mercoledì 3 maggio 2017

La “Politica” con la maiuscola

La “Politica” con la maiuscola


 Nel discorso del Papa all’Azione Cattolica del 30 aprile scorso i commentatori hanno notato l’invito a fare Politica con la maiuscola. Questa loro attenzione non sorprende, perché la Chiesa cattolica in Italia è il principale agente politico del momento. In passato lo è stato il Papato, e non è la stessa cosa. La differenza sta nella collaborazione dei laici. L’Azione cattolica, dalle sue origini, si è specializzata nel fare proprio questo. Ma, è importante ricordarlo, l’Azione Cattolica non ha 150 anni. Essa non deriva dalle organizzazioni di azione sociale ispirata dall’ideologia del papato sorte da metà Ottocento e confluite dell’Opera dei Congressi, anzi sorge, per così, dire sulle loro ceneri. Nasce infatti per iniziativa del papato romano nel 1905, dopo lo scioglimento d’autorità di quelle, per emergere di correnti democratiche, in particolare di quella di democrazia cristiana  che ebbe tra i suoi principali esponenti il prete Romolo Murri, successivamente scomunicato. Si era nel pieno della persecuzione anti-modernista. Il modernismo era un movimento religioso  che, a livello europeo, proponeva un aggiornamento  nelle concezioni religiose. In Italia le correnti democratiche di azione sociale ispirate dalla fede furono sbrigativamente assimilate al modernismo e con essa condannate. Questo perché, all’epoca, in principi dell’azione sociale erano ritenuti integralmente compresi nella dottrina,  quindi negli insegnamenti normativi, del papato romano, senza alcuna autonomia dei laici. Chi la manifestava era considerato eretico. L’Azione Cattolica nacque quando il papato romano intese che la politica fino ad allora seguita, di intransigente  rifiuto del sistema politico democratico liberale che reggeva il Regno d’Italia, non aveva futuro. Organizzò quindi una propria forza politica e sociale profondamente integrata, e quindi controllata, dalla gerarchia. Di un’organizzazione simile non vi sono procedenti. Naturalmente non c’era solo questo nell’Azione cattolica, perché in essa è stata molto importante la formazione alla fede e il suo approfondimento. Ma l’azione  dell’Azione Cattolica era fondamentalmente sociale e politica. Essa seguì sempre gli orientamenti politici del papato romano, sia nella compromissione con il fascismo, sia nello sviluppo democratico. Dal 1945, con la mediazione di Alcide De Gasperi, l’Azione Cattolica si integrò profondamente con il partito cristiano, la Democrazia Cristiana. La politica di quest’ultima risultava da un compromesso tra il papato romano e il movimento dei cattolico democratici italiani, che aveva partecipato al rovesciamento del regime fascista con cui il papato romano si era federato, con i Patti Lateranensi conclusi nel 1929 con il Regno d’Italia dominato dal fascismo mussoliniano. La Democrazia Cristiana ebbe necessità delle masse cattoliche organizzate nell’Azione Cattolica per affermare la sua egemonia nel sistema politico democratico italiano. Ma l’Azione Cattolica era anche la sua principale scuola di formazione alla politica. In questa stagione, ai politici cattolici  venne riconosciuta dal papato romano un maggiore autonomia nell’applicazione  delle soluzioni che il papato romano riteneva giuste per l’Italia. Questo assetto terminò a seguito del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), quando i laici, riconosciuti come competenti  nelle vicende sociali e politiche, indicate con l’espressione temporali, vale a dire soggette a continui mutamenti con i progredire del tempo, distinte da quelle spirituali, ritenute eterne, vennero sollecitati a collaborare alla definizione dei principi di azione sociale. Questo lavoro avrebbe richiesto di trasformare le strutture sociali di base della Chiesa anche il laboratorio di pensiero e azione politica, dove i diversi orientamenti potessero confrontarsi. L’Azione Cattolica, verso la fine degli anni ’60 e sotto la presidenza di Vittorio Bachelet, rivide la propria organizzazione per svolgere al meglio questa opera sociale.
  Il nuovo corso durò circa dieci anni. L’autonomia riconosciuta al laicato ne comportò la frammentazione, in particolare tra le correnti democratiche e quelle neo-intransigenti. Non si riuscì mai a far posto, nell’organizzazione ecclesiastica ancora di tipo feudale, a laici autonomi. Tutto fu sospeso, come congelato, e cominciò quella che ho definito era glaciale. Fu il tempo in cui il papato romano si federò sostanzialmente con l’Occidente capitalista, confidando comunque di potergli infondere un'anima. Stavano crollando i regimi comunisti che dominavano nell’Europa orientale: si ritenne che questa fosse la scelta migliore. Il papato romano ebbe una svolta neo-intransigente  per quanto riguardava la politica specificamente italiana, che stava manifestando di dirigersi in direzione contraria. Il papato si avvalse quindi maggiormente delle componenti neo-intransigenti  del laicato, piuttosto che dell’Azione Cattolica.  Esse però non erano integrate  con la gerarchia e, anzi, quest'ultima ne appariva influenzata piuttosto che esserne a capo. I grandi eventi di massa, metodo privilegiato del neo-intransigentismo italiano,  furono l'occasione per esercitare quell'influenza. Quelle componenti non erano, pertanto, uno strumento  della gerarchia  al modo in cui lo era stata e lo era ancora  l'Azione Cattolica. Quest’ultima ha resistito fino alla recente svolta del papato romano, nel 2013, solo perché profondamente radicata nella società italiana, in particolare tra i ceti colti, in un clima che appariva di prevalente sfiducia da parte delle gerarchia. Ha continuato ad essere una delle principali scuole italiane di politica  e di azione sociale in genere e ad esprimere un ceto politico ai vertici dello Stato.
  Con il regno di papa Francesco, iniziato nel 2013, i fedeli laici, senza più considerare principalmente quelli italiani, sono stati esortati ad una nuova azione politica per salvare l’intero mondo dal pericolo di rovina, provocato fondamentalmente dagli effetti voluti e non voluti di un sistema economico, finanziario, politico e giuridico creato nell'ambiente sociale dei capitalismi globalizzati. E’ questa la Politica  con la maiuscola, i cui principi sono sintetizzati nell’enciclica Laudato si’ del 2015. Quest’ultimo documento recepisce le conclusioni di diverse scienze contemporanee, sull’ecologia, sull’economia e sulla politica. Non si tratta propriamente più di una  dottrina, ma di una prospettazione che, innanzi tutto, deve essere confermata dall’analisi, perché la situazione mondiale è in continua e rapida evoluzione, e poi sviluppata. Questo sviluppo, che comprende anche l'ideazione dei principi  di azione sociale e la formulazione di progetti concreti di cambiamento,  è il campo proprio dei laici. Le componenti  neo-intransigenti,  mondi chiusi e in lotta con tutto ciò che è al loro esterno, non sono adatte a questo lavoro. Solo l’Azione Cattolica e le altre componenti laicali che seguono il suo metodo, il dialogo e la mediazione culturale, lo sono. Questo il senso, a mio parere,  dell’appello del Papa.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli