Sabato Santo, il giorno dell’attesa
miei
appunti da una meditazione sul Sabato Santo svolta dall’Assistente
ecclesiastico nella riunione del gruppo parrocchiale di AC dell’11-4-17 (testo
non rivisto dall’AE - riflette la mia capacità di comprensione delle parole
dell’AE)
Nella
foto: una grossa pietra rotonda a chiusura dell’apertura di un antro nella
roccia, pietra che si pensa sia simile a quella descritta nei racconti evangelici
della sepoltura del Crocifisso (immagine ripresa in Israele)
Il Sabato Santo è una metafora (un’immagine che richiama una situazione diversa ma simile) della nostra vita. I vescovi italiani hanno
consigliato di osservare la pratica del digiuno (fare un unico pasto durante la giornata,
ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi,
per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate - si veda la
Costituzione Apostolica, Convertitevi,
del papa Paolo 6°, diffusa nel 1966) anche nel Sabato Santo, fino alla Veglia di Pasqua e c’è una
sapienza in questo, in questo richiamare a una sopriatà di vita..
L’immagine della pietra rotolata davanti al
Sepolcro evoca sentimenti di pesantezza, oppressione, staticità: può richiamare
la nostra condizione nel mondo.
Il Sabato Santo è il giorno dell’attesa e del
grande silenzio. E’ un giorno aliturgico
(=senza liturgia), in particolare senza celebrazione dell’Eucaristica. Nel
Sabato Santo non si consuma il pane Eurcaristico. La Chiesa sosta tra l’Ufficio
delle Letture del primo mattino e la Veglia Pasquale della sera. E’ in giorno
in cui si è anche vicini al dolore di Maria, della madre; giorno tra il dolore
e la gloria che noi conosciamo. Noi infatti sappiamo che cosa è successo dopo
la morte del Crocifisso e beneficiamo dei frutti dell’evento pasquale. Sappiamo
che dopo la morte c’è la Resurrezione, ma non è mai semplice, anche oggi, stare tra il dolore e la gioia in attesa che
le cose si risolvano. Vivere il Sabato
Santo come la chiesa ci consiglia è vivere bene la nostra vita.
I DISCEPOLI SONO SMARRITI
Perché
il loro Signore e Maestro è stato ucciso, il suo appello alla conversione non è
stato ascoltato, le autorità lo hanno condannato e non si vede via di scampo o
senso positivo da dara a tale evento.
Si ha l’impressione che Dio sia divenuto
muto, che non parli, che non suggerisca più linee interpretative della storia.
A ciò si aggiunge la vergogna per essere
fuggiti e per avere rinnegato il Signore: si sentono traditori, incapaci di far
fronte al presente. Manca ogni prospettiva di futuro. Non si vede come uscire
da una situazione di catastrofe e di crollo delle illusioni.
Al cospetto di un Dio morto ci chiediamo “Dove sei Dio?”.
Capita
anche a noi di provare la vergogna di essere fuggiti e di non avere la
prospettiva del futuro. Dopo la morte del Crocefisso mancava la prospettiva del
futuro: appariva essere la fine di tutto.
L’atteggiamento dei Discepoli di
Emmaus, come ci viene narrato in Lc 24, 13-31 era quello dei discepoli nel
Sabato Santo.
Lc 14, 13-31
[13] Ed
ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio
distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, [14] e conversavano di tutto
quello che era accaduto.
[15] Mentre discorrevano e discutevano insieme,
Gesù in persona si accostò e camminava con loro. [16] Ma i loro occhi erano
incapaci di riconoscerlo.
[17] Ed egli disse loro: "Che sono questi
discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?". Si fermarono, col
volto triste; [18] uno di
loro, di nome Clèopa, gli disse: "Tu solo sei così forestiero in
Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?".
[19] Domandò: "Che cosa?". Gli
risposero: "Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente
in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; [20] come i sommi sacerdoti e i
nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno
crocifisso. [21] Noi
speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre
giorni da quando queste cose sono accadute. [22]
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al
sepolcro [23] e non avendo
trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di
angeli, i quali affermano che egli è vivo.
[24] Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come
avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto".
[25] Ed egli disse loro: "Sciocchi e tardi
di cuore nel credere alla parola dei profeti! [26]
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua
gloria?".
[27] E cominciando da Mosè e da tutti i profeti
spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
[28] Quando furono vicini al villaggio dove erano
diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
[29] Ma essi insistettero: "Resta con noi
perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Egli entrò per
rimanere con loro.
[30] Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione,
lo spezzò e lo diede loro. [31]
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro
vista.
Anche
Maria fu protagonista in quel giorno, ma con un atteggiamento diverso. Maria fa memoria della vita del Figlio e
rimane fedele, ha fiducia nella Promessa.
E’ fedele nell’attesa, mentre i fedeli si scoraggiano. Maria ha una prospettiva che le viene dalla
fede. Maria è la donna della memoria:
anche a noi è utile fare memoria della vita del Crocifisso.
Maria è
donna fedele
donna della memoria
donna della speranza
Maria non
sapeva come sarebbe andata a finire, ma la fede la portava a sperare.
Ci accade
talvolta di non avere la sensazione che Dio è presente, ci accorgiamo di lui
quando è passato: lo vediamo di spalle.
dalla Lettera
pastorale per l’anno 2000/2001 La Madonna
del Sabato Santo, di Carlo Maria Martini, all’epoca arcivescovo di Milano.
“La
percezione di una forza che ci ha accompagnato in momenti duri, anche quando
non la sentivamo e ci sembrava di non possederla, è una esperienza vissuta da
tutti noi. Ci pare a volte di essere abbandonati da Dio e dagli uomini, e però,
rileggendo in seguito agli eventi, ci accorgiamo che il Signore aveva
continuato a camminare con noi, anzi a portarci sulle sue braccia. Ci succede
un po’ come a Mosè sul Monte Oreb: egli riuscì a vedere qualcosa della gloria
di Dio, che desiderava tanto contemplare (“Mostrami la tua gloria!”, Es 33,18)
solo quando era già passata (cfr Es 33, 19-22).
Il nostro Sabato Santo deve consistere nell’attendere
e nello sperare, facendo memoria dei tempi in cui abbiamo constatato la
presenza divina.
Attendere
sperando è speranza attiva.
IL NOSTRO SABATO SANTO
-attendere: ci sono delle
situazioni in cui nella vita sembra che Dio non parli, sia muto, e noi dobbiamo
solo attendere che gli eventi cambino.
-sperare: ma perché l’attesa sia
fruttuosa è necessario esercitare la speranza, che attiva la memoria dell’azione
di Dio nella nostra vita
Dobbiamo fare memoria di quando Dio ha agito
nella nostra vita, e attendere sperando, anche se non sempre agirà come
vorremmo: Dio comunque non ci abbandona
mai, anche quando le cose non sembrano andare bene.
Dopo la notte viene l’aurora. Il Sabato Santo è come l’aurora
della Pasqua e il nostro
atteggiamento deve essere quello dell’attesa dell’alba, del nuovo giorno. Il
passaggio di Dio nella nostra vita è l’aurora del giorno nuovo fatto da Dio per
noi.
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| Aurora in un bosco (foto da Web) |
appunti
di Mario Ardigò - Azione Cattolica in
San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.
Vediamoci tutti alla Veglia Pasquale, alle 10, stasera!
Buona Pasqua a tutti

