Decidere per paura
Le emozioni qualche volta accecano. Accade anche con la paura, quando si
teme per la propria vita o altri beni essenziali e non si capisce bene come
sottrarsi alla minaccia. Allora si è spinti a fuggire precipitosamente dalla
situazione pericolosa per cercare di mettersi al sicuro, senza andare tanto per
il sottile. Accade, ad esempio, quando scoppia un incendio in un luogo
affollato. La fuga disordinata causa spesso dei danni, anche gravi. Ci si può
rimettere la vita. Così, nelle strutture collettive, ad esempio scuole, uffici,
navi da crociera e via dicendo, si fanno prove di fuga ordinata. In campagna
elettorale l’argomento della paura è utilizzato per spingere a decisioni d’impeto,
superando le obiezioni che ragionevolmente potrebbero porsi nei confronti di
chi si propone come un porto sicuro. In passato, nella politica italiano, la
paura del comunismo venne a lungo sfruttata per rafforzare e compattare lo
schieramento opposto. Del resto ragioni per temere vi erano, quando la scelta
per il comunismo avrebbe comportato un rovesciamento delle alleanze
internazionali, dal blocco Occidentale a quello sovietico, e una
rivoluzione nell’economia nazionale, dal sistema capitalistico a quello
collettivistico. Dagli anni ’70 l’impostazione ideologica del comunismo nell’Europa
occidentale mutò e l’argomento della paura ebbe meno forza: questo in Italia
coincise con un aumento della forza parlamentare dei comunisti, che, per un breve
periodo, furono attratti nell’area di governo, dall’area di opposizione nella
quale erano collocati dal 1948, quando si fece appello alla solidarietà
nazionale per fronteggiare le due minacce di una grave crisi economica e del
terrorismo politico. Dagli anni ’80 prese più forza l’argomento dell’avidità:
sembrò che l’Occidente fosse coinvolto in una forte ripresa economica prodotta
da un nuovo tipo di capitalismo associato a certe politiche pubbliche che lo
liberavano da limiti e controlli e che, se non si fosse seguita la corrente, si
sarebbe persa l’occasione favorevole. Si trattò di un moto che coinvolse anche
il mondo dominato dal comunismo sovietico russo e che ne determinò rapidamente
lo sfaldamento e la disgregazione istituzionale. Da questo processo si produsse
il mondo in cui attualmente viviamo.
Nell’attuale propaganda elettorale l’argomento della paura viene
proposto per spingere gli elettori verso formazioni nelle quali ci sarebbero
politici più competenti. La
competenza deriverebbe dall’aver avuto precedenti esperienze di governo senza
aver provocato il collasso del sistema.
Un partito antisistema che, guidato da
personalità determinate, cercasse di realizzare il suo programma a tappe
forzate potrebbe causare importanti sconvolgimenti sociali e, in particolare,
innescare una grave crisi economica. Un esempio di ciò che potrebbe succedere
in questo scenario è quello del Venezuela contemporaneo. Ma nessuno dei
maggiori partiti politici di oggi ha
simili intenzioni e, soprattutto, il personale politico in grado di realizzare
quel tipo di progetti. Prevalgono infatti orientamenti politici di destra, che
significano attenzione alla tutela della proprietà e dell’impresa, alla
riduzione dei controlli e oneri pubblici, all’ordine pubblico. E, con il nuovo
sistema elettorale introdotto quest’anno per l’elezione dei membri del
Parlamento, con alta probabilità nessuna formazione avrà la forza parlamentare
per imporre da sola le proprie politiche: necessariamente si andrà a governi
sostenuti da coalizioni abbastanza eterogenee. Questa situazione ostacolerà
atti di forza e colpi di testa. L’Italia è ormai tanto integrata nelle
istituzioni e nell’economia dell’Unione Europa che chiunque abbia la
possibilità di esprimere un governo si accorgerà presto dell’indispensabilità
di politiche concertate in sede Europea.
Né il Parlamento né il Governo controllano le
istituzioni e l’economia italiana al modo in cui lo si fa mettendosi alla guida
di un’autovettura. Innanzi tutto ci sono autonomie locali molto vaste: la gran
parte dei servizi pubblici cittadini sono organizzati e diretti da enti locali.
Poi lo stato opera nell’economia in misura molto minore rispetto a quanto avveniva
fino alla metà degli scorsi anni ’90: ha quindi meno potere in questo campo.
Infine sono gli apparati burocratici, composti in genere di funzionari
veramente competenti nelle varie materie di interesse, a gestire in concreto la
macchina amministrativa statale.
Il
rischio dell’incompetenza della classe politica è quindi, nell’attuale
situazione, ridotto a bassi livelli. Bisogna tener conto, infine, che dal 2013,
anche se spesso non si riesce a rendersene conto, in Italia si è prodotto un
forte ricambio di classe politica, in particolare proprio nel ceto politico di
governo. Non è vero che i politici sono rimasti sempre gli stessi. Il
cambiamento della classe politica ha determinato l’accesso al potere di
politici con meno esperienza. Tuttavia molta parte dei politici nazionali ha
potuto imparare nel servizio parlamentare, che possiamo considerare
equivalente, se fatto con impegno, a un corso universitario. Lì ha potuto
impratichirsi degli affari di stato, con l’aiuto dei funzionari parlamentari, personale di alto
livello. In definitiva, nonostante l’incompetenza
da inesperienza della nuova classe
politica, non si sono prodotti sfracelli. L’argomento della paura è quindi
inconsistente, nella situazione attuale.
Tuttavia certamente il risultato elettorale
avrà importanti riflessi nelle vite di tutti. Cambierà sicuramente l’impostazione
della politica di governo. Questo perché la precedente era determinata sostanzialmente
dal risultato di un sistema elettorale che è stato cambiato. Probabilmente
saranno più difficili gli estremismi, ma sarà anche più difficoltoso decidere.
Tuttavia potrebbe sorgere la necessità di prendere rapidamente decisioni
importanti, ad esempio sulla guerra in cui ci stiamo per i impegnare nell’Africa
sub-sahariana o nel caso di intensificarsi di minacce terroristiche o di
necessità di correzioni alle politiche economiche. In queste situazioni una
classe politica con meno esperienza di governo dovrà affidarsi maggiormente
agli apparati burocratici. Questi ultimi contano sull’azione di governo per il
coordinamento reciproco, per quell’azione che con termine dell’anglo-americano
viene definita governance. Il sicuro mutamento del metodo
di governo derivante dal cambiamento dello scenario politico indotto dal nuovo
sistema di governo potrebbe comportare la necessità per la nuova classe di
governo di un periodo di acclimatazione che potrebbe durare alcuni mesi: in
questo frangente gli apparati burocratici tenderanno ad entrare in conflitto e
a cercare di prevalere, ad esempio quelli militari su quelli finanziari o
viceversa. Una situazione peraltro
destinata a risolversi dopo qualche tempo, soprattutto se si riuscirà a trovare
le persone giuste per i posti che
contano. Attualmente il ruolo di
governo più importante, dopo quello del presidente del Consiglio dei
ministri, è quello del ministro dell’Economia
e Finanze, che deve assicurare la governance
di apparati burocratici complessi e
vitali.
Le
questioni sulle quali probabilmente inciderà maggiormente il risultato
elettorale sono le tasse, le risorse destinate ai servizi pubblici, quindi al
benessere pubblico, e le politiche sul lavoro. In questi campi si avverte
maggiormente la differenza tra politiche di destra e di sinistra, tenendo però
conto che, in genere, alla definizione destra e sinistra si premente oggi la parola centro,
a comporre centrodestra e centrosinistra,
intendendo con centro la promessa di non essere estremisti, quindi
prospettando una certa moderazione. Bisogna tener conto però che maggiore sarà
la concentrazione del potere effettivo in una classe politica di governo, meno
questa promessa di moderazione verosimilmente sarà adempiuta. Chi ritiene
importante la moderazione nell’azione di governo farà quindi bene a prestare
attenzione alla struttura delle formazioni maggiori, quelle che hanno la
concreta possibilità di dirigere una coalizione di governo, per individuare chi
in esse comanda veramente. Nei partiti del passato, quelli che espressero la politica
nazionale fino alla metà degli scorsi anni ’90, il gruppo di comando era
piuttosto esteso e componeva organismi chiamati in vario modo ma che corrispondevano
grosso modo a ciò che si intende con consiglio
nazionale o comitato centrale. La
condivisione del potere produceva moderazione. Ai tempi nostri i
commentatori politici parlano invece di cerchi
magici, vale a dire a gruppi di
potere piuttosto ristretti accentrati intorno a un certa personalità di spicco.
Più il potere è accentrato, più tenderà
all’estremismo, minore capacità di dialogo sarà espressa. Un cerchio magico è sostanzialmente un’oligarchia, che è quando
il potere scende da pochi che si trovano al comando e che
vogliono rimanere in pochi. Ogni oligarchia tende a divenire autarchia, vale a dire ad essere
autoreferenziale, senza sentire il bisogno di giustificare la propria
supremazia nei confronti dei sottoposti. Il vertice della Chiesa cattolica è
strutturato, ad esempio, come un’oligarchia autarchica di tipo sacrale, in cui
si giustifica il potere con la volontà
divina: ma qui la politica propriamente oligarchica è oggi ridotta, in fondo, a
poca cosa e si lavora più per influenze
di tipo morale sulle società civili, cercando di produrre un consenso in basso,
attraverso meccanismi democratici. Nella politica delle istituzioni le cose si
possono mettere male quando si lascia spazio ad oligarchie di governo di orientamento
autarchico in cui emergono personalità piuttosto determinate. Questo fu il
principale problema politico che causò il degrado staliniano del comunismo
sovietico. Negli scorsi anni ’20, L’affermazione del fascismo mussoliniano,
favorita dalla paura (irrealistica) di una rivoluzione di tipo sovietico in
Italia, si sviluppò secondo dinamiche simili, aprendo le porte ad un’oligarchia
politica autarchica caratterizzata da un cerchio magico intorno ad una personalità fascinosa e intraprendente. Nella
politica italiana di oggi non si scorgono figure simili. Ma si tenga conto che
la società italiana ne ha ciclicamente prodotte.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli