Coloro che condividono la riforma costituzionale, sulla quale a novembre prossimo dovremo decidere come cittadini in un referendum, sostengono che essa ridurrà i costi dell'attività parlamentare e che renderà più veloce il procedimento legislativo. Sono questi i soli argomenti che dovrebbero indurci a dare il nostro consenso alla riforma? In realtà la riduzione dei costi si limiterà agli stipendi dei nuovi senatori, che però saranno, per così dire, a mezzo servizio, perché dovranno occuparsi anche di altro. Sarà difficile però non riconoscere loro rimborsi spese e indennità di partecipazione ai lavori parlamentari, in particolare per quelli che non risiedono a Roma. Il Senato non viene abolito e richiederà l'impiego dei dipendenti che attualmente vi prestano servizio, così come di disporre degli immobili, molti di gran pregio e quindi di costosa gestione, in cui ha sede. Quanto alle procedure parlamentari, le nuove norme contemplano molti e importanti casi in cui le due Camere esercitano collettivamente la funzione legislativa e inoltre è previsto che il Senato possa richiedere modifiche ai disegni di legge approvati dalla Camera dei Deputati, con necessità, in questi casi, di tre delibere parlamentari (Camera dei Deputati>Senato>Camera dei deputati, in via definitiva). Infine la formulazione dell'elenco delle materie di competenza legislativa bicamerale appare imprecisa e lascia molti margini di dubbio, per cui si può immaginare un contenzioso costituzionale in merito. Insomma, quanto a costi e a velocità del procedimento legislativo i vantaggi non appaiono poi così eclatanti. Come controindicazioni vi sono il fatto che i nuovi senatori non saranno eletti dal popolo, ma dalla classe politica locale, che ha manifestato molti problemi di adeguatezza negli anni passati, ed inoltre il fatto che saranno parlamentari a mezzo servizio con la conseguente difficoltà a impratichirsi nelle questioni di stato e di sviluppare reti di relazioni con i colleghi e l'assai problematica rappresentatività delle autonomie locali regionali di rispettiva appartenenza, tenuto conto che i nuovi senatori lavoreranno senza vincolo di mandato e anche in considerazione della procedura per la loro elezione (non è detto infatti che siano scelti gli esponenti dai quali dipende l'indirizzo politico delle autonomie regionali),
Alle obiezioni che precedono i fautori della riforma ne riconoscono i difetti, ma ritengono che sia stato comunque un grande risultato abolire il Senato come è attualmente. Eppure l'esperienza costituzionale dal 1948 dimostra che il Parlamento bicamerale così com'è oggi ci ha consentito di superare molte brutte esperienze, tempi difficili. I regolamenti parlamentari e la tradizione parlamentare, che si è tramandata da ufficio di presidenza ad ufficio di presidenza, hanno consentito di affinare i procedimenti legislativi, risolvendo nella pratica molte questioni controverse. Sostituire a ciò che c'è e funziona norme che gli stessi loro artefici riconoscono per lo meno come perfettibili, costituisce un bel rischio. Ma è poi vero che il problema che ha oggi la politica risiede nel bicameralismo "perfetto", in un Parlamento con due Camere che fanno le stesse cose e che per produrre leggi devono approvare testi normativi identici? La mia tesi, basata innanzi tutto sulla mia esperienza di cittadino, è che non è così. Il principale problema della politica è il suo progressivo degrado e, quando parlo di politica, non mi riferisco solo a quella espressa dalla classe dei politici, ma innanzi tutto alla politica che è manifestata, consapevolmente o non, da noi cittadini. Questa è una storia molto più lunga e complessa e, innanzi tutto, è storia.
A che servono gli anziani, dei quali dal gennaio prossimo inizierò a fare parte raggiungendo i sessant'anni? Servono proprio a fare memoria della storia dei quali sono stati partecipi e responsabili.
Scrivendo di storia, ho accennato agli anni '70 e '80, dove risiedono gli inizi del degrado della politica di oggi. Il mondo, e anche l'Italia, cambiò improvvisamente tra le elezioni politiche italiane del 1987 e del 1994...
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa- Roma, Monte Sacro Valli