Il referendum di
domenica prossima sugli impianti di estrazione petrolifera e metanifera in alto
mare
Costituzione della
Repubblica Italiana
art.75
E’ indetto «referendum»
popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un
atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o
cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il «referendum» per
le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione
a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al «referendum» tutti i cittadini chiamati a eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a «referendum»
è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi
diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di
attuazione del «referendum».
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Domenica prossima, 17 aprile
2016, si svolgerà un referendum popolare sulla proposta di abrogare la recente
norma di legge che, solo per le concessioni per impianti di estrazione petrolifera
e metanifera in essere, stabilisce che la concessione di estrazione non sia
soggetta a scadenza, ma duri per tutta la vita utile del giacimento.
Si voterà dalle 7 alle 23 nella
sola giornata di domenica 17 aprile 2016.
Il referendum è un’attività politica di grande
importanza, manifestazione di democrazia diretta, quindi della sovranità
popolare, per cui ogni cittadino può pronunciarsi sulle decisioni fondamentali
per la vita nazionale e ne è, quindi, anche personalmente responsabile, anche
astenendosi dal partecipare.
Di seguito allego un articolo
tratto da La Repubblica di ieri con informazioni utili per orientarsi.
La norma soggetto a referendum è
contenuta in un decreto legislativo, vale a dire in un atto del Governo, emesso
formalmente dal Presidente della Repubblica, sulla base una legge di delega, ma
è stata introdotta, a modifica di una norma precedente, con una legge dello
scorso dicembre. Il Governo è favorevole al mantenimento della norma su cui si deve
decidere con referendum. Per cancellarla bisogna votare SI’, per mantenerla
bisogna votare NO. Il Presidente del Consiglio invita all’astensione, a non
andare a votare al referendum. I giornali gli hanno attribuito le seguenti
dichiarazioni: “E’ una bufala: non c’è nessun referendum sulle trivelle. L’astensione è
una scelta legittima come
magistralmente spiegato da Giorgio Napolitano
[ex Presidente della Repubblica].” I giornali hanno anche attribuito al Presidente
della Corte Costituzionale le seguenti dichiarazioni: “Si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene
giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente
cittadini. Fa parte della carta d'identità del buon cittadino”.
Fin dai primi tempi dopo l’entrata in vigore
della Costituzione, gli studiosi di diritto costituzionale, ad esempio il
cattolico Costantino Mortati, membro dell’Assemblea Costituente, hanno
condiviso l’opinione che nei referendum popolari uno dei modi di manifestare la
propria volontà politica può essere quella di astenersi, di non partecipare al
voto. Non è scritto nella Costituzione,
ma lo si deduce dal fatto che è previsto che, per essere efficace, la decisione
sul referendum debba coinvolgere un numero minimo di votanti, vale a dire la
maggioranza degli aventi diritto. Dunque, secondo gli studiosi, astenersi non è
violare il dovere civico del voto che è previsto dall’art.48 della
Costituzione.
Per decidere che fare, votare SI’, NO o
astenersi, occorre capire sufficientemente la materia su cui si deve decidere:
bisogna informarsi.
Per una persona di fede che voglia immischiarsi in politica non sono sufficienti le Scritture
sacre o la dottrina sociale: ci vuole di più.
Ogni attività industriale presenta dei
rischi. Ma è l’industria che ci consente la buona qualità di vita che oggi in
genere abbiamo.
Anche gli impianti di estrazione petrolifera e
metanifera in alto mare presentano dei rischi. Vale la pena di correrli?
La stessa legge che ha introdotto la norma
oggetto del referendum ha vietato nuove concessioni per impianti di estrazione
in alto mare entro le 12 miglia dalla costa, per i rischi che comportano. Perché
mantenere quelle già rilasciate, non fino alla scadenza (alcune scadranno del
2027) ma addirittura fino all’esaurimento del giacimento? In queste concessioni giù esistenti, che
riguardano tratti di mare piuttosto
estesi, potranno essere realizzati nuovi impianti di estrazione. I rischi ambientali,
che hanno determinato a vietare nuovi impianti entro le 12 miglia, potrebbero,
così, aumentare ancora nelle concessioni già esistenti.
Il prezzo del petrolio da anni è in calo ed
aumenta sempre di più la quota di energia che non viene prodotta con combustibili
di origine petrolifera. Perché insistere con attività estrattive rischiose per
l’ambiente, tanto più che la produzione è veramente minima rispetto al fabbisogno nazionale (lo 0,9%)?
Per il metano il discorso è diverso, perché è ancora ampiamente usato per gli usi
domestici e industriali e siamo fortemente dipendenti da fonti estere (la
Russia e il Nord Africa) che per vari motivi potrebbero dare problemi di
approvvigionamento. Si estrae il 3% del fabbisogno nazionale.
Il petrolio e il metano estratti non sono
gratuiti per gli italiani (industria e cittadini). Vengono venduti sul mercato,
così come i prodotti non nazionali.
Le imprese di estrazione pagano dei canoni
per le concessioni minerarie che l’anno scorso sono stati complessivamente di
€352 milioni. Questo è quando il settore
pubblico ricava annualmente da quelle concessioni a fronte dei rischi
ambientali che si corrono.
L’industria estrattiva procura occupazione,
non tanto per la gestione degli impianti, ma per l’indotto, vale a dire per le
imprese che producono gli impianti e i materiali di ricambio per l’attività
estrattiva e per quelle che forniscono tecnici e manodopera per attività di
progettazione e manutenzione.
Sono emiliano e andavo al mare sulla riviera
romagnola. Fin da bambino sono stato abituato a vedere all’orizzonte le “torri
del metano”. A Cervia si organizzavano delle gite fin laggiù con le motonavi
turistiche. A mia memoria non ricordo incidenti ambientali. Ma, in realtà, gli
esperti dicono che intorno ad un giacimento in alto mare ci sono delle
conseguenze continue sull’ambiente marino, soprattutto nel caso di estrazione
petrolifera.
Poiché la legge ha vietato nuove concessioni
entro le 12 miglia, ritengo che abbia
valutato che i rischi di questa attività non valgano i benefici che da essa
possano ricavarsi. Non vedo quindi perché concedere la continuazione senza
altra scadenza che la fine dei giacimenti per le concessioni esistenti. Non c’è
una giustificazione razionale per quello che mi appare un privilegio, per cui
le imprese già titolari di concessioni minerarie in alto mare opererebbero in
un sostanziale monopolio per un tempo
indefinito. Andrò quindi a votare e voterò SI’, perché progressivamente tutta l’attività
mineraria in alto mare sia spostata oltre le 12 miglia dalla costa, come
prevede la disciplina generale.
Sull’astensione osservo che, sebbene sia una
scelta legittima, essa non è consigliabile quando sono il Governo o un’altra
gerarchia a invitare a non partecipare. Ogni potere pubblico deve accettare il
giudizio popolare e quindi non deve scoraggiare la partecipazione popolare alle
attività politiche, quale è il referendum: è la base della democrazia. In
questo caso, poi, poiché il referendum è stato proposto da ben nove Consigli
regionali, è in questione anche un bilanciamento di poteri pubblici, nazionali
e regionali.
A mio
parere, infine, l’astensione è giustificata politicamente solo quando il
risultato del referendum, sia che vinca chi è per l’abrogazione sia che vinca l’altra
parte, non sarebbe soddisfacente. Può accadere, ad esempio, se si ha in mente
una modifica della norma oggetto del referendum ma non nel senso prospettato da
chi ne ha proposto l’abrogazione. Allora, qualunque fosse il risultato, ne
risulterebbe pregiudicata la possibilità di modifica in senso diverso da quello
voluto dagli abrogazionisti. Non mi pare che sia il caso del referendum di
domenica prossima.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli





