La “Politica” con la
maiuscola
Nel discorso del Papa all’Azione Cattolica del
30 aprile scorso i commentatori hanno notato l’invito a fare Politica con la maiuscola. Questa loro attenzione non sorprende, perché la Chiesa
cattolica in Italia è il principale agente politico del momento. In passato lo è stato il
Papato, e non è la stessa cosa. La differenza sta nella collaborazione dei
laici. L’Azione cattolica, dalle sue origini, si è specializzata nel fare
proprio questo. Ma, è importante ricordarlo, l’Azione Cattolica non ha 150
anni. Essa non deriva dalle organizzazioni di azione sociale ispirata
dall’ideologia del papato sorte da metà Ottocento e confluite dell’Opera dei
Congressi, anzi sorge, per così, dire sulle loro ceneri. Nasce infatti per
iniziativa del papato romano nel 1905, dopo lo scioglimento d’autorità di
quelle, per emergere di correnti democratiche, in particolare di quella di democrazia cristiana che ebbe tra i suoi principali esponenti il
prete Romolo Murri, successivamente scomunicato. Si era nel pieno della
persecuzione anti-modernista. Il modernismo era un movimento religioso che, a livello europeo, proponeva un aggiornamento nelle concezioni religiose. In Italia le
correnti democratiche di azione sociale ispirate dalla fede furono
sbrigativamente assimilate al modernismo
e con essa condannate. Questo perché, all’epoca, in principi dell’azione
sociale erano ritenuti integralmente compresi nella dottrina, quindi negli
insegnamenti normativi, del papato romano, senza alcuna autonomia dei laici.
Chi la manifestava era considerato eretico. L’Azione Cattolica nacque quando il
papato romano intese che la politica fino ad allora seguita, di intransigente rifiuto del sistema politico democratico
liberale che reggeva il Regno d’Italia, non aveva futuro. Organizzò quindi una
propria forza politica e sociale profondamente integrata, e quindi controllata,
dalla gerarchia. Di un’organizzazione simile non vi sono procedenti.
Naturalmente non c’era solo questo nell’Azione cattolica, perché in essa è
stata molto importante la formazione alla fede e il suo approfondimento. Ma l’azione dell’Azione Cattolica era fondamentalmente
sociale e politica. Essa seguì sempre gli orientamenti politici del papato
romano, sia nella compromissione con il fascismo, sia nello sviluppo democratico.
Dal 1945, con la mediazione di Alcide De Gasperi, l’Azione Cattolica si integrò
profondamente con il partito cristiano,
la Democrazia Cristiana. La politica di quest’ultima risultava da un
compromesso tra il papato romano e il movimento dei cattolico democratici
italiani, che aveva partecipato al rovesciamento del regime fascista con cui il
papato romano si era federato, con i Patti Lateranensi conclusi nel 1929 con il
Regno d’Italia dominato dal fascismo mussoliniano. La Democrazia Cristiana ebbe
necessità delle masse cattoliche organizzate nell’Azione Cattolica per
affermare la sua egemonia nel sistema politico democratico italiano. Ma l’Azione
Cattolica era anche la sua principale scuola di formazione alla politica. In
questa stagione, ai politici cattolici venne riconosciuta dal papato romano un maggiore
autonomia nell’applicazione delle soluzioni che il papato romano riteneva
giuste per l’Italia. Questo assetto terminò a seguito del Concilio Vaticano 2°
(1962-1965), quando i laici, riconosciuti come competenti nelle vicende
sociali e politiche, indicate con l’espressione temporali, vale a dire soggette a continui mutamenti con i
progredire del tempo, distinte da quelle spirituali,
ritenute eterne, vennero sollecitati
a collaborare alla definizione dei principi
di azione sociale. Questo lavoro avrebbe richiesto di trasformare le
strutture sociali di base della Chiesa anche il laboratorio di pensiero e
azione politica, dove i diversi orientamenti potessero confrontarsi. L’Azione
Cattolica, verso la fine degli anni ’60 e sotto la presidenza di Vittorio
Bachelet, rivide la propria organizzazione per svolgere al meglio questa opera
sociale.
Il nuovo corso durò circa dieci anni. L’autonomia riconosciuta al
laicato ne comportò la frammentazione, in particolare tra le correnti
democratiche e quelle neo-intransigenti.
Non si riuscì mai a far posto, nell’organizzazione ecclesiastica ancora di tipo
feudale, a laici autonomi. Tutto fu sospeso, come congelato, e cominciò quella
che ho definito era glaciale. Fu il
tempo in cui il papato romano si federò sostanzialmente con l’Occidente
capitalista, confidando comunque di potergli infondere un'anima. Stavano crollando i regimi comunisti che dominavano nell’Europa
orientale: si ritenne che questa fosse la scelta migliore. Il papato romano
ebbe una svolta neo-intransigente per quanto riguardava la politica specificamente
italiana, che stava manifestando di dirigersi in direzione contraria. Il papato
si avvalse quindi maggiormente delle componenti neo-intransigenti
del laicato, piuttosto che dell’Azione
Cattolica. Esse però non erano integrate con la gerarchia e, anzi, quest'ultima ne appariva influenzata piuttosto che esserne a capo. I grandi eventi di massa, metodo privilegiato del neo-intransigentismo italiano, furono l'occasione per esercitare quell'influenza. Quelle componenti non erano, pertanto, uno strumento della gerarchia al modo in cui lo era stata e lo era ancora l'Azione Cattolica. Quest’ultima ha resistito fino alla recente svolta del papato romano,
nel 2013, solo perché profondamente radicata nella società italiana, in particolare
tra i ceti colti, in un clima che appariva di prevalente sfiducia da parte delle gerarchia. Ha continuato ad essere una delle principali scuole italiane
di politica e di azione sociale in
genere e ad esprimere un ceto politico ai vertici dello Stato.
Con il regno di papa Francesco, iniziato nel 2013, i fedeli laici, senza
più considerare principalmente quelli italiani, sono stati esortati ad una
nuova azione politica per salvare l’intero mondo dal pericolo di rovina, provocato fondamentalmente dagli effetti voluti e non voluti di un sistema economico, finanziario, politico e giuridico creato nell'ambiente sociale dei capitalismi globalizzati. E’ questa la Politica con la maiuscola, i cui principi sono
sintetizzati nell’enciclica Laudato si’
del 2015. Quest’ultimo documento recepisce le conclusioni di diverse scienze
contemporanee, sull’ecologia, sull’economia e sulla politica. Non si tratta
propriamente più di una dottrina, ma di una prospettazione che,
innanzi tutto, deve essere confermata dall’analisi, perché la situazione
mondiale è in continua e rapida evoluzione, e poi sviluppata. Questo sviluppo,
che comprende anche l'ideazione dei principi di azione sociale e la formulazione di progetti concreti di cambiamento, è il campo proprio dei laici. Le componenti neo-intransigenti, mondi chiusi e in lotta con tutto ciò che è al loro
esterno, non sono adatte a questo lavoro. Solo l’Azione Cattolica e le altre
componenti laicali che seguono il suo metodo, il dialogo e la mediazione
culturale, lo sono. Questo il senso, a mio parere, dell’appello del Papa.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli