venerdì 15 aprile 2016

Il referendum di domenica prossima sugli impianti di estrazione petrolifera e metanifera in alto mare

Il referendum di domenica prossima sugli impianti di estrazione petrolifera e metanifera in alto mare

Costituzione della Repubblica Italiana
art.75

 E’ indetto «referendum» popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
 Non è ammesso il «referendum» per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
 Hanno diritto di partecipare al «referendum» tutti i cittadini chiamati a eleggere la Camera dei deputati.
  La proposta soggetta a «referendum» è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
 La legge determina le modalità di attuazione del «referendum».

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 Domenica prossima, 17 aprile 2016, si svolgerà un referendum popolare sulla proposta di abrogare la recente norma di legge che, solo per le concessioni per impianti di estrazione petrolifera e metanifera in essere, stabilisce che la concessione di estrazione non sia soggetta a scadenza, ma duri per tutta la vita utile del giacimento.
 Si voterà dalle 7 alle 23 nella sola giornata di domenica 17 aprile 2016.
  Il referendum è un’attività politica di grande importanza, manifestazione di democrazia diretta, quindi della sovranità popolare, per cui ogni cittadino può pronunciarsi sulle decisioni fondamentali per la vita nazionale e ne è, quindi, anche personalmente responsabile, anche astenendosi dal partecipare.
 Di seguito allego un articolo tratto da La Repubblica di ieri con informazioni utili per orientarsi.
 La norma soggetto a referendum è contenuta in un decreto legislativo, vale a dire in un atto del Governo, emesso formalmente dal Presidente della Repubblica, sulla base una legge di delega, ma è stata introdotta, a modifica di una norma precedente, con una legge dello scorso dicembre. Il Governo è favorevole al mantenimento della norma su cui si deve decidere con referendum. Per cancellarla bisogna votare SI’, per mantenerla bisogna votare NO. Il Presidente del Consiglio invita all’astensione, a non andare a votare al referendum. I giornali gli hanno attribuito le seguenti dichiarazioni: E’ una bufala: non c’è nessun referendum sulle trivelle. L’astensione è una scelta legittima come magistralmente spiegato da Giorgio Napolitano [ex Presidente della Repubblica].” I giornali hanno anche attribuito al Presidente della Corte Costituzionale le seguenti dichiarazioni: “Si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d'identità del buon cittadino”.
  Fin dai primi tempi dopo l’entrata in vigore della Costituzione, gli studiosi di diritto costituzionale, ad esempio il cattolico Costantino Mortati, membro dell’Assemblea Costituente, hanno condiviso l’opinione che nei referendum popolari uno dei modi di manifestare la propria volontà politica può essere quella di astenersi, di non partecipare al voto. Non  è scritto nella Costituzione, ma lo si deduce dal fatto che è previsto che, per essere efficace, la decisione sul referendum debba coinvolgere un numero minimo di votanti, vale a dire la maggioranza degli aventi diritto. Dunque, secondo gli studiosi, astenersi non è violare il dovere civico del voto che è previsto dall’art.48 della Costituzione.
 Per decidere che fare, votare SI’, NO o astenersi, occorre capire sufficientemente la materia su cui si deve decidere: bisogna informarsi.
 Per una persona di fede che voglia immischiarsi  in politica non sono sufficienti le Scritture sacre o la dottrina sociale: ci vuole di più.
  Ogni attività industriale presenta dei rischi. Ma è l’industria che ci consente la buona qualità di vita che oggi in genere abbiamo.
 Anche gli impianti di estrazione petrolifera e metanifera in alto mare presentano dei rischi. Vale la pena di correrli?
  La stessa legge che ha introdotto la norma oggetto del referendum ha vietato nuove concessioni per impianti di estrazione in alto mare entro le 12 miglia dalla costa, per i rischi che comportano. Perché mantenere quelle già rilasciate, non fino alla scadenza (alcune scadranno del 2027) ma addirittura fino all’esaurimento del giacimento?  In queste concessioni giù esistenti, che riguardano tratti  di mare piuttosto estesi, potranno essere realizzati nuovi impianti di estrazione. I rischi ambientali, che hanno determinato a vietare nuovi impianti entro le 12 miglia, potrebbero, così, aumentare ancora nelle concessioni già esistenti.
  Il prezzo del petrolio da anni è in calo ed aumenta sempre di più la quota di energia che non viene prodotta con combustibili di origine petrolifera. Perché insistere con attività estrattive rischiose per l’ambiente, tanto più che la produzione è veramente minima rispetto al  fabbisogno nazionale (lo 0,9%)?
 Per il metano il discorso  è diverso, perché  è ancora ampiamente usato per gli usi domestici e industriali e siamo fortemente dipendenti da fonti estere (la Russia e il Nord Africa) che per vari motivi potrebbero dare problemi di approvvigionamento. Si estrae il 3% del fabbisogno nazionale.
 Il petrolio e il metano estratti non sono gratuiti per gli italiani (industria e cittadini). Vengono venduti sul mercato, così come i prodotti non nazionali.
  Le imprese di estrazione pagano dei canoni per le concessioni minerarie che l’anno scorso sono stati complessivamente di €352 milioni.  Questo è quando il settore pubblico ricava annualmente da quelle concessioni a fronte dei rischi ambientali che si corrono.
 L’industria estrattiva procura occupazione, non tanto per la gestione degli impianti, ma per l’indotto, vale a dire per le imprese che producono gli impianti e i materiali di ricambio per l’attività estrattiva e per quelle che forniscono tecnici e manodopera per attività di progettazione e manutenzione.
 Sono emiliano e andavo al mare sulla riviera romagnola. Fin da bambino sono stato abituato a vedere all’orizzonte le “torri del metano”. A Cervia si organizzavano delle gite fin laggiù con le motonavi turistiche. A mia memoria non ricordo incidenti ambientali. Ma, in realtà, gli esperti dicono che intorno ad un giacimento in alto mare ci sono delle conseguenze continue sull’ambiente marino, soprattutto nel caso di estrazione petrolifera.
 Poiché la legge ha vietato nuove concessioni entro le 12 miglia, ritengo che  abbia valutato che i rischi di questa attività non valgano i benefici che da essa possano ricavarsi. Non vedo quindi perché concedere la continuazione senza altra scadenza che la fine dei giacimenti per le concessioni esistenti. Non c’è una giustificazione razionale per quello che mi appare un privilegio, per cui le imprese già titolari di concessioni minerarie in alto mare opererebbero in un sostanziale  monopolio per un tempo indefinito. Andrò quindi a votare e voterò SI’, perché progressivamente tutta l’attività mineraria in alto mare sia spostata oltre le 12 miglia dalla costa, come prevede la disciplina generale.
  Sull’astensione osservo che, sebbene sia una scelta legittima, essa non è consigliabile quando sono il Governo o un’altra gerarchia a invitare a non partecipare. Ogni potere pubblico deve accettare il giudizio popolare e quindi non deve scoraggiare la partecipazione popolare alle attività politiche, quale è il referendum: è la base della democrazia. In questo caso, poi, poiché il referendum è stato proposto da ben nove Consigli regionali, è in questione anche un bilanciamento di poteri pubblici, nazionali e regionali.
 A mio  parere, infine, l’astensione è giustificata politicamente solo quando il risultato del referendum, sia che vinca chi è per l’abrogazione sia che vinca l’altra parte, non sarebbe soddisfacente. Può accadere, ad esempio, se si ha in mente una modifica della norma oggetto del referendum ma non nel senso prospettato da chi ne ha proposto l’abrogazione. Allora, qualunque fosse il risultato, ne risulterebbe pregiudicata la possibilità di modifica in senso diverso da quello voluto dagli abrogazionisti. Non mi pare che sia il caso del referendum di domenica prossima.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli