Nuova
santità
Dopo le innovazioni introdotte dai
provvedimenti presi nel corso del Concilio ecumenico Vaticano 2° (1962-1965) prese
forza, fu accreditata, l’idea di nuove forme di santità, in particolare dei
laici. Si parla di santità e si vuole
intendere nuovi modelli di vita religiosa. Si può prendere come esempio di
questa evoluzione il caso della santità della francese Giovanna D’Arco,
giustiziata a Rouen nel 1431 a 19 anni dopo un processo per eresia seguìto ad
avventure militari della ragazza durate circa due anni, motivate da intenti
politici a sfondo religioso. Giovanna, guidata da voci celesti, volle far
incoronare re di Francia Carlo di Valois,
figlio del defunto re Carlo 6° e pretendente al trono dopo la morte dei
fratelli maggiori che lo precedevano nella linea di successione, osteggiato
dagli inglesi che all’epoca controllavano parte della Francia. Ella, donna
laica, divenne condottiera di milizie e riuscì nel suo intento, cadendo infine
prigioniera dei suoi nemici nel 1430.
Se si leggono la bolla del papa Benedetto 15°,
Giacomo Della Chiesa, mediante la quale fu proclamata santa nel 1920
http://w2.vatican.va/content/benedict-xv/it/bulls/documents/hf_ben-xv_bulls_19200516_divina-disponente.html
e la presentazione che ne fece Joseph
Ratzinger, Benedetto 16°, nel 2011 (ho pubblicato ieri il testo del discorso):
https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2011/documents/hf_ben-xvi_aud_20110126.html
si nota una completa rivisitazione
della figura della santa.
In particolare Ratzinger ne fa un modello di
impegno laicale in politica e, soprattutto, di impegno femminile, mentre nel
documento di Della Chiesa era centrale il suo patriottismo nazionalistico non ben raccordato con la pietà religiosa esemplare. Questa
evoluzione è stata possibile per il
fatto che, almeno formalmente, il papato, con il papa regnante nel 1431, Eugenio 4°, non fu
coinvolto nella condanna di Giovanna: l’appello della ragazza al Papa fu
infatti respinto dai giudici di Rouen. Nelle parole di Ratzinger appare
centrale l’opera di liberazione del suo popolo da parte della ragazza, la
quale, a soli diciassette anni, si mostrò come una persona molto forte e
decisa, capace di convincere uomini insicuri e scoraggiati, in un contesto di lacerazione
all'interno della Chiesa e di continue guerre fratricide tra i popoli cristiani
d'Europa, la più drammatica delle quali fu l'interminabile “Guerra dei
cent’anni” tra Francia e Inghilterra. Secondo Ratzinger “Uno
degli aspetti più originali della santità di questa giovane è proprio questo
legame tra esperienza mistica e missione politica.”
Il modello
di santità di Giovanna d’Arco, a prescindere
dall’accentuazione del ruolo politico della figura della giovane, è sicuramente
divergente da quello tradizionalmente femminile ed è caratterizzato da una
marcata autonomia di decisione e dal saper tener testa ad un mondo condotto
interamente dagli uomini, che si trattasse del pretendente al trono di Francia e
poi re, o delle milizie e dei loro capi militari, o dei giudici ecclesiastici.
Contrasta anche con il modello di secondo piano che le correnti religiose
neo-fondamentaliste vogliono riservare alle donne, riconducendole nelle
prigioni domestiche, a ruoli di semplice cura.
La
questione sui nuovi modelli di santità, vale a dire di vita religiosa, impegna
ancora le discussioni di fede, perché certe idee hanno sostenitori e
detrattori. Essa è collegata al discorso sull’aggiornamento, in realtà sulla riforma della vita religiosa, per renderla efficace
ai tempi nuovi. L’allontanamento dei giovani dalle parrocchie può essere
considerato come un segno che questo lavoro non si è fatto bene.
I più
anziani hanno molti pregiudizi sui giovani e vedono nei loro comportamenti
innanzi tutto quelli diretti a procurarsi piaceri immediati ed effimeri. Ma la
ragione della separazione tra mondo giovanile e mondo religioso, che è
piuttosto evidente, sta in realtà nel fatto che la vita religiosa, come è
proposta prevalentemente, appare, ed effettivamente è, inutile, e addirittura controproducente, per un giovane. Contrasta infatti con le
esigenze dei giovani del difficile inserimento nel mondo loro contemporaneo. Volendo
preservarli da influenze nocive, si pretende di rinchiuderli. E, in definitiva,
una certa quota di coloro che in religione pontificano sui mali giovanili,
probabilmente al tempo di Giovanna sarebbero stati con i giudici che la
condannarono ad essere arsa viva, quindi annientata totalmente, resa un nulla.
Del resto i meno giovani, se fanno memoria veritiera del loro passato, di
quando erano giovani, in particolare nella fascia 18-30, possono convincersi
facilmente dell’inefficacia del modello di vita di fede proposto spesso ai più
giovani.
Da giovane
sono vissuto in ambienti religiosi che seguivano tutt’altra impostazione. Ci
preparavano al governo della società. Ciò che un tempo veniva riservato alle
organizzazioni laicali intellettuali dovrebbe divenire invece patrimonio comune del
laicato. La formazione alla cittadinanza democratica dovrebbe essere integrata
in quella religiosa, perché il compito principale del laico di fede, e anche il
suo modo di promuovere i valori di fede nella società, si fa con gli strumenti democratici. E’ la via
di liberazione che si apre ai laici di fede nelle società democratiche, in
particolare in quelle Europee. Invece, talvolta, questi discorsi vengono
considerati solo un espediente per interessare i più giovani e portarli in chiesa.
Uno
strumento molto importante, per sostenere il lavoro di cui ho trattato, è l’enciclica
Laudato si’, che possiamo considerare
una specie di manuale in questo campo. Essa è stimolo ad
approfondire, non esaurisce i temi trattati, e, innanzi tutto, è appello all’azione
civile a sfondo religioso.
Possiamo
considerare l’incoronazione di Carlo 7°
a re di Francia, nel 1429, a Reims, il risultato di un riuscito processo
di liberazione, in senso moderno? La
guerra tra inglesi e francesi per il dominio in Francia, nel Quattrocento, fu
un conflitto dinastico o una vera guerra
di liberazione? In definitiva i
modelli di governo della società non cambiarono veramente sotto Carlo 7°
rispetto a prima. All’epoca, va osservato, non si era consumato ancora lo
scisma tra la Chiesa d’Inghilterra e il papato, dunque dal punto religioso non
vi erano ragioni di contrasto tra inglesi e francesi. La liberazione di cui si tratta nell’enciclica
Laudato si’ va più in profondità e,
in particolare, non si basa su progetti nazionalistici. Richiede una critica
del modello corrente di sviluppo e modelli nuovi di impegno civile a sfondo
religioso. Ma certi modelli vanno ancora costruiti e probabilmente individuati
tenendo conto anche di esperienze religiose al di fuori della nostra
confessione. Qualche giorno fa, ad esempio, Bergoglio ha fatto riferimento a
Ghandi e a Martin Luther King, due modelli di vita di forte impegno politico di
liberazione con moventi a sfondo religioso. Ma in Italia abbiamo molte figure storiche
di politici di fede, impegnati nei processi democratici, che possono essere
prese come riferimento. Il problema è naturalmente che esse vissero in
ambienti ecclesiali in cui furono spesso fortemente avversate dai clericali di
ogni orientamento, reazionario, conservatore, moderato e, da ultimo, sono svalutate
dai neo-fondamentalismi, tacciate a volta di protestantesimo come, all'inizio del Novecento, lo furono di modernismo. E l’impegno democratico nella società civile non è compatibile
sia con il clericalismo, che si conferma una piaga della vita religiosa, così
come, sotto altri aspetti, con ogni tipo di fondamentalismo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro Valli