Quelli che se ne
vanno
Due o tre anni fa venne in parrocchia, per incontrarci nella chiesa
parrocchiale, il vescovo ausiliare di settore. Davanti a lui parlarono i
responsabili delle varie attività.
Si disse che, sì, la gente veniva in parrocchia chiedendo di essere
formata al matrimonio, per sposarsi in
chiesa, ma non era pronta e sufficientemente motivata, si cercava di istruirla, ma spesso senza successo, per cui era un bene
che alcuni decidessero di non sposarsi più. Per quanto riguarda la formazione
alla Cresima, si disse che molti dei ragazzi non la prendevano seriamente, così non si riusciva a prepararli veramente e
si concedeva loro il sacramento solo per misericordia: poi non rimanevano in
parrocchia.
Il vescovo si mostrò un po’ perplesso.
Non di rado oggi si arriva al matrimonio
religioso dopo anni di convivenza, osservò: ma il matrimonio religioso è comunque una conquista importante. Perché
scoraggiare le persone? Un discorso simile fece per quanto riguardava la
preparazione alla Cresima.
Di fatto, come ho spesso ricordato molta gente
poi se ne andava. A volte nelle parrocchie vicine, a volte per abbandonare la
pratica religiosa. E’ fatale che accada? Chiedendo nelle parrocchie vicine ci
si può facilmente convincere che non lo è. Lì c’è tanta più gente che da noi e,
soprattutto, tanti più giovani.
Dobbiamo chiederci: la disaffezione delle
persone non sarà stata determinata anche da nostri errori educativi? Ad esempio
da quel mostrarci sempre insoddisfatti di chi viene in parrocchia per
riprendere una vita di fede? E, per quanto riguarda i giovani, dal calcare la
mano su certi problemi della loro vita che sappiamo essere transitori, come le
faccende sessuali? Abbiamo forse distribuito con troppa disinvoltura la patente
di pagani alle persone che non si
adattavano ad essere ricostruite secondo un certo nostro progetto?
Lo dico sinceramente: se io avessi dovuto decidermi per la fede sulla
base dell’impostazione formativa che veniva data in parrocchia fino ad un anno
fa, me ne sarei andato. E, lo ripeto, con le mie figlie, che si sono formate in
parrocchia, io e mia moglie abbiamo dovuto rimediare a gravissimi errori educativi,
capaci effettivamente di scoraggiare una persona giovane. Ma io e mia moglie
siamo stati formati alla fede in Azione Cattolica e, finora, abbiamo resistito.
Dico, finora, perché non si può mai
essere sicuri delle nostre reazioni di fronte alle prove della vita.
I sacerdoti della parrocchia possono dire di
avere il controllo della formazione per Cresima, post-Cresima e matrimonio? Sanno che cosa i formatori dicono alle
persone? Sanno che cosa pretendono da loro e come le giudicano? Ad esempio io
non ero d’accordo sul carattere marcatamente intrusivo dei discorsi sul sesso
che vennero fatti alle mie figlie. Anche in questo bisogna rispettare la
dignità delle persone. Nella formazione al matrimonio non ci si dovrebbe permettere,
dico per assurdo, per fare un’ipotesi limite, un caso di scuola di aberrazione
che spero non sia mai realtà, di imporre ai futuri coniugi come fare l’amore,
specificando posizioni, durata e via dicendo, e se non sono d’accordo, anàtema!, pagani!.
Ma soprattutto è la faccenda del giudicare
disinvoltamente le persone che non mi va giù. Chi siamo noi per tagliare i
panni addosso alla gente che viene a noi per imparare o re-imparare una vita di
fede? I laici, soprattutto, non dovrebbero mai permetterselo. Non hanno ricevuto la formazione completa che hanno i sacerdoti e possono fare facilmente disastri umani. C'è uno stile religioso della correzione personale che si impara in un lungo tirocinio. E' quella che fa crescere, che non allontana mai. Sembra tanto difficile, a volte, per noi laici, praticare la misericordia.
Se noi allontaniamo la gente che non
giudichiamo sufficientemente motivata, poi quella si costruisce una vita
lontana dalla fede e non è detto che sia una vita cattiva. Se uno si fa una
famiglia stabile, vuole bene al coniuge e ai figli, lavora nella società, dà un
apporto positivo, è generoso e solidale, tutto questo ha un valore, e non è vero, come ho sentito dire anni fa, che per
la fede è indifferente. Ma si tratta di una vita senza la fede. Di chi però
la colpa?
Il giorno della Cresima di una delle mie
figlie, ormai diversi anni fa, il parroco di allora incontrò le famiglie e
disse che i cresimati sarebbero stati avviati a delle famiglie di coniugi
religiosi per il post-Cresima, per raddrizzare i nostri ragazzi (mi pare di ricordare che fu
questa l’espressione che usò, ma comunque l’idea era quella). Diversi genitori
approvarono. Io insorsi e dissi che non avrei obbligato mia figlia ad andare
presso altre famiglie, perché lei aveva
già una famiglia. Mi riprese stizzito, come se avessi detto un’enormità, e
anche mia moglie mi criticò e mi fece cenno di smetterla, per non turbare la
festa. Ma, insomma, io non obbligai mia figlia ad andare presso quelle famiglie
che, del resto, io non conoscevo e che, pertanto, non mi ispiravano fiducia.
Ero rimasto offeso, perché era come se mi si dicesse che io e mia moglie, la
famiglia cristiana che avevo costruito, stabile come richiede la dottrina e via
dicendo, non eravamo adatti ad educare le nostre figlie alla fede. In noi il sacramento matrimoniale era stato meno efficace. In parrocchia per tanti anni ho
patito un deficit di riconoscimento. Non appartenevo a quella realtà potenziata di fede che era venuta a costituire, mi pare
non del tutto legittimamente, l’unica via di fede proposta a tutti, giovani e adulti, salvo che
per alcuni anziani irriducibili. Mi sentivo tollerato.
La gente che si sente tollerata poi se ne va. Ma perché uno dovrebbe rimanere
in una situazione così? Quando, poi, nelle parrocchie vicine non va in quel
modo. Se ne va. Tanta gente del quartiere se ne è andata. E molta gente che
abita fuori del quartiere è arrivata. Così, per certi versi, la parrocchia è
ancora straniera nel quartiere Valli.
E’ arrivato un nuovo parroco, sono arrivati nuovi sacerdoti, ma hanno
davanti un lavoro molto difficile. Mi piacerebbe che riprendessero con
decisione il controllo della formazione per la Cresima, post-Cresima e
matrimonio, per impostarla secondo gli indirizzi della Diocesi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli