paura (irrealistica) di una rivoluzione di tipo sovietico in Italia, si sviluppò secondo dinamiche simili, aprendo le porte ad un’oligarchia politica autarchica caratterizzata da un cerchio magico intorno ad una  personalità fascinosa e intraprendente. Nella politica italiana di oggi non si scorgono figure simili. Ma si tenga conto che la società italiana ne ha ciclicamente prodotte.
 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli