Il pensiero del giorno - Ripresa
delle attività infrasettimanali del gruppo di AC
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E’ antica consuetudine della Rai diffondere per radio, la mattina e la
sera, un pensiero religioso. Per molti anni se ne sono occupati dei preti.
Ricordo in particolare la rubrica Ascolta,
si fa sera, del gesuita padre Virginio Rotondi.
Dall’anno scorso la rubrica del mattino, Il pensiero del giorno, vede l’ampia
partecipazione dei laici, uomini e donne, giornalisti, docenti, scrittori e
poeti. Lo possiamo considerare uno dei tanti modi possibili per fare mediazione
culturale.
L’impronta non clericale è chiaramente avvertibile e certamente non
nuoce.
“Il
pensiero del giorno” va in onda alle
sei meno dieci della mattina, ma può essere riascoltato sul sito www.pensierodelgiorno.rai.it .
Ho trascritto il pensiero di ieri mattina, della docente universitaria prof. Claudia
Giaccardi. Ve lo incollo di seguito.
Martedì 6 ottobre 2015, alle ore 17:00,
riprenderanno le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di AC. Sarà
l’occasione per fare dei progetti per il futuro.
La parrocchia si trova in una fase di passaggio: a don Carlo Quieti, che
è rimasto tra noi per oltre trent’anni, succederà don Remo Chiavarini. Dobbiamo
sentirci particolarmente impegnati, penso, a dare un nostro contributo perché
tutto vada per il meglio.
Il nuovo parroco arriva tra noi con la
missione di aiutarci ad essere Chiesa in
uscita, secondo gli auspici del nostro vescovo e padre universale, come si
legge nella lettera di nomina che pubblico qui sopra, tratta dal WEB.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
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Il pensiero del giorno - domenica 4 ottobre 2015
In studio: Claudia Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei
media all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
“Come ogni mattino è la luce che ci fa rinascere, dopo il buio della notte veniamo ancora alla
luce, torniamo alla vita. Il buio separa, la luce ci richiama all’esistenza; ci
unisce nello slancio comune per affrontare il nuovo giorno e tutto ciò che ci
verrà incontro”. Lo scrive Emily Dickinson [poetessa statunitense,
1830-1886], in una sua bella poesia, perché la separazione quella è notte, e la
presenza semplicemente alba. Lei, la luce purpurea lassù chiamata mattino: una
luce che sembra sempre un miracolo, “stupore
di ultramattutina luce”, per il poeta Mario Luzi [poeta italiano,
1914-2005]. La luce, come una lama,
taglia l’oscurità. Non si può parlare di luce senza alludere a questo dialogo
con le tenebre, così come la parola si staglia sempre sullo sfondo del
silenzio.
Se però ci abituiamo a stare al buio, la luce
ci punge, ci ferisce e alla fine preferiamo evitarla. A volte abbiamo paura di guardarla, nel timore che ci spinga fuori
delle nostra comode certezze, dalle abitudini che rassicurano.
“La luce
è venuta, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce”, leggiamo nel
Vangelo di Giovanni [Gv, 3,19]. Eppure è lei ad avere l’ultima parola.
“Con angoscia ti fuggo, o luce, ma sulla stessa via sempre ti
incontro”, recita un verso di padre Turoldo [poeta e frate dell’Ordine dei
Servi di Maria italiano, 1916-1992].
E anche Nelson Mandela [politico sudafricano,
premio Nobel per la pace nel 1993;
1918-2013] diceva: “E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a
spaventarci di più.” E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere,
inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. La luce
infatti accende il nostro desiderio. “Se
non avessi visto il sole, avrei sopportato l’ombra, ma la luce ha reso il mio
deserto ancora più selvaggio”, scriveva Emily Dickinson. Un desiderio che
sempre ci spinge oltre, verso quell’infinito che ci rende liberi perché nessun
idolo lo può saturare.
Persino uno spirito inquieto come Pessoa [Fernando António Nogueira Pessoa, poeta e scrittore portoghese, 1988-1935] riconosce che questo
movimento verso la luce, e grazie ad essa, è ciò che ci rende veramente
umani: “In me esiste, al fondo di un pozzo,
un pertugio di luce verso Dio. Là, molto in fondo, alla fine, un occhio
fabbricato nei Cieli”.
