domenica 12 novembre 2017

1956, Bologna: una politica diversa

1956, Consiglio comunale di Bologna, da sinistra: Giuseppe Dossetti, mio zio Giovanni Battista Cavallaro e il sindaco Giuseppe Dozza.  Dal WEB: http://www.dossetti.eu/

   Giuseppe Dossetti fu una figura molto importante tra i cattolici democratici italiani. Nel 1956, su richiesta dell'arcivescovo Giacomo Lercaro, si impegnò nelle elezioni politiche comunali a Bologna. Ebbe l'aiuto, tra molti altri, di due miei zii, entrambi all'epoca giornalisti: Achille Ardigò e Giovanni Battista Cavallaro, anche loro cattolici democratici. Mio zio Achille, in particolare, era anche sociologo e contribuì ad organizzare la campagna elettorale come un'inchiesta sociale, per conoscere meglio la città e i suoi cittadini. Ne uscirono proposte che in parte furono apprezzate e sviluppate dall'amministrazione del sindaco Dozza, che era di opposto orientamento. Nel duro clima della guerra fredda, della contrapposizione ideologica e militare tra i due blocchi contrapposti che facevano capo agli Stati Uniti d'America e all'Unione Sovietica,  tra  Occidentali  e Orientali, capitalisti  e  comunisti, nella Bologna di allora si praticò la tolleranza, il dialogo e la stima reciproca,  nell'interesse di tutti, secondo un metodo che era stato avviato durante la guerra di Resistenza. I frutti furono buoni. La città di Bologna - lo dicono quasi tutti - fu ben amministrata ed era piacevole vivervi. Dossetti, Ardigò e Cavallaro sapevano che avrebbero perso  le elezioni, perché gli altri erano troppo forti. Lo si sapeva fin dall'inizio. Dozza era molto amato dai bolognesi. Furono eletti in Consiglio comunale e lavorarono assiduamente nell'interesse della città. Dai racconti che mio zio Achille mi faceva di quell'epoca, mi parve di capire che, in definitiva, nessuno avesse veramente perso.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli