Solo per persone che
posso incontrare qui alle Valli
Chiedo scusa agli altri lettori, ma sono interessato solo alle persone
che posso incontrare qui alle Valli, nel quartiere romano di Monte Sacro.
Vorrei che venissero in parrocchia, a San Clemente papa, a vedere che c’è. Lì ci potremo vedere e
parlare di quello che vogliono. Questo è il momento giusto: è iniziata la
Settimana Santa. Si celebreranno tante liturgie molto significative. Ci sarà
molta altra gente (in questi giorni se ne sta vedendo veramente tanta nuova),
tutti i sacerdoti, i diaconi, i catechisti, quegli altri impegnati nelle
diverse attività parrocchiali, insomma tutti.
Pubblico nello spazio virtuale, ma sono
interessato solo a relazioni reali. E’ per questo che, nel gennaio 2012, è stato
aperto questo blog. Attraverso di esso scorre la vita del gruppo parrocchiale
di Azione Cattolica e della stessa parrocchia, con i suoi successi e i suoi
problemi, prevalentemente vista attraverso i miei occhi. Ne sono il cronista.
Poi c’è altro materiale che può servire a chi viene in parrocchia. Averlo sul
WEB è comodo: lo si può consultare anche sullo smartphone. Il tempo è sempre
poco, così se ne possono sfruttare i ritagli.
Lo scrivo chiaro: navigare su un blog di parrocchiani non sostituisce la
presenza in parrocchia. E la religione via internet non è vera religione, è
solo comunicazione religiosa, e non è la stessa cosa. Se non pensate, prima o
poi, di venire in parrocchia, da noi o
da un’altra parte, perdete tempo leggendo quello che viene scritto qui.
Venite e se trovate qualcosa che non va, ditelo e proponete dei
cambiamenti, dando la disponibilità ad impegnarvici. Quello speso in parrocchia
non è tempo perso. La fede rende bella la vita e può cambiare in meglio la
società intorno, è accaduto e accadrà ancora, ma bisogna renderla presente
nella vita vera, tra persone vere. Le righe sul Web sono quasi nulla. Servono
solo a invogliarvi a tuffarvi nella vita vera, ma se poi non ne avete il
coraggio?
Che mi importa del teologhese su cui ci si sbrana sul WEB? Innesca
polemiche che non servono a nulla e
sulle quali non voglio buttare nemmeno un secondo. Non vale uno di voi, uno
solo, che decida di venire in parrocchia, da noi, comunque la pensi. Si prega
insieme e si comincia a vivere la fede. Così mi è stato insegnato.
Non siate solo spettatori o utenti. C’è
bisogno di più. Ma non solo in parrocchia, proprio nella società. Però si può
cominciare da una realtà di prossimità come la parrocchia. Ci portano i bambini
a catechismo. Ma non è come quando li si porta a judo o ad altre attività
extrascolastiche: li si porta e li si va a riprendere, ciò che fanno dentro è
faccenda degli istruttori. Il risultato della formazione alla fede dipende da
un impegno di tutti, altrimenti non c’è,
non si raggiunge. Ed è così anche nella vita civile: è per questa mancanza di
impegno da parte nostra, mi pare, che il quartiere si è andato degradando.
Che cosa si sta facendo da noi in
parrocchia? Si sta cercando di organizzare una società nuova, che non escluda
nessuno, perché è proprio questo che bisogna fare in religione. Le persone
finiscono intrappolate in schematismi ideologici che le isolano? Bisogna lavorare
sulle persone, non sullo strumentario che le imprigiona. Quest’ultimo di solito
è costruito per resistere alla riforma, ma tra persone ci si può sempre
intendere. Ma questo non può essere fatto in maniera virtuale, con contatti
Web. Il Web può servire a diffondere idee, a raccontare esperienze, ma lì non ci
sono vere relazioni, né impegni, perché le vite degli altri ti scivolano
addosso ed in fondo è proprio per questo che si naviga invece di incontrarsi
realmente, per potersene liberare in fretta. E’ anche per questo che sul
Web cadono le remore morali all’aggressione spiccia: perché gli altri sembrano
dissolversi, non appaiono più gente che soffre come noi, non ci riesce più di
figurarci la persona che c’è dietro le righe che appaiono sullo schermo. Ciò
che è solo virtuale richiede di essere reso reale, altrimenti è nulla. Alcuni sostengono che il Web sia una
nuova società, ma i sociologi cominciano ad osservare che è proprio il
contrario: esso è la dissoluzione di una
società.
Scrisse Zygmunt Bauman in La società sotto assedio, del 2002, pubblicato in italiano da
Editori Laterza nel 2003, ed ancora in commercio, pag 161-162:
“«Navigare» è un termine nuovo e oggi molto popolare che ben cattura la
mentalità imperante nel nuovo mondo dell’incertezza. […] Nella navigazione il
contatto con la sostanza non va mai oltre un leggero sfiorarsi e basta un
asciugamano per levarsi di dosso quelle poche gocce. […] Per descrivere il nuovo
genere di rapporto, chiamiamolo di mero sfioramento, senza stretto contatto,
alcuni sociologi parlano di «socialità di rete» (network society). Tale termine appare improprio, una metafora
fuorviante che occulta, anziché chiarire, il carattere del nuovo modo di «essere
con gli altri ». «Rete» richiama alla mente innanzitutto un intreccio di connessioni, ma è la
possibilità di disconnessione, di interruzione, che differenzia il nuovo di
tipo di rapporti personali e ne afferra appieno i tratti più salienti. «Socialità»
suggerisce che scopo del connettersi sia quello di instaurare legami sociali,
mentre oggi il vero accento è posto sulla facilità di smantellare legami, su
legami tanto facili da spezzare quanto da instaurare.”
Le persone che per tanti anni hanno seguito una via in parrocchia, impostando
tutta la propria vita su certi metodi, non possono essere eliminate premendo il
tasto CANC. Non si tratta di contestare
delle idee, come in uno scontro di teologhese, in cui di solito si imitano, ma
con molta minore padronanza culturale e tanta approssimazione, le controversie
della grande teologia (che di solito hanno avuto una soluzione
extra-teologica). Si tratta di ritrovare una via di convivenza per fare posto
in parrocchia alle tante persone nuove che vi stanno tornando. Le idee
seguiranno. Convivenza vera non virtuale. Bisogna sperimentarla, bisogna
incontrarsi e tentare vie nuove insieme. Allora: venite e provate!
Gli unici principi che servono sono: non
escludere, non umiliare, incontrare e conoscere gli altri senza pregiudizi,
istituire nuovi tempi e luoghi per questi incontri, togliere solo quello che fa
veramente soffrire, puntare all’essenziale in modo da consentire la diversità e
la pluralità.
Rimanere sulle generali non serve a nulla. Si
parla, per descrivere quel tipo di atteggiamento, di un pontificare, che rimanda alla nostra esperienza religiosa. Anch’io,
in fondo, pontifico, scrivendo su questo blog, ma so che devo fare molto di
più. Ci possiamo incontrare da noi in parrocchia. Lì vi ascolterò.
Ad esempio c’è il gruppo di Azione Cattolica da riorganizzare, da
completare con gente di tutte le età, a partire dai più giovani. In parrocchia
si stanno facendo tante cose nuove e interessanti. Già il solo incontrare,
realmente, persone nuove arricchisce, e in più sono anche persone amiche, per
relazioni solide, di lunga durata, di quelle che, propagandosi, cambiano il mondo.
Il gruppo di Azione Cattolica si riunirà domani pomeriggio, martedì, alle 17, in sala rossa.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa, Roma, Monte Sacro, Valli.