Sovranità
e democrazia
Ci
sono correnti politiche nel mondo occidentale che vogliono liberare
completamente istituzioni locali dai limiti che derivano da istituzioni
maggiori, che siano internazionali o gli stati. Quelli che hanno questo
obiettivo vengono chiamati sovranisti. Il caso è diverso da
quando ci si limita a chiedere più autonomia, più poteri alle istituzioni
locali. In questo caso, infatti, rimangono dei limiti, mentre nell’idea
di sovranità c’è l’immagine di un potere senza limiti, in questo
senso assoluto. In questo si prende a modello quello degli
antichi sovrani assoluti, che furono rovesciati o fortemente limitati nel
corso di processi rivoluzionari o di riforma attuati dalla fine del Settecento
a tutto l’Ottocento.
Un
processo sovranista è attualmente in corso in Catalogna
rispetto al Regno di Spagna. Si tratta di un moto a carattere rivoluzionario,
perché cerca di affermare cambiamenti delle istituzioni di vertice della
Catalogna senza l’osservanza delle leggi spagnole: all’esito la Catalogna
diverrebbe una repubblica indipendente, che, paradossalmente, immediatamente
cercherebbe di integrarsi nell’Unione Europea, assumendo in questo obblighi
molto impegnativi e quindi limitando molto la propria sovranità.
Infatti la sua economia è profondamente integrata con quella europea e, se non
si riuscisse ad inserirla in una cornice istituzionale e legislativa europea,
la nuova repubblica andrebbe incontro ad una grave crisi che presto passerebbe
dall’economia alla società e da questa alla politica. E’ proprio questo il
pericolo che l’Italia ha corso tra il 2009 e il 2013 durante la gravissima
crisi recessiva che ci si è abbattuta contro, partendo dagli Stati Uniti
d’America.
Bisogna essere chiari: in democrazia la sovranità non esiste. I regimi
democratici sono stati costituiti, infatti, proprio per abbatterla. La
sovranità è un potere senza limiti e in democrazia non esistono poteri così.
Tanto è vero che la nostra Costituzione, all’art.1, 2° comma, dice: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita
nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Che significa?
Significa che nessuna istituzione della Repubblica è sovrana, vale a dire senza
limiti, perché tutte sono limitate dal potere del popolo. Il popolo non è
un’istituzione, non è una persona o un insieme preciso di persone. Non
comprende solo i cittadini con diritto di voto, non solo le persone vive oggi
in Italia. Quando in Costituzione si è voluto riferirsi ai cittadini si è
scritto“cittadini”. In Costituzione, poi, non è scritto “appartiene
al popolo italiano”, ma
solo "al popolo". Che cosa distingue gli
italiani? Etnia, lingua, religione? All’art.3, 1° comma, della Costituzione è
scritto che queste cose non servono a distinguere politicamente
i cittadini. Si parla di Italia e di popolo ma
non tanto in senso geografico, quanto piuttosto culturale e
storico. Di questo popolo che fa l’Italia, più che è in
Italia, possiamo dire che è gente che lavora, si tratta di lavoratori.
E questo è giù un importante limite a come si è popolo: si
tratta di virtù, vorremmo essere gente che non accampa privilegi sociali, che
non vive di rendita o a spalle degli altri, che si dà da fare, che lavora
e quindi rispetta il lavoro, proprio e altrui. Scrivere che la
sovranità appartiene ad un popolo di lavoratori, non significa fare del
popolo un sovrano assoluto, senza limiti, come alcuni sostengono, ma decidere
che non esiste più alcun potere senza limiti, e quindi abolire la sovranità. E,
infatti, ecco poi l’inciso “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Ma
allora perché in Costituzione si è scritto ancora sovranità?
E’ per lo stesso motivo per cui all’art.3, comma 1, si è scritto senza
distinzione [...] di razza. La scienza moderna insegna che
le razze umane non esistono, non esistono geneticamente. Dal
punto della struttura biologica siamo uguali, con piccolissime
varianti derivate dall’adattamento alla natura intorno. Ma negli anni ’30 i
fascismi europei volevano discriminare gli esseri umani sulla base delle loro
caratteristiche fisiche da adattamento, per cui ad esempio ci sono vari colori
della pelle e forme del naso, e di esse si servivano per definire delle razze sulla base delle quali distinguere tra gruppi di persone, per differenze innate, di etnia, di nascita, non per quelle culturali.
E allora, contro la cultura razzista in quel
senso, si è scritto senza distinzione di razza. Ora la scienza ci
ha confermato che quella distinzione è infondata biologicamente. E’ stata la
genetica moderna a rivelarcelo. Ma, ancora negli anni ’30, molti scienziati, in
particolare quelli che aderirono ai fascismi europei, parlavano di razze.
Quindi, riprendendo il discorso, per dire che nella Repubblica democratica
fondata sul lavoro non dovevano esistere poteri senza limiti si è configurata
unasovranità limitata, una contraddizione in termini, per di
più non affidata ad una specifica istituzione ma ad un’entità culturale e
storica, il popolo. Non si è trovato un modo migliore per dirlo,
perché, se non si fosse menzionata la sovranità, sarebbe rimasto il
dubbio che potesse essere rimasta attaccata a qualche specifica istituzione
dello stato, che avrebbe poi potuto prendere il sopravvento accampando
poteri sovrani. Bisognava per forza menzionare la sovranità, ma
in definitiva per abolirla. Certo, poi i giuristi affermano che alcuni
organismi dello Stato, partecipano alla sovranità, nel
senso che sono poteri di vertice che gli altri poteri di vertice devono
rispettare. Ma allora si parla di sovranità in senso un po’ diverso, come
quando si fa uso del termine sovranità per
distinguere le sfere di competenza dello stato da quella di altri stati o di
altre entità simili.
Due
stati sono sovrani l'uno rispetto all'altro, e
anche la Chiesa cattolica è detta sovrana dalla
nostra Costituzione rispetto allo stato italiano, quando nessuno di
essi può ingerirsi nei poteri dell’altro. Anche questa è una sovranità
limitata, limitata dal potere sovrano di quell’altro
stato. Gli antichi imperatori assoluti erano, ad esempio, veramente sovrani perché
non riconoscevano la sovranità altrui e non escludevano di conquistare tutto il
mondo, senza porsi alcun problema giuridico o morale. Dal Medioevo in
Europa si è creato un ordine internazionale che pone dei limiti a
questo tipo di sovranità. Ora questo ordinamento ha assunto
dimensioni mondiali. Tutti gli stati che aderiscono all’Organizzazione delle
Nazione Unite come membri accettano quei limiti e, ad esempio, le decisioni di
emergenza delConsiglio di sicurezza.
Nel
corso del Settecento, l’Illuminismo, la corrente filosofica dalla quale è
scaturito il pensiero democratico contemporaneo, ha escogitato una soluzione
per abolire la sovranità intesa come potere assoluto: organizzare i poteri
supremi in diverse organizzazioni collegate, in relazione di collaborazione tra
loro, ma indipendenti e autonome, in modo che nessuna potesse sovrastare
le altre e ognuna potesse controllare e limitare le altre. Finora non si è
ancora trovato nulla di meglio per prevenire il totalitarismo, che è quando un
potere diventa assoluto, senza limiti, e vuole pervadere e controllare tutta la
società che riesce a dominare. E’ stato inventato in Inghilterra, che è la più
antica democrazia moderna, e viene chiamato, in inglese, “ceck and balance”,
che significa “controllo e bilanciamento [reciproci]”.
Se si
è d’accordo che in democrazia nessun potere è veramente sovrano, nel
senso di senza limiti, nemmeno quello del popolo; che
dobbiamo dire del sovranismo? Diremo che, se intende istituire un
potere senza limiti, è antidemocratico. E, infatti, non di rado i sovranisti manifestano
una certa insofferenza per i processi democratici.
Mario Ardigò
- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli