Esprimere
collettivamente la fede secondo gli ideali del Concilio Vaticano 2°
Da come un popolo la vive collettivamente si
può capire molto della sua fede religiosa. Questo significa che c’è una
responsabilità di tutti in questo. Essa è stata posta in luce dai saggi dell’ultimo
Concilio, che è stato centrato sulle questioni della vita collettiva di fede.
Scrive Battista Mondin in Le nuove ecclesiologie, Edizioni Paoline, 1980, p.91:
“Nell’ecclesiologia classica la chiesa
pare esistere e al di fuori dei fedeli, i quali sembrano attaccati alla chiesa
come dall’esterno, in virtù della loro soggezione e sottomissione all’azione dei
poteri della chiesa, ossia dell’istituzione ministeriale. Nell’immagine
classica della chiesa l’istituzione sembra essere il soggetto immediato di
tutti i doni di Dio e il soggetto attivo della distribuzione di tali doni ai
fedeli”.
Le decisioni del Concilio Vaticano 2°, che
hanno un importantissimo profilo dogmatico, quindi relativo a fondamenti
irrinunciabili della fede, hanno cambiato molto quella concezione, in
particolare accogliendo il punto di vista del teologo che ha esercitato il
maggior influsso nel dibattito conciliare, il domenicano francese Yves Congar
(1904-1905). Alla base del suo pensiero vi l’idea che nella vita collettiva di
fede ogni valore umano sia ricapitolato e incorporato
mediante l’azione della Chiesa:
“Ad ogni crescita, ad ogni progresso,
ad ogni estensione dell’umano in uno dei campi della creazione - mediante la
conoscenza oppure mediante l’azione - deve rispondere un’incorporazione della
fede, un’incarnazione della grazia, un’umanizzazione di Dio. Questa è la
chiesa, questa è la cattolicità. La chiesa non è un piccolo gruppo sociale,
isolato, un blocco a parte che resterebbe intatto attraverso le evoluzioni del
mondo; la chiesa è il mondo in quanto credente in Cristo, che abita e salva il
mondo per mezzo della fede. La chiesa è l’umanità religiosa; che dico: è l’universo
in quanto trasfigurato mediante la grazia ad immagine di Dio”.
Da questa concezione della missione delle
collettività di fede deriva in
particolare l’esigenza di un
ruolo molto attivo dei laici per esercitare un’influenza sulle civiltà umane,
quelle che Congar definisce realtà terrestri,
per orientarle secondo gli ideali di
fede. Queste realtà riguardano anche il mondo della cultura, della scienza,
dell’arte, della politica, della tecnica. I laici, secondo Congar, sono
indispensabili e insostituibili in quel lavoro in quanto, a differenza dei
sacerdoti e dei monaci, appartengono nello stesso tempo al mondo e alla Chiesa.
Compete loro in quanto anch’essi, personalmente e tutti insieme, sono
tempio santo, abitati dalla presenza soprannaturale dell’Altissimo, tutti
partecipi della stessa vita gloriosa e beatificante.
Dopo il Concilio Vaticano 2° l’edificazione
di quella realtà umana e soprannaturale che viene definita Chiesa è frutto anche dell’azione dei laici, che costituiscono la
maggior parte del popolo di fede. E’ necessario impersonare collettivamente la
realtà ideale disegnata dai saggi del
Concilio, i quali, approfondendo la riflessione sulla vita collettiva di
fede, ne hanno riscoperto e svelato i
fondamenti soprannaturali.
In questo noi laici di fede siamo stati
manchevoli da decenni.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli