Quando emergono nuovi gruppi sociali, cambiano le norme. È accaduto con l'affermarsi dei ceti popolari, degli strati più umili della società, nel corso del Novecento. Erano, e sono, quelli che stanno peggio. Chi stava meglio in società era una piccola minoranza. Sembrava che il Cielo volesse così. Reagire a questo stato di cose sembrò in origine un atto empio. È per questo che in religione spesso si ostacolò il processo di cambiamento sociale in senso più giusto. In particolare questa fu, a lungo, la posizione del papato. Nell'enciclica Le novità, diffusa nel 1891 dal papa Vincenzo Gioacchino Pecci, regnante in religione come Leone 13*, si insegnava che la diseguaglianza tra i gruppi sociali non poteva essere superata, quindi che era "naturale", ma che i più ricchi e i padroni dell'economia non dovevano infierire su chi stava peggio. Poi la dottrina sociale cambiò molto e nell'enciclica Lavorando, diffusa nel 1981 dal papa Karol Wojtyla, regnante in religione come Giovanni Paolo 2*, per molti versi si insegnano idee opposte. Anche la Chiesa come gruppo sociale cambia? È certamente così. Nelle sue dinamiche sociali ha seguito quelle delle altre società. I suoi capi hanno esercitato l'autorità recependo il modo di comandare delle altre autorità. I papi, in particolare, concepirono sé stessi come imperatori, ma dagli anni Sessanta vorrebbero essere qualcosa di diverso.
Il male che c'è in una società, quello collettivo e quello personale dipende in gran parte da come è stata costruita l'organizzazione sociale. I più interessati al cambiamento sono quelli che stanno peggio, che di solito sono la maggioranza. Senza correttivi, tendono infatti a prevalere minoranze di privilegiati che per varie ragioni hanno raggiunto posizioni di forza. In ambente democratico, in cui prevalgono le maggioranze, queste ultime dovrebbero poter riuscire a cambiare le cose, ma storicamente non è stato così facile. Questo perché la cultura, che spiega come vanno le cose, è in genere controllata da chi sta meglio e quindi dà molte buone ragioni per lasciare tutto com'è. il primo passo per suscitare un movimento popolare di riforma è di far prendere alla gente coscienza del fatto che certe sofferenze non sono ineluttabili, ma la conseguenza di un certo ordine sociale, che come è stato costruito può essere cambiato, e anche abbattuto se veramente malvagio.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papà - Roma, Monte,Sacro,Valli