giovedì 5 novembre 2015

Il Concilio Vaticano 2° e il rinnovamento come metodo

Il Concilio Vaticano 2° e il rinnovamento come metodo

1. C’è stato uno studioso che ha dedicato la sua vita a fare memoria del Concilio Vaticano 2°: è stato Giuseppe Alberigo (1926-2007), il quale svolse a lungo la sua opera di studioso della storia della Chiesa e di professore universitario a Bologna. Da questa città provenivano due protagonisti di quel Concilio, Giacomo Lercaro, vescovo di Bologna, e Giuseppe Dossetti, suo collaboratore, che all’epoca era prete ma era stato un capo della Resistenza emiliana e un politico di primo piano nel secondo dopoguerra. A Bologna Dossetti nel ’53 fondò un Centro di documentazione che fu uno del motori della cultura del Concilio  e che successivamente, costituitosi in Istituto per le scienze religiose e poi in associazione e infine in Fondazione, ha svolto un ruolo importantissimo per la sua diffusione, per fare memoria del Concilio e per promuoverne l’attuazione.
  Alberigo  ha promosso e curato la pubblicazione di una grande Storia del concilio Vaticano 2° in cinque volumi, analizzando migliaia di documenti con la collaborazione di numerosi studiosi di tutto il mondo. Per promuovere la conoscenza in ambito più vasto, ha anche scritto  il libro Breve storia del Concilio Vetiano II, Il Mulino, 2005, € 10,50, tuttora in commercio, che consiglio a tutti di leggere. Nel triste clima reazionario, nella lunga era glaciale, che vivemmo dagli anni ’80, Alberigo fu molto criticato per come aveva fatto memoria del Concilio. in quegli anni si preferiva presentarlo al modo di uno degli altri concili del secondo millennio i quali, pur avendo manifestato talvolta una certa effervescenza, si erano mossi sostanzialmente nella linea della continuità intorno all’istituzione di un papato imperiale, e ciò anche se storicamente si erano avuti momenti di acuta dialettica tra essa e i padri  dei concili. Alberigo aveva invece segnalato la portata di rinnovamento che aveva caratterizzato l’ultimo Concilio ecumenico, il quale aveva per certi versi prefigurato una realtà ecclesiale molto diversa dal passato, innescando un movimento riformatore che poi ad un certo punto si era arrestato.
 Come spesso è accaduto e accade nelle cose religiose, Alberigo e lo stesso Dossetti furono molto avversati, così come anche Lercaro, con le solite accuse che si fanno in religione in casi simili e che ai tempi nostri non hanno più le conseguenze tragiche del passato solo perché il contesto democratico in cui viviamo le impedisce.
 Un elemento, però, accredita l’affidabilità della loro visione del Concilio Vaticano 2°: Dossetti ne fu un protagonista, al fianco di Lercaro come suo perito e per un certo tempo come segretario di uno dei suoi organismi centrali, quello dei Quattro Moderatori (i cardinali Döpfner, Suenens, Lercaro e Agagianian), l’Alberigo lo studiò a livello universitario fin dal primo annuncio; entrambi poi lo amarono molto e vi credettero. Il loro critici, invece, in genere furono in fondo detrattori del Concilio, non lo amavano, ne temevano i possibili sviluppi.
2. Il primo annuncio del Concilio Vaticano 2° fu dato da Angelo Roncalli, durante il suo ministero di papa, il 25 gennaio 1959, in un discorso tenuto ad alcuni cardinali nella basilica di San Paolo Fuori le mura, al termine di una settimana di preghiere per l’unità delle chiese cristiane. La finalità dichiarata fino ad allora fu quella del rinnovamento  della Chiesa. Scrive Alberigo nella Breve storia, che ho sopra ricordato (pag.16):
L’annuncio giunse inatteso, imprevisto e sorprendente per quasi tutti gli ambienti, egemonizzati al clima di guerra fredda tra blocco sovietico e blocco occidentale e soddisfatti di un cattolicesimo immobile nelle sue certezze.
 Il papa, invece, nella stessa occasione aveva parlato di “epoche di rinnovamento”. Secondo lui infatti la chiesa era alle soglie di una congiuntura storica di eccezionale densità.
  Il Roncalli aveva detto che occorreva:
precisare e distinguere fra ciò che è principio sacro e Vangelo eterno e ciò che è mutevolezza dei tempi […].
 In particolare a suo avviso era necessario
fare nostra la raccomandazione di Gesù di saper distinguere i “segni dei tempi” e scorgere in mezzo a tante tenebre, indizi non pochi che fanno bene sperare.
3. Dunque rinnovamento.
    Che c’era da  rinnovare? Nel prosieguo si capì che il Roncalli avvertiva che il rinnovamento doveva riguardare il modo di essere Chiesa, di vivere collettivamente la fede in un’istituzione che ormai univa genti di tutta la terra.
  All’epoca gli europei avevano il ruolo più importante nel governo di quell’istituzione e si può riconoscere che l’esigenza di quel rinnovamento scaturì fondamentalmente dal loro pensiero ed esperienza di vita. Tuttavia si era in tempo di decolonizzazione: i popoli della terra che erano stati dominati dagli europei stavano conquistando l’autogoverno e questo era un processo che riguardava anche la nostra istituzione religiosa. Al Concilio Vaticano 2° giunsero vescovi da tutto il mondo. Un ruolo importantissimo e imprevisto ebbero quelli provenienti dall’America Latina, da dove, ai tempi nostri, è ripreso a soffiare, giungendo fino a noi, nella nostra Roma, il vento del rinnovamento conciliare.
 Le basi culturali dell’esigenza di rinnovamento del modo di essere insieme della fede vennero poste fondamentalmente nell’Europa dei primi cinquant’anni del Novecento. Un ruolo molto importante ebbero in questo contesto i laici di fede, la loro esperienza di impegno religioso nella società, sulla base della quale poi si sviluppò anche un pensiero teologico. Ma, più in generale, era stato il processo democratico che aveva interessato le società europee dall’Ottocento a contribuire a far sorgere quell’esigenza di rinnovamento. Se ne possono avvertire gli echi già nel primo documento di quella che chiamiamo dottrina sociale, vale a dire nell’enciclica del 1891 Sulle cose nuove, del papa Pecci, Leone 13°, centrata appunto sul rinnovamento che si stava producendo nelle società contemporanee e sul suo senso religioso.
  Al tempo del primo annuncio del Concilio, l’esigenza di un rinnovamento  venne esplicitata prima di individuare ciò che c’era da rinnovare, i temi del rinnovamento. Questi ultimi furono individuati nel lavoro preparatorio. Credo tuttavia che il Roncalli avesse già in mente all’epoca dove si sarebbero dovute mettere le mani, il lavoro che c’era da fare. Ma, in fondo, lo scoglio che appariva più difficile da superare, tenendo conto della lunga tradizione reazionaria dei vertici ecclesiastici, era proprio l’idea che fosse necessario un rinnovamento, perché i tempi erano cambiati e occorreva coglierne i segni.
 Va osservato che, agganciando l’idea del rinnovamento ai detti evangelici sui segni dei tempi
Mt 16, 2-3:
Quando si fa sera voi dite: Il tempo sarà bello perché il cielo e rosso. E al mattino presto dite: Oggi avremo un temporale perché il cielo è rosso scuro. Dunque, sapete interpretare l’aspetto del cielo e non sapete capire il significato di ciò che accade in questi tempi?
Lc 12, 54-56:
Gesù diceva ancora alla gente: “Quando vedete una nuvola che sale da ponente, voi subito dite «Presto pioverà», e così avviene. Quando invece sentite lo scirocco, dite: «Farà caldo», e così accade. Ipocriti! Siete capaci di capire l’aspetto del cielo e della terra, e allora come mai non sapete capire quel che accade in questo tempo?
[cit.da traduzione interconfessionale in lingua corrente della Bibbia, ed. LDC-ABU]
il Roncalli la presentò come una struttura permanente del modo di vivere collettivamente la fede e configurò lo stesso Concilio che stava convocando come l’inizio di un lungo lavoro.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli