martedì 10 novembre 2015

Esprimere collettivamente la fede secondo gli ideali del Concilio Vaticano 2°

Esprimere collettivamente la fede secondo gli ideali del Concilio Vaticano 2°

 Da come un popolo la vive collettivamente si può capire molto della sua fede religiosa. Questo significa che c’è una responsabilità di tutti in questo. Essa è stata posta in luce dai saggi dell’ultimo Concilio, che è stato centrato sulle questioni della vita collettiva di fede.
 Scrive Battista Mondin in Le nuove ecclesiologie, Edizioni Paoline, 1980, p.91:
“Nell’ecclesiologia classica la chiesa pare esistere e al di fuori dei fedeli, i quali sembrano attaccati alla chiesa come dall’esterno, in virtù della loro soggezione e sottomissione all’azione dei poteri della chiesa, ossia dell’istituzione ministeriale. Nell’immagine classica della chiesa l’istituzione sembra essere il soggetto immediato di tutti i doni di Dio e il soggetto attivo della distribuzione di tali doni ai fedeli”.
 Le decisioni del Concilio Vaticano 2°, che hanno un importantissimo profilo dogmatico, quindi relativo a fondamenti irrinunciabili della fede, hanno cambiato molto quella concezione, in particolare accogliendo il punto di vista del teologo che ha esercitato il maggior influsso nel dibattito conciliare, il domenicano francese Yves Congar (1904-1905). Alla base del suo pensiero vi l’idea che nella vita collettiva di fede ogni valore umano sia ricapitolato  e incorporato mediante l’azione della Chiesa:
“Ad ogni crescita, ad ogni progresso, ad ogni estensione dell’umano in uno dei campi della creazione - mediante la conoscenza oppure mediante l’azione - deve rispondere un’incorporazione della fede, un’incarnazione della grazia, un’umanizzazione di Dio. Questa è la chiesa, questa è la cattolicità. La chiesa non è un piccolo gruppo sociale, isolato, un blocco a parte che resterebbe intatto attraverso le evoluzioni del mondo; la chiesa è il mondo in quanto credente in Cristo, che abita e salva il mondo per mezzo della fede. La chiesa è l’umanità religiosa; che dico: è l’universo in quanto trasfigurato mediante la grazia ad immagine di Dio”.
  Da questa concezione della missione delle collettività di fede deriva in  particolare  l’esigenza di un ruolo molto attivo dei laici per esercitare un’influenza sulle civiltà umane, quelle che Congar definisce realtà terrestri,  per orientarle secondo gli ideali di fede. Queste realtà riguardano anche il mondo della cultura, della scienza, dell’arte, della politica, della tecnica. I laici, secondo Congar, sono indispensabili e insostituibili in quel lavoro in quanto, a differenza dei sacerdoti e dei monaci, appartengono nello stesso tempo al mondo e alla Chiesa. Compete loro in quanto anch’essi, personalmente e tutti insieme, sono tempio santo, abitati dalla presenza soprannaturale dell’Altissimo, tutti partecipi della stessa vita gloriosa  e beatificante.
  Dopo il Concilio Vaticano 2° l’edificazione di quella realtà umana e soprannaturale che viene definita Chiesa è frutto anche dell’azione dei laici, che costituiscono la maggior parte del popolo di fede. E’ necessario impersonare collettivamente la realtà ideale disegnata dai saggi del  Concilio, i quali, approfondendo la riflessione sulla vita collettiva di fede, ne hanno riscoperto e svelato i fondamenti soprannaturali.
 In questo noi laici di fede siamo stati manchevoli da decenni.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli