martedì 31 maggio 2016

Comunità e libertà religiosa

Comunità e libertà religiosa

 In un articolo pubblicato su La Repubblica  di ieri, che incollo qui di seguito, Alberto Melloni ha invocato una  legge sulla libertà religiosa. Non una  legge sulle religioni, ma sulla  libertà religiosa, una legge che, come ha scritto, “della libertà parli e della libertà si fidi”.
 E’ un tema ancora caldissimo. Nel 1947 fu raggiunto un precario equilibrio. Se all’art.8 venne proclamato il principio che le tutte  le confessioni religiose sono  egualmente  libere avanti alla legge, alla Chiesa cattolica fu riservato all’art.7 un trattamento d’eccezione. Essa infatti non è tenuta, come le altre confessioni religiose presenti nella Repubblica, a darsi un’organizzazione che non contrasti con l’ordinamento giuridico italiano. In particolare la Chiesa cattolica è rimasta, e per certi verso rimane ancora oggi, in tensione con i principi della democrazia di popolo che regolano l’esercizio del potere pubblico nella Repubblica. Poi c’è la questione dei finanziamenti pubblici alle religioni, che vede, anche qui, la Chiesa cattolica in posizione particolare. Ma fin qui si rimane nel campo delle norme  sulle  religioni, quindi sulle loro libertà come organizzazioni pubbliche, dotate di poteri pubblici, distinte da quelle dalla Repubblica.
  Una legge sulla libertà religiosa  dovrebbe  anche riguardare la libertà  nelle  religioni e dalle  religioni. Riguarderebbe quindi anche i loro effetti comunitari, per cui uno, per vivere religiosamente, si trova inglobato in collettività con regole e pretese.
 L’altro ieri in parrocchia abbiamo celebrato religiosamente l’aspetto comunitario della nostra fede ed evocato il suo vero fondamento. Non l’etnia, la tribù, l’ideologia, ma la convinzione religiosa che nella nostra comune umanità, per cui ci riconosciamo simili ma anche molto diversi gli uni dagli altri, si insinui il soprannaturale a vivificarla, espanderla, innalzarla, oltre ogni divisione. E tuttavia tra noi vi sono molte concezioni confliggenti su come si debba stare insieme. Alcune appaiono poco rispettose della libertà  delle persone e il tema della libertà, anzi  delle libertà, è uno dei più ostici in religione tra noi, perché in realtà sembra ancora tanto difficili vivere la libertà e sembra si sia sempre vivamente consigliati di rinunciarvi a favore della (supposta) virtù dell’obbedienza.
 In religione libertà  fa rima   con  confusione, discordia   e questo denota come si parla una lingua diversa da quella comune, in cui quella rima non c’è. Parlare di libertà  viene sospettato di  egoismo e si viene spinti a vivere la fede da gregge, rimanendo uniti  dietro un qualche pastore. La pretesa democratica di legittimare i propri capi e, prima ancora, di sceglierseli viene ancora sospettata di presunzione e di indisciplina.
 Secondo Melloni, invece, stimolare per legge la libertà nelle  religioni, in particolare favorendo immissioni di sapere che stimolino, consentendolo, il libero  dialogo innanzi tutto al loro interno, potrebbe far emergere la realtà di molti delitti a motivazione religiosa (circonvenzione di incapace, riduzione in schiavitù, istigazione all’odio razziale) e la loro insostenibilità ai tempi nostri pur in un’ottica di fede religiosa. I fidenti, secondo Melloni, potrebbero in tal modo, migliorando il loro modo di vivere comunitariamente la fede,  divenire con-sorti (condividere una medesima sorte umana) e produrre la sostanza morale si cui si nutre la società libera. Possiamo convincerci di un’idea come questa?
 In genere vedo prevalere tra noi la concezione di una religione-rifugio o di una religione-ritorno al passato, quel passato quando si era molto più diffidenti di oggi sul tema della libertà.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli